Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Giovedì, 16 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 13 Giugno 2018 - nelPaese.it

Access Now, Amnesty International, Privacy International e Reporters sans frontières hanno denunciato che nove stati dell'Unione europea - Cipro, Estonia, Finlandia, Irlanda, Italia, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca e Svezia - stanno cercando di bloccare il rafforzamento delle norme sull'esportazione di tecnologia di sorveglianza a paesi che violano i diritti umani. Una bozza trapelata da fonti di stampa ha rivelato che i nove stati membri dell'Unione europea intendono indebolire le protezioni sui diritti umani già contenute in una proposta della Commissione e ulteriormente rafforzate l'anno scorso dal Parlamento europeo.

"Da tanto tempo le imprese dell'Unione europea stanno fornendo sofisticata tecnologia di sorveglianza a stati repressivi, con cui questi spiano e perseguitano attivisti, giornalisti e chiunque osi denunciare le violazioni dei diritti umani", ha dichiarato Joshua Franco, ricercatore di Amnesty International su Tecnologia e diritti umani.

"L'anno scorso il Parlamento europeo aveva fatto un grosso passo avanti per porre sotto controllo questi commerci pericolosi. Ora i nove stati intendono privilegiare i profitti sulle persone e sostenere paesi che violano i diritti umani, i quali confidano proprio nelle blande normative dell'Unione europea per ridurre al silenzio le voci critiche", ha aggiunto Lucie Krahulcova, analista di Access Now. 

"Rischiamo un passo indietro per la libertà di stampa e per la protezione delle fonti dei giornalisti. Oggi, molti giornalisti sono spiati o arrestati con l'aiuto di tecnologia di sorveglianza europea, che scoraggia lo scambio di informazioni. Gli stati dell'Unione europea devono rafforzare e non indebolire gli standard per controllare le esportazioni, in modo da proteggere i giornalisti a livello globale", ha proseguito Elodie Vialle, direttore del settore Giornalismo e tecnologia di Reporters sans frontières. 

Sebbene la bozza resa pubblica dai mezzi d’informazione riconosca il rischio per i diritti umani derivante dall’uso improprio delle tecnologie di sorveglianza elettronica, il testo mette in discussione diversi aspetti delle proposte della Commissione e del Parlamento espressamente destinate a proteggere i diritti umani.

Ad esempio, la bozza dei nove paesi è contraria a una nuova lista di categorie di tecnologia di sorveglianza per le quali sarebbero necessarie licenze per l’esportazione e anche alla possibilità che tali licenze siano negate nei casi in cui le esportazioni potrebbero recare danno ai diritti umani.

Access Now, Amnesty International, Privacy International e Reporters sans frontières chiedono al Consiglio dell’Unione europea di respingere la posizione espressa nella bozza e di far sì che la protezione dei diritti umani sia al centro della normativa sulle esportazioni di tecnologia di sorveglianza. 

La tecnologia di sorveglianza in commercio è usata da governi di ogni parte del mondo per spiare attivisti, giornalisti e dissidenti. Questo mese Access Now ha rivelato che il malware di produzione europea FinSpy è stato usato per colpire la società civile in Turchia, Indonesia, Ucraina e Venezuela. Finti account Twitter sono stati creati per prendere di mira attivisti e oppositori politici in Turchia, paese dove è in corso un giro di vite che ha portato in carcere centinaia di persone tra cui difensori dei diritti umani, esponenti di Amnesty International, attivisti politici e giornalisti.

Quello reso noto da Access Now è solo l’ultimo di una serie di scandali legati all’esportazione di tecnologia di sorveglianza. Negli Emirati arabi uniti il difensore dei diritti umani Ahmed Mansoor è stato recentemente condannato a 10 anni di carcere a causa del suo attivismo. Le ricerche di Citizen Lab hanno dimostrato come in diverse occasioni Mansoor sia stato spiato da tecnologia di sorveglianza europea prodotta per accedere alle informazioni personali e spiare le comunicazioni del soggetto preso di mira.

Il mese scorso Privacy International ha reso noto che la Finlandia, uno dei nove paesi in questione, ha approvato oltre 80 licenze per l’esportazione di materiali per intercettare le telecomunicazioni a paesi tra cui Emirati arabi uniti e Messico, paese quest’ultimo nel quale le autorità hanno usato tecnologia di sorveglianza contro noti avvocati, giornalisti e attivisti anti-corruzione.  “Le esportazioni di tecnologia per la sorveglianza da parte dell’Unione europea hanno già causato gravi danni e all’avanzamento dei sistemi di spionaggio corrisponde un aumento dei pericoli. In assenza di concrete protezioni per i diritti umani, gli stati membri rischiano di facilitare repressioni come quelle in atto in Turchia e in Messico”, ha commentato Franco.

“Le proposte della Commissione e del Parlamento richiederebbero ai governi di valutare i rischi per i diritti umani nel paese destinatario prima di inviargli tecnologia di sorveglianza. Si tratterebbe di un importante passo avanti, in linea con gli obblighi in materia di diritti umani dell’Unione europea e dei suoi stati membri. Chiediamo al Consiglio di far suo questo approccio nonostante la cinica opposizione dei nove stati membri”, ha concluso Franco.

 

Ulteriori informazioni

Nel 2016 la Commissione europea ha proposto una riforma all’attuale sistema, “per prevenire le violazioni dei diritti umani associate con determinate tecnologie di cybersorveglianza”. 

 

Access Now, Amnesty International, Privacy International e Reporters sans frontières sono tra le organizzazioni non governative che sostengono il rafforzamento delle protezioni in favore dei diritti umani, maggiore trasparenza, protezione per chi fa ricerca su temi di sicurezza e un raggio maggiore d’azione per coprire le nuove forme di tecnologia di sorveglianza.

 

Molte di queste istanze sono in qualche modo riflesse nella proposta adottata dal Parlamento europeo alla fine del 2017. 

 

La posizione del Consiglio è attesa nella seconda parte dell’anno. Le tre istituzioni - Consiglio, Commissione e Parlamento - dovrebbero cercare di raggiungere un accordo attraverso i negoziati inter-istituzionali chiamati Trialogo.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Un memorandum "per il rilancio del lavoro pubblico nel Mezzogiorno". Lo hanno sottoscritto stamattina a Napoli i governatori delle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia, nel corso di un incontro sull'occupazione promosso dalla Regione Campania.

"Con la firma di oggi - si legge nel documento - le Regioni condividono la necessità di dar vita a un grande piano per il lavoro pubblico che parta dalla rilevazione dei fabbisogni di tutte le amministrazioni pubbliche, che accompagni le amministrazioni nella individuazione dei migliori profili professionali da assumere e che selezioni attraverso concorsi omogenei e procedure trasparenti le migliori risorse umane".

Nei prossimi 5 anni, infatti, "nel nostro Paese andranno in pensione circa 450mila persone. Occorre accelerare fortemente i tempi di reintegro", cosi' recita il memorandum. Compito delle Regioni sara' quello di "fare in modo che vi siano le procedure e le risorse necessarie per poter realizzare questo obiettivo". L'idea e' di promuovere, in un'interlocuzione solida con il governo nazionale, "un piano shock" per immettere "200mila giovani del Sud nella Pubblica amministrazione", spiega il governatore della Campania Vincenzo De Luca, promotore dell'iniziativa.

Hanno firmato il memorandum, con De Luca, anche Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria, Marcello Pittella, governatore della Basilicata, Donato Toma, presidente del Molise, Nello Musumeci, governatore della Sicilia e Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia.

"Per la prima volta dopo molti anni - commenta De Luca - tutti i governatori del Sud stanno insieme per una battaglia a tutela delle nostre comunita', al di la' delle distinzioni politiche. Abbiamo firmato un protocollo che ha al centro la battaglia per il lavoro. A cominciare dalla Campania, in tutte le Regioni ci sara' un programma per immettere in maniera trasparente quanti piu' giovani nella pubblica amministrazione".

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

Pubblicato in Lavoro

Continua il calo delle nascite in Italia, in atto dal 2008. Per il terzo anno consecutivo i nati sono meno di mezzo milione (458.151, -15 mila sul 2016), di cui 68 mila stranieri (14,8% del totale), anch'essi in diminuzione. Lo riferisce l'Istat che conferma i dati dell'indicatore demografico 2017. 

Già a partire dal 2015 si scende sotto il mezzo milione e nel 2017 si registra un nuovo record: sono stati iscritti in anagrafe per nascita solo 458.151 bambini, nuovo minimo storico dall'Unità d'Italia. La diminuzione delle nascite è di oltre 15 mila rispetto al 2016 (-3,2%) e quasi di 120 mila negli ultimi nove anni. Il calo si registra in tutte le ripartizioni ma è più accentuato al Centro (-5,3% rispetto all'anno precedente).

Pubblicato in Nazionale

“Esprimiamo soddisfazione per le dichiarazioni del Sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, che in questo concitato e triste dibattito, rimette al centro della discussione la persona, l'essere umano”.  Così hanno dichiarato diverse realtà dell’associazionismo e della cooperazione sociale in merito alle parole del sindaco: “se l'Aquarius dovesse attraccare nel porto di Crotone, troverebbe la giusta accoglienza".

Secondo Agorà Kroton, Amici Promotion Project, Arci, Baobab cooperativa, Jobel, Kroton community, Legacoop Calabria, Libera, Orizzonti Nuovi, Prociv e Volontari di strada “bisogna lavorare, senza sosta e senza paura del confronto, per far capire che la guerra tra poveri non porta da nessuna parte e, anzi, porta ad una regressione degli stessi, così come questo Ministro vorrebbe con le sue politiche retrograde e reazionarie​

“La persona, ed i suoi diritti – concludono le organizzazioni sociali - devono rimanere al centro del dibattito politico ritornando ad amare il prossimo come amiamo noi stessi”.

 

 

Pubblicato in Calabria

Siti industriali e cancro: i dati dello studio Sentieri confermano i rischi per la salute e la vita delle persone. Vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare "l'eccesso di incidenza" rispetto a coetanei che vivono in zone considerate 'non a rischio' è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin. Emerge dallo studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità. Il dato riguarda solo quelli dove e' attivo il registro tumori, 28 siti sui 45 oggetto dello studio Sentieri, ed e' stato elaborato sui dati del periodo 2006-2013.

A illustrare questi dati è stato Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati, intervenuto oggi al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", presso il Ministero della Salute. "L'eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo", spiega all'ANSA Iavarone. 

Sono questi i primi dati che si presentano al cospetto del neo ministro dell’Ambiente Sergio Costa, una vita passata come generale della Forestale alla scoperta di rifiuti tossici, e il neo sottosgretario Salvatore Micillo che ha condiviso per anni le battaglie dei comitati ambientalisti in Terra dei fuochi e da parlamentare è stato tra i promotori della legge sugli ecoreati. 

Per quanto riguarda, in generale, le ospedalizzazioni dei più piccoli, "l'eccesso è del 6-8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate". La stessa situazione non risparmia i piccolissimi. "Per quanto riguarda il primo anno di vita - sottolinea l'esperto - vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l'8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani".

"Nonostante la maggiore vulnerabilità dei bambini agli inquinanti ambientali - prosegue Iavarone - e l'aumento dell'incidenza dei tumori pediatrici nei paesi industrializzati, l'eziologia della maggior parte delle neoplasie nei bambini è per lo più ancora sconosciuta". E' necessario, conclude, "proseguire la sorveglianza epidemiologica nelle aree contaminate, basata su metodi e fonti informative accreditati, per monitorare cambiamenti nel profilo sanitario in relazione a sorgenti di esposizione/classi di inquinanti specifici e per verificare l'efficacia di azioni di risanamento"

Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell'apparato cardiocircolatorio. E' quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). 

I dati sono stati presentati in via preliminare al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", tenutosi presso il Ministero della Salute. "Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale", spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri. In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN/SIR) presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell'Ilva, dalle raffinerie di Gela alla citta' di Casale Monferrato 'imbiancata' dall'eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi.

Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell'arco di tempo tra il 2006 e il 2013. Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. "Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine", ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell'Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, "è stato osservato - nella popolazione generale, prosegue - un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne". "Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile", spiega Comba. "I dati da noi prodotti - conclude Comba - servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute". 

In una sola parola: bonifica e messa in sicurezza, per difendere la salute delle future generazioni.

(Fonte: Ansa)

 

Pubblicato in Nazionale

A Roma il 25-26-27 giugno 2018 si terrà il Nuove Visioni – Per un Festival del Cinema della cooperazione sociale, all’interno della rassegna dell’Isola del cinema – sala 3 Cinelab (100 posti disponibili). L’evento è ideato e promosso da Legacoopsociali che raggruppa circa 3mila cooperative sociali su tutto il territorio nazionale.

Nella tre giorni i film saranno accompagnati da dibattiti che vedono tra gli ospiti i registi Federico Caponera e Riccardo Iacopino, l’attore Matteo Carlomagno, l’attrice Lusia Ranieri, i giornalisti Nello Trocchia, Federico Ruffo, Romano Benini, la presenza di Rai Cinema con Gabriele Genuino, il ricercatore Andrea Volterrani, la direttrice dell’Istituto Ramazzini Fiorella Belpoggi, i presidenti di Legacoop e Legacoopsociali Mauro Lusetti ed Eleonora Vanni.  Il 27 giugno interviene il sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo.

Sempre il 26 giugno è in  programma un dibattito nella giornata che prevede i crediti formativi Odg con i giornalisti Amalia De Simone, Stefano Trasatti, Stefano Milani, Ivano Maiorella e Paola Spadari (presidente Odg Lazio)

Nuove Visioni

Nel 2017 si sono registrate numerose produzioni in campo cinematografico e audiovisivo da parte di gruppi di imprese sociali e cooperative sociali, da Nord a Sud. Un investimento che segnala una duplice esigenza: il protagonismo della cooperazione sociale nel settore culturale e la necessità di prendere voce sulle arti comunicative, a partire da quelle audiovisive.

Tra gli obiettivi dell’evento non c’è solo quello di renderlo permanente con una Biennale ma anche di realizzare un sistema permanente di valorizzazione del patrimonio audiovisivo della cooperazione sociale.

I film/corti protagonisti di questa prima edizione sono tre: Questo è lavoro, Massimo ribasso e Veleno. Tutti e tre i film sono prodotti e coprodotti da coop sociali: rispettivamente Consorzio Parsifal di Frosinone, coop Arcobaleno di Torino e Gruppo Gesco con Figli del Bronx di Napoli.

In “Questo è lavoro” (trailerà https://www.youtube.com/watch?v=t3M1DWPd9ds) la trama racconta un uomo deve sbrigare un affare proprio nel weekend che avrebbe dovuto trascorrere con sua figlia. La porta con sé. Il viaggio ridesta tutte le loro distanze ma alla fine riesce a ricomporre il rapporto tra i due. Anche grazie all’incontro con le persone di una cooperativa sociale, che senza troppe parole riescono a trasmettere i propri valori anche a chi vorrebbe mandarli via. Un viaggio fisico in tre regioni italiane, ma anche un viaggio nei rapporti complicati tra un padre e una figlia.

In “Al massimo ribasso” (link-à http://www.massimoribasso.it/il-film/) Diego ha un segreto, che lo segna come una maledizione, una strana dote che lo rende diverso dagli altri, che lui rifiuta ma che sfrutta per il suo lavoro. Carpisce segreti industriali grazie ai quali aziende mafiose vincono gare di appalto pubbliche. E’ il sottobosco degli intrecci tra corruzione e malavita. Diego lavora con i carnefici, ma vive in mezzo alle vittime. Un giorno si innamora di una donna in lotta per ricostruirsi una vita. Le loro strade si intrecceranno e lui sarà costretto a scegliere.

Nel film Veleno, presentato allo scorso Festival di Venezia (link-àhttp://www.nelpaese.it/cultura/item/5473-a-venezia-veleno-il-film-sulla-terra-dei-fuochi) la storia di una coppia, Cosimo e Rosaria, che vive nelle campagne della Terra dei Fuochi, tra le province di Napoli e Caserta.

Per tutte e tre le serate sono stati richiesti i crediti formativi Ordine assistenti sociali. Per la giornata del 26 giugno sono stati disposti i crediti formativi Ordine dei giornalisti già pubblicati sulla piattaforma Sigef

Media partner Giornale Radio Sociale. Ecco il programma delle tre giorni

Pubblicato in Cultura
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Giugno 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30