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Lunedì, 24 Settembre 2018

Articoli filtrati per data: Venerdì, 18 Maggio 2018 - nelPaese.it

Si è tenuta questa mattina a Bari l'assemblea regionale delle cooperative sociali e del terzo settore aderenti a Legacoop Puglia, convocata per rinnovare le cariche elettive ma anche per proseguire un percorso di lavoro che coinvolge direttamente l'Area welfare.

La crescita della cooperazione di Legacoop Puglia e del volume delle attività in favore delle persone dimostra come questa sia un fattore strategico e oramai irrinunciabile nella costruzione e attuazione del welfare pugliese. Un valore della produzione complessivo di circa 65 milioni di euro con circa 2450 occupati di cui 1100 soci lavoratori su 85 cooperative attive sono numeri che dimostrano una certa rilevanza in termini di dimensioni non solo economiche ma anche di impatto sociale. A questi si aggiungono i valori delle mutue che registrano oltre 2 milioni di euro di raccolta su una base sociale di circa 7000 soci pugliesi.

“I dati esprimono uno scenario importante e, allo stesso tempo, positivamente complesso del nostro sistema cooperativo sociale – ha spiegato il presidente Legacoop Puglia, Carmelo Rollo, che ha aperto i lavori assembleari - : le imprese sono dinamiche, lavorano con e per le comunità, intercettando i bisogni dei territori e creando opportunità, riuscendo a produrre valore aggiunto per i cittadini, le comunità locali e le fasce più deboli e svantaggiate. Le cooperative aderenti a Legacoop Puglia rappresentano numericamente una piccola quota rispetto al panorama regionale, ma sono realtà importanti realizzando welfare generativo, inclusivo, nonché contribuendo ad aumentare l’impatto delle politiche sociali sui territori e la collettività. Allo stesso tempo il confronto con le comunità ci impone la necessità di traghettarci verso una nuova dimensione del fare. Abbiamo la necessità di ricercare e sviluppare nuovi paradigmi di intervento utilizzando e adattando le risorse tecnologiche disponibili. Durante questi ultimi mesi Legacoop Puglia e quindi anche le nostre cooperative sociali si sono già rese protagoniste di un ruolo attivo nell’ambito della realizzazione del Digital Innovation Hub cooperativo attraverso il quale si sviluppa la Rete Pico 4.0. Abbiamo fatto tutto questo anche alla luce del processo di riforma del Terzo settore che vedrà impegnati in esso nuovi attori e ci coinvolgerà in una gamma più ampia di aree di intervento. Pertanto, appare evidente che non partiamo da zero ma abbiamo l’assoluto dovere di continuare a rinnovarci per rispondere alla nostra funzione sociale in termini sempre più adeguati alle esigenze del momento.”

“Legacoop, con le sue cooperative - prosegue il direttore Legacoop Puglia, Pasquale Ferrante - , sta già articolando progettualità e interventi convinti che i valori autentici della cooperazione, nonché della cooperazione sociale rappresentino l’elemento facilitatore per mutualizzare l’accesso alle opportunità offerte dalle reti informatiche e dall’infrastrutturazione tecnologica. Per questo, l’appuntamento odierno lo poniamo in sequenza con la giornata di Switch On organizzata con il BaLab dell’Università di Bari. Per tale motivo, con la sua intitolazione ci è piaciuta l’idea di stimolare ulteriori riflessioni per traghettarci verso il pieno rinnovamento della consapevolezza rispetto alle esigenze del contesto in cui la cooperazione sociale è chiamata a esprimersi e operare”.

Dopo gli interventi programmati di cooperatici e cooperatori e la nomina del nuovo responsabile regionale Area Welfare e Politiche sociali Legacoop Puglia, Massimiliano Maggio, ha concluso i lavori la presidente nazionale Legacoopsociali, Eleonora Vanni. Nel suo intervento, tra le altre cose, ha ribadito il principio su cui si fonda la cooperazione, ovvero quello dell’accoglienza, della valorizzazione delle differenze e della inclusione delle persone. “La cooperazione sociale - ha sottolineato -  è agente di sviluppo di comunità avendo la missione della promozione umana e della integrazione sociale dei cittadini. Ed è uno strumento importante di sviluppo dei territori. In questi anni abbiamo lavorato molto e dimostrato la capacità di gestione delle nostre cooperative, affinando tali strumenti di gestione per dare qualità e quantità di lavoro”.

 

Pubblicato in Puglia

Il 26 e il 27 maggio si tiene dunque a Roma il Congresso della FISH. Un evento che prevede rilevanti sessioni aperte a tutti, anche alle persone e alle organizzazioni non aderenti alla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap.

Il denso programma è disponibile nel sito ufficiale di FISH. Una delle cinque sessioni (sabato 26, ore 16) raccoglie e rilancia le istanze sempre più consapevoli e circostanziate delle donne e delle ragazze con disabilità. Il titolo della sessione è in sé già significativo: “La doppia discriminazione delle donne con disabilità”. Evidenzia la condizione di discriminazione multipla che le persone subiscono come donne e come disabili. Induce a riflessioni e proposte per realizzare scenari in cui la prospettiva di genere nelle politiche per la disabilità sia compiutamente assunta e, al tempo stesso, la prospettiva della disabilità venga operativamente considerata nei servizi rivolti alle donne.

Su questi aspetti si confronteranno, con il coordinamento di Stefania Dondero (FISH), Federica Porcarelli (Non Una Di Meno, Roma), Simona Lancioni (Responsabile di Informare un’H – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli, Pisa), Nina Daita (Responsabile dell’Ufficio politiche per le disabilità, CGIL Nazionale), Rosalba Taddeini (Associazione Differenza Donna), Rita Barbuto (DPI – Disabled Peoples’ International Italia).

L’ultima sessione di sabato 26 (inizio alle 17.30) è dedicata ad un tema centrale nell’azione e nell’impegno di FISH:“Contrastare ogni forma di segregazione”. Si riprenderanno le questioni e le istanze già oggetto di una partecipata Consensus Conference sul medesimo tema promossa nel giugno scorso che produsse, contando su un’ampia condivisione, uno specifico Poster contro la segregazione delle persone con disabilità nei servizi per l’abitare.

L’incontro è anche l’occasione per la presentazione della recentissima pubblicazione che proprio dalla Consensus Conference ha tratto ispirazione. “La segregazione delle persone con disabilità – I manicomi nascosti in Italia”, edita in aprile 2018 per i tipi di Maggioli Editore, è curata da Giovanni Merlo e Ciro Tarantino.

Ed è proprio Giovanni Merlo, di FISH e direttore di Ledha, a moderare e animare la sessione con interventi di Ciro Tarantino (Università della Calabria), Giuseppe Arconzo (Università degli Studi di Milano) e Mauro Palma (Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale).

Le sessioni, come detto, sono aperte al pubblico, ma è gradita una comunicazione di partecipazione all’indirizzoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tutte le sessioni sono sottotitolate a cura di FIADDA.

 

Pubblicato in Parità di genere

La Libia continua ad essere un girone infernale per uomini, donne e bambini che provano ad attraversare il Mediterraneo. Secondo Medici Senza Frontiere siamo in un “traffico di esseri umani e prigioni clandestine. Le persone che assistiamo non diminuiscono". Intervista a Christophe Biteau, capomissione di MSF in Libia

Dalla fine del 2017, si sono moltiplicate le dichiarazioni per porre fine alla sofferenza subita dai migranti e rifugiati in Libia da parte delle autorità europee, africane e libiche. Ne è scaturito qualcosa?

La misura principale, facilitata dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), è consistita principalmente nel rafforzare i cosiddetti ritorni "volontari" di persone dalla Libia verso i Paesi di origine. Va poi fatta una distinzione tra due diverse situazioni che riscontriamo nel contesto attuale. Da una parte ci sono i detenuti nei centri "ufficiali", dall'altra coloro che vengono rapiti e trattenuti nelle carceri clandestine. Nella prima categoria, al novembre 2017, rientrano quasi 17.000 detenuti. Le operazioni di "evacuazione di emergenza" sono in corso da mesi per chi si trova nei centri "ufficiali" e, dal novembre 2017, sono circa 15.000 le persone rimpatriate. Tuttavia si tratta di uno sviluppo positivo solo quando le persone intrappolate in Libia desiderano veramente tornare a casa.

Che fare?

Dobbiamo comunque mettere in discussione la natura volontaria di questi rimpatri, considerata la natura arbitraria delle detenzioni che non lascia alcuna alternativa. L'UNHCR ha evacuato circa 1.000 rifugiati, i casi considerati più vulnerabili. La maggior parte è stata portata in Niger dove aspettano che gli venga concesso asilo da un altro Paese. Ci sono più di 50.000 persone, registrate dall'UNHCR in Libia, principalmente originarie della Siria, bloccate nel Paese. Ma ci sono molti altri rifugiati e richiedenti asilo invisibili, che vengono rapiti, rinchiusi e a volte persino uccisi. È difficile stimarne il numero ma, secondo alcuni osservatori, il numero dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo in Libia arriverebbe a 700.000. 

Cosa è cambiato?

Il principale cambiamento che abbiamo osservato è una diminuzione del numero dei detenuti nei centri di detenzione "ufficiali", attualmente tra le 4.000 e le 5.000 persone. Questo ha reso le condizioni di prigionia meno insostenibili rispetto a sei mesi fa, in particolare riguardo i problemi legati al sovraffollamento. Tuttavia devono ancora essere affrontati molti problemi che le pochissime organizzazioni internazionali presenti nel Paese, concentrate quasi esclusivamente a Tripoli, non vedono. Le nostre équipe forniscono assistenza medica e supporto in diversi centri di detenzione, dove le persone raccontano di aspettare che qualcuno prenda in mano la loro situazione, mentre continuano a vivere nell'incertezza. I graffiti sui muri delle loro celle riflettono fin troppo bene la loro precarietà.

In particolare, non si fa nulla per porre fine al calvario subito da migranti e rifugiati al di fuori dei centri di detenzione ufficiali. Inoltre, le persone che rischiano la vita attraversando il Mediterraneo per fuggire dalla Libia vengono ancora, con l'aiuto degli Stati europei, riportate indietro in un Paese in cui sono esposti a ogni tipo di violenza.

Facciamo l'esempio di un giovane uomo o una donna che attraversa il Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa e la sua imbarcazione è intercettata dalla Guardia Costiera libica. Cosa accade?

Le persone intercettate in mare dalla Guardia Costiera libica sono sbarcate sulla costa e portate nei centri di detenzione. I team di UNHCR e IOM si sono suddivisi i 12 siti di sbarco cui hanno accesso e lì conducono delle consultazioni mediche. I sopravvissuti sono quindi, in teoria, condotti nei centri di detenzione. Non esiste una disposizione specifica per i più vulnerabili che, a questo punto, dovrebbero ricevere un trattamento particolare e non essere soggetti a detenzione arbitraria, che mette a repentaglio ancora di più la loro salute. Ancora ci sono bambini piccoli che dalle barche intercettate in mare sono portati nei centri di detenzione. Va anche detto che la distinzione tra reti ufficiali e clandestine non è sempre così chiara. Tutto può succedere. Qualcuno che è tornato dal mare in Libia può fin troppo presto finire di nuovo nelle mani dei trafficanti di esseri umani e il circolo può ricominciare da capo.

Per molte persone, essere rimandati nel Paese di origine non è una possibilità e le reti criminali sono la loro unica alternativa per trovare rifugio e una vita migliore in Europa. Queste reti, che l'Europa afferma di smantellare, hanno il monopolio sulla gestione dei movimenti delle persone più vulnerabili che non hanno altra alternativa. Perché gli eritrei - il 90% delle cui richieste di asilo sono accettate in Europa - sono obbligati a intraprendere viaggi così pericolosi e faticosi? Fare di tutto per bloccare o riportare in Libia le persone che cercano di fuggire, genera ancora più sofferenza.

Quanto è diffusa la tratta? Si è parlato di un'industria di rapimenti e torture in Libia. È ancora così?

Non abbiamo modo di dire quante persone siano detenute nelle carceri clandestine, ma il rapimento di migranti e rifugiati e l'uso della tortura per ottenere riscatti, non solo sono pratiche diffuse, ma probabilmente sono in aumento. Sostituiscono le entrate delle economie locali colpite dalla mancanza di liquidità nelle banche libiche. Chi sopravvive alle prigioni clandestine è finanziariamente, fisicamente e mentalmente rovinato e avrà bisogno di tempo e supporto per riprendersi, se ne avrà la possibilità.

MSF non ha accesso alle prigioni clandestine ma assiste le persone che riescono a fuggirne. Ad esempio, collaboriamo con una ONG locale per fornire assistenza sanitaria di base in un rifugio per migranti a Bani Walid. Alcuni migranti hanno le gambe rotte in diversi punti, bruciature e riportano ferite da percosse. I libici che lavorano insieme a noi sono scioccati quanto noi. È impossibile dire quanti migranti e rifugiati arrivino in Libia, passino per Bani Walid e sopportino questo incubo: noi al momento stiamo trattando altrettanti sopravvissuti quanti ne abbiamo visitati l'anno scorso. Proprio la scorsa settimana un sopravvissuto che era arrivato il giorno precedente ci ha detto: "ho sopportato 2 mesi, 3 settimane, 1 giorno e 12 ore di inferno".

Esiste una stima delle vittime?

Anche se la loro salute spesso richiederebbe il ricovero, le ammissioni in ospedale sono spesso ritardate perché le strutture pubbliche ci obbligano a fornire preventivamente i risultati dei test sui pazienti per le malattie infettive. Ogni mese forniamo 50 sacchi per sepoltura a una ONG locale che cerca di seppellire dignitosamente i migranti e i rifugiati trovati morti nell'area di Bani Walid. Ci hanno detto di aver seppellito oltre 730 cadaveri dall'anno scorso. Ma non possiamo affermare che questo sia il numero di persone morte a causa delle atrocità e dei pericoli subiti passando attraverso questa zona. Il bilancio delle vittime è decisamente molto più alto.

 

Pubblicato in Nazionale

È di pochi giorni addietro l’ordinanza emessa dal Sindaco del Comune di Crotone con cui l’amministrazione comunale intende tutelare il decoro cittadino “reprimendo le aggregazioni di giovani che consumano alimenti e bevande  sul suolo comunale e punendo i più deboli e sventurati”. Inizia così la lettera scritta da Legacoop Calabria, Arci, Libera, Uisp, Agorà Kroton, Kroton Community, Consorzio Jobel e Volontari di strada del comune calabrese.

“L’ordinanza, di fatto – è scritto nella lettera consta di una serie di divieti che appaiono indirizzati da un lato, ai giovani del territorio che, come naturalmente e ovunque accade, spesso si ritrovano per trascorrere un po’ di tempo all’aperto con i propri coetanei e, dall’altro,  a coloro che oggi versano in situazioni di estremo disagio e che per sopravvivere sono costretti a mendicare, non essendo in condizione di provvedere autonomamente alla propria sussistenza, oppure a sostare in alcune zone della città semplicemente perché non sono state previste adeguate politiche di accoglienza, sostegno ed inclusione sociale”.

“Evidentemente – prosegue - si ritiene che le problematiche connesse al decoro urbano di Crotone, che da tempo deturpano la città, possano essere risolte con provvedimenti di questa natura che, oltre a limitare le libertà dei cittadini, non pare possano dare risultati concreti”. La linea scelta dall’amministrazione comunale, “oltre che poco efficace, pare individuare nella repressione l’unica modalità idonea per la risoluzione dei problemi individuati, con ciò evidenziando anche una scarsa capacità di lettura dei fenomeni sociali che si manifestano nel nostro territorio”.

“Sarebbe più utile che – aggiungono i firmatari - l’amministrazione comunale mettesse in campo gli strumenti necessari a costruire processi di condivisione degli spazi pubblici, anche attraverso il  coinvolgimento dei giovani sui temi della valorizzazione dei beni comuni e della tutela ambientale e promuovendo politiche attive per una migliore inclusione sociale attraverso la strutturazione di servizi adeguati. Inoltre appare evidente che l’intero impianto dell’ordinanza, come ad esempio la previsione di sanzioni pecuniarie che dovrebbero essere applicate nei confronti di chi fatica a sopravvivere, ha un sentore fortemente ideologico che, alimentando le paure verso il diverso, indirizza l’opinione pubblica verso l’individuazione di un facile capro espiatorio anziché affrontare la complessità dei problemi, di ben maggiore rilevanza, che affliggono il nostro territorio”.

“Riteniamo – conclude la missiva - necessario evitare qualsiasi comportamento o, peggio ancora, ogni decisione istituzionale che possa contribuire a far crescere un sentimento di odio e razzismo che rischia di compromettere, come in parte già accade, l’opportunità di uno sviluppo comunitario basato sulla tutela dei diritti civili e pienamente democratico”.

 

 

Pubblicato in Calabria

Per festeggiare i quarant’anni della Legge Basaglia, una delle più grandi rivoluzioni culturali del nostro tempo, Festina Lente Teatro, sabato 19 e domenica 20 maggio, dalle 16 alle 19, presenta al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia lo spettacolo itinerante “La vita fragile. Ha quarant’anni la Legge Basaglia”, regia di Andreina Garella, ambientazione Mario Fontanini, realizzato in collaborazione con Dipartimento di Salute Mentale AUSL di Reggio Emilia e Scandiano e Fondazione I TEATRI nell’ambito di Reggionarra.

In scena il gruppo fuori dall’ordinario composto da Stefano Barbieri, Elena Beltrami, Luciano Bertazzoni, Marco Cavalli, Giovanni Coli, Carmine Cirillo, Marco Di Franco, Gaia Gambarelli, Monica Gandolfi, Giampaolo Gualtieri, Caterina Iembo, Giuliano Iembo, Patrizia Marcuccio, Stefano Marzi, Karmen Montanaro, Antonia Prandi, Gianluca Tagliavini, Massimo Torri, Aurelio Vergai accompagnati dalle musiche travolgenti della Banda di Quartiere di Reggio Emilia diretta da Emanuele Reverberi.

Impegnata dal 2002 a condurre un progetto di Laboratorio Teatrale rivolto a persone con fragilità e disagio psichico, Andreina Garella anche in questo nuovo lavoro, come nei precedenti, vuole sottolineare come la fragilità sia una delle tante forme di stare al mondo, dare spazio ad altri modi di essere, aprire nuove strade di riflessione per liberare da stereotipi e luoghi comuni che tuttora accompagnano chi soffre di un qualsiasi disagio.

“La vita fragile” è un percorso dove, in alcuni punti, si svolgeranno, in contemporanea, diverse azioni teatrali, che si ripeteranno ininterrottamente. Gli spettatori, così come i visitatori di una mostra, potranno seguire le indicazioni o scegliere liberamente il proprio tragitto e le “stazioni” in cui soffermarsi.

Nel foyer del teatro, psichiatri, artisti, storici, cittadini, racconteranno il loro rapporto con la Legge Basaglia per ricordare a tutti che in Italia non si dovrà rispondere mai più al disagio psichico con l’internamento, la segregazione e l’esclusione.

“La vita fragile” è ‹‹dedicata a tutti quelli che non lo fanno apposta, a chi è un poeta e non lo sa, a chi arriva sempre un po’ dopo e a chi lo aspetta, alla libertà, a chi è gentile, a chi è timido, a chi è mite, a chi non è indifferente, alle differenze, a chi tiene sempre le porte aperte,  a tutte le persone nascoste, invisibili, fragili, a chi è ancora capace di ascoltare e tacere, alle parole che guariscono, alle parole fragili, a chi ha male all’anima, alla follia che è in noi, alla fragilità del silenzio, a chi non sa cos’è la follia, può essere tutto o niente, a chi ha dimostrato che l’impossibile può diventare possibile, che il teatro l’abbia sempre vinta!››

 

Pubblicato in Cultura

 Sabato 19 Maggio 2018 alle Vallette di Ostellato si terrà la ventiduesima edizione del meeting nazionale di astrofili "CielOstellato", organizzato da cooperativa sociale Camelot, Gruppo Astrofili Columbia, Coelum Astronomia e cooperativa Atlantide, con il patrocinio del Comune di Ostellato.

Da oltre 20 anni, gli appassionati di astronomiasi danno appuntamento in quella che è considerata una delle più suggestive oasi naturalistiche del territorio perché si tratta di un luogo particolare, caratterizzato da un limitato inquinamento luminoso e da calma atmosferica: l'ideale per le osservazioni astronomiche. Il meeting è aperto al pubblico che potrà partecipare gratuitamente alle conferenze pomeridiane e, alla sera, effettuare osservazioni astronomiche con i telescopi del Gruppo Astrofili Columbia e dei partecipanti al Meeting.In condizioni meteo favorevoli, si potranno osservare i pianeti Giove, Saturno, Venere e Marte, la Luna e altre meraviglie celesti.

La giornata sarà scandita da conferenze e momenti di approfondimento, che rientrano nell’attività educativa di divulgazione scientifica per grandi e bambini della cooperativa Camelot. Il primo incontro è alle 15 con Adriano Lolli che racconta le “Nuove soluzioni ottiche per l’astronomia e la naturalistica”. Alle 16 Davide Andreani illustra “ La grande eclisse americana”. Alle 17 Carlo Muccini ci aggiorna su “Spettroscopia popolare: le ultime novità”. Infine alle 18 Alberto Palazzi parla di “Etiopia: Le stelle della regina di Saba”.

Per ulteriori informazioni, si può visitare il blog www.esploriamoluniverso.com.

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Dal 31 maggio al 1 luglio 2018 La Reggia Designer Outlet presenta Napoli Timeless | 2018 Exibition, la mostra del fotografo e regista napoletano Giuseppe Di Vaio, che da anni cristallizza su negativo atmosfere, gioie e dolori della sua città. Napoli Timeless è il viaggio di un autore profondo dentro la millenaria storia di uno dei luoghi più affascinanti al mondo, Napoli: città ma anche leggenda, miscela di culture e colori, da sempre aperta a occhi indiscreti, a tratti inaccessibile, da sempre poetica.

La Reggia Designer Outlet rende omaggio alla città partenopea, scegliendo il racconto visivo di Giuseppe Di Vaio e proseguendo così il lavoro dell’autore sulla città iniziato nel 2013 che, dopo anni di ricerca, vede il focus puntato sui protagonisti della rinascita sociale, artistica e culturale della città:la gente, i vicoli e i segni che caratterizzano Napoli in una selezione di fotografie che fanno rivivere nuove e vecchie atmosfere.

Risultato è l’evoluzione di una storica città che nonostante il passare del tempo lascia inalterate le sue scene classiche, mostrando il cambiamento attraverso i nuovi e vecchi protagonisti.  Dall’immagine copertina dell’evento, che ritrae un gruppo di scugnizzi che si avviano verso un ennesimo tuffo, alla classica partita di calcio nella storica galleria Umberto I. Dall’impenetrabile mercato del “Buvero” al leggendario Palazzo Donn’Anna, si fondono i miti terreni e quelli spirituali di una città, raccontata da un suo profondo conoscitore. Specializzato in fotografia in bianco e nero, che ha contribuito a renderlo conosciuto e apprezzato in Italia e all’estero, Giuseppe Di Vaio, in occasione di questa nuova esposizione per La Reggia Designer Outlet, sceglie di dare maggior spazio al colore con l’esposizione di varie immagini che daranno anche una visione inedita delle isole a largo della città.

Trentotto scatti totali, di cui quindici inediti, danno vita a una mostra forte e vera in un susseguirsi di migliaia di azioni lasciate spesso intatte nel tempo e nelle atmosfere, dove l’unica variante è il volto dei suoi protagonisti. Napoli Timeless è un viaggio dall'interno della città autentica, attraverso i suoi caratteri, la sua umanità variegata che ancora convive sotto un unico cielo. Dove, per le strade, uomo ed etnia sono la stessa parola. È una ricostruzione delle sensazioni centenarie dei quartieri più popolari e popolati, attraverso gli occhi di chi anima la città.

“L’idea di mostrarei miei scatti ad un pubblico così vasto, in un luogo come La Reggia Designer Outlet, mi ha stimolato dal primo momento. Per il rapporto che ho con questa città, il fatto che il mio lavoro su Napoli sia così ricercato mi inorgoglisce – ha dichiarato Giuseppe Di Vaio -. Napoli è una città senza tempo. Il susseguirsi di migliaia di azioni lascia intatte alcune atmosfere modificandone soltanto i protagonisti. E mi piace cogliere con il mio lavoro atmosfere e persone, attraverso le quali riscopro la città giorno dopo giorno.”

“Siamo orgogliosi di ospitare nel nostro Centro la mostra di Giuseppe Di Vaio Napoli Timeless | Exibition 2018 e,più in generale, il lavoro che ha svolto in questi anni.Di Vaio racconta in modo autentico una città che tutti noi amiamo - ha dichiarato Stefano Vaccaro, Direttore de La Reggia Designer Outlet –. Siamo certi che il lavoro di Giuseppe Di Vaio offrirà una visione privilegiata di Napoli agli oltre 400.000 visitatori che normalmente visitano il nostro Centro durante il mese di giugno. È in fondo il nostro modo di concedere loro una visione speciale di un territorio che offre tantissimo, ricco di storie, di miti, di aneddoti, di eccellenze che non lasciano indifferenti, anche chi, come noi, lo vive tutti i giorni”.

Napoli Timeless è una rivisitazione dell’omonimo libro dell’autore Giuseppe Di Vaio uscito nel Novembre del 2016, e la rappresentazione visiva di un suo progetto descrittivo sulla città di Napoli nato nel 2013, “Napoli Photo Project” (@napoliphotoprojetc).La mostra è parte del calendario di eventi dell’estate McArthurGlen, che punta a offrire ai visitatori dei Centri diversi eventi all’insegna della cultura e dell’intrattenimento.

 

 

 

Pubblicato in Campania
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