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Martedì, 16 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 08 Maggio 2018 - nelPaese.it

«Cosa provate a stare in carcere?». «Cosa avete provato a essere coinvolti in questo progetto?». «Qualcuno di voi è mai stato un bullo?». «Cosa cambieresti del sistema carcerario?». «Cosa vi dà speranza ogni giorno?». Sono solo alcune delle domande che gli studenti dell’Istituto comprensivo Giovanni Pascoli II-Marta Russo Plesso Carbonelli di Secondigliano, guidato dalla dirigente Rosalba Matrone, hanno rivolto agli 8 detenuti con articolo 21, che si sono sfidati sul campo Andrea Capasso di via Limitone d’Arzano per la seconda edizione del Fair Play E-Vent Cup “Giochiamo il futuro calciando il passato”, ideato da Franca Lovisetto della E-Vent e Piermassimo Caiazzo, promosso dall’associazione Occt, in collaborazione con il Centro penitenziario di Secondigliano, la parrocchia dei Sacri Cuori e col patrocinio del presidente della VII Municipalità Maurizio Moschetti. 

Prima del quadrangolare che ha visto disputare le gare tra squadre di detenuti, polizia penitenziaria e associazioni Vivi Secondigliano e Occt, i carcerati hanno risposte a domande e curiosità dei ragazzi sui temi della criminalità e del bullismo. «La scuola e la famiglia sono il vostro futuro e l’unica strada corretta per la vostra vita - hanno detto i reclusi - oggi ciò che ci dà speranza e gioia sono i nostri figli e le nostre mogli, perché in carcere si è molto lontani dalla realtà e dagli affetti familiari. Ecco perché voi non dovete seguire il nostro esempio». Felici di gareggiare sul campo di calcio i carcerati hanno ribadito l’importanza di una seconda opportunità per chi ha sbagliato: «quello di oggi è stato il primo approccio di una presta libertà, che ci permetterà di tornare alle nostre famiglie». E sul tema del bullismo: «andate a scuola, rispettate i vostri insegnanti e i vostri compagni più deboli e, soprattutto, seguite sempre i consigli dei vostri genitori sulle amicizie sbagliate che dovete evitare». Vincitori del torneo i ragazzi di Vivi Secondigliano, allenati dal mister Luigi Fontanella, 37 anni, acconciatore maschile di professione e campione mondiale di taglio, acconciatura e colore a Seul in Corea nel 2016: «sono nato e cresciuto nel centro storico di Secondigliano e conservo con fierezza la medaglia d’oro vinta due anni fa per il mio lavoro. Questa è la dimostrazione che in questi quartieri non c’è solo criminalità, ma anche eccellenze».

Scopo primario dell’evento - che è stato introdotto dalla messa celebrata da don Augusto Piccoli, cappellano della polizia di Stato di Alessandria/Asti e intervallata dalle esibizioni del campione del mondo di aeromodellismo acrobatico Luca Pescante - è stato quello di favorire iniziative con gli studenti delle scuole del quartiere (quarte e quinte delle elementari e medie inferiori) per prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo e delle devianze minorili. Il progetto si è avvalso infatti della mediazione dello sport come elemento di raccordo tra i minori del territorio, spesso preda di falsi miti, e i detenuti che hanno raccontato le loro esperienze per insegnare ai ragazzi che la vita, come una partita di calcio, va giocata con impegno e serietà nel rispetto delle regole e dell’altro. Storie viste come un “indicatore sociale” che descrive un pericolo da evitare e in cui si potrebbe incorrere pagando gravi conseguenze. 

 

Pubblicato in Campania

Disporre di una topografia digitale il più possibile aggiornata e dettagliata dell'Etna è un requisito essenziale per cercare di prevedere con maggior accuratezza il comportamento di pericolosi fenomeni vulcanici fra i quali le colate di lava, i flussi piroclastici e i lahars (colate di fango). Tecnologie e metodi per la realizzazione in tempi ridotti e a basso costo di accurati modelli digitali del terreno (DTM), sono descritti nello studio UAV-based remote sensing surveys of lava flow fields: a case study from Etna's 1974 channel-fed lava flows, condotto dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con l'Università Blaise Pascal di Clermont Ferrand e pubblicato su Bulletin of Volcanology

"In un vulcano attivo come l'Etna", spiega Alessandro Fornaciai, ricercatore dell'INGV della Sezione di Pisa, "è fondamentale aggiornare con frequenza la topografia dell'edificio vulcanico. Infatti, i DTM costituiscono un ingrediente fondamentale per poter usare i modelli che cercano di prevedere, ad esempio, il percorso che seguirà una colata di lava in caso di un'eruzione effusiva. Per avere risultati attendibili è, però, necessario che i dati topografici siano accurati e costantemente aggiornati. La fotogrammetria Stucture from Motion (SfM) ha aperto nuovi scenari applicativi anche in vulcanologia, perché permette di produrre modelli digitali del terreno ad alta risoluzione, in modo rapido e con costi contenuti".

I droni costituiscono la piattaforma ideale per sfruttare al meglio le potenzialità offerte della fotogrammetria SfM. Essi, infatti, permettono di sorvolare aree di grandi dimensioni e, se equipaggiati con una macchina fotografica, come in questo caso, riescono ad acquisire una grande quantità di immagini, necessarie per la ricostruzione di un modello 3D. "In questo studio è stato usato un drone, o per meglio dire, un Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto (SAPR), a sei eliche", afferma Luca Nannipieri, tecnologo dell'INGV e pilota del drone, "in grado di volare per circa 20 minuti. Autonomia che ha consentito di sorvolare grandi aree, in tutta sicurezza, acquisendo informazioni anche in zone di difficile accesso".

Il modello digitale del terreno del campo lavico del 1974, ricostruito con il sistema drone-fotogrammetria SfM, è stato poi confrontato con il modello ottenuto mediante la tecnologia laser scanner da aereo Light Detection and Ranging (LiDAR). "I due modelli non solo sono del tutto comparabili", afferma Fornaciai, "ma con l'uso del drone e delle tecniche di SfM è stato possibile costruire un modello digitale ancora più dettagliato che ha permesso di vedere e di ricostruire strutture presenti sulla superficie della lava non individuabili con il LiDAR".

"Infine", conclude Sonia Calvari, dirigente di Ricerca dell'INGV di Catania, "i vantaggi logistici, la rapidità di acquisizione delle foto e della ricostruzione del modello del terreno ottenuti, grazie al sistema drone e fotogrammetria SfM, offrono nuove opportunità di monitoraggio e di sorveglianza di un vulcano attivo in caso di un'eruzione".

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Da Schiarazzule Marazzule alla Tammurriata Nera, da Clandestino di Manu Chao ad Hallelujah di Leonard Cohen, da Maremma amara all'afghana Götür Beni Gittiğin Yere Sam fino a Jemba, sono solo alcuni dei brani che i quaranta componenti del coro multietnico di Pordenone presenteranno alla città, con tanto di musica dal vivo, al chiostro della Biblioteca civica la sera di venerdì 11 maggio alle 20.30. L'evento, ad ingresso libero, sarà uno di quelli da ricordare, la restituzione alla città del progetto Canto sconfinato, coro composto per una metà da nuovi cittadini e rifugiati, per l'altra da vecchi cittadini, volontari ma anche semplici appassionati di canto, musica e relazioni umane (foto di Stefano Raspa).

È un invito all'incontro quello proposto dal coro, eterogeneo nella composizione etnica con friulani, veneti, pakistani, afghani, argentini, ghanesi, gambiani, nepalesi, ma omogeneo nel desiderio di utilizzare la musica come occasione di conoscenza reciproca e di scambio tra le persone e le loro storie di vita. Un gruppo entusiasta di offrire alla città un concerto-performance che sia testimonianza di integrazione e convivenza tra migranti e indigeni più o meno autoctoni.

Diretto da Giuseppina 'Beppa' Casarin del Coro Voci dal Mondo di Mestre, il coro multietnico di Pordenone è partito a settembre 2017 da un'idea di Carlo Mayer subito sposata dall'Associazione immigrati, e vede la partecipazione ed il coinvolgimento della Croce rossa italiana e delle Cooperative sociali impegnate nell'accoglienza in città, Itaca, Noncello, Nuovi vicini, Fai e Acli.

Tra le caratteristiche principali quella di essere un coro sempre aperto a nuove inclusioni, per conoscere le realtà delle migrazioni nel territorio e attivare la raccolta e ricerca di musiche e canti proposti dalle persone che si incontrano nel corso del progetto.

"Siamo partiti circa in una sessantina, arriviamo al concerto in una quarantina - fanno sapere da Canto sconfinato - un risultato eccezionale, rifugiati e nuovi cittadini sono circa la metà. Il metodo di lavoro prevede che i singoli coristi propongano canzoni alle quali sono affezionati per qualche motivo e insieme si scelgano e si imparino". Per cantare tutti insieme si ispirano alla pratica del canto spontaneo propria di tutte le culture, un'esperienza più che favorevole per realizzare un "canto sconfinato". Oltre al debutto a Pordenone dell'11 maggio al Chiostro della Biblioteca (in caso di maltempo all'Auditorium della Regione in via Roma), il coro ha già ricevuto richieste da tutta la provincia.

Canto sconfinato, il progetto

Canto sconfinato vuole attivare un percorso di conoscenza con i nuovi cittadini immigrati e i profughi ospiti nella città di Pordenone. La musica e il canto diventano oggetto di mediazione per reinterpretare la convivenza come arricchimento del tessuto sociale e reciproca conoscenza, all'interno di un percorso di integrazione che veda protagonisti sia i vecchi sia i nuovi cittadini. Tra gli obiettivi anche quello di dare (nuova) dignità a canti e musiche che non hanno né riconoscimento né cittadinanza, patrimoni destinati forse ad essere perduti e che spesso rimangono esclusivamente nella memoria delle persone che li portano con sé insieme alla loro storia di vita.

Un percorso che porta, altresì, alla scoperta di una presenza culturale altra, quella dei migranti che sono anche artisti oltre che portatori di culture e di saperi. Canto sconfinato diventa così un incontro con le diversità, con canti e musiche che hanno il potere di evocare luoghi lontani ma, allo stesso tempo, capaci di risvegliare modi espressivi e di comunicazione per noi europei nuovi, patrimoni culturali diversi che si innestano nella cultura occidentale, muovendo la creatività, aprendo al cambiamento e alla crescita culturale.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Riceviamo e pubblichiamo questo racconto di Franco Mirabelli, vicepresidente dei Senatori Pd

 

Ho iniziato un giro di incontri nei quartieri delle periferie milanesi, che avevo conosciuto e frequentato già da consigliere regionale, per verificare le condizioni in cui continuano a vivere decine di migliaia di milanesi e capire come è possibile dare una mano dalle istituzioni per migliorare la situazione. Ieri sono stato a trovare Lucia Guerri e il comitato di San Siro. Persone straordinarie, piene di idee, che dedicano con spirito di servizio tanto del loro tempo al proprio quartiere e lo fanno in una situazione difficilissima affrontando con coraggio anche situazioni non facili.

Mi hanno raccontato le tante cose fatte e ottenute con grande caparbietà: dalla riapertura del laboratorio di quartiere, alla prossima apertura di un servizio, fortemente voluto dal comitato, per i malati psichici a cui sono stati assegnati lì molti alloggi senza la necessaria rete di assistenza. E mi hanno raccontato il lavoro che stanno facendo i ragazzi del politecnico e la passeggiata nel quartiere che hanno organizzato portando tante persone giovani, bambini e anziani a visitare i rifugi antiaerei che sono stati conservati. Mi hanno raccontato tante idee e tanti progetti.

Ci sono persone che si mettono a disposizione per il proprio quartiere ma il rischio è che le istituzioni non siano all’altezza, non riescano a fare la propria parte in maniera sufficiente per produrre un cambiamento. In un quartiere in cui sono state censite 82 etnie diverse e in cui il tema dell’integrazione è decisivo si fa troppo poco per garantire che i bambini, per lo più figli di immigrati, vadano a scuola.

Il tema prioritario resta quello della legalità: insicurezze e paure crescono se si ha la sensazione di essere abbandonati dalle istituzioni e i vandalismi in piazza Selinunte o altrove, dove si distruggono gli arredi urbani, sono il modo con cui i delinquenti segnano il territorio e tutto ciò è strettamente legato alle occupazioni abusive.

Si continua a denunciare il problema eppure non diminuiscono. Anzi! Nonostante, l’impegno dei comitati, il racket continua a lucrare sulle occupazioni.  I soldi stanziati con la legge sull’emergenza abitativa, di cui sono stato relatore, per ristrutturare gli alloggi vuoti e consentirne la rapida assegnazione sono serviti, anche a San Siro, per sistemare decine di alloggi, ma se poi non si assegnano velocemente e vengono anch’essi occupati si rende quello sforzo inutile. E se, in violazione della stessa legge sull’emergenza abitativa - come mi raccontano - i fornitori di energia e gas continuano a fare i contratti a chi occupa, si aiuta chi occupa penalizzando gli abitanti regolari del quartiere e, soprattutto, chi avrebbe diritto a quelle case e non riesce ad averle.

Impedire le occupazioni, prevenirle, assegnare gli appartamenti vuoti, far rispettare le leggi, impedire il degrado intervenendo rapidamente, sono cose necessarie. Se non vengono fatte non è perché mancano le leggi o perché mancano i soldi, ma perché chi le deve fare non le fa. E allora vedere che la Lega, che da anni governa ALER, invece di far funzionare l’ente che ha la responsabilità di fare queste cose e che ha prodotto anni di degrado e inefficienze, specula sul disagio e l’insicurezza di cui ha la colpa, è la dimostrazione che non ha a cuore, come le donne del comitato di San Siro, la vita vera delle persone ma solo il facile consenso.

 Franco Mirabelli, senatore della Repubblica

Pubblicato in Lombardia

Crescono sia in numero di operazioni (113, + 45% rispetto al 2016) sia in valore (quasi 12 milioni di euro, + 34% rispetto al 2016) le garanzie rilasciate nel 2017 nell’Area Centro Nord da Cooperfidi Italia, il confidi nazionale della cooperazione sostenuto dall’Alleanza delle Cooperative Italiane (AGCI, Confcooperative, Legacoop) che supporta le imprese cooperative nell’accesso al credito a condizioni agevolate. A livello nazionale gli importi a garanzia deliberati da Cooperfidi Italia sono oltre 53 milioni di euro (+34% rispetto al 2016) per un totale di 516 operazioni (+12% sul 2016). Per la sola Toscana sfiorano gli 8 milioni e 900 mila euro (+26% rispetto al 2016) in corrispondenza di 93 operazioni (+31% sul 2016).

I dati sono stati illustrati a Firenze dal presidente di Cooperfidi Italia Mauro Frangi all’Assemblea territoriale dei soci dell’Area Centro Nord, che comprende Toscana, Umbria e Marche, e alla quale è intervenuto anche il presidente dell’Alleanza Cooperative Italiane della Toscana Alessandro Giaconi. L’Assemblea ha approvato il bilancio di esercizio 2017.

Il settore sociale si conferma centrale per Cooperfidi. Nel 2017 a livello nazionale sono state deliberate in questo settore garanzie per oltre 29 milioni di euro (+40% rispetto al budget prefissato), in corrispondenza di 260 operazioni. Nell’Area Centro Nord gli importi a garanzia deliberati nel settore sociale raggiungono quasi 5 milioni e 400 mila euro (in corrispondenza di 51 operazioni); seguono, in termini di valore, i settori trasporti/ logistica (oltre 2 milioni di euro), servizi, edile/costruzioni, agricolo (ciascuno dei tre oltre 1 milione e 100 mila euro).

Sul territorio nazionale i principali istituti di credito convenzionati sono Banca Etica, Federcassa e Banca Prossima, un dato che conferma la centralità del settore sociale nell’attività di Cooperfidi Italia. E proprio all’intervento di Cooperfidi Italia per potenziare l’accesso al credito delle cooperative sociali e degli Enti del terzo settore è stata dedicata la prima parte della mattinata di oggi, che ha visto gli interventi di Riccardo Vannini, amministratore di Cooperfidi Italia e Claudia Fiaschi, portavoce nazionale del Forum Terzo settore. Cooperfidi Italia è stato il primo intermediario finanziario italiano ad avere superato la selezione del FEI - Fondo Europeo degli Investimenti (lo strumento della Banca Europea degli Investimenti che agevola l’accesso al credito delle pmi).

Nell’ambito del programma EaSI il FEI ha deliberato interventi in favore di Cooperfidi Italia finalizzati al sostegno dell’economia sociale italiana: 25 milioni di euro garanzie dirette sotto forma di fideiussioni rilasciabili da Cooperfidi e 25.000.000 di euro di controgaranzie su finanziamenti garantiti da Cooperfidi alle cooperative sociali e all’intera economia sociale per potenziarne l’accesso al credito. Ne possono beneficiare cooperative sociali, associazioni no profit e imprese con fatturato inferiore ai 30 milioni di euro.

Oltre alla presenza del sistema bancario operante in Toscana, hanno portato il loro contributo Gianluca Mengozzi, portavoce del Forum del Terzo settore Toscana; Fabio Magheri, Consorzio COeSO;  Marco Paolicchi, responsabile Area Welfare di Legacoop Toscana.

Pubblicato in Toscana

"Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore".

Nel 40ennale della morte di Peppino Impastato vale la pena riproporre il monologo sulla bellezza, quello che abbiamo visto e ascoltato nel 2001 grazie al film di Marco Tullio Giordano con il volto e la voce di Luigi Lo Cascio. Perché bellezza e rassegnazione, mafia e omertà, sono ancora tutte lì ma non solo a Cinisi e in Sicilia: ora riguardano un Paese intero. Lo stesso Paese che, come 40 anni fa, si scontra e divide sulla memoria di Aldo Moro ucciso quello stesso 9 maggio ’78. Lo stesso Paese che mette sempre in secondo piano, come allora, la morte di quel giornalista siciliano comunista che aveva oltrepassato i "Cento Passi".

Peppino lascia un’eredità enorme. Ha rappresentato una prima fake news, un caso liquidato come suicidio e riportato alla verità giudiziaria 20 anni dopo; ha messo in primo piano il ruolo delle radio come strumento di denuncia e di un giornalismo militante nuovo, legato più al territorio che alle ideologie; ha spiegato come esista un Sud che prova a cambiare nonostante il divario economico e l’abbandono istituzionale.

Eppure a distanza di 4 decenni il ricordo non può più bastare. Lo dice bene Giovanni Impastato, fratello minore di Peppino, all'Ansa: “abbiamo cercato di affermare invece il grande valore della disobbedienza alle ingiustizie e alle sopraffazioni. E in questo modo abbiamo sottratto spazio e consensi alla cultura mafiosa. Era quello che Peppino faceva. Era così che metteva in movimento tanti ragazzi e ragazze della sua generazione. Adesso toccherà a una nuova generazione far sentire la sua voce e la voce di chi si impegna per la giustizia e la libertà".

Pubblicato in Nazionale

In un'epoca in cui bene comune ed esercizio della cittadinanza sono sempre meno praticati e in cui in tutto il mondo, anche nei paesi che hanno costruito la loro storia sulla difesa della democrazia, si alzano muri e si marcano confini, raccontare i Balcani significa compiere non solo un atto di memoria, ma di resistenza. Resistere alla paura, allo smarrimento, al timore del diverso, alla tentazione di dire “prima noi”. Resistere perché il passato non elaborato si ripete e oggi il villaggio è globale.

Da queste premesse nasce Balcani d'Europa_lo specchio di noi, progetto a cura di Roberta Biagiarelli, promosso da Associazione culturale Magazzini San Pietro e Babelia & C. - progetti culturali, realizzato con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, dei Comuni di Modena, Formigine, Maranello, Sassuolo, della Fondazione Vivere il Sapere/Istituto Sacro Cuore di Modena, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna ed in collaborazione con Istituto Storico di Modena, Consorzio Creativo, Fondazione L'educazione costruisce la Bosnia, Associazione ADL a Zavidovici Onlus.

Dal 9 al 19 maggio Modena e il suo territorio saranno costellati da incontri, testimoni, approfondimenti storici: esercizi di cittadinanza, come recita il sottotitolo della manifestazione, per capire il nostro presente. Numerosi e di rilievo gli ospiti che parteciperanno fra i quali il giornalista e scrittore Paolo Rumiz, il generale Jovan Divjak, la giornalista bosniaca Azra Nuhefendic, il redattore e documentarista Andrea Rossini, il giornalista Dario Terzic.

L'iniziativa, che nasce da un lavoro ventennale portato avanti dall’attrice e autrice Roberta Biagiarelli - a partire dal 1998, anno di debutto del suo monologo Srebrenica che ha realizzato ben oltre 500 rappresentazioni in Italia e all'estero -,  si presenta come un percorso multidisciplinare a più voci che, attraverso testimonianze dirette, incontri con gli studenti, teatro e fotografia, si pone l'obiettivo di fare memoria su uno dei periodi più tragici della storia recente d'Europa e, parallelamente, di alimentare la coscienza democratica, in particolare nelle giovani generazioni.

Si parte da Srebrenica: uno spazio fisico, un tempo – quello delle testimonianze di chi ha vissuto il dramma di un conflitto troppo spesso liquidato come “fratricida” e relegato, nella coscienza europea, a problema di una sola terra per molte anime in conflitto – e, contemporaneamente, un monito: a non dimenticare e a costruire possibilità di convivenze e legami di pace.

A vent’anni dal debutto Srebrenica il monologo di Roberta Biagiarelli sarà nuovamente in scena il 9 maggio, Giornata dell’Europa, al Teatro Sacro Cuore di Modena introdotto da Kanita Ita Focak e Agostino Zanotti. Ricordo del passato recente e generazione di futuro. Da Srebrenica lo sguardo si amplia ai Balcani e dai Balcani all'Europa, di ieri e di oggi, dai conflitti alle nuove relazioni, da una storia plurale e culturalmente ricca alle difficoltà create da chi, facendo leva su particolarismi e diffidenti rivendicazioni, ha alimentato costantemente e ancora oggi cerca di alimentare divisioni.

Il programma si presenta ricco e articolato di appuntamenti: si rifletterà sul valore della multiculturalità (11 maggio), sulla ricostruzione di quanto avvenuto al Tribunale penale internazionale dell'Aja (12 maggio), sul legame sociale, la sua rottura e l’affermarsi dei nazionalismi  (13 maggio), sulla cultura della legalità (17 maggio), su come l’Europa è vista da Mostar (18 maggio), ma ci sarà anche un momento dedicato alla memoria di Luca Rastello, autore di quel prezioso libro “La guerra in casa” dal quale si mosse Roberta Biagiarelli per il suo Srebrenica (19 maggio), e si concluderà parlando di Europa (19 maggio).

Saranno anche le immagini a raccontare la Storia con le mostre fotografiche di Luigi Ottani ‘Scappare la guerra’, reportage dal confine greco-macedone di Roberta Biagiarelli e Luigi Ottani (dal 15 al 30 maggio) e di Ismail Fayad ‘Genti diverse venute dall’Est’, a cura di Luigi Ottani (dal 19 al 27 maggio). Focus del progetto sono le nuove generazioni, quelle nate “già figlie” dell'Europa, che potranno avere l’occasione di riflettere, a partire dalle vicende che dai Balcani si irradiano ancora oggi in tutta Europa, sulla contemporaneità e comprendere meglio le ragioni dei linguaggi del presente, imparando a decifrare la complessità della società in cui vivono. Attraverso arte e testimonianze dirette, il progetto vuole infatti promuovere l'acquisizione di competenze chiave di cittadinanza, sociali e civiche, come sottolineato dall'Unione Europea.

Ma ‘Balcani d’Europa’ si rivolge a tutti coloro che hanno interesse a vivere con maggior consapevolezza il proprio ruolo sociale, contribuendo, nella vita di tutti i giorni, alla costruzione di una realtà lontana dalle divisioni, dagli stereotipi culturali, dalle diffidenze e dalle chiusure causate dall' “ignoranza dell'altro”.

Tutte le iniziative sono ad ingresso libero.

 

Pubblicato in Cultura

Uno strumento di comunicazione e di utile consultazione per le società aderenti alla Fimiv e per tutti coloro che desiderano conoscere la mutualità: l’identità valoriale e normativa delle società di mutuo soccorso, la dimensione del movimento, la qualità e quantità del suo valore economico, sociale e culturale.

“Il nuovo rapporto sociale della Federazione Italiana della Mutualità Fimiv nasce dall’esigenza di compendiare nell’organicità di un testo l’intensa attività sussidiaria che le società di mutuo soccorso svolgono nel nostro paese, – spiega Placido Putzolu, presidente Fimiv – con riguardo tanto alle forme di assistenza sanitaria integrativa quanto alle azioni sociali e culturali di cui sono storicamente portatrici”.

Il Rapporto di Missione della Fimiv “Il progetto sociale della mutualità italiana Fimiv” è stato realizzato da un gruppo di lavoro della Fimiv coordinato da Loredana Vergassola, Centro Studi Fimiv, curatrice della redazione. “Il progetto sociale della mutualità italiana Fimiv” è consultabile e scaricabile cliccando al seguente link sul sito www.fimiv.it

 

Pubblicato in Economia sociale

Nelle zone rurali ad ovest di Aleppo, una delle principali destinazioni per gli sfollati interni siriani, Medici Senza Frontiere (MSF) ha effettuato una campagna di vaccinazione di massa in collaborazione con il Gruppo per le Vaccinazioni siriano (SIG) e la Direzione per la salute di Aleppo. In 10 giorni, nel mese di aprile, sono stati vaccinati oltre 51.000 bambini da 119 comunità diverse, contro il morbillo, la rosolia, le malattie da pneumococco e le relative complicanze, come meningite e infezioni respiratorie.

Sono decine di migliaia gli sfollati provenienti da aree assediate come Aleppo Est, Homs, Hama e, recentemente, la Ghouta orientale. Vivono nelle campagne ad ovest di Aleppo in campi profughi formali o improvvisati, senza servizi di base come acqua pulita, cibo e servizi igienici. I servizi sanitari sono insufficienti per i loro bisogni e le persone all'interno dei campi, in particolare i bambini, sono più vulnerabili verso malattie infettive come la meningite, il morbillo e la polmonite.

Le équipe di MSF si concentrano sulle vaccinazioni per aiutare a ridurre la diffusione di malattie prevenibili. “La vaccinazione è un modo efficace per prevenire le malattie infettive ed è particolarmente importante in aree come la Siria, dove il sistema sanitario è stato distrutto”, spiega Maria Aparecida Rodriguez Rado, coordinatore medico di MSF nel nord della Siria. “Dopo molti anni di conflitto, ci sono bambini senza alcuna copertura vaccinale che rischiano di contrarre diverse malattie e c’è il rischio che possa diffondersi un’epidemia”.

Il conflitto in corso ha posto diverse sfide al lavoro delle équipe di MSF. "Per raggiungere alcune aree abbiamo dovuto utilizzare le motociclette al posto delle auto per aggirare strade chiuse a causa delle violenze”, spiega Moa'az Diab, responsabile per la logistica di MSF nella regione.

MSF lavora nelle zone rurali ad ovest di Aleppo dal 2012, supportando le strutture sanitarie locali in diverse modalità. MSF ha anche fornito un supporto di emergenza alle successive ondate di sfollati in fuga da varie aree all’interno della Siria. "Stiamo raddoppiando i nostri sforzi per garantire che tutti i bambini nelle zone rurali ad ovest di Aleppo siano coperti. La vaccinazione è uno degli obiettivi più importanti della nostra azione di assistenza medica per le persone sfollate in Siria”, dichiara Angela Martinez Gamero, referente medico di MSF.

Nel nord della Siria, MSF gestisce direttamente cinque strutture sanitarie e tre cliniche mobili ed è partner di altre cinque strutture. Oggi l'organizzazione fornisce supporto da remoto a circa 25 strutture sanitarie in tutto il Paese, in aree in cui le équipe non possono essere presenti in modo permanente.

Le attività di MSF in Siria non comprendono le aree controllate dal gruppo dello Stato Islamico perché i loro leader non hanno offerto garanzie sulla sicurezza e l’imparzialità, né MSF può lavorare nelle aree controllate dal governo perché le ripetute richieste di autorizzazione da parte di MSF a oggi non sono state accolte. Per garantire la propria totale indipendenza dalle pressioni politiche, MSF non riceve alcun finanziamento governativo per le proprie attività in Siria.

 

Pubblicato in Dal mondo

“Sono down, mica so strunz!”. Con il primo ironico video parte #diventavolontario, l’hashtag che accompagna la nuova campagna di comunicazione del CSV Napoli. Da oggi, infatti, il Centro di Servizio per il Volontariato di Napoli e provincia lancerà una serie di iniziative con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza all’attenzione verso l’altro, soprattutto verso chi vive in condizioni di marginalità, educare alla solidarietà e promuovere il volontariato come occasione per crescere, divertirsi e partecipare.   

La campagna #diventavolontario prevede affissioni sui bus di Napoli e provincia, una serie di video virali da condividere sui social network e uno spot che racconta proprio l’agire volontario nei nostri territori. Da maggio, i bus di Napoli e provincia accoglieranno illustrazioni, realizzate dalla disegnatrice Ilaria Grimaldi, che mostrano i gesti, semplici e autentici, di volontari impegnati nell’assistenza ad anziani, minori, migranti, disabili, in protezione civile, a tutela dell’ambiente ambiente, in clown terapia, negli ospedali, nelle carceri.  

“Pregiudizi in-volontari” è, invece, il titolo di quattro  video realizzati con lo youtuber Daniele Ciniglio, che saranno diffusi, con cadenza bisettimanale, attraverso i social network. Nelle quattro storie, Daniele è un ragazzo imbranato alle prese con delle persone considerate “diverse”: tra gaffe e battute inadeguate, si imbatterà nei più classici luoghi comuni e negli stereotipi che queste persone vivono, costrette a fronteggiare continuamente i pregiudizi della gente.

Infine è stato realizzato uno spot, che sarà lanciato nelle prossime settimane, col quale viene raccontata la grande gioia di essere volontari: due versioni, una breve di circa 1 minuto e una più lunga di 8 minuti, per mostrare le attività a sostegno dei più fragili messe in campo dalle associazioni e che rappresentano uno straordinario patrimonio sociale e culturale per il territorio napoletano e per il suo hinterland.

A Napoli e provincia sono quasi 1500 le associazioni di volontariato che operano silenziosamente, con un numero stimato di volontari non inferiore a 10 mila persone. Il CSV Napoli segue e accompagna il percorso di questo piccolo esercito, fornendo gratuitamente servizi di formazione, comunicazione e consulenza. Il Centro dei Servizi per il Volontariato, fin dal momento della sua costituzione, avvenuta nel 2004, ha determinato i propri orientamenti sulla base di alcuni obiettivi trasversali in particolare la promozione della strategia di rete e la promozione della partecipazione. Tutte le azioni si realizzano attraverso modalità che non sono improntate ad una logica sostitutiva del volontariato stesso, ma sono invece orientate a facilitare e supportare l’azione volontaria e la sua capacità di intervenire nelle situazioni di disagio e di tutela dei diritti negati

Pubblicato in Campania
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