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Domenica, 24 Giugno 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 21 Maggio 2018 - nelPaese.it

I giovani di Muzzana del Turgnano e Marano Lagunare (Udine) diventano protagonisti di un progetto/concorso fotografico per riscoprire e valorizzare il territorio, sabato scorso le premiazioni. Tutti i lavori ora diventeranno il prezioso contenuto di una mostra fotografica itinerante reale - in spazi pubblici, biblioteche, vetrine di negozi - e virtuale. Coinvolti i Centri di aggregazione giovanile dei due Comuni entrambi gestiti dalla Cooperativa sociale Itaca, le scuole secondarie di primo grado G. A. Pirona di Muzzana e A. Vespucci di Marano.

Negli ultimi anni, nel territorio di Muzzana del Turgnano si sono svolte diverse attività culturali legate alla fotografia, come concorsi e mostre, soprattutto per la valorizzazione delle risorse naturali del territorio e, tra queste, soprattutto il bosco. Nell'anno scolastico 2015-2016, il Comune di Muzzana, il Centro di aggregazione giovanile "le Stanzute" e la scuola secondaria di primo grado Pirona hanno portato avanti con successo un progetto fotografico rivolto soprattutto ai ragazzi. Il progetto, fortemente voluto dall'assessore alle politiche giovanili Erica Zoratti, ha creato una stretta sinergia tra le agenzie educative del territorio.

Questa positiva esperienza ha portato a riproporre quest'anno il progetto, grazie anche alla preziosa collaborazione della docente Elisabetta Liani, tanto che i ragazzi saranno impegnati soprattutto in attività fotografiche extra-scolastiche. L'aspetto importante del progetto di quest'anno consiste nel fatto che i ragazzi delle due comunità di Muzzana e Marano hanno lavorato contemporaneamente con il supporto degli educatori dei centri giovanili dei rispettivi Comuni.

Dopo una generale introduzione al mondo della fotografia a cura di Cosimo Zito della Cooperativa sociale Itaca, i ragazzi sono stati coinvolti in attività di ripresa per poi avere la possibilità di partecipare ad un concorso realizzato ad hoc a cura delle due amministrazioni comunali. Dopo una fase di promozione nelle tre classi della scuola secondaria, i ragazzi si sono iscritti al percorso per svolgere autonomamente o con il sostegno dei centri giovanili il lavoro di ripresa, selezione delle fotografie, stampa fotografica, partecipazione al concorso/mostra.

Il progetto che ha visto il coinvolgimento anche degli educatori Giulia Franceschinis, Claudia Valentini e Francesca Cicuttin sempre della Cooperativa Itaca, ha avuto il duplice obiettivo di coinvolgere i ragazzi in un percorso educativo-fotografico dove "occhi, testa e cuore" sono stati da guida per la riscoperta di un territorio, per la sua valorizzazione e difesa. l percorso, che si è svolto nelle giornate di apertura dei centri giovanili le Stanzute di Muzzana e Maran di Marano, ha coinvolto le tre classi delle scuole secondarie dei due Comuni, che hanno partecipato alla premiazione svoltasi lo scorso sabato 19 maggio nella biblioteca "Villa Muciana" di Muzzana.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Si incontravano per vedere insieme le partite della loro squadra del cuore e tifare Napoli, poi hanno cominciato a frequentarsi sempre più assiduamente fino a diventare grandi amici, condividendo interessi e passioni. È questo l’incipit della storia della compagnia teatrale “Regina Pacis”, nata 14 anni a Modena da un gruppo di napoletani trapiantati nella cittadina emiliana, accomunati dalla grande passione per loro città natale e per il teatro classico partenopeo, sua diretta emanazione.

La compagnia teatrale dei napoletani trapiantati a Modena

“Esisteva una compagnia parrocchiale, ma i genitori di questi giovani attori a un certo punto sono andati via, sono tornati a Napoli, si è creato un vuoto, una nostalgia per la città e per il teatro. Così ci siamo proposti noi, all’inizio eravamo in 7, oggi siamo in 20”, spiega Sergio Greco, presidente della compagnia, che ha contribuito a fondare insieme alla moglie Anna Di Stasio, diventata poi anche associazione no profit con il nome di Mosirecita (che gioca sul doppio senso, di “mò”, ovvero adesso, e Modena).

La compagnia teatrale si costituisce a fine 2003 e debutta nell’estate 2004. Ne fanno parte soprattutto napoletani che vivono a Modena da qualche anno, svolgendo i mestieri più diversi, dall’infermiere al dirigente, dall’impiegato all’operaio, e che, tra mille impegni, trovano il tempo per incontrarsi e provare. Lo fanno nelle loro case, o in parrocchia, perché non possono contare su aiuti esterni e soprattutto devono tener fede a un patto: tutto ciò che riusciranno a ricavare dalla loro attività teatrale sarà devoluto in beneficenza, per una buona causa.

“Abbiamo deciso sin da subito di dare a tutto questo uno scopo benefico, di anno in anno l’associazione decide a chi devolvere l’incasso; negli ultimi anni abbiamo donato il nostro ricavato alla Caritas di Modena per progetti cittadini e per permettere anche agli italiani, che ormai costituiscono il 40% di chi si rivolge alle loro strutture, di pagare le utenze domestiche. Ma abbiamo anche sostenuto alcuni progetti internazionali di Emergency e la campagna contro le bambine soldato in Cambogia”, sottolinea Sergio Greco, che nella vita fa il sindacalista e nel tempo libero recita con i suoi amici a teatro.

In questi anni, la compagnia ha realizzato 200 rappresentazioni portando in giro per l’Italia il teatro classico napoletano, mettendo in atto, talvolta, qualche espediente linguistico, per cercare di “incrociare” pubblici diversi. Nel frattempo, sempre più modenesi, oltre a molti meridionali, si avvicinano alla compagnia. Poi nel 2016, un avvenimento che addolora tutti: la perdita prematura di Anna Di Stasio, moglie di Sergio Greco e fondatrice della compagnia, che da quel momento porterà il suo nome per omaggiarne la memoria.

“Anna aveva un sogno: recitare e cantare nella sua città, la sua Napoli nella quale ha vissuto per circa 33 anni. La città nella quale aveva lasciato amici e parenti che l’amavano. Perché era difficile non amare Anna. A cantare c’era riuscita, qualche anno fa. Le rimaneva il sogno di recitare. I suoi sogni, come la sua vita, si sono spezzati per un destino crudele che ce l’ha portata via. Ed allora abbiamo deciso di portare a Napoli almeno il suo nome, con questa compagnia teatrale che Anna aveva fondato e della quale era un attrice bravissima e colonna portante”, spiegano i soci della compagnia che oggi porta il suo nome.

Infatti, nel suo 14esimo anno di vita, quella che fu la compagnia Regina Pacis passerà alla storia per aver recitato nella sua città di origine e soprattutto averlo fatto, finalmente, in napoletano.

Ecco l’appuntamento: sabato 26 maggio alle ore 20.30, il teatro La Perla, in via Nuova Agnano 35, ospiterà lo spettacolo “Uomo e galantuomo”, una commedia molto divertente che Eduardo scrisse giovanissimo, nel 1922, ambientata a Bagnoli, lì dove andrà in scena, con la regia di Carlo Cammuso (ingresso a 12 euro). La serata vedrà la partecipazione straordinaria di Mario Cavallini, Simona Greco, Roberto ed Eugenio Palumbo, Ivano Pagliuso dell’Orchestra Ensemble Mandolinistico Estense, che ha riportato in auge a Modena l’antica tradizione mandolinistica.

(da napolicittasolidale.it - Maria Nocerino)

 

Pubblicato in Campania

Una valigia posta su un tavolino. Intorno decine di persone sedute in cerchio nel cortile di Santa Fede liberata, chiesa del centro storico di Napoli sottratta all’abbandono da un gruppo di cittadini. Dietro la valigia ci sono Nicola Valentino e Giulia Spada che presentano “Necessaire dall’Oltretomba”, una performance che dal libro di Valentino “Le istituzioni dell’agonia” (Sensibili alle foglie, 2017, 12 euro) parla di ergastolo in una narrazione nuova. Dentro la valigia ci sono oggetti e materiali che “dall’oltretomba” dell’ergastolo vengono portati fuori e consegnati ai presenti.

A chiamarli in causa è Francesco Maranta, portavoce del Forum Diritti e Salute, che pone diverse riflessioni sui dispositivi di controllo sui corpi: dai luoghi di lavoro alla scuola, dalle università al diritto alla salute. Fino ad arrivare al carcere e, soprattutto, all’ergastolo. Sono 1677 persone attualmente all’ergastolo in Italia, “una presenza luttuosa per la società, o meglio per quella parte di società che non desiderano, non vogliono che una persona possa essere condannata fino alla morte”.

Nicola Valentino, socio fondatore della casa editrice Sensibili alle foglie, spiega come nasce questa idea dopo la pubblicazione del suo libro: “quest’opera si ispira a un’opera dell’artista Gianfranco Barruchello che ideò ‘Necessaire per l’oltretomba’. E così abbiamo immaginato un’altra valigia che contiene tutto ciò che ho portato dall’ergastolo. Nell’ultimo anno con il libro e il decennale della fine del mio ergastolo ho voluto rinnovare la narrazione su questo tema. Spesso nei convegni si collega l’ergastolo al carcere e al sistema penale, invece per me è un limite per capire questa pena: io collego l’ergastolo alla pena di morte. Ed è una moderna pena di morte che si collega all’agonia, una parola che ho esplorato nell’incontro con Giulia Spada. Insieme abbiamo fatto questo percorso. Quando parliamo di ergastolo e pena di morte sono due sistemi che inducono all’agonia infliggendola nel corpo della persona condannata: la condizione del vivere morendo. Ho conservato in 30 anni appunti, diari, documentazione giudiziaria e oggetti della mia esperienza mettendoli tutti in questa valigia che consegniamo al pubblico”.

L’iniziativa ha percorso diverse città italiane, da Padova a Perugia fino ad arrivare a Napoli, in un momento in cui è forte la spinta alla penalizzazione non solo dei reati ma anche dei comportamenti di natura sociale o, addirittura, verso una condizione sociale.  

Giulia Spada, antropologa-tanatologa, spiega come si possono ricava spazi di confronto: “Essendo un ergastolo una pena di morte bisogna fare un discorso su questo lutto perchè lo spazio sociale si crea, elaborando collettivamente questo lutto. Ponendo l’accento sulla dimensione mortifera si possono scardinare alcuni meccanismi che impediscono alle persone di parlarne ed è più facile parlarne come una perdita e responsabilità collettive”

E Valentino aggiunge: “lo spazio sociale è quello che crei tu. Si aprono spazi quando qualcuno decide di crearli. Poi c’è il grande obiettivo giuridico e politico che punta all’abolizione dell’ergastolo e della pena di morte a cui tutti noi aspiriamo”

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

A Terni in Via Sant'Antonio 46 ha trovato la sua sede "Lab.biciclario", una cooperativa sociale che si articola come una ciclofficina partecip'attiva polifunzionale, con tanto di bici-bistrot. Un nuovo e innovativo progetto, nato grazie al supporto degli strumenti di microfinanza di BancaEtica e Legacoop Umbria, impegnato a diffondere la mobilità sostenibile e a promuovere il benessere e la qualità della vita.

Lab.biciclario vuole mettere nelle mani dei cittadini gli strumenti di partecipazione sulla mobilità ciclabile, una proposta orientata all'affermazione del concetto dei beni comuni collaborativi. Tra i suoi servizi ci sono una ciclofficina (tesserandosi si ha la possibilità di accedere all'officina e riparare in autonomia o con l'ausilio dei nostri meccanici le proprie bici, e di apprendere le basi della meccanica), il bistrot creativo (Lab.bici.bistro) dove poter degustare cibi genuini amorevolmente preparati, provenienti dai migliori fornitori di un prodotto a chilometro zero in collaborazione con i gruppi di acquisto solidale cittadini ed un servizio di trasporto e consegna merci con bici cargo.

Terni dispone di un enorme potenziale, e può diventare una delle città italiane più bike-friendly; Lab.biciclario intende impegnarsi fortemente nella condivisione della cultura della bici promuovendo la partecipazione e il coinvolgimento di tutti i cittadini pro-attivi. A Terni circolano quasi 70 autoveicoli per ogni 100 abitanti. Un primato che le è conteso, in Italia, solo da Roma e Perugia. Se si considerano le già gravi problematiche di inquinamento dell'ambiente e dell'aria, questo fattore ha bisogno di essere affrontato con lucidità e intelligenza.

"La città di Terni oggi ha un bisogno impellente di nuova mobilità. - dice Giuseppe Caprarelli, presidente della cooperativa Lab.biciclario - Gli Attori locali devono interfacciarsi meglio sia con la cittadinanza che col governo cittadino, per costruire insieme i progetti che porteranno l'innovazione necessaria alla riduzione delle automobili.E' tempo per Terni di sperimentare, rimettersi in gioco, riqualificare l'idea stessa della mobilità."

Insomma, i pedali, le ruote, le corone, le catene: state sicuri che ve le faranno girare. "La marcia del cambio, quella è ormai innescata!" dice Chiara Barcherini, uno dei soci fondatori della cooperativa "Siamo già con un piede sul pedale, mantenetevi ancora un po' in equilibrio insieme a noi e non abbandonateci a due passi dalla vetta. Noi vi aspettiamo... numerosi per scatenarci insieme!"

 

Pubblicato in Umbria

Rimpatri di massa, centri di detenzione prima di trasferire i migranti, meno risorse per l’accoglienza. Sono tre dei punti del contratto di governo tra Salvini e Di Maio sull’immigrazione. Queste posizioni scatenano le preoccupazioni delle associazioni che, come il Naga, vedono la questione sociale “"ridotta a questione di ordine pubblico e malaffare". Ecco le reazioni raccolte dall’agenzia stampa Redattore Sociale.

Per la presidente di Arci Francesca Chiavacci "l'impianto generale fa pensare che ci aspettano tempi bui. L'idea di fondo è chiara e in alcuni tratti seminascosta da piccole cose, anche condivisibili ma dovremo presto organizzarci per contrastare questo tipo di visione d'insieme, in cui l'immigrazione è ancora qualcosa di emergenziale". Sulla stessa scia anche il vicepresidente Filippo Miraglia, che parta chiaramente di un "orientamento fascioleghista sui diritti e sulla sicurezza". "Questo preoccupa sul piano culturale, sappiamo infatti che alcune cose annunciate resteranno solo degli annunci: i centri di detenzione per il rimpatrio degli stranieri sono stati già previsti da Minniti in ogni regione - sottolinea - il resto dovrà essere fatto nel rispetto delle regole italiane e internazionali. Altrimenti, se pensano di fare espulsioni di massa, dovremo aspettarci nuove condanne per il nostro paese. Credo più realisticamente che continueranno a praticare la strada dell'esternalizzazione delle frontiere, portando avanti quanto già fatto dal precedente governo".

Per Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas italiana e Caritas Europa, "non c'è nulla di nuovo sotto il cielo: tanti governi hanno promesso di aumentare i rimpatri ma nessuno riuscito a farloperché è una strada non tecnicamente praticabile, c'è bisogno della collaborazione dei  paesi di origine che molto spesso manca o è debole - spiega -. Oltre a questo si tratta di una politica dai costi elevati, per questo da sempre diciamo che varrebbe la pena investire in programmi di integrazione piuttosto che nelle espulsioni - prosegue Forti -: spesso chi viene espulso o rimpatriato forzatamente ce lo ritroviamo dopo qualche anno in Italia. Meno accoglienza più rimpatri, è uno slogan che non fa i conti con la realtà che stiamo vivendo, con i canali ancora aperti, con l'arrivo di persone richiedenti asilo che devono essere salvate e accolte, al di là della volontà dei singoli paesi".

Gianfranco Schiavone, vicepresidene di Asgi, ricorda che la normativa italiana in materia di immigrazione è già "terribilmente rigida e ha sempre prodotto un numero enorme di irregolari, ma per rispondere a questo problema non si è mai messo mano all alegge ampliando i canali regolari di ingresso e regolarizzando i percorsi positivi di inclusione sociale e lavorativa degli stranieri. Al contrario ci si ostina a trovare come unica risposta un’espulsione impossibile in primo luogo perché ne viene snaturata la finalità giuridica che dovrebbe avere: l’espulsione, infatti è un provvedimento estremo che dovrebbe essere preso solo nei confronti delle persone che, per motivi di sicurezza pubblica o altre serie ragioni   e del disagio sociale, non possono essere riassorbiti nel tessuto sociale”. 

(Fonte: Redattore Sociale/ec)

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Occupazione, reddito di cittadinanza, integrazione europea, sport e inclusione sociale, salute, beni comuni e sviluppo sostenibile: sono numerosi e concreti i temi al centro dei "Social Cohesion Days", il festival internazionale della coesione sociale, dal 24 al 26 maggio a Reggio Emilia. Tre giornate di confronto e 30 appuntamenti gratuiti sulla "divisione imperfetta" della ricchezza e sulla coesione sociale in Europa e in Italia, con grandi nomi dell'economia e della politica: dal premio Nobel Amartya Sen insieme a Romano Prodi, da Annachiara Cerri del Consiglio d'Europa fino alla giornalista americana Simran Sethi, inserita dal The Independent tra i 10 eco-eroi del pianeta

Le 42 persone più ricche del mondo possiedono un patrimonio pari a quello dei 3,7 miliardi di persone più povere. Nel corso del 2017, ogni due giorni una persona è diventata miliardaria, mentre il 50 per cento più povero della popolazione mondiale non ha visto aumentare neppure di un centesimo la ricchezza a sua disposizione. Il divario tra ricchi e poveri nel mondo continua ad aumentare e ha raggiunto ormai squilibri insostenibili sia da un punto di vista etico che economico. Sebbene sia vero, infatti, che il numero di persone costrette a vivere in condizioni di povertà estrema è stato dimezzato tra il 1990 e il 2010, "le disuguaglianze sono aumentate nello stesso periodo: 200 milioni di persone in più avrebbero potuto essere salvate dall'indigenza" (dati rapporto Oxfam per il World Economic Forum 2018).

Questo crescente divario sociale sta spingendo parti consistenti della popolazione europea a identificarsi con forme di populismo e totalitarismo, indebolendo così la tenuta sociale dei sistemi democratici. Dal 24 al 26 maggio Reggio Emilia dedica tre intere giornate al dibattito istituzionale e civile su questa "divisione imperfetta" con i Social Cohesion Days, il festival internazionale della coesione sociale (www.socialcohesiondays.com), alla sua terza edizione: 30 appuntamenti - tutti gratuiti - tra conferenze, workshop, tavole rotonde, spettacoli e mostre. Protagonisti i grandi nomi dell'economia e della politica internazionale: il premio Nobel Amartya Sen, Romano Prodi, Annachiara Cerri del Consiglio d'Europa, la giornalista americana Simran Sethi, inserita dal The Independent tra i 10 eco-eroi del pianeta. L'obiettivo è quello di ricostruire dal basso, attraverso pensieri, pratiche e azioni, la possibilità di una reale partecipazione collettiva, globale e locale, alla "cosa pubblica". Perché ridurre i gap, incentivare il dialogo, capire le differenze e valorizzarle sono condizioni necessarie immaginare un futuro per i sistemi democratici. 

L'iniziativa è promossa da organizzazioni pubbliche e non profit: Fondazione Easy Care, Comune di Reggio Emilia, Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, e realizzata in collaborazione con Coopselios. 

"La Divisione imperfetta è il tema di questa terza edizione dei Social Cohesion Days, che Reggio Emilia accoglie con grande interesse e con importanti contributi di riflessione ed esperienze maturate nell'ambito delle politiche dell'Amministrazione comunale: politiche e azioni volte alla coesione, alla sostenibilità, alla resilienza e alla partecipazione, protese al superamento delle potenziali o reali fratture sociali – dice il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi - Parliamo, nei tre giorni di incontri con l'apporto di autorevoli pensatori, di Divisione imperfetta a partire dalla ricchezza, globale e nazionale. Dunque una divisione evidentemente ingiusta, non solo perché in astratto ciò che divide può generare ingiustizie, ma perché in concreto la redistribuzione delle ricchezze – materiali e immateriali, a cominciare dalle opportunità di accesso alla società, all'educazione, al lavoro, alla realizzazione personale e al rispetto della persona e del suo ambiente – è palesemente e progressivamente  sproporzionata e genera reazioni in grado di ledere la tenuta e la realizzazione democratica delle società. Il tema è pluridimensionale: dal globale alla città. Ed è pervasivo: la deriva populista alimentata dalla Divisione imperfetta è sotto gli occhi di tutti in ogni ambito. Una deriva che siamo chiamati a scongiurare, prima di tutto recuperando - certo non senza fatica, dato il punto di caduta che abbiamo raggiunto - una sensibilità dialogica, di confronto, di lealtà, di coerenza e competenza sempre più irrinunciabile. Le politiche di questa Amministrazione, non da oggi, vanno nella direzione esattamente opposta a quanto la globalizzazione sta producendo nel mondo: ovvero ridurre le diseguaglianze e generare equità nell'accesso ai servizi e nella lotta alle discriminazioni. Ogni giorno di più crediamo sia la strada giusta".

"I Social Cohesion Days nascono dalla volontà di costruire rapporti tra persone provenienti da diversi settori e professioni - Università, Pubblica Amministrazione, organizzazione no profit, impresa - e accumunati da una visione positiva del futuro e voglia di determinarlo, per diventare l'espressione collettiva di chi crede che la coesione sociale non possa essere costruita dall'alto o dal basso, ma debba essere un processo circolare in grado di coinvolgere tutti - sottolinea  Raul Cavalli, presidente Fondazione Easy Care e portavoce del Comitato Promotore del festival, che precisa – Sin dalla prima edizione dell'evento l'obiettivo è stato univoco e condiviso: portare la coesione sociale nelle piazze, nelle università, nelle biblioteche, negli uffici pubblici e privati, aprendo un confronto tra comunità scientifica, politica e cittadinanza. Le prime edizioni dei Social Cohesion Days hanno dimostrato come esista un'intera comunità interessata al tema della promozione della coesione sociale in Italia. Speriamo vivamente che in questo progetto, ad affermarne gli obiettivi, migliorarne le attività e incrementarne i contenuti, contribuiscano ancora organizzazioni, imprese, cittadini, studenti, ricercatori, accademici, policy maker".

"Il Comune di Reggio Emilia sceglie di essere partner dei Social Cohesion Days per il valore politico contenuto nella riflessione e nel dibattito sulla coesione sociale e perché siamo convinti che si tratti di un'opportunità di confronto ed esperienza importante in ambito nazionale e internazionale, anche per mettere in evidenza le nostre politiche – dice Valeria Montanari, assessore ad Agenda digitale, Partecipazione e Cura dei quartieri - Sono tante le attività che ci vedono protagonisti: dai quartieri con l'innovazione sociale, agli orti urbani con le politiche di resilienza fino alla festa del volontariato. Reggio è una città un po' speciale vista da fuori: quando nell'agenda politica compaiono temi come coesione, uguaglianza e solidarietà, il nostro contributo al dibattito nazionale ed europeo viene tenuto in grande considerazione, perché figlio di azioni quotidiane concrete, di grande valore, che incidono sulla vita delle persone. Credo serva ogni tanto costruire momenti di riflessione e confronto, guardando fuori da noi stessi, portando in città le esperienze di altre persone e comunità. Sono convinta infine che sia un'opportunità per la città cimentarsi nell'esperienza avvincente di un festival".

"La coesione sociale è una necessità" è il messaggio di apertura: Amartya Sen, premio Nobel per l'economia nel 1998 e grande indagatore del rapporto tra democrazia e sviluppo e Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli si confrontano sul modo di ridurre i divari economici, sociali e territoriali esistenti a livello internazionale (giovedì 24 maggio, Teatro Cavallerizza). Chiudono il festival la presentazione del II rapporto annuale a cura dell'Osservatorio internazionale per la Coesione e l'Inclusione Sociale (OCIS) e un incontro dal titolo "Lancio del manifesto civile per la coesione sociale" a cui partecipa anche Simran Sethi, inserita nell'elenco dei "10 eco-eroi del pianeta" dal quotidiano britannico The Independent: la Sethi è una giornalista ed educatrice specializzata in cibo, sostenibilità e cambiamento sociale, nonché membro del Sustainable Society Institute dell'Università di Melbourne. 
Tra questi eventi altri 30 appuntamenti, moderati da grandi giornalisti con oltre 80 relatori appartenenti a diversi mondi (università, istituzioni pubbliche, organizzazioni del terzo settore e della società civile, imprese) che affronteranno le varie facce della coesione sociale: integrazione, inclusione sociale, sviluppo sostenibile, istruzione, salute e umanizzazione delle cure, gig economy, integrazione europea, volontariato.

Il festival è anche l'occasione per presentare una selezione di esperienze concrete di coesione sociale in Italia: circa 120 progetti in totale, che spaziano dalla protezione delle categorie vulnerabili (anziani, minori, disabili) a forme innovative per la risposta ai bisogni delle comunità e l'erogazione di servizi di welfare, dalla promozione del dialogo interculturale, all'accoglienza dei rifugiati. L'obiettivo è dare avvio a un percorso di incubazione di progetti di coesione sociale, creando relazioni tra i protagonisti e sviluppando idee sostenibili e innovative. 

I Social Cohesion Days si svolgono sotto il patrocinio del Parlamento Europeo, della Rappresentanza Italiana della Commissione Europea, delConsiglio d'Europa, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Regione Emilia-Romagna.
Il festival è al'iinterno del cartellone del Festival per lo Sviluppo Sostenibile 2018.
Il programma completo su: www.socialcohesiondays.com 

 

Pubblicato in Economia sociale

Legacoop Bologna e Coopfond lanciano un nuovo bando per la nascita di startup cooperative, finanziato con 45.000 euro. Coopstartup Bologna è un bando riservato a giovani under 40 che lavorano, studiano o vivono a Bologna e nei comuni della sua area metropolitana e prevede formazione, assistenza e contributi a fondo perduto per la creazione di startup cooperative.

Il bando è aperto anche a singoli che vogliono contribuire con le proprie competenze alla creazione di startup e a giovani cooperative costituitesi dopo il 19 maggio 2017. Coopstartup è un vero e proprio percorso di sviluppo di idee di impresa in forma cooperativa: tutti i partecipanti al bando potranno accedere ad un percorso di formazione finalizzato alla creazione di startup.

I 10 gruppi che supereranno la prima selezione, accederanno ad un percorso di affiancamento e tutoraggio finalizzato alla trasformazione dell'idea in progetto di impresa. Ai tre gruppi che supereranno la seconda selezione, sarà assegnato un contributo di 15.000 euro e garantito un percorso di accompagnamento post startup di 36 mesi oltre che la possibilità di accedere a servizi e spazi a costi ridotti.

"La promozione cooperativa è nella nostra mission e l'innovazione è l'elemento che più di altri ha caratterizzato Legacoop Bologna in questi ultimi anni. Il bando Coopstartup Bologna può essere considerato come una sintesi dei nostri obiettivi: - commenta Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna - Innovare, aprire ai giovani, portare l'impresa cooperativa in nuovi mercati, restare ancorati a quei valori mutualistici in grado di generare maggiore giustizia sociale. Il bando è uno degli strumenti che abbiamo messo in campo. Per perseguire gli obiettivi di mandato abbiamo anche rafforzato il legame con le università, promosso corsi di alta formazione, rinnovato la collaborazione con le scuole del territorio e creato nuovi strumenti per la digital transformation nelle cooperative verso Industria 4.0".

"Il progetto Coopstartup - spiega Aldo Soldi il direttore generale di Coopfond, il Fondo mutualistico di Legacoop - punta a generare imprese che non si limitino a sfruttare una buona idea per realizzare guadagni immediati, ma abbiano l'ambizione di creare lavoro qualificato e opportunità per il territorio nel corso del tempo. È la via cooperativa alle startup. Un percorso che non utilizza, tra l'altro, finanziamenti pubblici, ma risorse messe a disposizione dalle cooperative esistenti che versano al Fondo il 3% degli utili realizzati proprio per sostenere la nascita di nuove imprese, lo sviluppo di quelle esistenti o la ripresa di quelle in difficoltà".

Il bando Coopstartup Bologna è stato presentato nell'ambito dello Start Up Day dell'Università di Bologna, che questo ha come main partner proprio Legacoop Bologna e Coopfond. La candidature dovranno essere presentate online attraverso la piattaforma Coopstartup, raggiungibile dal sito www.coopstartup.it/bologna entro le  14 del 31 ottobre 2018. Coopstartup è un progetto sperimentale di ricerca-azione avviato da Coopfond (fondo mutualistico per la promozione e lo sviluppo della cooperazione della Lega delle Cooperative) nel  2013. 

Sono già state realizzate 12 sperimentazioni in altrettante regioni con 4.000 partecipanti alle presentazioni. 2.800 persone (che hanno avuto la possibilità di seguire un corso di formazione online) hanno presentato 906 idee imprenditoriali, di cui 600 sono risultate ammissibili e 200 gruppi sono stati selezionati per l'accompagnamento. I proponenti complessivamente hanno fruito di 500 ore di formazione in aula. Al termine dell'incubazione sono stati selezionati 180 business plan, dichiarati vincenti 64 progetti e 33 nuove cooperative sono già state costituite

Pubblicato in Emilia-Romagna

Continua a crescere la Mutua Sanitaria Integrativa Insieme Salute Toscana, una crescita che interessa sia il piano dell’attività sia quello della compagine sociale. Nel corso del 2017 i soci hanno superato la soglia di 15mila e la raccolta è stata di oltre un milione e 300mila euro. Sono stati erogati rimborsi per quasi 800 mila euro a più di 7mila soci.

I numeri sono stati presentati dal vicepresidente della Mutua Antonio Chelli nel corso dell'assemblea di bilancio che si è svolta questa mattina a Firenze presso l'auditorium Giovanni Spadolini. Nell’occasione sono stati anche rinnovati gli organismi sociali e il collegio sindacale ed è stata lanciata la proposta di una giornata informativa sulla salute riservata ai soci di Insieme Salute Toscana e ai loro familiari, che verrà organizzata a Firenze nel mese di settembre.

“In una fase di profondi mutamenti, in cui i bisogni sociali e sanitari si fanno sempre più complessi, le Società di mutuo soccorso, nate alla fine dell’800, stanno tornando di eccezionale attualità – afferma il vicepresidente di Insieme Salute Toscana Antonio Chelli -. Cresce il numero di cittadini che decidono di associarsi a una mutua, quindi a una forma solidaristica, per tutelare la propria salute”. 
All’Assemblea ha portato i suoi saluti il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani.

A seguire si è tenuta una tavola rotonda, che ha affrontato il tema della convivenza solidale nelle città complesse e di come questa possa essere realizzata.  “Grazie agli organizzatori del convegno che con la loro iniziativa ci permettono di riflettere su una tematica molto importante come la convivenza solidale nelle città complesse - ha detto l’assessore al Welfare del Comune di Firenze Sara Funaro -. La carta vincente per il governo delle città complesse è la collaborazione delle amministrazioni comunali con il Terzo settore e lo sviluppo del principio della sussidiarietà per dare vita a forme di governance che mettono al centro la persona, andando oltre la dualità tra pubblico e privato”. “Per gestire al meglio la complessità attuale - ha spiegato - è importante sviluppare lo spirito di comunità e avere rapporti diretti con il territorio da parte delle amministrazioni comunali, che devono sempre più essere vicine alle persone fragili, che hanno bisogni particolari ai quali dobbiamo rispondere con servizi sempre più adeguati e di qualità”.

Ad introdurre il tema, con un inquadramento giuridico, Irene Stolzi, professoressa associata del Dipartimento Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze. “Nella complessità evidente della situazione attuale, ci sono due considerazioni fondamentali – afferma Alessandro Martini, direttore Caritas diocesana di Firenze -. La prima è la centralità della persona, ogni persona, senza condizioni, e l’attenzione ai suoi bisogni e diritti. La seconda è la corresponsabilità, nella consapevolezza che i ruoli sono diversi ma l’obiettivo da raggiungere è lo stesso: offrire benessere e qualità della vita in una comunità che include”.

“La complessità dei bisogni, sociali, sanitari, dell’abitare, che si intrecciano nelle nostre città, richiede la capacità di dare risposte sempre nuove – commenta Marco Paolicchi, responsabile Dipartimento Area Welfare di Legacoop Toscana -. Con la costituzione dell’Area Welfare di Legacoop Toscana abbiamo messo insieme ‘pezzi’ apparentemente non simili della cooperazione, cooperative sociali, di abitazione, cooperazione dei medici e dei professionisti della sanità, la mutua Insieme Salute Toscana, per poter affrontare queste sfide in maniera articolata e tenendo conto di una molteplicità di aspetti”.

 

Pubblicato in Toscana

Il 25 maggio si sarebbe dovuta svolgere all’Università di Verona una rilevante giornata di studio e formazione in materia di migrazioni Lgbti. Il convegno, dal titolo “Richiedenti asilo: orientamento sessuale e identità di genere” − organizzato dalla stessa Università in collaborazione con Sportello migranti LGBTI, Pianeta Milk, Asgi e PoliTeSse − avrebbe dovuto consentire un approfondimento scientifico sul riconoscimento dei diritti di persone vittime in alcuni Paesi di persecuzioni di diversa tipologia, dall’occultamento della propria identità e del proprio orientamento, alla stigmatizzazione giuridica e politica, alle violenze da parte di attori statali e non-statali.

Su tale evento, tuttavia, si è abbattuta una campagna violenta di forze di estrema destra, che hanno minacciato di impedirne con la forza lo svolgimento. Sulla vicenda interviene Magistratura Democratica: “Rimaniamo sorpresi dal fatto che a questa violenza il Rettore abbia deciso di rispondere con la sospensione della giornata di studio, motivata con il fatto che «l’evento è uscito dall’ambito scientifico per diventare terreno di contrasto e soprattutto di ricerca di visibilità per diversi attivisti di varia estrazione» e che «l’Università non può prestarsi a strumentalizzazioni da parte di soggetti estranei al mondo scientifico che si scontrano su temi politicamente ed eticamente controversi come quelli dei migranti e dell’orientamento sessuale delle persone». Come magistrati e cittadini siamo colpiti dalla derubricazione di diritti fondamentali delle persone a temi politicamente ed eticamente controversi”

“Non crediamo, poi – aggiunge Md - che ci possa essere un terreno di contrasto tra attivisti di diversa estrazione. Più semplicemente, in questa vicenda, si confrontano da un lato i diritti e la democrazia e dall’altro violenza e prevaricazione di stampo neofascista. L’università è luogo di formazione e cultura e la cultura non può essere neutra indifferenza ai valori. Ci auguriamo che burocrazia e paura non facciano trionfare la pratica dell’intimidazione, consentendole di raggiungere l’obiettivo”.

Magistratura democratica auspica che il convegno “si possa svolgere ed esprime solidarietà e vicinanza culturale e politica alle associazioni e agli studiosi che si sono impegnati per realizzarlo”.

Parte l’Onda Pride

Intanto sabato scorso ha preso il via da Bergamo l'Onda Pride, la grande stagione dell'orgoglio arcobaleno organizzata da Arcigay in rete con le altre associazioni del movimento lgbti. Ventisette i cortei che quest'anno attraverseranno lo Stivale, tre in più rispetto allo scorso anno e con numerose "prime volte":  innanzitutto l'Onda Pride arriverà quest'anno per la prima volta in Molise, a Campobasso per l'esattezza, ma saranno battesimi anche quelli di Novara, Pompei, Siena, Ostia, Salerno, Trento.

Il calendario dell'Onda Pride prosegue serrato già dal weekend successivo: il 26 maggio appuntamento con altre due "prime volte", quelle del Salerno Pride e del Novara Pride. Si prosegue il 9 giugno con tre parate dell'orgoglio, il Roma Pride, il Pavia Pride e il debutto a Trento del Dolomiti Pride. Il 16 giugno, poi, è in programma una grande giornata dell'orgoglio arcobaleno: sono ben 8 infatti i cortei in programma, a Torino, Caserta,Varese, Mantova, Siracusa, Genova, Barletta e Siena. Il 23 giugno toccherà al Catania Pride, mentre il 30 giugno sarà la volta di Milano, Palermo, Pompei, Padova. Tre appuntamenti per il 7 luglio con il Bologna Pride,  il Piemonte Pride a Alba e il Sardegna Pride a Cagliari, e altri due cortei sono in programma il 14 luglio, a Napoli e Ostia. Il 28 luglio l'Onda Pride farà tappa per la prima volta in Molise, a Campobasso, e contemporaneamente sfilerà per il terzo anno sulla riviera romagnola con il Rimini Summer Pride. Infine, anche per quest'anno l'onda arcobaleno chiude la sua corsa in Puglia con il Salento Pride di Gallipoli. 

"In un Paese in piena paralisi politica - dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay - in cui la questione diritti scivola costantemente in fondo alla lista degli impegni dei governi e dei partiti, sono strade e piazze i luoghi in cui ribadire e denunciare l'insufficienza delle politiche di inclusione delle differenze e di contrasto alle discriminazioni di gay, lesbiche, bisessuali e trans. Quest'anno l'Onda Pride è stata preceduta da una sorta di gara al ribasso tra sindaci di diversi colori politici, che negando patrocini e adesioni alle nostre manifestazioni hanno dato dimostrazione tangibile dell'arretratezza della nostra classe politica. L'orizzonte della piena uguaglianza pare non interessare questi amministratori, perciò è ancora più importante quest'anno portare nelle strade una mobilitazione fragorosa, piena di persone orgogliose e determinate, perché dalle strade deve ripartire la richiesta di diritti civili e social, più forte di qualsiasi opposizione, ostacolo o codardia. Appuntamento allora domani a Bergamo e da lì in tutte le altre 26 città di questa lunga stagione dell'orgoglio. La nostra onda è forte, impossibile fermarla", conclude Piazzoni.

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