Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Martedì, 22 Maggio 2018

Articoli filtrati per data: Venerdì, 06 Aprile 2018 - nelPaese.it

Amnesty International ha chiesto al governo del Bangladesh di tenere fede al suo impegno affinché i rifugiati rohingya vengano rimpatriati solo in condizioni sicure, volontarie e dignitose. In un incontro con il primo ministro del Bangladesh, Sheikh Hasina, il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty, ha riconosciuto la generosità che il paese ha mostrato a quasi un milione di rifugiati rohingya costretti a lasciare le loro case nello stato di Rakhine in Myanmar a causa dei crimini contro l'umanità commessi dall'esercito di Myanmar. 

"In un periodo in cui molti stati hanno voltato le spalle senza pietà alle persone in fuga dalle persecuzioni, il Bangladesh ha mostrato un'enorme generosità aprendo le porte a circa 700.000 rifugiati", ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International."Questo atto di generosità ha fatto guadagnare al paese un'enorme benevolenza e ci auguriamo che il Bangladesh terrà fede al suo impegno di sostenere i rifugiati rohingya finché non sarà possibile per loro fare ritorno in condizioni sicure, volontarie e dignitose". 

Salil Shetty ha inoltre riaffermato la posizione di Amnesty International secondo cui l'esercito di Myanmar deve essere ritenuto responsabile dei crimini contro l'umanità commessi contro i rohingya.  Durante la visita ai campi profughi nell'area di Cox's Bazar, Salil Shetty ha incontrato diversi rifugiati che hanno raccontato gli orrori subìti, nonché i dettagli di come precedenti campagne di violenza da parte dell'esercito di Myanmar li abbiano costretti ripetutamente a cercare rifugio oltre il confine, in Bangladesh. 

Rilevando gli sforzi fatti per migliorare le condizioni nei campi, Amnesty International ha esortato il governo del Bangladesh a intensificarli prima dell'imminente stagione dei monsoni, quando molti rifugiati saranno in pericolo a causa di frane e altri rischi associati a forti piogge.  Anche i bambini rohingya, a cui è stata negata l'opportunità di proseguire gli studi sin dal loro arrivo nell'area di Cox's Bazar ad agosto 2017, necessitano di grande attenzione. 

"Il Bangladesh non può essere lasciato solo ad affrontare questa crisi. La comunità internazionale deve continuare a sostenere il paese nell'ospitalità da offrire ai rifugiati rohingya per tutto il tempo necessario", ha ammonito Salil Shetty. "Allo stesso tempo, i leader mondiali devono anche fare pressione per accertare le responsabilità degli orribili crimini commessi contro i rohingya, affinché possano ottenere la giustizia che meritano e la sicurezza di cui hanno bisogno". 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo
Venerdì, 06 Aprile 2018 15:43

L'ARTE ARRIVA DOVE LE PAROLE NON POSSONO

Anno 1996: questa la data di nascita dell'atelier di pittura promosso all'interno dei servizio di socio riabilitazione della salute mentale in Valdarno. E' vissuto tra scuole e Case del popolo, grazie all'associazione Aldebaran con Giulia Maria Monaci nel ruolo di formatrice. Dal 7 aprile una cinquantina di opere saranno esposte nei negozi del Corso di San Giovanni e sabato 14 andranno all'asta in un evento organizzato, alle ore 17, nella Biblioteca comunale di San Giovanni Valdarno.

E questo nell'ambito del mese di iniziative che Cooperativa sociale Koinè e Usl Toscana Sud Est hanno dedicato alla salute mentale in collaborazione con Federsanità, Airsam, Legacoopsociali e Conferenza dei Sindaci dell'Area Vasta. "Quello che  accomuna ogni partecipante – commenta Koinè - è l'ansia da prestazione che occorre gestire con delicatezza ma al tempo stesso con decisione, adattando tematiche e uso di tecniche pittoriche adeguate alle attitudini personali".

Ogni partecipante ha un problema o un disagio mentale, sono adolescenti e adulti, con una fascia d'età compresa tra i 25 e i 60 anni. Sia donne che uomini. Un foglio bianco può mettere nel panico ma si tratta solo di un foglio e la paura che genera si può superare provando e riprovando. "Cerchiamo di non far esistere il 'non mi riesce'  ma il 'ci provo' e vediamo come si può fare per ottenere risultati soddisfacenti. Talvolta insistere con lapis e gomma,  per ottenere quella perfezione inesistente, è spesso causa di frustrazione ed impedimento al fluire dei colori, forme ed emozioni cose che sono alla base della rappresentazione artistica. Per questo spesso e volentieri lavoriamo senza lapis e senza gomma, imparando a farne un uso moderato con il tempo".

Osservare, trarre spunto dalla fotografia e, soprattutto lasciare perdere tutto: "un foglio, il pennello, i colori, una suggestione. E' il momento di abbandonare schemi e impostazioni per permettere alla creazione di manifestarsi e di sorprendere per primo l'autore. Ripropongo di tanto in tanto questo sessioni per distendere le tensioni e per facilitare l'autostima individuale".

Questo non vuol dire essere privo di tecnica. "Familiarizzare con le diverse tecniche pittoriche e i supporti, oltre che stimolare e divertire, sviluppa le competenze necessarie ad attivare le scelte più adeguate al tipo di progetto e alla propria personalità. Quindi nel corso degli incontri propongo l'utilizzo di questa o quella tecnica, obbligatoriamente per tutto il gruppo o dopo le prime sperimentazioni e a secondo dell'esigenza, individualmente. Anche laddove si dia la preferenza ai pastelli di varia composizione è importante imparare a destreggiare l'uso del colore attraverso le mescolanze, quindi lavorare con le tempere e gli acquerelli".

Così le cartelle si riempiono di disegni, pitture e invadono gli spazi. "Non ha  senso richiudere negli armadi la straordinaria valenza espressiva che questi lavori contengono. Diventa, quindi, un esigenza collettiva quella di esporre i propri lavori. Lavorare per una mostra diventa di per sé un progetto da percorrere collettivamente, portando ognuno il pezzetto di sé che vuole palesare. L'asta di raccolta fondi per autofinanziare l'atelier, realizzata al termine della mostra, rappresenta un passaggio necessario all'altrettanto necessario sviluppo del progetto".

 

Pubblicato in Cultura

Un dimostrante palestinese è stato ucciso dall'esercito israeliano al confine nel nord della Striscia di Gaza. Lo riferisce l'agenzia palestinese Wafa. Sono 81 invece i feriti durante gli scontri, secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa, citata dal Jerusalem Post. Il ministero della Sanità a Gaza parla tuttavia di 40 feriti, di cui 5 gravi. 

Questo è il bilancio del secondo venerdì della “Marcia del ritorno” che sette giorni fa ha visto 17 morti e 1400 feriti sotto il fuoco israeliano. Nei quattro giorni successivi, 102 pazienti con ferite da arma da fuoco agli arti inferiori sono stati trasferiti nelle tre strutture di MSF che nell'area forniscono assistenza specialistica per pazienti traumatologici e ustionati. Più del 35% di questi pazienti ha riportato fratture che richiederanno un trattamento a lungo termine, probabili interventi chirurgici e lunghi periodi di riabilitazione. Gli altri hanno subito lesioni dei tessuti molli, per lo più muscolari, ma potrebbero aver bisogno di interventi chirurgici e di diverse settimane di cure e medicazioni.

"Abbiamo già affrontato un preoccupante aumento del numero di persone ferite dalle forze armate israeliane dal dicembre 2017, dopo le proteste scoppiate quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato di Israele", dichiara Marie-Elisabeth Ingres, rappresentante di MSF in Palestina. "Oggi contiamo 20 feriti a settimana, erano 20 al mese prima del novembre 2017". 

MSF è pronta ad aprire una nuova sala per consultazioni mediche in una struttura sanitaria pubblica a Gaza, per aumentare la propria capacità di fornire cure post-operatorie (cure infermieristiche specializzate, medicazioni delle ferite). MSF è in stretto contatto con lo staff medico del Ministero della Salute e può fornire équipe chirurgiche specializzate per supportare gli ospedali locali e assicurare periodi di trattamento più lunghi per i pazienti che ne hanno bisogno. MSF ha anche donato kit di emergenza con farmaci e materiali medici usa e getta per trattare più di 100 feriti assistiti nelle strutture del Ministero della Salute.

"Crediamo che nei prossimi giorni altre persone avranno bisogno di assistenza nelle nostre cliniche, perché gli ospedali ci invieranno più pazienti per ricevere cure post-operatorie", ha aggiunto Ingres di MSF. "E temiamo che alle prossime manifestazioni, a partire da quella di venerdì 6 aprile, ci saranno nuove violenze che produrranno nuovi feriti. Da qui al 15 maggio ci sono altre proteste in programma, MSF farà tutto il possibile per affrontare l'emergenza e rispondere ai bisogni della popolazione di Gaza".

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

“La strada per una copertura sanitaria per tutti e dovunque, nonostante i progressi fatti in tutto il mondo e anche in Italia, è ancora in salita: la Giornata mondiale della salute deve servire a prendere coscienza che è necessario operare con urgenza e convinzione per raggiungere questo ambizioso ma necessario traguardo”. Così Vincenzo Saturni, coordinatore della Consulta Salute e Anziani del Forum Terzo Settore, in occasione della Giornata mondiale istituita dall’OMS.

“Garantire i servizi sanitari a tutti è un presupposto imprescindibile per una società civile e democratica. E’ grave e sconfortante sapere che, nell’ultimo anno, nel nostro Paese il 22% delle persone ha dovuto rinunciare a curarsi per motivi economici, e che in 320mila hanno dovuto spostarsi dal Sud al Nord per farlo”.

“Sostenere la promozione della salute, del benessere e della qualità della vita per tutti significa rimettere al centro la lotta alle diseguaglianze e la centralità dei diritti, all’interno di un’ottica, più ampia, di sviluppo sostenibile”, continua Saturni.

“E’ questa la direzione del lavoro delle organizzazioni di Terzo settore e della Consulta Salute e Anziani del Forum Terzo Settore, attivata recentemente. Come rilevato nel report ‘Il Terzo settore e gli obiettivi di sviluppo sostenibile’, infatti, oltre 90.000 organizzazioni (enti di primo livello), quasi 3 milioni di volontari e 436.000 lavoratori sono impegnati nel perseguimento dell’SDG 3 (Salute e Benessere) dell’Agenda 2030 dell’Onu. Tra gli enti aderenti al Forum, ben l’82% è attivo su questo obiettivo”.

Pubblicato in Nazionale

Il cancro al polmone e il mesotelioma potrebbero in futuro essere controllati attraverso strategie terapeutiche condotte con farmaci mirati a inibire la proteina AKT e quindi a riattivare l’attività di oncosoppressore della proteina RBL2/p130. E’ la conclusione a cui giunge lo studio diretto dal professor Antonio Giordano, del dipartimento di Medicina, chirurgia e neuroscienze dell’Università di Siena, e Sbarro Institute della Temple University di Philadelphia, in collaborazione con ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, Fondazione G. Pascale.

Lo studio, appena pubblicato in America sull’autorevole rivista Oncogene e finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e dal Ministero della salute, ha dimostrato come in linee cellulari l’inibizione attraverso la molecola Akt Inhibitor VIII della proteina AKT, la cui presenza è determinante nella proliferazione delle cellule tumorali, possa favorire la stabilità e la localizzazione nel nucleo della cellula del citato oncosoppressore RBL2/p130, andando a ridurre la vitalità delle cellule tumorali. Nella sperimentazione, infatti, la disattivazione farmacologica della proteina AKT ha provocato l’arresto del ciclo cellulare e la conseguente morte delle cellule di cancro polmonare e mesotelioma.

“Abbiamo scoperto che il silenziamento di RBL2/p130 riduce fortemente la morte cellulare indotta mediante il blocco di AKT, identificando così un ruolo cruciale di RBL2/p130 nel determinare il destino cellulare in seguito alla inibizione di stimoli oncogenici. L’inibizione di AKT, infatti, funziona in sinergia con inibitori delle chinasi ciclina dipendenti, anch’essi in grado di riattivare il potenziale oncosoppressore di RBL2/p130”, affermano Francesca Pentimalli, primo autore dello studio, e Giordano.

“Riteniamo – ha concluso il professor Giordano – che questa potrebbe essere una strategia antitumorale molto promettente: sia gli inibitori di AKT che di CDK sono due classi di farmaci attualmente in fase di sperimentazione clinica, mirata ad altre patologie. Il nostro studio si è incentrato principalmente sul cancro al polmone e sul mesotelioma ma potrebbe essere valido anche contro altri tipi di tumore”.

E’ stato lo stesso professor Giordano a individuare e clonare nel 1993 il gene oncosoppressore, l'RBL2/p130, la cui funzione è di primaria importanza nel ciclo cellulare, controllando la corretta replicazione del Dna e prevenendo, essenzialmente, l'insorgenza del cancro.

Pubblicato in Salute
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Aprile 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30