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Venerdì, 17 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Giovedì, 05 Aprile 2018 - nelPaese.it

Nasce l’Organismo nazionale di controllo (ONC) dei Centri di servizio per il volontariato. Le sue funzioni e i nomi dei 13 componenti del consiglio di amministrazione sono contenuti in un decreto del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. L’insediamento dell’ONC avverrà mercoledì 11 aprile, avviando così le nuove e attese procedure per il funzionamento dei CSV secondo il Codice del Terzo settore, a partire dall’assegnazione dei fondi per completare la programmazione delle attività del 2018.

L’ONC - una fondazione privata non profit prevista dall’art. 64 del Codice - svolgerà il ruolo di indirizzo e di controllo della rete dei CSV ed eserciterà le sue funzioni anche attraverso propri uffici decentrati: si tratta degli Organismi territoriali di controllo (OTC) che, in base all’art. 65, sostituiranno gli attuali Comitati di gestione dei fondi speciali per il volontariato. Il decreto per la nomina dei componenti degli OTC non è stato ancora varato, ma questo non impedirà che le decisioni dell’Organismo nazionale siano pienamente operative.

Tra le funzioni principali dell’ONC c’è anzitutto l’amministrazione del Fondo unico nazionale (FUN) per i Centri di servizio, costituito dagli accantonamenti delle fondazioni di origine bancaria, in relazione ai quali è riconosciuto un credito di imposta che sarà a regime di 10 milioni (15 nel 2018). Il Fun sarà ripartito tra i CSV secondo parametri che terranno conto sia della distribuzione storica delle risorse che di una perequazione territoriale. Altro ruolo fondamentale dell’Organismo riguarda l’accreditamento dei CSV (esistenti ed eventualmente nuovi) secondo i criteri fissati dal Codice e dopo averne determinato il numero secondo la riorganizzazione territoriale già in corso (in Lombardia, ad esempio, si è passati a gennaio da 12 a 6 Centri).

L’ONC è guidato da Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri, ha una maggioranza di sette membri espressi dalle fondazioni di origine bancaria e vede al suo interno due rappresentanti di CSVnet, l’associazione che rappresenta 64 dei 65 Centri di servizio attualmente operanti: il presidente Stefano Tabò e il direttore Roberto Museo.

Ed è di grande soddisfazione il commento di Tabò sulla costituzione dell’ONC: “È estremamente importante che, come avevamo chiesto, sia stato varato ed entri in funzione prima del cambio di governo:  l’ONC permetterà di sciogliere vari elementi di incertezza e di fissare criteri univoci per il controllo dei CSV:  una rete che ha il compito di promuovere il volontariato in tutte le espressioni del terzo settore e in tutta la società”. “Da parte nostra – prosegue il presidente di CSVnet – c’è la piena disponibilità a contribuire al governo  della transizione verso la “nuova stagione” dei CSV prevista dalla riforma, forti di una esperienza ventennale e animati da una precisa visione di sviluppo operativo. Siamo certi che, in coerenza con quanto avvenuto durante l’iter della riforma, il dialogo con le altre componenti dell’ONC sarà fruttuoso e rispettoso delle reciproche identità”.

Rifacendosi ai contenuti della recente assemblea associativa, Tabò conclude ricordando gli strumenti che CSVnet ha sviluppato in questi anni per la gestione e la rendicontazione del lavoro dei Centri che metterà a disposizione dell’ONC fin dalla prima riunione. Ecco chi sono i 13 componenti dell’ONC: 

Giuseppe Guzzetti, presidente Acri.
- Francesco Profumo, presidente Compagnia di S. Paolo.
- Antonio Finotti, presidente Fondazione Cassa risparmio Padova e Rovigo.
- Umberto Tombari, presidente Fondazione Cassa risparmio Firenze.
- Matteo Melley, presidente Fondazione Cassa risparmio La Spezia.
- Giorgio Righetti, direttore Acri.
- Roberto Giusti, Acri, coordinatore Consulta Comitati di Gestione.
- Stefano Tabò, presidente CSVnet.
- Roberto Museo, direttore CSVnet.
- Claudia Fiaschi, portavoce Forum Terzo settore.
- Maurizio Mumolo, direttore Forum Terzo settore.
- Antonio Fici, ministero Lavoro, docente università Molise.
- Stefania Saccardi, conferenza delle Regioni, assessore Toscana.

 

Pubblicato in Economia sociale

L’aia di Ramarella è una fattoria di agricoltura sociale attivata dalla cooperativa sociale Koinè in collaborazione con il Comune di Pergine Valdarno, la Conferenza dei Sindaci Zonale, il DSM di Zona della Usl Toscana Sud Est. Sabato 7 aprile, dalle 12 e fino al tardo pomeriggio, ospiterà una festa con colazione, spettacolo teatrale de I Giocarelloni, animazione per bambini e passeggiata guidata nel bosco.

Ramarella rappresenta una risposta nuova al bisogno di incrementare e differenziare i contesti abilitanti   a favore di persone in carico ai servizi pubblici della salute mentale. La parola chiave è recovery: viene usata in qualsiasi sfera della vita, dove sia presente una perdita, per indicare una ripresa. E’ un processo di cambiamento attraverso il quale l’individuo migliora, con la consapevolezza della propria salute e  con l’assunzione di responsabilità sulla propria vita e sulla possibilità di essere in equilibrio e realizzato a livello individuale e sociale. E’ un processo all’interno del quale la persona con problemi di salute mentale diventa incrementalmente protagonista attiva di scelte e percorsi di vita.

Ramarella è in grado di offrire questa opportunità. Una volta completamente attivato il progetto, la fattoria disporrà di 2 appartamenti, ciascuno con 4 posti letto. Qui persone con disturbi psichici e persone con disturbi dello spettro autistico potranno gradualmente inserirsi - in base ai bisogni personali ed ai propri tempi – in abitazioni supportate e protette sia di tipo lungo assistenziale sia orientate a risolvere il problema del “durante e dopo di noi".

Gli spazi residenziali, peraltro, vanno interpretati come complemento e componente delle attività di agricoltura sociale che sono state impiantate e verranno sviluppate, utilizzando la terra e il bosco di oltre  20 ettari. La fattoria sociale, quindi, costituisce uno spazio abilitante per una pluralità di persone e giovani in carico ai servizi della salute mentale e sociali ove effettuare attività lavorative, formative, laboratori protetti – anche di tipo diurno - coerenti con i programmi terapeutici di ognuno.

Allo stesso tempo, la fattoria si candida ad essere un punto di aggregazione sociale aperto, uno spazio per le famiglie, un luogo ove passare un tempo libero di qualità, facendo percorsi nel bosco, giocando e – per chi lo desidera – mangiando cibi a km 0 e biologici alla Merenderia.  La festa di Ramarella rientra nel calendario di iniziative che Koinè e Usl Toscana sud est, in collaborazione con collaborazione con Federsanità, Airsam, Legacoopsociali ed Educoop.

Pubblicato in Toscana

Strattonata con forza, trascinata a terra fino al binario, il passeggino scaraventato nel vagone come un pacco. Tutto questo nonostante avesse anche il figlio piccolo tra le braccia. Queste sono le immagini della vergogna di cui è protagonista la polizia francese. Un video, pubblicato nei giorni scorsi da tre studenti francesi, mostra una squadra della polizia francese che trascina fuori da un treno una migrante incinta, prendendola per braccia e gambe dopo un energico controllo tra grida e proteste. L'episodio risale al 16 febbraio e gli autori hanno spiegato di aver impiegato un po' di tempo prima di postarlo sui social, dopo aver corso rischi con i gendarmi durante le riprese.

La donna, scrive il sito Nice-Matin, viaggiava con la sua famiglia su un convoglio proveniente da Ventimiglia ed è stata costretta a scendere a Mentone. Le immagini hanno fatto il giro del web e suscitato l'indignazione degli utenti dei social. Secondo gli autori del video "la cosa spaventosa è che purtroppo non è un caso isolato. Ci sono crs che salgono su ogni treno che lascia Ventimiglia per la Francia, e quindi ci sono espulsioni anche se non sono così brutali o spettacolari come questa". 

Queste immagini arrivano all'indomani del caso Bardonecchia e di altri episodi in cui è protagonista la polizia francese che non si ferma davanti a donne incinte o con bambini. Una guida alpina è stata incriminata e rischia 5 anni di carcere per aver aiutato i migranti al confine con l'Italia. 

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Migrazioni

Ciclo di incontri-dialoghi-formazione sui temi della contenzione, delle libertà, dei diritti e dell'integrazione aperto a tutti e rivolto a giovani lavoratori e studenti tra i 17 e i 30 anni. ore 17-19, sala Bazlen di Palazzo Gopcevich, via Rossini 4 Trieste Mercoledì 11 aprile presentazione di “NISI' parte prima” L'isola perduta n.32 della rivista semestrale Sconfinamenti che raccoglie le storie e le esperienze di liberta' e trasformazione di LEROS, forse il peggior manicomio del '900.

Introduce: Franco Rotelli Presidente della Commissione Sanità Regione FVG. Distribuzione gratuita. Nisì, nella lingua greca moderna, significa isola. E l'isola di questa narrazione è leros, nell'arcipelago del Dodecanneso, proprio difronte alle coste sud-occidentali della Turchia.

Come ogni isola, anche questa porta con sé tutto il fascino letterario del viaggio, della lunga navigazione, forse anche del naufragio. Ma oltre a queste prime suggestioni, il suo destino di luogo perduto e sinistro, di esilio e sofferenza, irrompe con violenza sulla scena della sua storia, nel ricordo dei suoi martiri: marinai, soldati, libertari, prigionieri, esiliati, matti. Una catena di drammi che sembra non avere fine, trascorsa durante un secolo, in mezzo al meraviglioso mar Egeo che, come in una beffarda contraddizione, da sempre richiama vacanzieri da tutto il mondo. Leros è stata, dai primi del 900 ad oggi, una base militare, il teatro di tremende battaglie, un campo di internamento, un gulag di rieducazione politica, luogo di deportazione e forse il più terribile manicomio del novecento.

Molte le migliaia di persone e le loro storie che sono sbarcate contro la loro volontà su questa isola, di ogni età, sesso, provenienza, la maggioranza di queste senza farvi più ritorno; alcune con una divisa addosso, altre coi pantaloni corti, molte altre senza nemmeno un nome né una camicia. Ma è anche una narrazione che ha un epilogo positivo, che forse ha e ha avuto un senso, grazie all'impegno, la tenacia, il lavoro strenuo e avventuroso di persone che non sopportavano il peso di questo destino e soprattutto il suo oblio; senza dubbio un senso ha oggi raccontarla, soprattutto attraverso le voci dei suoi diretti protagonisti. Il nostro racconto è stato diviso in due parti: L'isola perduta e L'isola ritrovata: questa è la prima. In collaborazione col Dipartimento di Salute Mentale dell'ASUITS Con il contributo del Comune di Trieste

Pubblicato in Lettera al Direttore

Si terrà domenica 8 aprile alle ore 18.30 l'iniziativa promossa dalla Cooperativa Sociale Zerocento nell'ambito del Festival della Comunità Educante, giunto quest'anno alla seconda edizione. Ospiti della Tavola Rotonda "Ambienti Digitali – Quali relazioni e quali responsabilità" saranno Massimo Mantellini e Andrea Capaccioli.

Mantellini è esperto di internet e di tecnologia sul web; editorialista di Punto Informatico, collabora con L'Espresso, cura un blog personale, Mantello e un blog tecnologico per ilpost.it. Per Telecom Italia cura Eraclito, luogo di incontro sul web fra i temi aziendali e la rete Internet italiana. Ha curato rubriche su Internet Magazine, Internet News e Nòva 24, inserto tecnologico de Il Sole 24 Ore. Ha scritto "La vista da qui" (Minimum Fax, 2014) e "Bassa Risoluzione" (Einaudi, 2018).

Capaccioli è dottorando al Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'Informazione dell'Università di Trento, membro del gruppo di ricerca InterAction Lab. Si è occupato della progettazione partecipativa insieme alle comunità locali di una piattaforma per la gestione delle energie rinnovabili come beni comuni all'interno del progetto europeo CIVIS. Fa parte della Scuola di Dottorato EIT (European Institute of Innovation and Technology). Le sue ricerche riguardano la progettazione partecipativa, la co-progettazione, i beni comuni, la giustizia energetica.

All'incontro parteciperanno anche esponenti delle forze dell'ordine. "Con questa iniziativa abbiamo voluto contribuire con un ulteriore tassello alla discussione che da anni stiamo portando avanti all'interno del territorio faentino – ma non solo – sul tema dei media digitali.", racconta il presidente Arianna Marchi.

"Questo tema è sicuramente molto sentito, come ci dimostra la grande richiesta che hanno avuto i laboratori di prevenzione al cyber-bullismo che quest'anno abbiamo portato avanti in quasi tutti gli istituti comprensivi di Faenza. Gli incontri con i genitori in alcuni casi hanno visto partecipazioni molto importanti e troviamo molto bello incontrare professori sempre più interessati al tema. Con questo incontro vogliamo ricordare a tutti noi – cittadini e operatori sociali e dell'educazione – che le frontiere aperte dai media digitali rappresentano un panorama sfidante verso cui tutti non possiamo continuare a fare finta di niente e dobbiamo affrontare con attenzione, responsabilità e con la consapevolezza che rappresenta un contesto verso cui dobbiamo preparare i nostri ragazzi e le nostre ragazze.".

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

È stata presentata il 4 aprile una nuova ricerca di Legacoopbund sulle cooperative sociali: in Alto Adige rappresentano un attore sociale ed economico di grande importanza e hanno al loro interno un forte potenziale innovativo. “Le cooperative sociali rappresentano oggi un tassello irrinunciabile nei servizi sociosanitari e nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate”. In Alto Adige si contano attualmente circa 220 cooperative sociali nelle quali lavorano più di 2.500 persone, di cui circa 500 persone svantaggiate, vale a dire persone che hanno trovato un’occupazione nelle cooperative nell’ambito di un progetto di integrazione lavorativa. Le cooperative sociali oggi sono messe a dura prova: aumenta la pressione su di loro, accresce la burocrazia, la concorrenza per l’assegnazione degli incarichi pubblici è sempre più agguerrita e diminuiscono in genere i contributi pubblici. 

Il ruolo delle cooperative sociali deve dunque essere ripensato e reinventato. In che modo la cooperazione sociale può contribuire anche in futuro alla nostra società e quali risposte può dare ai cambiamenti demografici e ai mutamenti dei bisogni sociali? Di questo e d’altro si è discusso ieri (4 aprile 2018) nell’ambito della conferenza “Cooperative sociali 2.0”. All’incontro presso la Camera di Commercio di Bolzano, organizzato dall’associazione di rappresentanza delle cooperative Legacoopbund, hanno partecipato anche gli assessori Martha Stocker e Christian Tommasini, così come numerosi rappresentanti delle cooperative sociali altoatesine.

“Il valore che le cooperative creano grazie alla loro attività dovrebbe essere messo in risalto. Questo, ad esempio, attraverso una ricerca pubblica sulla ricaduta qualitativa e quantitativa dell’attività delle cooperative sociali sulla comunità, sulla qualità di vita delle persone svantaggiate e sul loro ambiente”, ha affermato il Presidente di Legacoopbund Heini Grandi. La realizzazione di un centro di competenza per l’innovazione sociale potrebbe dare una risposta a molte esigenze delle cooperative, ne è convinta l’assessore Martha Stocker: “Siamo interessati a sostenere un tale progetto, a patto che venga condiviso e portato avanti da tutte le centrali cooperative”. 

L’assessore Christian Tommasini ha ribadito, invece, la propria volontà di sostenere anche in futuro le cooperative sociali, quali importanti partner delle istituzioni pubbliche: “La giunta provinciale non può di certo dare risposta a tutti i bisogni sociali e della comunità. Qui sono chiamate in causa le cooperative, che dovranno affrontare le questioni sociali e sviluppare nuove soluzioni. Noi come giunta ci impegneremo a creare i presupposti legislativi e mettere a disposizione le risorse necessarie per rendere possibile questo percorso”.

Il Presidente di Legacoopbund Heini Grandi nell’ambito della conferenza ha ricordato che le cooperative sociali preferirebbero ricevere più incarichi lavorativi anche da parte degli enti pubblici piuttosto che contributi, non rinunciando però alle attuali tutele e ad una sempre maggiore attenzione verso la qualità. “Non è sempre facile per le cooperative conciliare l’essere impresa con lo scopo sociale, soprattutto per quanto riguarda gli incarichi pubblici, dove spesso sempre più spesso sono le imprese provenienti da altre regioni ad aggiudicarsi gli appalti”, ha raffermato la presidente della cooperativa sociale Oasis Klaudia Resch: “Sarebbe importante che dopo l’assegnazione degli appalti pubblici venga controllata costantemente anche la corretta esecuzione degli incarichi”.

Un’ulteriore tematica di cui si è parlato durante la conferenza è la possibile apertura a nuove categorie di persone svantaggiate. Si pone la domanda se le cooperative sociali siano chiamate a svolgere progetti di inserimento lavorativo anche per nuovi gruppi sociali svantaggiati, quali i senzatetto, i migranti, i disoccupati a lungo termine, i giovani in cerca di lavoro ecc. “Si tratta in questi casi specifici di persone che si trovano in una situazione di svantaggio per un periodo breve della loro vita. Alle cooperative sociali dovrebbe essere concessa la possibilità di accompagnare queste persone per un certo periodo e ottenere per questo servizio un sostegno specifico; senza che vengano però modificate le categorie delle persone svantaggiate secondo la legge 381/1991”, questa l’opinione dei partecipanti alla discussione.

“Il lavoro nelle cooperative sociali è un arricchimento per tutti, non solo per le persone svantaggiate”, ha ricordato Francesca Peruz, Presidente della cooperativa sociale Clab: “Si creano nuovi contatti e relazioni sociali e le persone vengono accompagnate e sostenute in diversi ambiti della loro vita”.

La nuova ricerca sulla cooperazione sociale

Nell’ambito della conferenza sono stati, inoltre, presentati i risultati di una nuova ricerca, svolta dalla cooperativa di innovazione socialeSophia e commissionata da Legacoopbund. Oscar Kiesswetter, come autore di una parte della ricerca, ha presentato il percorso che ha portato all’emanazione della legge 381/1991 sulla cooperazione sociale: “La prima cooperativa sociale in Italia, la Cooperativa lavoratori uniti, è stata costituita nel 1972, quasi 20 anni prima dell’entrata in vigore della legge 381/1991, a testimonianza della forte vena innovativa presente nelle prime cooperative”.

Anche Armin Bernhard ha presentato, come coautore, una parte della ricerca, evidenziando le nuove sfide sociali che attendono la cooperazione: “Il progressivo invecchiamento della popolazione, l’integrazione di nuovi gruppi sociali, l’inserimento lavorativo di persone con un forte bisogno di aiuto ecc. costringono le cooperative a cercare nuove soluzioni e ad allargare le proprie attività. Nuove collaborazioni con il settore profit e non-profit e un sostegno flessibile da parte di partner pubblici e privati sono di fondamentale importanza”.

 

Pubblicato in Trentino-Alto Adige

Sesta tappa della manifestazione nazionale #Conibambini- Tutta un’altra storia. L’appuntamento è per mercoledì 11 aprile alle ore 10 presso l’aula consiliare del Comune di Catania: “Con i bambini a palazzo di città”, consiglio comunale autogestito dagli studenti catanesi per parlare di periferie, povertà educativa e comunità educante.

Nel corso della mattinata, circa 60 ragazzi provenienti da diverse scuole racconteranno la loro idea di città partendo dalle tre parole chiave. In particolare sul loro modo di vedere le periferie, di come la povertà educativa incide nella crescita e nel futuro dei minori e l’importanza di una comunità educante a Catania e nell’hinterland, cosa si può fare, insieme, per contrastare il crescente fenomeno della povertà anche nel capoluogo etneo. A fare i saluti saranno il sindaco di Catania Enzo Bianco e il presidente di Fondazione Sicilia Raffaele Bonsignore. Ad ascoltare i ragazzi e illustrare le finalità del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile sarà Giuseppe Schena, consigliere di amministrazione di Con i Bambini e presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi. I protagonisti saranno i ragazzi e il loro modo di vedere il mondo, ascoltati anche dalle associazioni e dalle scuole del territorio, dalla comunità educante.

“L’obiettivo generale della campagna #Conibambini – Tutta un’altra storia- spiega Carlo Borgomeo presidente dell’impresa sociale Con i Bambini-  è promuovere i temi legati al Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile incontrando le comunità educanti dei territori (scuola, famiglia, terzo settore, fondazioni, università, giovani, ecc) per ascoltarle e condividere con loro idee e buone pratiche di alleanze educative peri contrastare il fenomeno della povertà. Un viaggio in sette tappe, da Nord a Sud, che ha come scopo quello di fare emergere e condividere le buone prassi nate nei territori come esempio a livello nazionale, e allo stesso tempo le criticità e i bisogni di quella generazione talmente liquida da sembrare invisibile”. In particolare la campagna si concentra su tre parole chiave, sui concetti multidimensionali di povertà educativa minorile, comunità educante, periferie.

Le tappe fin qui realizzate: 27 novembre Torino, 6 dicembre Reggio Emilia, 29 gennaio Milano, 20 febbraio Napoli, 1 marzo Brindisi, l’11 aprile a Catania e si concluderà a maggio a Roma, con la partecipazione delle Istituzioni, delle Fondazioni, del Terzo Settore, delle Scuole e dei ragazzi, offrendo la fotografia di un’altra Italia che lavora molto e spesso sottovoce, attenta ai ragazzi e al futuro del Paese.

L’evento è organizzato da Con i Bambini insieme a Fondazione Sicilia e Comune di Catania, in collaborazione con il Consorzio Il Nodo Società Cooperativa Sociale, Ispettoria Salesiana Sicula San Paolo, InsiemePer...l'Albero di Andrea Società Cooperativa Sociale Onlus, questi ultimi coinvolti nei primi progetti selezionati sul territorio catanese attraverso il Bando Adolescenza.

 

 

Pubblicato in Sicilia

“Il calo di fiducia nelle ong non deve sorprendere: è anche il risultato di precise iniziative politiche e mediatiche, che si riflettono in pericolose tendenze culturali, che fanno leva sulla diffusione di paura e sulla creazione di capri espiatori per trovare sostegno a breve termine. Fra le conseguenze la diffidenza e, nel peggiore dei casi, l’odio e la violenza nei confronti di chi fa della solidarietà il principio alla base della propria attività”.

Con queste parole Luca De Fraia, coordinatore della Consulta Europa, Mondo e Cooperazione Internazionale del Forum Terzo Settore commenta i recenti dati Edelman Trust Barometer sulla fiducia nel mondo verso le ong. Rispetto al 2017, la “disposizione positiva” delle persone nei confronti di queste organizzazioni è calata in 14 Paesi. In Italia c’è stata una caduta di 13 punti percentuali in un anno. 

“Questi numeri sono la dimostrazione che a penalizzare il valore dell’operato delle ong agli occhi delle persone giocano fattori indipendenti da esse”, continua De Fraia: “Infatti,dal 2017 al 2018 la fiducia è passata dal 59% al 46%: in questo periodo, mentre le ong continuavano a svolgere il loro lavoro, fino ad allora apprezzato e ritenuto di grande merito, abbiamo assistito, quotidianamente, all’esasperazione mediatica di singoli episodi di cronaca con protagoniste persone migranti, ad iniziative della magistratura giudiziaria(come nel recente caso della Proactiva Open Arms, verso cui le accuse si sono rivelate infondate), a un’informazione, anche proveniente dal mondo della politica, sul fenomeno migratorio e sulle attività delle ong parziale e strumentale”.

“Così, però, si gioca con il fuoco: l’effetto più lampante e di breve termine è lo screditamento di chi fa solidarietà e, nel lungo periodo, si va incontro a una società dominata dal senso di solitudine e dall’individualismo più odioso. La solidarietà”, conclude il coordinatore della Consulta Europa, Mondo e Cooperazione Internazionale, “non è un reato, ma un valore prezioso e un esempio concreto di pratica di vita che in tanti, tra cui anche le ong, portano avanti coraggiosamente”. 

 

Pubblicato in Nazionale

In Italia, ancora oggi, si sente parlare troppo spesso di donne vittime di violenze, di casi di omofobia e di ragazzi perseguitati dal bullismo. Fenomeni distanti tra loro ma che sono legati da un unico filo invisibile che racchiude in sé una delle violazioni dei diritti umani più grave: la discriminazione. Ma cosa ne pensano i nostri connazionali dell'incidenza di questi fenomeni in Italia e nel mondo?

Amnesty International per rispondere a questa domanda presenta l'inedita indagine "Gli Italiani e le discriminazioni", realizzata in collaborazione con Doxa, per fotografare il pensiero dei nostri connazionali su questi fenomeni in Italia e nel mondo. Lo studio, realizzato su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta (18-70 anni), è stato presentato ieri dall'Organizzazione che dà così il via alla campagna di raccolta fondi con il 5x1000.

I dati emersi su queste forme di discriminazione non sono incoraggianti. Infatti, per 6 Italiani su 10 la violenza sulle donne è aumentata in questi ultimi anni e sempre più spesso si sentono notizie in cui si parla di femminicidio. Ma, a pensarla così, sono quasi 7 donne su 10, contro il 50% degli uomini. C'è poi un restante 40% di Italiani per i quali il fenomeno è rimasto invariato, ma che credono che se ne parli di più su media e social media (anche in questo caso, a minimizzare il problema sono gli uomini, risponde così il 47% contro il 30% delle donne).

Altro fenomeno in crescita, secondo 7 Italiani su 10, è quello del bullismo. Addirittura, quasi la metà degli intervistati (45%) pensa che si sia verificato un incremento del fenomeno proprio a causa della grande cassa di risonanza fornita dai social media. Inoltre, un ulteriore 26% crede che la crescita sia dovuta al costante clima di incitamento all'odio e alla discriminazione presente sui media. Per 1 Italiano su 4, invece, il bullismo è sempre stato presente e non ci sono differenze sostanziali rispetto al passato, se non un incremento delle denunce. 

La legge che istituisce le unioni civili per le coppie formate da persone dello stesso sesso, approvata a maggio 2016 dal Parlamento, è considerata come un passo di civiltà per 1 Italiano su 2, che vede un reale cambiamento nei diritti delle persone omosessuali negli ultimi anni. L'86% degli Italiani pensa che le persone omosessuali debbano avere gli stessi diritti degli altri, dato in aumento rispetto al 72% di una ricerca pubblicata nel 2016 Rapporto ILGA (The International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association), sviluppato tra dicembre 2015 e gennaio 2016 e pubblicato a ottobre 2016. Ma per le coppie omosessuali c'è ancora tanto da fare e questo viene confermato da 1 Italiano su 5 per cui, nonostante i progressi fatti, le coppie omosessuali sono ancora vittime di omofobia.

"Le discriminazioni, in ogni loro forma, sono ancora oggi all'ordine del giorno e sappiamo che c'è ancora tanto da fare" – Dichiara Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – "La nostra organizzazione si impegna quotidianamente per contrastare questi fenomeni, sensibilizzando l'opinione pubblica e le istituzioni e creando progetti specifici. I risultati della nostre azioni iniziano a vedersi e questo viene confermato dall'indagine Doxa, in cui emerge una maggiore consapevolezza dei nostri connazionali che vedono un cambiamento o, quanto meno, si iniziano a rendere conto del problema".

Valutazioni e sensazioni confermate dai preoccupanti dati sulle discriminazioni in Italia. Infatti, nel 2017, dei 355 omicidi commessi, 140 sono femminicidi (Dati del Ministero dell'Interno relativi alla sicurezza in Italia nel 2017). Sebbene il numero degli omicidi commessi nell'ultimo anno sia diminuito dell'11% dal 2016, e del 25% negli ultimi 4 anni, il numero dei femminicidi è rimasto invariato. Ma le donne non sono le uniche a subire discriminazioni. Il 40,3% delle persone LGBTI, infatti, afferma di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24% a scuola o in università mentre il 22% sul posto di lavoro (Relazione luglio 2017 della Commissione Parlamentare Jo Cox sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio). In molti casi, discriminazioni e violazioni dei diritti umani avvengono già tra i ragazzi. In Italia, un ragazzo o una ragazza su 2, tra gli 11 e i 17 anni, ha subito episodi di bullismo e circa il 20% ne è vittima assidua, cioè subisce prepotenze più volte al mese (Indagine ISTAT 2015 "Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi").

Anche quest'anno Chef Rubio ha deciso di schierarsi al fianco di Amnesty International a sostegno della campagna e della lotta alle discriminazioni: "Per il secondo anno di seguito confermo la mia scelta a sostegno di Amnesty International perché la tutela dei diritti umani riguarda tutti noi ed è fondamentale continuare nelle grandi battaglie per affermare i diritti di chi non ha voce, sia in Italia che nel mondo. – Dichiara Chef Rubio, cuoco non convenzionale artefice di significative ricette di solidarietà per persone e situazioni disagiate: dal "Pasto Sospeso" per migranti e indigenti, ai tutorial di ricette in Lingua dei Segni per i sordi, alle lezioni di cucina in carcere per i detenuti – E' vero che alcuni passi avanti sono stati fatti, ma non basta. Bisogna lottare ogni giorno, combattere le ingiustizie e proteggere chi ne è vittima. Tutti possiamo fare qualcosa per un mondo più giusto e senza discriminazioni. A cominciare da me, dal mio impegno personale da semplice individuo e poi da personaggio pubblico per promuovere e difendere i diritti e le libertà civili: donare il 5x1000 ad Amnesty International è un primo passo che, tra le altre cose, non ci costa niente ma può fare tanto."

Amnesty International si impegna da decenni per combattere qualsiasi forma di discriminazione e violazione dei diritti umani. È costante il lavoro dell'Organizzazione per far emergere il problema della violenza sulle donne sia sui media che tra le istituzioni. Di fronte al numero esorbitante di femminicidi compiuti nel nostro paese, lo Stato ha il dovere di garantire una protezione efficace e assoluta alle donne che trovano il coraggio di ribellarsi a persecuzioni e violenze. Inoltre, Amnesty International è attivo dal 2016 con un progetto pilota con l'obiettivo di ridurre i casi di bullismo in tutti i settori della vita scolastica. Infine, è dal 1979 che l'Organizzazione si occupa dei diritti negati e/o violati della comunità LGBTI e ora, dopo anni di campagne e sensibilizzazione, si iniziano a vedere i primi frutti. A confermarlo è sia la percezione degli italiani, ma anche la legge sulle unioni civili. Tuttavia, la legge non ha affrontato la questione dell'adozione da parte delle coppie dello stesso sesso.

 

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