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Venerdì, 17 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 09 Aprile 2018 - nelPaese.it

In Ungheria Orban stravince le elezioni. Con lui Ong e promotori dei diritti umani hanno subito diversi attacchi. Il governo ungherese sta cercando di mettere a tacere la società civile che denuncia e si attiva contro le violazioni dei diritti umani attraverso delle leggi che, se verranno votate, renderanno impossibile alle Organizzazioni non governative (Ong) proseguire con il loro lavoro di assistenza e protezione di chi ha bisogno. Il pacchetto legislativo rientra in un giro di vite contro i diritti umani e le organizzazioni della società civile in Ungheria, ormai sotto attacco da diversi anni. L'obiettivo del governo è semplice e chiaro: mettere a tacere le Ong indipendenti e apertamente critiche. Tra queste vi sono Amnesty International, l'Unione delle Libertà Civili e la Commissione Helsinki. 

Commentando la vittoria di Fidesz, il partito del presidente Orban, nelle elezioni generali in Ungheria, la direttrice di Amnesty International per l'Europa, Gauri van Gulik, ha detto:  "Per quanto il clima possa essere ostile, siamo determinati nel nostro impegno. Resisteremo all'offensiva contro i diritti umani in Ungheria per e con tutte le persone e i gruppi che combattono per i diritti e le libertà di tutti.  Continueremo a contrastare i tentativi di attizzare l'ostilità contro i migranti e i rifugiati e proseguiremo a prendere la parola in favore di chi li sostiene e difende. Non ci faremo spaventare da coloro che cercano di ridurre al silenzio le voci critiche e di creare un'atmosfera di paura". 

"Il legittimo lavoro delle organizzazioni che difendono i diritti umani in Ungheria – conclude Gulik - è adesso più necessario che mai e più che mai siamo determinati a stare al loro fianco". 

Pubblicato in Nazionale

Nel 100° Anniversario del Manifesto della Danza Futurista, sabato 14 aprile alle ore 21 viene presentato al Teatro Comunale di Casalmaggiore, a conclusione della Stagione, lo spettacolo futurista “Uccidiamo il chiaro di luna. Danze, voci, suoni del Futurismo italiano”, coreografia di Silvana Barbarini, allieva dell'unica danzatrice futurista scoperta da Filippo Tommaso Marinetti, direttore del coro Emanuele De Checchi.

Un’occasione unica per vedere uno spettacolo sorprendente e pirotecnico fatto di gesto, poesia e musica, con in scena tredici giovani danzatori della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, su musiche di Aldo Giuntini, Filippo Tommaso Marinetti, Alexander Mosolov, Andé Laporte, una produzione 2015 della Fondazione Milano-Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, riallestita nell’ambito del Progetto RIC.CI Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni Ottanta/Novanta ideato e curato da Marinella Guatterini, grazie alla collaborazione di molti teatri e fondazioni. Lo spettacolo è l’ultimo appuntamento della Stagione 2017-2018 diretta da Giuseppe Romanetti, realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia, nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi, con il contributo di La Briantina S.p.A.

Le danze di Uccidiamo il chiaro di luna di Silvana Barbarini decollarono alla Scuola Paolo Grassi, nel 1997, per l'allora Atelier e oggi Corso di Teatrodanza.  Silvana Barberini è stata allieva di Giannina Censi, l'unica danzatrice futurista scoperta da Filippo Tommaso Marinetti, quando, appena sedicenne, danzava i versi del poeta comasco Escodamè e del “parolibero” Gioia e nel 1931 la Sinfonia aerea del compositore Pick Mangiagalli. In lei - ex ballerina sulle punte, stanca dell'Accademia - Marinetti intravvide subito l'ideale corpo della sua Danza dell'aviatrice, uno dei tre mini-balletti inseriti nel Manifesto della danza futurista (1917).

Nel novembre 1931, durante l'inaugurazione della Mostra di aeropittura e scenografia futurista alla Galleria Lino Pesaro di Milano, la Censi si esibì in un alluminico costume “balneare futurista”, firmato da Enrico Prampolini, mentre, dietro le quinte Marinetti declamava il suo A mille metri su Adrianopoli bombardata e Serie di seconde parti di immagini aviatorie. Fu uno shock per il pubblico e per la critica che reagirono lanciando ortaggi e improperi, e l'aerodanza, idea originalissima del Futurismo, non ebbe seguito se non nel 1979 allorché la Barbarini, con Alessandra Manari (altra giovanissima allieva della Censi) decisero di ricomporre liberamente l'esperienza della loro insegnante, sotto i suoi occhi vigili.  Nacque un evento importante nella storia della danza contemporanea italiana SiioVlummia-Torrente. Da allora una serie di nuovi spettacoli neofuturisti, ispirati a materiali storici di poeti, artisti visivi e musicisti del movimento marinettiano, furono allestiti ancora dalla Barbarini.

“Solo alla Scuola Paolo Grassi, la danzatrice-coreografa - scrive Marinella Guatterini - osò impegnarsi nella ricostruzione non filologica delle tre danze del Manifesto futurista della danza (La danza dello Schrapnel, della Mitragliatrice e dell'Aviatrice). L'esperienza rivelò, all'epoca, aspetti ignorati, in genere, dalla didattica italiana quali l'impiego di un'energia discontinua, crescente e decrescente, contratta e decontratta in intervalli di tempo molecolari e la valorizzazione del microgesto e di una microdinamica, mai fine a se stessa ma alla eventuale ricomposizione di un universo di senso e di poesia ove il gioco e l'ironia siano veicoli creativi oltre che espressivi”. 

 

Pubblicato in Cultura

“Emozioni e social media”, a Torviscosa (Udine) i millennials imparano ad essere online con lo speciale Laboratorio formativo organizzato e condotto dalla Cooperativa sociale Itaca, coinvolti 50 studenti di 2^ e 3^ media della Scuola secondaria di primo grado “IV Novembre”. Tre incontri di due ore ciascuno per ogni classe, previsti il 13, 17 e 24 aprile, con l’obiettivo di rendere consapevoli i ragazzi sul tema delle regole giuridiche e pedagogiche collegate alle nuove tecnologie e ai nuovi media.

Due gli educatori di Itaca che in classe si occuperanno della speciale formazione dei millennials per indagare assieme a loro come utilizzano le nuove tecnologie e come invece possono essere utilizzate, riflettere sul ruolo degli adulti e sui rischi del digital divide, ma anche iniziare un percorso di conoscenza della comunicazione e degli stili relazionali online propri dei nativi digitali, che non possono essere disgiunti dai cambiamenti culturali e sociali in atto.

Oggi Internet e i social media sono strumenti sempre più utilizzati dai giovani perché rappresentano una straordinaria opportunità di informazione, svago, apprendimento e comunicazione. Indubbi sono i vantaggi ma, allo stesso tempo, sono numerosi anche i pericoli. Il progetto si propone infatti come spazio di apprendimento condiviso con i ragazzi, per promuovere una riflessione critica e costruttiva sulle tecnologie di comunicazione, sull’attrattiva che esercitano, sui rischi impliciti che comportano e sulle buone prassi da applicare e rispettare per un uso consapevole e più sicuro.

Lontano dal proporsi come un vademecum su rischi e buone prassi, il progetto intende intervenire per promuovere nei ragazzi le cosiddette life skills, insegnando loro anche attraverso le emozioni cosa significa saper essere e saper sentire la propria identità online. In buona sostanza, spostare l’attenzione dall’essere fruitore o generatore di contenuti online all’essere prima persona e poi cittadino digitale. La metodologia proposta da Itaca sarà centrata sul contesto relazionale ed emozionale, offrendo così agli adulti, anche se a volte meno esperti, un'opportunità di proporsi in modo significativo come punto di riferimento per i ragazzi. Il metodo di lavoro prediligerà lo stile dinamico ed interattivo, nel quale si alterneranno momenti di lavoro individuale e di gruppo con tecniche quali il brainstorming, il role-play e la visione di video, che aiuteranno a favorire un clima aperto e una discussione coinvolgente.

Il 13 aprile il percorso verrà avviato sulla “Conoscenza reciproca, la classe tra risorse e stereotipi” per promuovere una maggiore consapevolezza rispetto al clima di classe e ai ruoli che vi si giocano, con particolare attenzione al peso degli stereotipi, delle etichette sociali e dell'uso dei social media.

Il 17 aprile “Dal bullismo al cyberbullismo”, incontro dedicato a favorire un’analisi critica delle tecniche impiegate dai social media per costruire i messaggi, produrre senso, i generi ed i linguaggi specifici.

Ultimo incontro il 24 aprile su “Le reti sociali tra digitale e reale” per analizzare i modelli sociali e comportamentali che i media propongono, riflettere sulle differenze tra comunicazione diretta e mediata, sviluppare competenze comunicativo relazionali con i coetanei e con gli adulti, analizzare l’immagine di sé.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Un'esposizione di fotografie sulla vita nei campi profughi in Francia e in Grecia. In questi anni il tema dei migranti è praticamente l’argomento più importante in assoluto, anche perché la maggioranza degli altri problemi sono comunque collegati al primo, la sicurezza nelle strade, l’economia, la situazione politica e le vicende internazionali sono comunque riconducibili al fatto che una parte del mondo si sta spostando, in massa, verso un'altra parte.

Nonostante questo, sono davvero poche le persone che conoscono veramente le condizioni di vita dei migranti, sia durante i percorsi, che durante i loro soggiorni nei campi profughi dove vivono quando riescono a raggiungere l’Europa. Chi vuole più informazioni su questi argomenti deve fare da solo, cercando di andare oltre le consuete notizie dei media. E proprio oggi è stata presentata una mostra fotografica che racconta le condizioni di chi vive nei campi di raccolta di Francia e Grecia che insieme all'Italia, vivono l’arrivo di cittadini stranieri in prima fila. 

Il titolo della mostra è: "Itinéraires intérieurs - le abitazioni dei migranti nei campi di Francia e Grecia", fotografie e testimonianze di Bruno Fert. Il progetto della mostra ha ottenuto il Premio della Fotografia Marc Ladreit de Lacharriere Academie des beaux-arts, e racconta in fotografia le abitazioni delle persone che vivono all'interno dei campi o delle “jungles” in Francia e Grecia.

Questi rifugi, nonostante siano provvisori, riflettono l’individualità di coloro che li abitano, raccontando la loro vita in un momento difficile e importante del viaggio che stanno compiendo. La mostra è organizzata dall'Alliance FrancaiseMedici Senza Frontiere e la Biblioteca del Centro Amilcar Cabral in via San Mamolo 24 a Bologna. Nei locali della mostra, che si potrà visitare dal 12 aprile al 3 maggio, sarà presente anche un desk con materiale informativo a cura dei volontari del gruppo di Medici Senza Frontiere di Bologna.

Vincenzo Bottiglioni (Buone Notizie Bologna)

 

Pubblicato in Migrazioni

Nella zona di Torre Angela, alla periferia Sud-Est di Roma, il Presidio di Riabilitazione di via Dionisio, gestito dalla Nuova Sair in convenzione con la Regione Lazio, porta avanti da anni un lavoro di frontiera nei confronti delle persone con disturbo dello spettro autistico grazie al lavoro di operatori qualificati e attraverso l’utilizzo di metodologie innovative. In occasione della Giornata Mondiale della consapevolezza dell’autismo, dello scorso 6 aprile, il centro nella periferia Sud-Est di Roma si racconta come eccellenza della città.

Attraverso il progetto “Pegaso”, nato per rispondere alle necessità riabilitative di ragazzi con autismo in età post-scolare, infatti, un’equipe specializzata e multidisciplinare segue quotidianamente un gruppo di 12 ragazzi insieme alle loro famiglie. Vengono messi in campo progetti specifici, calibrati sulle esigenze di ogni ragazzo e sulle difficoltà che questo incontra nella vita di tutti i giorni, agendo poi con interventi mirati, volti a superare proprio queste criticità.

I ragazzi vengono anche impegnati nell’esecuzione accompagnata e guidata di piccoli lavori, come, ad esempio, la sistematizzazione della biblioteca del Presidio. Oppure vengono coinvolti in progetti all’esterno della struttura, come quello che ha visto recentemente due ragazzi impegnati in un centro cinofilo dove, sempre sotto la supervisione degli operatori, svolgevano alcune attività accanto agli animali, imparando così a relazionarsi e a stabilire un rapporto con loro. Il programma prevede anche interventi presso il domicilio dei ragazzi al fine di condividere con i familiari, anche in ambito domestico, le strategie riabilitative utilizzate presso il Centro.

Un altro punto di forza del progetto “Pegaso”, poi, è l’utilizzo di strumenti innovativi, come la stanza esperienziale, arricchitasi negli ultimi giorni anche di una pedana sensoriale donata da un’Associazione di genitori di bambini autistici. La pedana sensoriale, che ha la funzione di aiutare l’attività di mediazione tra individuo e ambiente per mezzo delle vibrazioni, è uno dei passaggi dell’intero percorso sensoriale, realizzato anche grazie al laboratorio di falegnameria interno, che aiuta i ragazzi a focalizzarsi sui cinque sensi e che, in questo modo, punta a migliorarne le capacità comportamentali e cognitive. Anche in questo progetto, come anche nelle attività interne ed esterne del Centro, è spesso richiesto il coinvolgimento stretto e diretto delle famiglie.

Questa attività con i ragazzi autistici si inserisce nel più ampio quadro di interventi che la Nuova Sair, all’interno del Presidio di Riabilitazione di via Dionisio, porta avanti da oltre 5 anni offrendo percorsi di riabilitazione a oltre 200 minori e adulti con disabilità complessa fisica, psichica, sensoriale o mista. “La creazione di uno spazio sensoriale strutturato, la stanza multisensoriale – spiega Emanuele Mazzone, psicologo – si inserisce all’interno del progetto clinico-riabilitativo di sensorialità e integrazione percettiva denominato “Sinestesia”, pensato appositamente per fornire stimoli, in modo qualitativamente e quantitativamente selezionato, a soggetti con diagnosi di Disturbo dello Spettro dell’Autismo”.

“Il progetto “Sinestesia” – aggiunge – nasce dall’idea di favorire, attraverso l’esplorazione strutturata di un ambiente ricco di stimoli, l’integrazione armonica delle diverse sensazioni personali in una percezione coerente dell’ambiente, favorendo: una migliore capacità di adattamento del soggetto al contesto, l’evoluzione di una modalità soggettiva di approccio e di gestione degli stimoli, la riflessione personale sulle modalità individuali nel percepire l’ambiente, sé stesso e l’altro. Il percorso esperienziale si evolve nella continua e progressiva interazione del dato sensorio con quello percettivo: la sinestesia e, tale percorso, può rappresentare una valida esperienza interpersonale che valica i confini dell’etichetta diagnostica e che può essere rivolto ad ogni soggetto”.

Pubblicato in Lazio

Il 10 aprile alle ore 13 a Roma, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati in via della Missione 4, la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD), l'Associazione Studi Giuridici Immigrazione (ASGI) e IndieWatch terranno una conferenza stampa per presentare un dossier sulle violazioni riscontrate nell'hotspot di Lampedusa e le successive prassi illegittime rilevate nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR) in cui sono stati trasferiti i migranti. “Obiettivo dell'incontro sarà fornire un quadro dettagliato delle illegittimità riscontrate dalle associazioni nell'hotspot di Lampedusa contro cui gli avvocati di CILD e ASGI hanno presentato alcuni ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha ritenuto ammissibili le istanze e chiesto chiarimenti al Governo italiano”.

Inoltre verranno illustrate le violazioni dei diritti di difesa dei migranti avvenute nel CPR di Potenza dove alcuni di loro sono stati condotti.  Alla conferenza stampa parteciperanno gli avvocati Gennaro Santoro, Giulia Crescini e Cristina Cecchini che hanno presentato alcune delle istanze alla CEDU, insieme a Patrizio Gonnella (presidente di CILD) e Fabrizio Coresi (IndieWatch).

Il Cpr di Potenza

La Campagna LasciateCIEntrare ha effettuato una visita nel Cpr di Potenza dove sono recluse 82 persone, prevalentemente di nazionalità tunisina. A loro si aggiungono anche nigeriani, marocchini, un egiziano, uno srilankese, un curdo-siriano, un ghanese, un guineano, alcuni bengalesi e pakistani. “Al nostro ingresso – è scritto nella nota - vediamo alcuni tunisini scortati da due poliziotti in quelli che sono i container dedicati ai colloqui con gli avvocati. Il detenuto che vediamo è accompagnato da due poliziotti, uno dei quali porta il manganello fuori dal fodero ed impugnato "al contrario". Gli accompagnamenti successivi mostrano che si tratta di una modalità comune: ci viene infatti riferito dallo stesso avvocato in quel momento presente che i suoi assistiti sono fortemente intimiditi dalle modalità delle forze dell'ordine. Inoltre, l'avvocato ha difficoltà a parlare con il suo assistito che non conosce altra lingua che l'arabo. Si sottolinea che durante i colloqui la porta della stanza viene rigorosamente tenuta aperta”.

Del gruppo dei tunisini presenti nel CPR 43 provengono dall'Hotspot di Lampedusa ed hanno tutti fatto domanda d'asilo. Gli altri sono nel Centro per scadenza del loro titolo di soggiorno o per identificazione in seguito ad un periodo di detenzione. Tutti i cittadini tunisini incontrati provenivano dall'Hotspot di Lampedusa dove vi sono rimasti per una media di 66 giorni e dove hanno richiesto asilo. “Ci raccontano che la formalizzazione della richiesta è stata fatta solo una volta arrivati al Cpr”. Alcuni hanno dichiarato: "ho chiesto asilo il 2 febbraio e me l'hanno accettato qui il 15 marzo o non ancora ho compilato il C3". Si ritiene quantomeno anomalo se non del tutto illegittimo che dopo un trattenimento a Lampedusa di oltre 65 giorni e l'arrivo nel CPR non tutti siano ancora riusciti a formalizzare richiesta di asilo.

“Rimarcano tutti le pessime condizioni dell'hotspot di Lampedusa e della loro detenzione de facto all'interno del centro”.   In particolare dicono "dopo aver chiesto asilo e prima di trasferirci ci è stato chiesto di firmare un foglio per accettare il trasferimento in un centro di accoglienza per richiedenti asilo, non sapevamo cosa c'era scritto né che saremmo stati condotti in un C.P.R.. Il mediatore a Lampedusa non ci ha mai fornito informazioni corrette o non ci ha tradotto i documenti a noi presentati". Inoltre raccontano di aver visto il giudice per la convalida dopo circa 3 o 4 giorni dall'arrivo, contravvenendo quindi la normativa vigente che stabilisce che le convalide di trattenimento vengano fatte entro del 48 ore dall'arrivo.

Uno di loro riferisce che dall'arrivo non è mai riuscito a parlare con i familiari ed anche qui al C.P.R., nonostante le ripetute richieste, non è ancora riuscito a chiamarli. “Sono dunque tre mesi che non ha alcun contatto con il suo Paese: una situazione che lo ha fortemente provato e che lo ha spinto a chiedere dei calmanti per poter dormire. Non è l'unico a dover far uso dei calmanti: alcuni altri infatti presentano uno stato fortemente alterato dall'uso evidentemente eccessivo di queste sostanze. Dopo aver chiesto a più riprese di poter visionare i registri di carico/scarico farmaci e di ricevere informazioni dettagliati sull'eventuale uso di sostanze psicotrope, ci è stato riferito che non era possibile perché il medico non era presente al momento della visita (sono le ore 17). Dell'orario di presenza del medico non riusciamo ad avere informazioni precise né un dettaglio dei turni orario. Ci viene riferito che va via alle 17:00. La nostra delegazione è giunta alle 16:30 e già evidentemente non era più in struttura. Al suo posto vi è un infermiere, che non abbiamo però incontrato, nonostante più sollecitazioni a voler parlare con un referente dell'assistenza medica”.

“La struttura è costituita da gabbie non coperte nella zona tetto, alte circa 3 metro e mezzo. Le pareti sono lisce ed in materiale antiurto su cui è particolarmente difficile arrampicarsi. Della difficoltà di accesso ad assistenza sanitaria adeguata oltre che a quella legale riferiscono tutte le persone intervistate. Tra i cittadini, vi è anche un cittadino tunisino con disabilità unilaterale destra, che ha con sé copia del tesserino di esenzione per prendere trasporti pubblici ed accedere ai servici sociali in Tunisia”. Nel centro è detenuto un trentenne, la cui compagna residente a Milano ed in stato di gravidanza ha fatto richiesta di poter sposare il padre del bambino in arrivo al più presto, per poter affrontare la gravidanza con maggiore serenità e garantire che il padre del piccolo le sia accanto.

In uno dei blocchi è presente un cittadino nigeriano fortemente vulnerabile che andrebbe seguito in maniera adeguata e non certo in un C.P.R. “Alla richiesta di presenza di protocolli con strutture esperte in vittime di tortura o presenza di psicologi, ancora una volta le informazioni ricevute sono state sommarie e poco chiare; la responsabile del centro ha rimandato nuovamente ad una richiesta di accesso agli atti”.

È presente anche un cittadino curdo-siriano con lo status di rifugiato ottenuto in Germania, che si trova nel Centro per non ben chiari motivi rispetto ad indagini nei suoi riguardi. “Non esiste formale condanna, a quanto da lui riferitoci, per la quale dovrebbe eventualmente ritrovarsi in un carcere e non in un CPR, né ci sono stati forniti elementi utili a comprendere la sua presenza nel CPR.  Ribadiamo ancora una volta che il CPR è un centro di detenzione amministrativa e non un Centro dove vengono rinchiusi autori di crimini, né, tanto meno, persone eventualmente indagate”.

Un cittadino srilankese con cui è difficile comunicare, perché non conosce l'italiano e parla poco inglese, presenta notifica della polizia italiana da cui si evince che dovrebbe essere stato dublinato in Francia nel mese di Febbraio, ma è stato invece condotto al CPR di Palazzo San Gervasio. “Egli stesso mostra la notifica chiedendo spiegazioni perché non ha evidentemente compreso, per assenza di mediazione e traduzione nella lingua a lui nota al momento della notifica, quanto ordinato, sia rispetto al rientro in Francia per regolarizzare la sua posizione che al motivo per cui si trova al CPR. Riteniamo indispensabile che questa persona abbia accesso a mediazione adeguata per poter comprendere la sua situazione e lo stato dei suoi diritti”.

L'assenza di mediatori di lingua bangla “risulta critic”a anche per alcuni cittadini bengalesi ivi presenti, che non comprendono l'urdu, “la lingua parlata dal mediatore presente al momento della visita”. “Va evidenziato – sottolinea LasciateCIEntrare - che tutti i cittadini tunisini provenienti da Lampedusa son stati accusati dell'incendio all'hotspot di Lampedusa dell'8 marzo, senza che vi fosse mai stata un'istruttoria, come si evince dalle convalide in loro possesso. Per l'incendio sono stati arrestati 4 tunisini, di cui solo uno è rimasto nel carcere di Agrigento, poiché ritenuto colpevole dei fatti accaduti, mentre gli altri sono stati rilasciati in data 17 marzo 2018”.

“Esprimiamo forte preoccupazione – conclude la nota dell’ispezione - relativamente alla facilità con cui viene dichiarata pericolosa una persona per il solo motivo di trovarsi in un luogo, senza che venga ascoltata la versione del singolo o ricostruita una dinamica degli accadimenti.  Consideriamo inoltre che gli eventi sono accaduti nell'hotspot di Lampedusa in cui le persone si trovavano trattenute da oltre 65 giorni, pur dovendovi restare un massimo di 72 ore, in condizioni di vita disumane e degradanti, come si evince dalle foto a più riprese pubblicate e dai loro racconti.

Inoltre, rileviamo che i tempi di liberazione in caso di regime penale sono stati rapidissimi, a differenza di quanto sta accadendo al CPR di Palazzo San Gervasio, in cui il giudice decidendo di convalidare il trattenimento sta costringendo le persone ad un'ulteriore privazione della libertà, che sta fortemente provando i richiedenti asilo tunisini. Quanto sta accadendo ai tunisini trattenuti al CPR di Palazzo San Gervasio è di enorme gravità e auspichiamo che i riesami siano celeri e sottraggano le persone da quest'ingiusta e prolungata detenzione”.

 

 

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Occupazione, reddito di cittadinanza, integrazione europea, sport e inclusione sociale, salute, beni comuni e sviluppo sostenibile: sono numerosi e concreti i temi al centro dei "Social Cohesion Days", il festival internazionale della coesione sociale, dal 24 al 26 maggio a Reggio Emilia. Tre giornate di confronto e 30 appuntamenti sulla "divisione imperfetta" della ricchezza e sulla coesione sociale in Europa e in Italia, con grandi nomi dell'economia e della politica: dal premio Nobel Amartya Sen insieme a Romano Prodi, da Annachiara Cerri del Consiglio d'Europa fino alla giornalista americana Simran Sethi, inserita dall'Indipendent tra i 10 eco-eroi del pianeta

Le 42 persone più ricche del mondo possiedono un patrimonio pari a quello dei 3,7 miliardi di persone più povere. Nel corso del 2017, ogni due giorni una persona è diventata miliardaria, mentre il 50 per cento più povero della popolazione mondiale non ha visto aumentare neppure di un centesimo la ricchezza a sua disposizione.

Il divario tra ricchi e poveri nel mondo continua ad aumentare e ha raggiunto ormai squilibri insostenibili sia da un punto di vista etico che economico. Sebbene sia vero, infatti, che il numero di persone costrette a vivere in condizioni di povertà estrema è stato dimezzato tra il 1990 e il 2010, "le disuguaglianze sono aumentate nello stesso periodo: 200 milioni di persone in più avrebbero potuto essere salvate dall'indigenza" (dati rapporto Oxfam per il World Economic Forum 2018).

Questo crescente divario sociale sta spingendo parti consistenti della popolazione europea a identificarsi con forme di populismo e totalitarismo, indebolendo così la tenuta sociale dei sistemi democratici. Dal 24 al 26 maggio Reggio Emilia dedica tre intere giornate al dibattito istituzionale e civile su questa "divisione imperfetta" con i Social Cohesion Days, il festival internazionale della coesione sociale (www.socialcohesiondays.com), alla sua terza edizione: 30 appuntamenti - tutti gratuiti - tra conferenze, workshop, tavole rotonde, spettacoli e mostre. Protagonisti i grandi nomi dell'economia e della politica internazionale: il premio Nobel Amartya Sen, Romano Prodi, Annachiara Cerri del Consiglio d'Europa, la giornalista americana Simran Sethi, inserita dall'Indipendent tra i 10 eco-eroi del pianeta.

L'obiettivo è quello di ricostruire dal basso, attraverso pensieri, pratiche e azioni, la possibilità di una reale partecipazione collettiva, globale e locale, alla "cosa pubblica". Perché ridurre i gap, incentivare il dialogo, capire le differenze e valorizzarle sono condizioni necessarie immaginare un futuro per i sistemi democratici.  L'iniziativa è promossa da organizzazioni pubbliche e non profit: Fondazione Easy Care, Comune di Reggio Emilia e Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Reggio Emilia accoglie la terza edizione dell'evento come città che, per vocazione, mette le persone e i loro bisogni al centro del progetto di comunità.

"La coesione sociale è una necessità" è il tema di apertura: Amartya Sen, premio Nobel per l'economia nel 1998 e grande indagatore del rapporto tra democrazia e sviluppo e Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli si confrontano sul modo di ridurre i divari economici, sociali e territoriali esistenti a livello internazionale (giovedì 24 maggio, Teatro Cavallerizza). Chiudono il festival la presentazione del II rapporto annuale a cura dell'Osservatorio internazionale per la Coesione e l'Inclusione Sociale (OCIS) e un incontro dal titolo "La società civile per un manifesto della coesione sociale" a cui partecipa anche Simran Sethi, inserita nell'elenco dei "10 eco-eroi del pianeta" dal quotidiano britannico The Independent: la Sethi è una giornalista ed educatrice specializzata in cibo, sostenibilità e cambiamento sociale, nonché membro del Sustainable Society Institute dell'Università di Melbourne. 

Tra questi eventi altri 30 appuntamenti, moderati da grandi giornalisti con oltre 50 relatori appartenenti a diversi mondi (università, istituzioni pubbliche, organizzazioni del terzo settore e della società civile, imprese) che affronteranno le varie facce della coesione sociale: integrazione, inclusione sociale, sviluppo sostenibile, istruzione, salute e umanizzazione delle cure, gig economy, integrazione europea, volontariato.

Il festival è anche l'occasione per presentare una selezione di esperienze concrete di coesione sociale in Italia: circa 120 progetti in totale, che spaziano dalla protezione delle categorie vulnerabili (anziani, minori, disabili) a forme innovative per la risposta ai bisogni delle comunità e l'erogazione di servizi di welfare, dalla promozione del dialogo interculturale, all'accoglienza dei rifugiati. L'obiettivo è dare avvio a un percorso di incubazione di progetti di coesione sociale, creando relazioni tra i protagonisti e sviluppando idee sostenibili e innovative.  Il festival è all'interno del cartellone del Festival per lo Sviluppo Sostenibile 2018.

 

Pubblicato in Economia sociale

Sono scappati dalle guerre e dai conflitti che hanno insanguinato la Nigeria, il Togo e la Costa d’Avorio. Hanno chiesto asilo politico in Italia e ora non desiderano altro che mostrare la loro gratitudine al paese che li ha accolti. Ecco perché Victor, Bright, Nini e Amadou, verranno impiegati, a titolo gratuito, come giardinieri nella Reggia di Caserta. Il tutto grazie al progetto “Accolti e attivi”, realizzato dall’Arci e dalla società cooperativa Solidarci, in partnership con l’Istituzione museale diretta da Mauro Felicori.

I quattro rifugiati, residenti tra Santa Maria Capua Vetere, Gricignano d’Aversa e Santa Maria la Fossa, fanno parte dello SPRAR, ossia il Sistema di protezione per richiedenti Asilo e Rifugiati del Ministero dell’Interno e dell’Anci. Saranno inquadrati come tirocinanti e supporteranno le maestranze specializzate della ditta che si occupa della manutenzione dell’inestimabile patrimonio verde nel capolavoro vanvitelliano. La loro attività, giova ribadirlo, non comporta alcun costo aggiuntivo né per la  Reggia di Caserta né per altri enti territoriali. Tali attività sono finanziate dalle risorse dello SPRAR, che ha tra gli obiettivi proprio quello di formare professionalmente i rifugiati, dando loro la possibilità di rendersi autonomi: solo così sarà possibile una vera integrazione nel tessuto sociale.

La conferenza stampa di presentazione del progetto “Accolti e attivi” è in programma l'11 aprile alle 11 nel Teatro di Corte della Reggia. I saluti saranno affidati al prefetto di Caserta, Raffaele Ruberto: dopodiché interverranno Antonio Mirra, sindaco di Santa Maria Capua Vetere; Andrea Moretti, primo cittadino di Gricignano d’Aversa e Antonio Papa, fascia tricolore di Santa Maria La Fossa. Subito dopo i saluti istituzionali si entrerà nel merito del progetto con gli interventi del direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori; la presidente di Solidarci Società cooperativa Sociale Mara Vitiello, e di Ondigie Bright, uno dei quattro tirocinanti-giardinieri. Previsti inoltre gli interventi di Daniela di Capua, direttrice del Servizio Centrale SPRAR; Angelo Ferrillo, presidente dell’Arci di Caserta; Giovanpaolo Guadino, Presidente dell’agenzia per il lavoro – Mestieri Campania nonché Walter Massa, responsabile della Rete Accoglienza dell’Arci Nazionale. Le conclusioni saranno affidate al sottosegretario al Ministero dell’Interno, Onorevole Domenico Manzione. 

Pubblicato in Campania

In questi ultimi 30 giorni la zona a sud di Camerino, in provincia di Macerata, è stata interessata da un incremento di sismicità con terremoti che hanno raggiunto valori di magnitudo (Mw) pari a 4.0 il 4 aprile alle ore 4.19 italiane.

"Tali eventi - scrive l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) - rientrano nella sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016 con l'evento di magnitudo Mw 6.0,  avvenuto nei pressi di Amatrice e Accumoli (RI) e culminato con l'evento sismico del 30 ottobre 2016 di magnitudo Mw 6.5 . La sequenza si è gradualmente sviluppata, interessando un'ampia fascia dell'Appennino centrale, un'area di 1200 km2, estesa per circa 80 km in direzione NNW-SSE e larga circa 15-20 km, dalla provincia di Macerata, nelle Marche, alla provincia dell'Aquila, in Abruzzo".

La zona interessata dai terremoti di questi ultimi giorni "si era attivata a fine ottobre 2016, tra il 26 e il 30 ottobre, quando sono avvenuti alcuni dei più forti eventi sismici della sequenza: quelli del 26 ottobre di magnitudo Mw 5.4 e magnitudo Mw 5.9 e quello di magnitudo Mw 6.5 del 30 ottobre 2016".

 

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