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Venerdì, 17 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 03 Aprile 2018 - nelPaese.it

La  cooperazione sociale in Emilia Romagna non conosce crisi: nel   triennio 2014-2016 crescono fatturato (piu' 6,2 per cento nel   2016 rispetto al 2015) e lavoratori (piu' 4,8 per cento nello  stesso periodo). I dati arrivano dal centro studi regionale   di Unioncamere. Le cooperative sociali in Emilia Romagna sono   762 (sesta regione a livello nazionale) e hanno un fatturato   complessivo di 1.935.155 euro (Emilia Romagna seconda in  Italia dietro alla Lombardia). Complessivamente gli addetti  impiegati sono 51.116, secondi per numero a quelli in   Lombardia (82.379).

Il territorio che ospita più cooperative sociali e' quello di Bologna (143), seguono Forli'-Cesena  (98), Modena (96), Reggio Emilia (94), Parma (90), Rimini   (78), Ravenna (58), Ferrara (54) e Piacenza (51). Bologna e'  anche la provincia con piu' lavoratori (11.129), davanti a   Forli'-Cesena (7.761), Reggio Emilia (7.611), Parma (7.252),  Modena (6.086), Ravenna (3.859), Rimini (3.031), Ferrara  (2.706) e Piacenza (1.681). Per quanto riguarda il fatturato  a guidare la classifica regionale c'e' sempre Bologna  (388.999 euro) poi Forli'-Cesena (318.464 euro), Reggio  Emilia (300.334 euro), Parma (238.823 euro), Modena (213.767  euro), Ravenna (188.324 euro), Rimini (140.585 euro), Ferrara  (87.237) e Piacenza (58.623). 

(Fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Trasformare una stazione dei treni abbandonata in una casa di accoglienza per i genitori di bambini ricoverati in ospedale o anche in un bicipark che permette a over50 in difficoltà di reinserirsi nel mondo del lavoro oppure in un servizio di bookcrossing per promuovere la lettura attraverso dei singolari “librerifori” da collocare in giro per la città.

È solo qualche esempio di quanto si può fare con il riuso sociale delle stazioni impresenziate destinate a progetti e attività culturali, turistiche, di solidarietà e sostenibilità. In Italia sono oltre 450 le stazioni impresenziate riconvertite per attività sociali concesse in comodato gratuito dalla Rete ferroviaria italiana ad enti locali, Fondazioni e associazioni per realizzare progetti di pubblica utilità. Alcune di queste esperienze, 88 iniziative su 18 regioni, sono state raccontate nel volume “Stazioni Impresenziate. Un riuso sociale del patrimonio ferroviario” che raccoglie esempi concreti di come l’assegnazione di questi spazi abbia generato esperienze di alto impatto sociale. Buone pratiche di riutilizzo di immobili ferroviari diffusi su tutto il territorio italiano, dalle grandi città ai piccoli comuni, che hanno coinvolto (solo per il campione raccontato nel testo) circa 5 mila volontari e anche un centinaio di lavoratori, sebbene i progetti di riqualificazione in immobili ferroviari concessi da Rfi in comodato d’uso gratuito non possano avere finalità commerciali.

L’attività in assoluto prevalente tra gli 88 casi analizzati nel libro è quella della protezione civile, cui sono dedite 17 associazioni beneficiarie, ma tra le tante attività realizzate ci sono anche quelle culturali, ricreative e anche di tutela dei diritti. 

Alcune esperienze

Una stazione per accogliere. Tra le diverse iniziative realizzate negli immobili messi a disposizione da Rfi spiccano quelle rivolte all’accoglienza di ogni tipo. Come ad esempio quella realizzata a Ronciglione, in provincia di Viterbo. In un ex fabbricato viaggiatori, dal 2013 c’è l’associazione Cuore di Mamma Onlus che che mette a disposizione un appartamento per le famiglie dei bambini ricoverati all’Ospedale Bambino Gesù di Roma che non possono sostenere le spese di soggiorno.

“L’appartamento è grande - si legge nel volume di Rfi - : una cucina, un soggiorno comune, tre camere da letto e i servizi. Tutte le stanze sono arredate in maniera allegra, con l’obiettivo di fare sentire a casa chi ci deve abitare solo temporaneamente e che attraversa, vista la ragione per cui viene accolto, un periodo di grande difficoltà”.

Le strutture della rete ferroviaria, però, possono diventare anche un centro di accoglienza per richiedenti asilo politico. Succede a Melfi, in provincia di Potenza, dove, un ex spogliatoio dei ferrovieri della stazione di Melfi dal 2013 è stato convertito in struttura di accoglienza del ministero dell’Interno e ad oggi ospita attività di accoglienza e integrazione per 12 tra migranti e richiedenti asilo politico. Nei pressi della stazione ferroviaria di Foggia, invece, un locale del fabbricato viaggiatori è diventato un punto di riferimento non solo per migranti, ma anche per senza dimora. È l’associazione Fratelli della Stazione ad occuparsene. Nata nel 2007 e aderente alla rete degli Help Center, dal 2014 l’associazione opera in una stanza al piano terra del fabbricato ferroviario di Foggia.

Una stazione per condividere o riparare. Alla stazione di Grignasco, in provincia di Novara, ogni lunedì e giovedì c’è fila. Non per i biglietti del treno, che non passa più da anni. Si va in stazione per prendere o per donare vestiti, mobili o elettrodomestici usati. A gestire il “guardaroba-stazione” è il Gruppo di Volontariato di Grignasco che da diversi anni ha la stazione in sub comodato dal Comune. “Le nostre case sono piene di cose che non usiamo - racconta Elvio Sagliaschi, presidente della Onlus -. Qui raccogliamo vestiti, elettrodomestici e mobili in buono stato da chi non li usa più e li doniamo a chi ne ha bisogno. Così svolgiamo una finalità sociale e preserviamo la stazione dal degrado”. A Crema, in Lombardia, invece, il magazzino merci della stazione si è trasformato nell’Officina dell’Aiuto.

Una iniziativa portata avanti dall’Auser locale e che si occupa gratuitamente di servizi di raccolta, manutenzione e distribuzione a domicilio di ausili medici e ortopedici per anziani e disabili. “Sono capaci di fabbricare una carrozzella nuova assemblando i pezzi funzionanti di quattro o cinque vecchie sedie a rotelle ricevute in donazione - spiega il testo del reportage -. Nel secondo anno di attività, hanno realizzato oltre 500 interventi e portato assistenza a 400 persone, non solo di Crema ma anche dei comuni vicini”.

Il volume “Stazioni Impresenziate. Un riuso sociale del patrimonio ferroviario” presentato a marzo 2018, è la seconda edizione di un viaggio tra le stazioni impresenziate destinate al sociale già compiuto nel 2015 (col volume “Stazioni ferroviarie: come rigenerare un patrimonio”) in cui furono analizzati 50 casi di recupero di stazioni ferroviarie impresenziate.

 

Pubblicato in Economia sociale

La fotografia e i fotografi sono diventati nobili insieme per aiutare la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica onlus. Tanti i nomi di spicco della fotografia italiana e internazionale che hanno scelto di aderire insieme ad artisti emergenti e semplici appassionati, per un totale di oltre 160 opere donate. 

Tra loro ci sono Settimio Benedusi, Giuseppe Mastromatteo, Rankin, Francesco Cito, Lorenzo Cicconi Massi, Carlo Carletti, Anne De Carbuccia, Maurizio Galimberti, Salvatore Esposito, Sofia Uslenghi, Eolo Perfido, Mario Laporta, Graziano Perotti, Erminio Annunzi, Gabriele Croppi, Andrea Rossato, Alberto Alicata, Sam Harris e moltissimi altri.

Le oltre 160 fotografie saranno battute all'asta il 5 aprile al Teatro Franco Parenti di Milano e l'evento sarà trasmesso in diretta su Facebook. Ad organizzare l'evento sono la rivista Eyes Open Magazine, Bottega Immagine e Centro Fotografia Milano. Battitore d'eccezione sarà lo scrittore e regista Carlo Negri. L'evento sarà preceduto da una mostra che inaugura il 27 marzo presso Bottega Immagine - Centro Fotografia Milano, via Carlo Farini 60, sempre a Milano.

Pubblicato in Salute

Riflessioni sulle esperienze realizzate in Valdarno e, più in generale, nell'Aretino. Un mese di iniziative nelle scuole, nelle biblioteche, in fattoria di agricoltura sociale. Tra psichiatria, storia, arte, teatro come è stato possibile cambiare gli approcci alla salute mentale e cosa resta da fare. Questi sono alcuni dei temi delle iniziative presentate stamani dagli organizzatori e cioè Asl Toscana Sud Est, Dipartimento aziendale della Salute Mentale e cooperativa sociale Koinè in collaborazione con Federsanità, Airsam, Legacoopsociali ed Educoop.

" Tra Arezzo e Valdarno – ha commentato Enrico Desideri, direttore generale Asl - sono numerose le esperienze relative alla Salute mentale che abbiamo realizzato e che stiamo portando avanti, grazie alla sinergia con tanti soggetti del territorio che ringrazio. Per fare un'analisi del momento storico, di quanto fatto e di quanto c'è ancora da fare in questo ambito, è stato predisposto un calendario di eventi nelle prossime settimane. Il filo conduttore del programma è riflettere su come è stato possibile cambiare la salute mentale in questi 40 anni passati dalla Legge 180, che possiamo definire rivoluzionaria perché ha consentito di portare avanti tanti interventi di inclusione. Oggi il fenomeno della vulnerabilità sociale è in crescita e si porta dietro un aumento della disuguaglianza e del disagio psichico. Una comunità accogliente è il luogo dell'inclusione, è il luogo in cui gli interventi sono più efficaci e comportano una minore spesa sanitaria, come succede sempre quando si parla e si attua la prevenzione".

"Il contesto sociale è segnato dal riemergere di pulsioni alla esclusione e alla segregazione – ha sottolineato il Direttore di Koinè, Paolo Peruzzi- nonché dal fiorire di numerose quanto rilevanti minacce alla coesione sociale. Se è sempre più evidente, anche nei nostri contesti comunitari, il legame tra salute e sviluppo, benessere individuale e cultura personale e sociale, altrettanto lo è – ci sembra - che la difesa della salute mentale come diritto di cittadinanza passi anche dal rafforzamento di  alleanze sociali e di comunità, che agiscano sull'idea di salute mentale come bene comune, cioè come bene che la comunità stessa è chiamata a presidiare, difendere, generare e rigenerare al fianco dei servizi sanitari e sociali pubblici. Del resto, ciò che assieme all'Azienda Sanitaria locale, al DSM ed alle amministrazioni locali, abbiamo prodotto in Valdarno, questo sono state: servizi, programmi ed azioni mirate a coinvolgere le persone, le famiglie, gli attori sociali e le intere comunità in progetti per lo sviluppo locale, l'abilitazione, l'inclusione, l'integrazione lavorativa. Esperienze come quella della socio riabilitazione, di Betadue (che è nata in questo alveo), della Fabbrica di Cioccolato e del Patto del Valdarno per la salute mentale dimostrano  quanto possano essere feconde le pratiche di innovazione sociale basate sulla attivazione delle comunità locali e, allo stesso tempo, quanto fondata,  praticabile e credibile fosse l'intuizione della Legge Basaglia e della de-manicomializzazione".

"Queste iniziative – ha spiegato Michele Travi,  UF Salute Mentale adulti Arezzo - ci consentono di riprendere una riflessione non solo sulla legge 180 ma, soprattutto, sulle trasformazioni sociali ed economiche che sono intervenute in questi anni. Le difficoltà di molte famiglie stanno determinando un aumento della domanda, che si traduce in una delega ai servizi psichiatrici. Una risposta d'èquipe, che sappia coordinare tutti i soggetti, è quella in grado di rispondere a questa nuova emergenza".

"E' più che necessario riportare l'attenzione generale sui temi della salute mentale – ha detto Elisabetta Truglia, direttore UF Salute mentale Zona Valdarno -  Va ricreata una cultura diffusa e gli eventi programmati sono in grado di dare un contributo. Non solo con i due convegni, il 20 ad Arezzo e il 26 a Terranuova, ma anche con le altre iniziative che vanno dall'arte al teatro, dall'agricoltura sociale agli interventi nelle scuole". "Fondamentale è il coinvolgimento e il protagonismo delle comunità locali. Da qui, anche il patrocinio dei Comuni di Area Vasta. Le alleanze a livello territoriale sono in grado di produrre i processi di cambiamento" ha dichiarato Sauro Testi, Coordinamento Patto territoriale della salute mentale per Koinè.

"Esperienze come quelle realizzate in Valdarno e ad Arezzo – ha concluso Simone Naldoni, Federsanità Toscana - rappresentano buone pratiche da studiare e diffondere non solo a livello toscano. Le riflessioni dei prossimi giorni saranno utili a "sedimentare" il lavoro fatto in questi anni e a diffondere le esperienze". Tra i presenti alla conferenza stampa anche Grazia Faltoni ed Elena Gatteschi, presidente e vice presidente di Koinè.

Il calendario delle iniziative

Ecco il calendario degli appuntamenti di questo mese dedicato alla salute mentale ed allo sviluppo sociale. Il primo è "Tra il bianco e il nero, mille colori", esposizione dei dipinti dell'atelier di pittura e asta di solidarietà per il sostegno dell'attività di pittura della salute mentale. Dal 7 al 14 aprile negli esercizi commerciali del Corso Italia di  San Giovanni Valdarno  e il 14 aprile, alle ore 17, esposizione nella Biblioteca comunale di San Giovanni Valdarno. La centralità delle famiglie è il motivo della festa organizzata nella fattoria di Ramarella, nel comune di Pergine Valdarno. La festa "Nella vecchia fattoria" è in programma per le ore 11.30 di sabato 7 aprile.

Dalle famiglie agli studenti con "Da Basaglia a Pirella: quando il cuculo fa il nido a scuola", incontri sulle esperienze per la salute mentale seguite alla chiusura del Manicomio di Arezzo. Quattro gli appuntamenti. Lunedì 9 aprile, ore 11,  istituto Galileo Galilei di Arezzo; mercoledì 11 aprile, ore 8.30, Magiotti Socio-sanitario di Montevarchi; giovedì 12 aprile, ore  10.30,  Liceo Scienze Umane Colonna di Arezzo e infine venerdì 13 aprile, alle ore 8.10, nel  Liceo Scienze Umane di San Giovanni Valdarno. Sempre per il 13 aprile, ma alle 18.30 nella parrocchia di Sant'Andrea di Montevarchi, "Ho intravisto l'unicorno", spettacolo teatrale degli adolescenti a conclusione del laboratorio teatrale.

Due convegni si propongono di valutare il lavoro di questi anni e di delineare nuove piste per il futuro. Il primo convegno, "Comunità attive per la salute mentale", è in programma per le ore 9 di venerdì 20 aprile nell'auditorium Pieraccini dell'ospedale San Donato di Arezzo. A confronto esperienze nazionali e internazionali di promozione della salute mentale, di capacitazione comunitaria e per lo sviluppo locale. Tra gli altri relatori Marcelino Lopez Alvarez, Direttore dei programmi, valutazione e ricerca della Fondazione pubblica andalusa per l'integrazione sociale di persone con malattie mentali, Raffaele Barone, psichiatra e open dialogue facilitator, Marco D'Alema, presidente dell'Airsam, Eleonora Vanni, presidente nazionale di LegacoopSociali. Il secondo convegno si terrà invece a Palazzo Concini a Terranuova Bracciolini alle ore 15 del 26 aprile. Un seminario sull'esperienza di salute mentale in Valdarno che vedrà protagonista anche la Conferenza dei sindaci di zona.

La serie di eventi si chiuderà il 2 e il 3 maggio con uno spettacolo della compagnia teatrale I Giocarelloni che, in collaborazione con l'associazione di promozione sociale Aldebaran, presenterà  "Leggero come...", percorso teatrale per le scuole dell'infanzia del Comune di Terranuova Bracciolini.

 

Pubblicato in Toscana

L’annuncio, le proteste e poi il passo indietro. Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha annunciato oggi la decisione di "annullare" l'accordo sui migranti africani con l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr): lo riferisce, in apertura della sua edizione online, il quotidiano 'Haaretz'.

"Ho ascoltato con attenzione i molti commenti, ho riesaminato i vantaggi e le mancanze e ho deciso di annullare l'intesa" ha detto Netanyahu dopo un incontro con il ministro degli interni Arie Deri. Secondo la stampa israeliana, la scelta e' stata annunciata dal premier dopo una visita nei quartieri sud di Tel Aviv dove la presenza dei migranti e' piu' significativa. 

All'origine della decisione di Netanyahu (di sospendere e poi annullare l'accordo, ndr), scrive la stampa odierna, vi sono le proteste degli abitanti dei rioni poveri di Tel Aviv - che vorrebbero una espulsione massiccia ed immediata dei migranti - nonché forti critiche all'intesa mosse da esponenti del Likud, il partito di Netanyahu, e dal partito nazionalista Focolare ebraico. Ieri peraltro Paesi indicati da Netanyahu come esempio di una possibile destinazione dei migranti - fra questi Italia e Germania - hanno smentito di aver dato alcun assenso all'intesa fra Israele e l'Alto commissariato dell'Onu. 

Il caso diplomatico

Un "esempio" del premier Benyamin Netanyahu ha scatenato un caso diplomatico con l'Italia citata come uno dei paesi di destinazione di una quota dei migranti africani, ora nello stato ebraico, su cui Israele ha raggiunto oggi uno "storico" accordo con l'Alto Commissariato dell'Onu (Unhcr).

Un'indicazione subito smentita dalla Farnesina che ha negato l'esistenza di un simile accordo, con il premier israeliano costretto a fare marcia indietro: 'L'Italia era solo un esempio' di possibile destinazione. In una conferenza stampa con i giornalisti sull'intesa che riguarda complessivamente 16.250 migranti eritrei e sudanesi (di cui 6.000 nel primo anno) destinati a raggiungere paesi occidentali, Netanyahu aveva detto che Israele era arrivata ad un accordo con l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati e che si trattava di "farli uscire", destinandoli "verso i Paesi più progrediti come il Canada o la Germania o l'Italia".

Un vero e proprio fulmine a ciel sereno che ha immediatamente scatenato, nel giorno di Pasquetta, un vorticoso giro di telefonate tra Roma e Israele. E viceversa. Mentre già si rincorrevano le prime dure reazioni della politica, con le prese di posizione di Maurizio Gasparri (FI) e di Roberto Calderoli (Lega), è arrivata la precisazione-smentita della Farnesina: "Non c'è alcun accordo con l'Italia nell'ambito del patto bilaterale tra Israele e l'Unhcr per la ricollocazione, in cinque anni, dei migranti che vanno in Israele dall'Africa e che Israele si è impegnata a non respingere".

E stesso siparietto di smentite si è giocato, secondo i media israeliani, con la Germania: fonti dell'ambasciata tedesca in Israele hanno negato che sia stato chiesto di accogliere sul proprio suolo migranti. Reazioni che hanno spinto l'ufficio di Netanyahu a chiarire e precisare: quello sull' Italia - ha detto una fonte all'ANSA - "era solo un esempio di un paese occidentale. Il primo ministro non intendeva in modo specifico l'Italia". Fatta l'intesa di massima con l'Unhcr per ricollocare in 'paesi terzi' i migranti sudanesi e eritrei, scongiurando il contestato rinvio in Africa, mancano dunque gli accordi con i futuri stati che li accoglieranno. Come ha spiegato la portavoce dell'Unhcr per il Sud Europa, Carlotta Sami. "Solamente previo accordo con il governo italiano - ha detto - potrebbero arrivare in Italia alcuni rifugiati provenienti da Israele solo a titolo di ricongiungimento familiare con parenti che già vivono qui, si tratta in sostanza di pochissimi e specifici casi".

(Fonti: Redattore Sociale/Dire/Ansa)

Pubblicato in Migrazioni

Il Comune di Cori ha aderito nei giorni scorsi al protocollo d'intesa che propone al costituendo Forum per la Rete dei Cammini del Lazio di riconoscere ed inserire nel relativo catasto l'antica Via della Transumanza che ogni anno portava i pastori della zona a trasferire il proprio bestiame da Jenne ad Anzio, i due enti capofila del progetto di durata quinquennale elaborato ai sensi della legge regionale n. 2 del 10.03.2017 che punta alla promozione e valorizzazione della RCL.

Tale percorso ha rappresentato una delle più importanti strade del commercio fino all'epoca medievale. Oggi rileva, oltre che per il suo valore storico, perché interessa aree di elevato pregio ambientalistico: attraversando la tenuta di "Torrecchia Vecchia", il Monumento Naturale "Lago di Giulianello", la "Selva di Paliano" e il "Parco dei Monti Simbruini", interseca due tratti della "Via Francigena del Sud" (Velletri−Fossanova e Casilina) e il "Cammino di San Benedetto".

La convenzione contiene anche un accordo di collaborazione tra i vari comuni delle province di Roma, Latina e Frosinone interessati al fine di realizzare una serie di attività quali: verifica degli itinerari; monitoraggio ed elaborazione dei dati e delle informazioni di interesse turistico; manutenzione dei sentieri e ripristino della segnaletica; organizzazione e comunicazione di un'apposita offerta ricettiva. Anche il reperimento delle risorse dovrà avvenire in maniera sinergica.

Per il Sindaco Mauro De Lillis e l'Ass.re all'Ambiente Luca Zampi – "Alla luce della recente candidatura della transumanza a patrimonio culturale immateriale dell'Unesco, questo potrebbe essere uno strumento in più per garantire la tutela del territorio e delle sue tradizioni: per secoli il tratturo – ostrada Doganale - è stato parte rilevante dell'economia rurale della nostra comunità. L'obiettivo attuale è farlo ripartire in chiave moderna, collegandolo alle peculiarità paesaggistiche e alle eccellenze eno-gastronomiche locali, in stretta connessione con tutti gli altri". 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

L’8 aprile 2017 il Deposito Attrezzi delle Ariette è diventato ufficialmente un teatro, prendendo il nome del luogo che lo accoglie e della compagnia che lo abita: Teatro delle Ariette. Un teatro in mezzo ai campi (forse l’unico in Italia), in Via Rio Marzatore 2781, Castello di Serravalle, Valsamoggia, che ora arriva a festeggiare il suo primo compleanno con una festa per un teatro di comunità (ad ingresso libero).

Alle ore 16 sarà presentato il docufilm di Stefano Massari intitolato pro “8 aprile. Un teatro in mezzo ai campi” (durata 28’44’’) che documenta la giornata di inaugurazione trascorsa alla presenza dei tanti artisti con i quali le Ariette hanno condiviso il proprio percorso artistico.

A seguire sarà presentata la quarta edizione del progetto Territori da cucire intitolato “Un’Odissea in Valsamoggia, esperimento di teatro per una comunità”, progetto di produzione teatrale che prevederà il coinvolgimento diretto dei cittadini del comune di Valsamoggia nella realizzazione di uno spettacolo teatrale in 5 puntate “Un’Odissea in Valsamoggia” tratto dall’Odissea di Omero nella traduzione di Emilio Villa, ideazione, riduzione del testo, drammaturgia e regia di Paola Berselli e Stefano Pasquini, con il lavoro di Irene Bartolini, Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Raffaella Ilari, Massimo Nardinocchi, Stefano Pasquini.

Cinque puntate che nel mese di luglio a cadenza settimanale invaderanno le 5 piazze dei 5 Comuni della Valsamoggia. Protagonisti i cittadini guidati nella creazione dello spettacolo dai componenti della compagnia e coinvolti nella realizzazione di scene, costumi, allestimento e recitazione. Il progetto sarà realizzato in collaborazione con le diverse associazioni di volontariato presenti sul territorio con una particolare attenzione a quelle di “stranieri”, nello spirito dell’Odissea stessa, per promuovere l’incontro tra culture, costumi, lingue e tradizioni diverse, per intrecciare cultura classica e cultura popolare.

In fondo l’Odissea che cosa è se non una storia autobiografica che Ulisse racconta attorno a tavola? Ecco allora che il progetto sarà occasione per disegnare una nuova mappa dell’identità culturale della comunità attraverso la condivisione di un processo di creazione artistica. Non vogliamo mettere in scena l’Odissea – scrive Stefano Pasquini - ma noi stessi, la nostra comunità catturata nell’atto di interrogare quelle parole antiche, quelle vecchie storie di un mondo che non c’è più e vive sprofondato dentro di noi nel mistero della sua disarmante attualità.

La serata si concluderà con la musica del duo Miningless formato da Giuseppe e Sofia del Collettivo La notte e con un brindisi di auguri.

 

Pubblicato in Cultura

La vicenda accaduta a Bardonecchia si inserisce nel quadro di un insieme di comportamenti delle autorità francesi che ha visto “anche altre gravissime violazioni di diritti fondamentali, in particolare nei confronti dei minori stranieri non accompagnati, respinti in Italia in violazione delle garanzie previste dalla normativa francese, e di altri soggetti particolarmente vulnerabili quali donne in avanzato stato di gravidanza”.

A parlare è l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) che ricostruisce la vicenda in tutti i suoi termini di legalità internazionale e dimostra come le autorità abbiano violato le norme vigenti.  Asgi richiama ancora una volta “alla assoluta necessità che la gestione del fenomeno migratorio venga attuata nel più rigoroso rispetto della legalità e delle norme internazionali, europee e nazionali, senza riprodurre anche nei confini interni all’Unione quelle medesime inammissibili compressioni dei diritti delle persone che si stanno verificando in questi mesi ai confini esterni mediante i respingimenti di fatto verso la Libia di coloro che cercano protezione in Europa”. 

La ricostruzione

“Le norme europee e gli accordi tra Italia e Francia, intervenuti nel corso degli anni per disciplinare la cooperazione transfrontaliera in materia di polizia e dogana così come le operazioni congiunte di polizia, prevedono che gli agenti francesi possano operare sul territorio italiano, nelle zone di frontiera, ma stabiliscono determinate procedure e specifici limiti e condizioni, che nella vicenda svoltasi venerdì sera sono state palesemente violate”. 

Asgi ripercorre tutti i passaggi per dimostrare la violazione francese con l’ingresso dei gendarmi nel centro sanitario di Bardonecchia.  “Secondo le norme vigenti in materia, infatti, tra cui l'Accordo di Chambery del 1997, il Trattato di Prüm del 2005, ratificato e reso esecutivo dall’Italia con legge n. 85/2009, e l’Accordo tra Italia e Francia in materia di cooperazione bilaterale per l'esecuzione di operazioni congiunte di polizia del 2012, ratificato e reso esecutivo con legge n. 215/15, stabiliscono l'istituzione di appositi uffici o punti di contatto così come il distacco di ufficiali dell'altro Stato membro e disciplinano lo svolgimento delle attività congiunte, prevedendo in ogni caso un coordinamento tra le forze di polizia”. 

In particolare, ai sensi dell’art. 3 dell'Accordo in materia di cooperazione di polizia del 2012, “gli agenti francesi che partecipano ai pattugliamenti e alle altre operazioni congiunte di polizia sul territorio italiano devono operare sotto il controllo e, generalmente, in presenza di agenti italiani”. Nell’operazione effettuata a Bardonecchia, invece, erano presenti solo agenti della Dogana francese, senza alcun coinvolgimento, nemmeno a livello informativo, delle competenti autorità italiane.

Secondo l'Accordo di Chambery del 1997, i funzionari di collegamento “possono essere associati alle indagini comuni in accordo con le autorità competenti, nel rispetto delle norme di procedura penale di ciascuna delle Parti. [...] Essi possono partecipare, altresì, all'osservazione delle manifestazioni pubbliche di interesse per i propri Uffici di polizia. In nessun caso essi sono competenti per eseguire personalmente misure di polizia”. E, ancora, ai sensi dell'art. 24 del Trattato di Prüm “I funzionari che partecipano ad interventi comuni di altre Parti contraenti sono vincolati alle istruzioni dell’autorità competente dello Stato di accoglienza”. 

“Sempre il Trattato di Prüm disciplina ipotesi di emergenza in cui i funzionari di una Parte contraente possono attraversare senza una preventiva autorizzazione dell’altra Parte contraente la frontiera comune, ma definisce in modo preciso che si ha una situazione di emergenza quando il fatto di aspettare l’intervento dei funzionari dello Stato di accoglienza rischia di favorire l’insorgenza del pericolo e prevede che in ogni caso i funzionari dello Stato di accoglienza vengano avvisati immediatamente (art. 25)”. 

Un’altra ipotesi di emergenza è prevista “dall’art. 41 della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 1985, nei casi in cui gli agenti francesi inseguano una persona colta in flagranza di commissione di un reato grave, tra cui il traffico di stupefacenti e, data la particolare urgenza, non possano previamente avvertire le autorità italiane”. In tali casi gli agenti francesi sono autorizzati a entrare nel territorio italiano per continuare l'inseguimento, senza autorizzazione preventiva. “Non risulta, tuttavia, che nella vicenda accaduta venerdì sera si trattasse dell'inseguimento di una persona colta di flagranza di reato”: nel comunicato del Governo francese, infatti, si dichiara che “i doganieri francesi hanno sospettato di trasporto di stupefacenti in corpore un viaggiatore, di nazionalità nigeriana e residente in Italia”, specificando poi che i controlli effettuati hanno dato esito negativo. 

Inoltre, lo stesso art. 41 stabilisce che, “nel caso di inseguimento transfrontaliero di una persona colta in flagranza di reato, gli agenti impegnati nell'inseguimento sono tenuti ad avvertire le autorità competenti dello Stato nel cui territorio esso avviene, al più tardi al momento dell’attraversamento della frontiera”. Non risulta invece che gli agenti della Dogana francese abbiamo avvertito le autorità italiane.

Non solo, essi hanno di fatto proceduto al fermo del cittadino nigeriano sospettato, “in violazione della Dichiarazione del Governo della Repubblica italiana relativa alla definizione delle modalità di esercizio del diritto di inseguimento transfrontaliero prevista dall’art. 41, che stabilisce che gli agenti dell’altro Stato non dispongono del diritto di fermo sul territorio italiano, ma sono tenuti a richiedere alle autorità italiane localmente competenti di fermare la persona inseguita per verificarne l'identità o procedere al suo arresto”.

L’art. 41 della Convenzione di Schengen, inoltre, vieta agli agenti dell’altro Stato impegnati nell’inseguimento transfrontaliero “l'ingresso nei domicili e nei luoghi non accessibili al pubblico”. Come chiarito dal Sindaco di Bardonecchia e dal Presidente dell’associazione Rainbow4Africa, i locali della stazione di Bardonecchia in cui è avvenuta l’irruzione “non sono aperti al pubblico e l’ingresso degli agenti francesi è avvenuto contro la volontà dei medici che gestivano in quel momento le attività di assistenza”. Il Governo italiano ha inoltre chiarito come le Dogane francesi fossero state informate dalle Ferrovie dello Stato italiane che i locali della stazione di Bardonecchia precedentemente accessibili ai loro agenti non lo sono più. 

Va infine ricordato come nell’ordinamento italiano alcun intervento volto a prelevare coattivamente materiale organico di un indagato (anche in materia di omicidio stradale) “può avvenire senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria”. L’art. 349 c.p.p. prevede infatti che “se gli accertamenti comportano il prelievo di capelli o saliva e manca il consenso dell'interessato, la polizia giudiziaria procede al prelievo coattivo nel rispetto della dignità personale del soggetto, previa autorizzazione scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, del pubblico ministero”. Gli agenti francesi hanno dunque “violato le norme di procedura penale italiane”, al cui rispetto sono invece tenuti in base alle norme sopra citate. 

Peraltro, il prelievo delle urine serve solo a verificare se una persona ha assunto sostanze stupefacenti, ma non certo per accertarne la detenzione in corpore, essendo tale operazione possibile tramite esami radiologici da effettuarsi necessariamente presso strutture sanitarie attrezzate e non certo nei servizi igienici di una stazione ferroviaria.

“Continueremo ad operare in stretta collaborazione con i medici di Rainbow4Africa - conclude Asgi -  i mediatori culturali, i Comuni di Bardonecchia, Oulx e gli altri Comuni interessati, il Con.I.S.A.. (Consorzio Intercomunale Socio-Assistenziale Valle di Susa) e la Prefettura di Torino, nel supporto e nella tutela dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo che giungono in Val di Susa”.

 

 

 

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Dolore, rabbia, paura, gioia e speranza, cinque emozioni che accomunano tutti gli esseri umani e che ogni giorno provano sia i pazienti e gli operatori umanitari di Medici Senza Frontiere (MSF), che si incontrano nei contesti di crisi di oltre 70 paesi, sia ogni singolo individuo in qualunque ambito della società. Le emozioni sono il cuore di #Umani, la nuova campagna di MSF, diffusa in concomitanza con i 25 anni di MSF in Italia, che riporta all’essenza dell’azione umanitaria invitando tutti a riscoprire il naturale istinto all’aiuto, perché le persone appartengono tutte a un unico genere: quello umano.

Nello spot della campagna, le immagini delle emozioni si intrecciano con quelle dell’azione medico-umanitaria nei tanti contesti in cui MSF è in prima linea. Il dolore quando mancano le cure, come in alcune aree della Siria, dove nemmeno le organizzazioni possono più entrare. La rabbia quando la realtà sembra ingiusta, come durante l’epidemia di Ebola, che uccideva chi curava i propri cari. Lapaura, come in mare, perché non hai mai la certezza che tutti si salveranno. La gioia, quando con ogni mezzo riesci a raggiungere anche le comunità remote della Repubblica Democratica del Congo. La speranza, in una sala operatoria in Iraq, sempre.

“In un momento in cui l’idea stessa di solidarietà è messa a rischio – dai contesti di guerra dove gli aiuti diventano bersaglio, fino al nostro paese dove chi aiuta può finire sotto accusa – #Umani riporta al centro l’atto umanitario nella sua essenza, quella dell’aiuto incondizionato, che non fa differenze, che muove da persona a persona” ha detto Loris De Filippi, presidente di MSF. “Per questo l’appello finale è ‘Sosteniamoci’. È un invito all’umanità e al sostegno reciproco, oggi necessario più che mai.”

Dal 1971 MSF è impegnata a offrire cure mediche nei contesti di crisi, senza alcuna discriminazione di provenienza, religione o credo politico. Lo fa attraverso medici, infermieri, logisti, psicologi, che ogni anno raggiungono e assistono milioni di persone la cui sopravvivenza è minacciata da guerre, epidemie, disastri naturali o esclusione dall’assistenza sanitaria. Nessun eroe, solo persone. Oltre 42.000 nel mondo: 38.000 selezionati a livello locale e 4.000 internazionali, più di 400 le partenze di operatori italiani nel 2017.

A dare voce alla campagna, che prevede iniziative speciali nelle scuole e sul territorio italiano lungo tutto l’anno, saranno proprio gli operatori e i pazienti di MSF: “Nel nostro ospedale di Tal Abyad, nel nord-est della Siria, un ragazzo di vent’anni che aveva subito tre amputazioni dopo un’esplosione in casa, coccolava con un solo braccio suo figlio appena nato”, racconta Diego Manzoni, anestesista di MSF. “Nell’enorme dolore, un simbolo di speranza per continuare a prenderci cura gli uni degli altri, tenendo vivo un istinto che accomuna tutti noi”.

Immagini, storie, testimonianze sono sul sito www.medicisenzafrontiere.it/umani, insieme all’iniziativa social “Tu cosa provi?” che invita la community a indicare le proprie emozioni, per scoprire che sono le stesse di chi vive in una guerra, in un campo rifugiati, in una clinica MSF da qualche parte nel mondo.

La campagna #Umani è a firma dell’agenzia Impronta, con la voce di Francesco Prando. L’immagine dell’abbraccio è stata donata dal fotografo Jan Banning e raccolta, come le altre emozioni, nei progetti di MSF sul campo. MSF è un'organizzazione umanitaria internazionale indipendente fondata nel 1971. Fornisce soccorso in più di 70 Paesi, in base ai principi dell’etica medica e dell’imparzialità, ed è un movimento internazionale composto da 24 associazioni. Tra esse, dal 25 aprile 1993, MSF Italia, che da 25 anni si occupa di attività di reclutamento degli operatori umanitari, di raccolta fondi da destinare ai progetti (www.msf.it/bilancio), di comunicazione e sensibilizzazione. Dalla fine degli anni Novanta MSF ha anche avviato progetti in Italia, in particolare per fornire assistenza medica e psicologica alla popolazione migrante sul territorio. MSF opera solo grazie al sostegno di donatori individuali, aziende e fondazioni, che garantisce l’indipendenza della nostra azione. Il 100% dei fondi raccolti da MSF in Italia proviene da donazioni private. 

 

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