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Domenica, 27 Maggio 2018

Articoli filtrati per data: Giovedì, 26 Aprile 2018 - nelPaese.it

TERRA EQUA 2018, uno dei tre appuntamenti più importanti del Commercio Equo e Solidale a livello nazionale ospita la presentazione del Rapporto Annuale di Equo Garantito, con tutti i numeri del Commercio Equo italiano. A Bologna il 28 aprile alle 10.30, a Palazzo RE Enzo all’interno del dibattito “FAIR TRADE PER TUTTI ORIZZONTE ITALIA”. Quest’anno è la Fiera bolognese, ormai giunta alla settima edizione e dedicata al tema della moda e dal titolo “RIVESTITI”, ad accogliere l’avvio del Maggio Equo, mese di eventi per tutte le organizzazioni di Commercio Equo italiane. 

Equo Garantito – presenta qui i dati di un Commercio Equo che guarda oltre i risultati economici che rimangono pressoché stabili e che si concentra sulle modalità organizzative e distributive e sull’allargamento della compagine associativa aprendo il proprio sistema di garanzia a nuovi “potenziali” soggetti – i produttori italiani. 

"Trovare modalità per entrare in contatto con nuovi consumatori è una delle priorità delle nostre organizzazioni di fronte ad un contesto in cui essi sono più sensibili e interessati ai temi della sostenibilità che noi portiamo avanti da sempre” conferma Giovanni Paganuzzi Presidente di Equo Garantito. "Inoltre occuparci anche dei produttori italiani e del mercato interno ci permetterà di riaffermare un modo diverso di fare economia anche con soggetti sui nostri territori"

I dati del 2016 delle organizzazioni mostrano che il Commercio Equo è ancora molto radicato e presente sul territorio italiano: 225 punti vendita, 6 punti di ristorazione, numerosi i servizi di catering offerti sul territorio, 28.000 soci che animano le realtà del Commercio Equo,  4.500 circa i volontari, oltre 500 dipendenti di cui il 65% donne.  Il valore delle importazioni dirette dai produttori, 15.846.414 euro, continua ad aumentare, rispetto ai quasi 13 milioni di euro nel 2015, mentre erano quasi 12milioni nel 2013.

I produttori nel mondo in partnership con gli importatori Equo Garantito sono 200: in Asia - 94 produttori con il 41% delle importazioni dirette; in America Latina – 74 produttori che hanno la più alta percentuale di importazioni dirette soprattutto prodotti alimentari e grandi quantità dei prodotti simbolo del Commercio Equo e Solidale come banane, cacao, caffè, zucchero di canna; in Africa 30 produttori con il 12% delle importazioni un continente in cui le tante difficoltà, come la carenza di infrastrutture per i trasporti e la produzione, continuano ad avere impatto negativo sulle relazioni commerciali e sui costi dei prodotti.

Nel 2016 sono stati inseriti 10 nuovi produttori che non avevano contatti pregressi con importatori italiani e sono stati visitati 66 produttori per attività di sostegno commerciale, formazione, valutazione etica.

La presentazione del Rapporto annuale Equo Garantito a cui parteciperanno tra gli altri Jason Nardi – coordinatore della rete Europea RIPESS (rete internazionale per la promozione dell’economia sociale e solidale), Giorgio Dal Fiume – organizzazione europea del Commercio Equo e Solidale e referente Terra Equa, Giovanni Paganuzzi presidente di Equo Garantito e alcuni rappresentanti di buone pratiche di inclusione tra Commercio equo ed economia sociale e solidale italiana, apre il Maggio Equo- un mese di appuntamenti ed eventi che le botteghe di tutta Italia stanno organizzando e che staranno sotto lo slogan #ViviEquo_unprodottoalgiorno

 

Pubblicato in Economia sociale

Aumentano, rispetto allo scorso anno, le morti bianche “in itinere”, diminuiscono (lievemente) gli incidenti mortali sul luogo di lavoro: sono alcuni dei dati relativi al primo trimestre 2018, paragonati a quelli dello stesso periodo nel 2017. Dati resi disponibili da Inail. Che nella sezione “Open data” del suo sito ha pubblicato quelli relativi alle denunce di infortunio con esito mortale e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di marzo. Si tratta di dati provvisori, soggetti all’effetto distorsivo di “punte occasionali” e dei tempi di trattazione delle pratiche e di consolidamento degli archivi. Per quantificare i casi accertati positivamente, infatti, sarà necessario attendere il consolidamento dei dati dell’intero anno 2018, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia. E l'Anmil ha lanciato una marcia per la sicurezza sul lavoro il prossimo 29 aprile. 

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nel primo trimestre di quest’anno sono state 212, 22 in più rispetto alle 190 dell’analogo periodo del 2017 (+11,6%). L’aumento riguarda solo i casi avvenuti in itinere, ovvero nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il posto di lavoro, che sono aumentati di 24 unità (da 43 a 67), mentre quelli occorsi in occasione di lavoro hanno fatto segnare una diminuzione di due unità (da 147 a 145). Nel primo trimestre del 2018 si è registrato un aumento di 23 casi mortali (da 170 a 193) nella gestione Industria e servizi e di un caso (da 13 a 14) in Agricoltura, mentre nel Conto Stato i decessi denunciati sono stati due in meno (da 7 a 5). L’analisi territoriale evidenzia un incremento di 19 casi mortali nel Nord-Ovest, di 10 casi nel Nord-Est e di sette casi al Centro. Diminuzioni si riscontrano, invece, al Sud (-9 decessi) e nelle Isole (-5). A livello regionale, spiccano le 15 denunce in meno (da 19 a 4) dell’Abruzzo, teatro nel gennaio 2017 delle tragedie di Rigopiano e Campo Felice, e i sei casi mortali in meno in Sicilia (da 18 a 12) e Toscana (da 15 a 9). Aumenti si registrano, invece, in Lombardia (da 25 a 39), Piemonte (da 12 a 21) e Lazio (da 11 a 21).

L’incremento rilevato nel confronto tra i primi tre mesi del 2017 e del 2018 è legato principalmente alla componente maschile, i cui casi mortali sono aumentati di 20 unità, da 160 a 180, mentre quella femminile ha fatto registrare un aumento di solo due casi, da 30 a 32 decessi. L'aumento interessa sia le denunce che hanno riguardato i lavoratori italiani (da 163 a 179 casi), sia quelle dei lavoratori stranieri (da 27 a 33). Dall’analisi per classi d’età emerge come una morte su due abbia coinvolto lavoratori di età compresa tra i 50 e i 64 anni, per i quali si registra un incremento tra i due periodi di 29 casi (+35%). In diminuzione, invece, le denunce per i lavoratori fino a 34 anni (da 32 a 25 casi) e per quelli tra i 45 e i 49 anni (da 26 a 17). 

Dopo la diminuzione registrata nel corso di tutto il 2017, in controtendenza rispetto al costante aumento degli anni precedenti, nei primi tre mesi del 2018 le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail sono tornate ad aumentare. L’incremento del 14,8% rilevato a gennaio, sceso al +10,3% nel primo bimestre, si è attestato al 31 marzo al +5,8%, pari a 877 casi in più rispetto allo stesso periodo del 2017 (da 15.247 a 16.124). L’aumento interessa tutti i comparti: nell’Industria e servizi le denunce di malattia professionale sono aumentate del 4,3% (da 12.217 a 12.746), in Agricoltura del 10,6% (da 2.874 a 3.179) e nel Conto Stato del 27,6% (da 156 a 199). L’analisi territoriale evidenzia un incremento delle tecnopatie denunciate al Sud (+515 casi), dove si concentra un quarto del totale dei casi protocollati dall’Istituto, al Centro (+270), dove i casi denunciati sono un terzo del totale, nel Nord-Ovest (+168) e nel Nord–Est (+10). Le Isole, in controtendenza, mostrano un calo di 86 casi. In ottica di genere, si rilevano 670 casi in più per i lavoratori (da 11.165 a 11.835) e 207 in più per le lavoratrici (da 4.082 a 4.289). Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, con quelle del sistema nervoso e dell’orecchio, continuano a rappresentare le prime malattie professionali denunciate. 

Bollettino trimestrale. In concomitanza con la pubblicazione degli open data Inail del primo trimestre 2018 relativi alle denunce di infortunio con esito mortale e di malattia professionale, sul sito dell’Istituto è disponibile anche il nuovo numero del bollettino trimestrale che esamina l’andamento del fenomeno infortunistico e tecnopatico rilevato tra gennaio e marzo, confrontato con l’analogo periodo del 2017. Il bollettino – corredato da glossario, nota metodologica, grafici e tabelle – analizza il trend delle denunce di infortunio con esito mortale per genere, per regione e per modalità di accadimento, mentre l’andamento delle denunce di malattia professionale è declinato per genere e per regione.

 (Fonte: Redattore Sociale)

Pubblicato in Nazionale

Sostenere il futuro, adattandosi alle necessità delle persone per rendere la loro vita non solo più confortevole e adeguata ma anche più dignitosa, attivando progetti che siano sostenibili in maniera autonoma dalla comunità. Un ettaro di terreno acquistato(due quelli previsti) dove costruire 15 classi scolastiche per alfabetizzare i bambini ed insegnare un mestiere agli adulti, due orti sociali dove coltivare verdure per la sussistenza primaria. Stiamo parlando di “Apoyandoel futuro” (APOFU), una giovanissima Ong nata nel 2016 in Mozambico per sostenere il futuro delle persone che gravitano attorno e nel campo rifugiati e richiedenti asilo di Dzaleka in Malawi, il sesto Paese più povero al mondo secondo i dati dell’Onu (2016).

Situato nei pressi di Dowa in un’area di proprietà del governo,il campo di Dzaleka accoglie attualmente una popolazione di circa 32.000 persone(27.000a settembre 2016 ed eragià al limite della sua capacità ricettiva con risorse disponibili per l’assistenza ai rifugiati seriamente limitate, fonte UNHCR). Aperto nel 1994da UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, a causa dei numerosi genocidi e violenze causati dalle guerre in Burundi, Ruanda e Congo, il campo di Dzaleka era stato pensato per accogliere all’incirca 6.000 persone.

Il Malawi, nonostante sia un Paese attaccato da malattie sessualmente trasmissibili, malaria, carenza di cibo, disoccupazione, mancanza di opportunità e molto altro, è universalmente conosciuto come “The WarmHeart of Africa”. Forse, è anche per questa ragione che migliaia di persone che soffrono guerre nel loro Paese, lo raggiungono per cercare nuove opportunità di vita.

A Dzaleka rifugiati e richiedenti asilo provengono da diversi Paesi africani, principalmente Repubblica Democratica del Congo (l’80%), Ruanda, Burundi, Etiopia e Somalia. Sono donne, bambini, uomini e anziani che vivono sotto la protezione di UNHCR, l’organizzazione incaricata della distribuzione degli alimenti (una volta al mese) e della loro collocazione. La loro permanenza media al campo è di 10-15 anni, anche se alcuni ci vivono da oltre 20 anni, tanto che è l’unica casa che abbiano mai conosciuto.

A fondare l’Organizzazione non governativa APOFU è stato Javier Camacho Valerio, 24enne della Costa Rica che sta dedicando tutte le sue energiea un progetto che vuole migliorare le condizioni di vita delle persone che vivono nel campo, coinvolgendo anche i cittadini che vi risiedono attorno. “Il Progetto Malawi – spiega - è ubicato nella comunità di Manzi, a lato del campo rifugiati di Dzaleka. Con APOFU ci adattiamo alle necessità delle comunità vicine al nostro terreno, cercando di avvicinare le persone lavorando per eliminare gli stereotipiche i cittadini del Malawi hanno verso chi è nella condizione di rifugiato o richiedente asilo”.

Per questo APOFU ha già acquistato dal governo malawiano un ettaro di terreno in un’area esterna al campo, utilizzando il denaro ricevuto grazie ad una campagna di fundraising. “Vogliamo sviluppare un progetto educativo in senso ampio – prosegue Javier, che ha studiato Genere e sviluppo all'Università Nazionale della Costa Rica e Ingegneria della gestione ambientale all'Istituto tecnologico nazionale -, pensiamo non solo a lezioni tradizionali ma anche sugli aspetti nutrizionali e di imprenditorialità, con interventi tarati sia sui bambini sia sulle famiglie”.

Oltre al fundraising, APOFU finanzia le sue attività grazie alle donazioni di semplici cittadini.

(prima puntata – segue la seconda)

Fabio Della Pietra

Ripartire dalla legge 180 per rafforzare il ruolo delle comunità nella salute mentale. Cooperativa sociale Koinè , Usl Toscana sud est e Airsam hanno messo a confronto esperienze e prospettive nel convegno che si è svolto, per un intero giorno, nell’auditorium del San Donato. Lo hanno fatto con esperienze nazionali: dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia. E internazionali: dal Metropolitan Museum di New York all’Andalusia. Al centro il lavoro condotto sul territorio e che ha visto la stretta e costante collaborazione tra Usl, Enti Locali, cooperazione sociale, associazioni di utenti e famiglie.

“Il convegno – sottolinea Koinè – è stato utile per porre in evidenza che la salute è, in grande misura, una costruzione sociale, cioè un bene che è influenzato dai comportamenti di persone, gruppi sociali e comunità locali. Per questo, è importante  preservare la capacità di co-progettare e collaborare nei territori per estendere i contesti abilitanti, cioè gli ambiti in cui le persone sono incluse, riconosciute nei loro potenziali positivi, sostenute nei processi di espressione e abilitazione”.

Sul versante delle politiche pubbliche “occorre riconsiderare con forza e coerenza il tema della produzione dei beni comuni, di salute e salute mentale, accrescendo gli strumenti a disposizione dei Comuni e delle Zone per l’esercizio delle funzioni di programmazione, regolazione e controllo e, per altro verso, superando le letture superficiali che individuano nella “mercatizzazione“ il criterio regolatore della produzione di salute e beni relazionali a favore di letture più competenti che privilegino formule come le istruttorie pubbliche di co-progettazione, che permettono di valorizzare l’associazionismo di territorio e di promuovere l’attivazione delle comunità locali".

Occorre poi rileggere criticamente gli approcci alla gestione degli appalti che interessano le cooperative di inserimento lavorativo di territorio, quelle che agiscono per rendere possibile la pratica degli inserimenti lavorativi ed abilitativi: le scelte della Regione Toscana di concentrazione degli appalti, se producono esiti dubbi in termini di miglioramento dei servizi e di riduzione della spesa, di certo penalizzano le imprese locali e di territorio che operano per produrre coesione ed integrazione sociale.

Secondo Koinè – peraltro - è anche indispensabile rivalutare criticamente l’esperienza della cooperazione sociale affinché non smarrisca il senso del suo esistere e della sua origine. “E si conservi strumento di un disegno di cambiamento e per rendere esigibili i diritti delle persone e delle comunità di cui siamo parte”

Infine dalla riforma del Terzo settore un elemento sul quale riflettere e lavorare e cioè l’idea delle fondazioni di comunità “come punto di solidificazione dei partenariati sociali a livello locale, di nuovo incontro e nuova ricerca di sintesi tra enti locali, sistema sanitario, cooperazione sociale, scuole, associazionismo e famiglie. Ci sembra che a questo si debba guardare per disporre dello strumento necessario a lavorare in concreto per una nuova coesione sociale e perché, nelle comunità locali, crescano i contesti abilitanti, la capacità di inclusione ed integrazione, la capacità di fare assieme e di guardare avanti con fiducia”.

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Il 24 aprile, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha registrato una intensa sequenza esplosiva sul vulcano Stromboli che ha coinvolto le bocche dell'area centro-sud poste sulla terrazza craterica. Una prima esplosione, avvenuta alle 11.05 locali, ha emesso abbondante cenere frammista a materiale incandescente e blocchi lavici di grosse dimensioni che sono ricaduti in zona sommitale e lungo la Sciara del Fuoco.

I prodotti emessi hanno superato un'altezza di 250 m sopra la terrazza craterica, come evidenziato dalle telecamere di videosorveglianza dell'Osservatorio Etneo dell'INGV-OE. Tale esplosione è stata seguita da un secondo evento esplosivo alle 11.06, caratterizzato da un modesto fontanamento. Alle 11.10, l'evento di chiusura della sequenza con il lancio di materiale piroclastico di intensità minore, rispetto alla prima esplosione. Complessivamente, tale sequenza esplosiva ha prodotto una nube di cenere che è stata rapidamente dispersa verso i quadranti sudorientali dell'isola. Il lancio di materiale piroclastico grossolano è stato radiale ed è ricaduto oltre la terrazza craterica e lungo la Sciara del Fuoco.

Violente sequenze esplosive, come quella descritta e classificate come esplosioni maggiori, si sono verificate anche di recente, lo scorso 18 e 7 marzo, e nel corso del 2017, il 1 dicembre, il 1 novembre , il 23 ottobre e il 26 luglio. Si tratta di esplosioni più violente di quelle dell'attività stromboliana ordinaria, durante le quali viene emesso materiale grossolano e cenere, che ricade in zona sommitale.

Questi eventi, occasionali e imprevedibili, interrompono bruscamente l'attività stromboliana ordinaria. Fanno comunque parte della fenomenologia vulcanica tipica dell'attività sommitale di Stromboli, caratterizzata da esplosioni di variabile energia. L'attività dello Stromboli è continuamente monitorata dall'INGV mediante le sue Sezioni di Catania, Napoli e Palermo.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio
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