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Martedì, 16 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 11 Giugno 2018 - nelPaese.it

Sarà presentato mercoledì 13 giugno alle ore 12 nella sala Giunta di Palazzo San Giacomo a Napoli il progetto NEST – Nido Educazione Servizi Territorio, un’iniziativa nazionale di progettazione partecipata in quattro città italiane (Napoli, Bari, Roma e Milano) che si propone di favorire l'educazione e un aiuto alle famiglie.

Nest

Attività educative per bambine e bambini tra 0 e 6 anni, servizi per le famiglie, sostegno alla genitorialità. Tre azioni per mettere concretamente in pratica accoglienza, inclusione e socialità, tre impegni che rappresentano il cuore pulsante di “NEST – Nido Educazione Servizi Territorio”, un progetto nazionale che attiva un modello di intervento integrato in quattro grandi città rivolto a bambine e bambini tra 0 e 6 anni e alle loro famiglie. Grazie al lavoro di progettazione partecipata, a Bari, Napoli, Roma e Milano nascono quattro “hub” educativi che promuovono un’offerta integrata, moderna ed efficace. Nei suoi quattro centri, NEST va a rafforzare l'offerta di servizi socio-educativi presenti sul territorio promuovendo un'integrazione che coinvolge enti del terzo settore, amministrazioni locali, scuole e servizi già attivi, oltre a rafforzare il ruolo educativo delle famiglie.

Un'idea che parte da una constatazione semplice: molti bambini, prima dell'ingresso nella scuola primaria, non hanno accesso ad opportunità educative pensate per la loro età, anche a causa di contesti territoriali in cui l'offerta di servizi è inadeguata alle loro esigenze.

I partner

Attraverso l'accoglienza, l'ascolto, l'orientamento ai servizi territoriali e la promozione della socializzazione, NEST punta a favorire la costruzione di una comunità “educante” in quattro aree metropolitane: a Bari nel quartiere Libertà (gestito dall'APS MamaHappy - Centro Servizi Famiglie Accoglienti), a Napoli nel quartiere Stella-San Carlo all'Arena (gestito dall'associazione Pianoterra Onlus), a Roma nel quartiere Tor Sapienza (gestito dalla Cooperativa Sociale Antropos Onlus) e a Milano nel quartiere Gallaratese (gestito dall'APS Mitades). NEST vede Napoli capofila con l'Associazione Pianoterra Onlus e coinvolge un partenariato di 21 soggetti tra cui Save the Children Italia Onlus e il Collegio Carlo Alberto di Torino.

Il progetto

Il progetto è stato selezionato dall'Impresa Sociale “Con i Bambini” nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Le attività educative prevedono la realizzazione di laboratori espressivi e momenti di gioco per bambini e genitori, oltre ad uno spazio di accoglienza per bambini tra 0 e 3 anni.Le attività di sostegno alla genitorialità prevedono il coinvolgimento attivo di pediatri, nutrizionisti, psicologhe, ginecologhe ed esperti di salute materno-infantile. I servizi per le famiglie, infine, avranno un focus sull'orientamento al lavoro, accompagnamento ai servizi sul territorio e consulenze fiscali, legali e amministrative.

Il progetto avrà una durata triennale. Le attività negli hub verranno avviate a partire dalla metà di giugno.

 

 

La presentazione in sala Giunta

 

Alla conferenza stampa parteciperanno: l'Assessore all'Istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri; la direttrice generale per le politiche sociali e socio-sanitarie della Regione Campania Fortunata Caragliano; in rappresentanza dell’Impresa Sociale “Con i bambini”Simona Rotondi; la vicedirettrice della Nando and Elsa Peretti Foundation Antonella Dentamaro; la responsabile nazionale del progetto NEST Elisa Serangeli (Associazione Pianoterra, capofila del partenariato); i responsabili dei quattro hub, Irene Esposito dell’Associazione Pianoterra, Alessandro Telloni della Cooperativa Sociale Antropos onlus, Valentina Colonna di APS MamaHappy, Silvia Baldini di APS Mitades; la direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children Italia Raffaela Milano, tutti partner del Progetto NEST.

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Pur essendo praticata da oltre 20 anni dagli operatori sociali e sanitari che si occupano di tossicodipendenza, solo dallo scorso anno in Italia la Riduzione del Danno (politiche, programmi e prassi che mirano a ridurre i danni correlati all'uso di sostanze psicoattive in persone che non sono in grado o che non vogliono smettere di assumere droga) è entrata a far parte dei Livelli Essenziali di Assistenza in ambito sanitario.

La Riduzione del Danno salva vite umane (1566 morti per overdose nel 1996, 266 nel 2016) e comporta benefici per il benessere della popolazione con interventi a basso costo ed elevato impatto sulla salute, individuale e collettiva. Ma nonostante l'ingresso tra i Lea, l'applicazione in Italia è fortemente disomogenea da una Regione all'altra. Il quadro nazionale non aiuta: un Piano nazionale sulle droghe fermo al 2010, che non cita la RdD, una Conferenza nazionale che non viene convocata dal 2009, l'assenza di Linee guida nazionali sulla RdD. 

In questa situazione, nel corso degli anni, operatori e organizzazioni della società civile hanno continuato ad attivarsi, "non si è mai interrotto il movimento plurale che si è mobilitato per la promozione della RdD come approccio al fenomeno dei consumi, e per la difesa e la necessaria innovazione dei sistemi di intervento.  Allo stesso modo non si è interrotto il dialogo con le Regioni attive sulla RdD, restando anzi un terreno di confronto e collaborazione concreta anche quando il contesto nazionale appariva stagnante".

Ora, nel momento in cui i LEA della RdD "sono vigenti e dovrebbero, una volta declinati e articolati, andare a regime in tutte le Regioni, rilanciare questo dialogo appare urgente e necessario".

Per questo motivo il 14 giugno al Centro Congressi dell'Ospedale Molinette di Torino è stata organizzata una giornata di confronto, aggiornamento e informazione, promossa da Regione Piemonte – Assessorato alla Sanità e dalle Associazioni attive per la promozione della RDD: Antigone, CGIL Nazionale, CGIL Funzione Pubblica, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, COBS – Coordinamento Operatori servizi a Bassa Soglia del Piemonte, CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Comunità San Benedetto al Porto, Forum Droghe Onlus, Gruppo Abele, Isola di Arran, ITARDD - Rete Italiana Riduzione del Danno, Legacoopsociali, LILA -Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS, Plus Onlus – la Società della Ragione Onlus.

Con il sostegno dell'iniziativa europea Civil Society Involvement in Drug Policy

 

Pubblicato in Salute

Appartenere è la parola chiave di una cooperativa. Questo il messaggio alle 37 cooperative che, nell'ultimo anno e mezzo, hanno aderito a Legacoop Marche e che sono state accolte nel Welcome Day, che si è svolto nella Bottega del terzo settore ad Ascoli Piceno.

Un modo per dare il benvenuto alle nuove imprese che hanno aderito all'associazione. Una realtà, presentata ai nuovi cooperatori dal coordinatore regionale di Legacoop Marche, Fabio Grossetti, che conta 300 cooperative, 265 mila soci, 12 mila addetti, con un fatturato di di 1,7 miliardi. Il Welcome Day è stato un'occasione di confronto e di reciproca conoscenza fra Legacoop Marche e i cooperatori, per illustrate tutti i servizi e le opportunità messi a loro disposizione. Le nuove imprese aderenti sono del settore agroalimentare, sociali, produzione e lavoro e servizi e cooperative di comunità.  

"Appartenere è la prima cosa che fa una cooperativa – ha detto il presidente di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo –, per ridurre l'impatto sui singoli e per imparare a cooperare fra persone e fra cooperative. Appartenere a Legacoop è un modo per far parte di un sistema associativo che si prende cura di aspetti per le imprese associate, normative, contratti nazionali di lavoro, rapporti con le istituzioni".

La cooperazione, ha aggiunto Alleruzzo, "che lascia le comunità con più valori, crea lavoro in ambienti complicati e ha la possibilità di ridurre i disequilibri in questo momento storico in cui ci sono persone che hanno sempre di più e tante che invece hanno sempre di meno". Come funziona il sistema nazionale di Legacoop è stato illustrato dal direttore nazionale Giancarlo Ferrari, da Stefania Serafini, responsabile Politiche di rete e formazione Legacoop, Paolo Scaramuccia, responsabile Promozione e servizi e cooperative di comunità Legacoop, e Katia De Luca, portavoce Generazioni Legacoop, coordinamento nazionale dei giovani cooperatori under 40 di Legacoop.

È seguito poi lo speed date con le nuove cooperative, uno spazio di approfondimento con i dirigenti di Legacoop Marche e Marche Servizi, Fabio Grossetti, Massimo Lanzavecchia, Simone Cecchettini, Fabiana Federico, Mario Alfonsi, Nadia Scatozza, Elisabetta Tucci, sui temi della vigilanza, strumenti finanziari, prestazioni associative, formazione e consulenze specialistiche.

 

Pubblicato in Marche

Una decisione ad urne aperte: chiudere i porti. Salvini ministro applica ciò che aveva promesso in campagna elettorale, dirottando l’agenda politica sul nemico numero uno: i migranti. L’alleato M5S controfirma la decisione di non accogliere la nave Acquarius: 629 persone, 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte, da sacrificare sull’altare della Terza Repubblica.

“Le condizioni mediche delle 629 persone a bordo sono per ora stabili ma l'inutile ritardo dello sbarco in un porto sicuro mette a rischio i più vulnerabili: 7 donne incinte, 15 con gravi ustioni chimiche, diversi pazienti con sindrome da annegamento e ipotermia”. Questo è l’ultimo aggiornamento di Medici Senza Frontiere dalla nave che sta ancora aspettando l’assegnazione di un porto sicuro. Dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, invece, arriva l’annuncio di “due motovedette per l’assistenza medica”: decisione che ha fatto scattare le proteste, soprattutto sui social.

Dalle città del Sud arrivano i segnali di un altro Paese. Da Napoli a Messina, da Palermo a Reggio Calabria e Taranto i sindaci del Mezzogiorno chiedono di aprire i loro porti per permettere a queste persone e ai bambini di salvarsi raggiungendo un porto sicuro. "Non perdiamo l’umanità”. In un post su Facebook, il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha affermato: “Su quella nave in mezzo al mare ci sono 11 bambini, più di cento minorenni e 7 donne incinte. È vero, dobbiamo cambiare la politica europea sull’accoglienza, ma non possiamo usare queste persone disperate come ostaggi. Non perdiamo l’umanità

Il Centro Astalli esprime seria preoccupazione per le condizioni degli oltre 600 migranti in mare che attendono di essere tratte in salvo in un porto sicuro. “Mettere in salvo vite è atto di umanità che non può essere oggetto di trattative politiche o dispute tra governi – afferma -. Il Centro Astalli chiede una rapida soluzione che permetta di prestare le cure necessarie ai migranti soccorsi”.

Elisa De Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull’Italia, ha così commentato la situazione: Chiudendo i loro porti, Italia e Malta non solo stanno voltando le spalle a oltre 600 persone disperate e in condizioni vulnerabili, ma stanno anche violando i loro obblighi di diritto internazionale. Gli uomini, le donne e i bambini a bordo dell’Aquarius hanno rischiato la vita in viaggi pericolosi per fuggire dalle terribili violenze in suolo libico solo per finire in mezzo a un’inconcepibile disputa tra due stati europei”.

Una guerra di comunicazione

La propaganda sui social è il mezzo principale con cui Salvini costruisce la sua narrazione. Al suo #chiudiamoiporti sulla spinta del blog Valigia Blu è partita la campagna #apriteiporti e #umanitàperta. Così lo spiega Arianna Ciccone, fondatrice del Festival internazionale del giornalismo di Perugia, che cita Primo Levi: “ieri ci siamo mobilitati, eravamo davvero tantissimi (una mobilitazione che non si ferma tra l'altro), per contrastare un hashtag disumano e abbiamo riportato una piccola ma significativa vittoria di attivismo digitale. #umanitàperta ha letteralmente trionfato sull'hashtag lanciato dal ministro degli interni #chiudiamoiporti. Tra l'altro contaminando con la nostra umanità aperta il campo opposto costretto ad inseguirci e ad usare quell'hashtag di fatto contribuendo anche a decretarne il successo. Che spettacolo. È stato un atto "politico" nel senso più nobile del termine. Un atto simbolico, certamente. Non siamo così ingenui da pensare di poter cambiare le cose con un tweet. Ma noi cittadini grazie ai social possiamo almeno far sentire la nostra voce, darle corpo, organizzarla, rendendola "carnale", prendendo posizione sì anche attraverso un hashtag. Di più con le nostre sole forze ora non si può fare. Sarà lunga e sarà richiesto il nostro impegno e il nostro rimanere vigili per molto, molto tempo. Quello che è successo ieri, fermando una nave con oltre 600 disperati a bordo tra cui moltissimi bambini e donne incinte, è un atto di forza (anche propagandistico) sulla pelle di esseri umani ed è solo l'inizio”.

Intanto #apriteiporti diventa anche una mobilitazione di piazza. A Napoli è stato lanciato per domani il primo appuntamento da parte delle associazioni antirazziste che chiedono presidi sotto tutte le prefetture italiane. Sono iniziati tempi bui per il nostro Paese, sarà necessaria la costruzione di una nuova cultura dei diritti e dell'umanità. 

 

Pubblicato in Nazionale
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