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Venerdì, 21 Settembre 2018

Articoli filtrati per data: Giovedì, 21 Giugno 2018 - nelPaese.it

"Non può essere esclusa la pericolosità della 'cannabis light'". E' quanto afferma il Consiglio superiore di Sanità (Css) in un parere richiesto dal ministero della Salute sul tema, in riferimento ai "prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa" - venduti nei cosiddetti 'canapa shop' diffusisi in tutta Italia - ma dei quali "non può essere esclusa la pericolosità". Il Css raccomanda quindi che non sia consentita la libera vendita.

Le reazioni

"Pensavamo di dover attendere il 26 giugno perchè il Ministro degli Interni o della Famiglia ci ricordassero la loro nostalgia per il medioevo anche in tema di droghe." così commenta Leonardo Fiorentini, Direttore di Fuoriluogo.it, il parere del Consiglio Superiore di Sanità,

"Basterebbe citare – continua Fiorentini – la recente seduta dell'OMS che a Ginevra ha aperto un processo per la revisione dello status della cannabis, o le evidenze scientifiche sui suoi usi terapeutici ampiamente presenti in letteratura e sulle quali ogni mese aggiorniamo sul sito di Fuoriluogo.it, per rendere evidente l'eccentricità della presa di posizione del CSS. Ma è davvero paradossale che il giorno in cui la Monarchia più famosa al mondo pone il proprio sigillo sulla regolamentazione legale della cannabis (quella con ben più di 0.2% di THC, il principio attivo psicoattivo della cannabis) in Canada, un'autorità scientifica sia ancora ostaggio di dogmi e miti che pensavamo appartenessero al passato. Non vi sono morti accertate per cannabis al mondo, almeno da quando esistono queste statistiche, pensate nemmeno per quella a basso contenuto di THC. Anche fosse vero che non esistono studi sul "rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione" (e non è vero, basta citare ad esempio uno studio israeliano sulla sicurezza cannabis terapeutica – ad alte dosi di THC – sui pazienti anziani), è certo che ne esistono che correlano le emissioni inquinanti da traffico, riscaldamenti ed industrie alle malattie respiratorie e ai tumori ai polmoni. Come del resto l'abuso di alimenti contenenti zucchero rispetto all'insorgere di malattie quali il diabete. E non prendiamo in considerazione alcol e tabacco, sarebbe troppo facile. Che fine ha fatto in questi casi il principio di precauzione?"

"Senza voler passare per "benaltristi" –  conclude Fiorentini – è però evidente che il parere negativo più che rispondere a criteri scientifici, di fatto smentisce pareri precedenti dello stesso CSS e pare aprire uno scenario di caccia alle streghe."

Hassan Bassi, segretario nazionale di Forum Droghe aggiunge: "la cosiddetta cannabis light non solo non ha contenuto di THC considerabile drogante da un qualsiasi tribunale italiano, ma è usata – infiorescenze comprese – anche per fini alimentari da decenni in tutto il mondo, Italia compresa. La legge del 2016 ha permesso di creare un intero settore economico che invece ha prodotto posti di lavoro, ricostruito una filiera industriale e ridato speranza ad una coltura tradizionale del nostro paese." Il segretario di Forum Droghe conclude con un appello alla Ministra della Salute: "ci appelliamo alla Ministra della Salute Giulia Grillo affinchè il tema torni ad essere affrontato in termini scientifici e scevri da ideologie."

 

Pubblicato in Salute

Dopo i due giovani maliani a Caserta un altro migrante è stato colpito a freddo da proiettili sparati da un'auto. Questa volta a Napoli, in pieno centro a mezzanotte. A denunciare l’accaduto è l’Ex Opg Je so pazzo con il Comune di Napoli e Less Onlus che hanno organizzato per domani un presidio in piazza Plebiscito alle 17

“Ieri verso mezzanotte su corso Umberto a Napoli – scrivono gli attivisti di Ex Opg in una nota diffusa su facebook -  un'auto si accosta a Bouyagui, il ragazzo in foto che da sempre ci aiuta con il movimento migranti all' Ex OPG Occupato - Je so' pazzo. Un un ragazzo socievole e pieno di entusiasmo per affrontare una battaglia difficile come quella contro il razzismo. Ieri stava tornando a casa da lavoro, come ogni sera. Ma questa volta è stato diverso. Dal finestrino spunta la canna di un fucile che gli esplode un paio di colpi contro. Uno di questi gli raggiunge l'addome. L'auto fugge nella notte. Bouyagui rimane a terra. Chiama gli amici che lo portano prima a casa e poi all'ospedale. Bouyangui ora è tornato a casa ma in forte stato di shock. Fortunatamente si trattava di un fucile a pallini che gli ha provocato una contusione.

Bouyagui è un ragazzo arrivato giovanissimo in italia, è stato accolto dallo sprar di Napoli "Less- ONLUS" e dopo essere stato riconosciuto meritevole di protezione, ha cominciato subito a lavorare come cuoco. Oggi gestisce un ristorante di cucina africana "Kikana" e qualche mese fa è stato anche ospite in tv ad una puntata di MasterChef.

 

Pubblicato in Campania

Nell’ambito di “Estate in Villa” - la rassegna culturale che da giugno e settembre si svolge a Villa Edvige Garagnani di Zola Predosa - la cooperativa CADIAI organizza quattro laboratori dedicati ai bambini dai 6 ai 12 anni e curati dagli Atelieristi dell’AgriBottega dei Bambini di FICO Eataly World. A partire dalle ore 10 del 23 e 30 giugno e del 7 e 14 luglio i piccoli partecipanti potranno creare burattini, costruire un piccolo orto, giocare con l’argilla e realizzare molti altri “progetti”.

 

Gli appuntamenti

 

23 giugno - FACCE DA BURATTINI

Con la carta e cartoncini arriva il ­gran teatro dei burattini! Con cura ed ele­ganza creare i personagg­­i è come una dolce danza!

 

30 g­iu­gno - I dasp’ORTO

Costruiamo un piccolo orto (d'asporto) con i profumi della terra e della natura, un totem ag­ricolo, simbolo di cultura e tradizione

 

7 luglio - TRACCE DI TERRA

Sperimentarsi con le mani e con i materiali naturali per realizzare un calco vegetale di argilla fatto di natura e poesia.

 

14 luglio - IL BESTIARIO IMMAGINARIO

Dal bestiario universale del professor Revillod realizziamo con carte preziose e fantasia il nostro animale immaginario.

 

È necessaria la prenotazione attraverso uno dei seguenti canali:

Online su www.villagaragani.it

IAT Colli Bolognesi - Tel. 051.9923221

È previsto il contributo di 5 euro a bambino.

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Dopo l'approvazione a larga maggioranza da parte del parlamento ungherese di un pacchetto di leggi punitive, tra cui quella che criminalizza il legittimo lavoro sui migranti da parte di attivisti e organizzazioni non governative, la direttrice di Amnesty International per l'Europa Gauri van Gulik ha rilasciato questa dichiarazione: 

"Notiamo con amara ironia che, proprio durante la Giornata mondiale del rifugiato, l'Ungheria ha approvato oggi una legge che prende di mira le persone e le organizzazioni che stanno dalla parte dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati".  "Criminalizzare il fondamentale e legittimo lavoro per i diritti umani è un evidente attacco contro le persone che cercano riparo dalla persecuzione e coloro che svolgono ammirevoli attività per dar loro una mano. Oggi è stato raggiunto un nuovo punto in basso nella crescente repressione contro la società civile". 

"Resisteremo passo dopo passo, contrastando la crescente ondata d'intolleranza istituzionale contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati e il tentativo di stigmatizzare, intimidire e spaventare le organizzazioni della società civile ungherese".  "L'indomita azione delle organizzazioni che difendono i diritti umani in Ungheria è più vitale che mai e ci impegniamo a rimanere al loro fianco". 

La legge nel dettaglio

In occasione del voto odierno del parlamento di Budapest, Amnesty International ha pubblicato un documento intitolato "Ungheria: le nuove leggi che violano i diritti umani, minacciano la società civile e compromettono lo stato di diritto devono essere accantonate". 

Il pacchetto di leggi approvato oggi criminalizza una serie di legittime attività in favore dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati protette dal diritto internazionale dei diritti umani e dalle leggi dell'Unione europea. Coloro che violano la nuova normativa rischiano fino a un anno di carcere. 

Tra le norme approvate c'è il cosiddetto "VII emendamento" alla Costituzione che infligge un altro colpo ai diritti umani e allo stato di diritto. Il testo proibisce il reinsediamento di popolazioni straniere in territorio ungherese, limita lo svolgimento di proteste pacifiche, pregiudica l'indipendenza del potere giudiziario, introduce il reato di assenza di fissa dimora e chiede alle autorità dello stato di proteggere la "cultura cristiana" dell'Ungheria. 

Considerate complessivamente, queste modifiche alla legislazione ungherese pongono una grave minaccia al diritto di chiedere asilo, alla libertà di movimento, alla libertà di espressione e di manifestazione e al diritto di essere liberi dalla discriminazione. 

Pubblicato in Nazionale

"Avete fatto un atto di forza non ascoltando la GUardia costiera italiana e libica? Bene, questo carico di esseri umani ve lo portate in Olanda, fate il giro un po' largo". Lo dice il ministro dell'Interno, Matteo Salvini su facebook, in riferimento all'intervento di soccorso della nave della ong Lifeline. Le navi "di queste pseudo-ong non toccheranno più il suolo italiano", ha aggiunto.

Quella di Salvini (e di tutto il governo) contro le Ong è ormai una battaglia unicamente politica che parla all’Europa. Infatti, se un anno fa si basava su aspetti giudiziari la decisione del Gip di Palermo chiarisce ciò in molti immaginavano: il nulla di fatto delle inchieste del pm Zuccaro su cui si fiondarono Salvini e Di Maio.

Il gip di Palermo, accogliendo la richiesta della Dda del capoluogo siciliano, ha archiviato l'indagine sulle ong Golfo Azzurro e Sea Watch escludendo legami tra le due organizzazioni e i trafficanti di esseri umani libici e che le associazioni umanitarie abbiano commesso il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Ora, dopo Aquarius, il vicepremier con il ministro Toninelli negano i porti italiani a un’altra nave: "È notizia di queste ore che la nave Ong Lifeline sta agendo in acque libiche fuori da ogni regola, fuori dal diritto internazionale. Hanno imbarcato circa 250 naufraghi senza avere i mezzi tecnici per poter garantire l'incolumità degli stessi naufraghi e dell'equipaggio". Così in un post su Facebook il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Questo tira e molla si inserisce in due filoni politici: quello con l’Europa per rivedere quote e sistema di prima accoglienza; quello interno per tenere lontani dal dibattito pubblico l’agenda politica su economia, lavoro e pensioni che sono al centro delle promesse elettorali.

In questo tira e molla si corre su una corda che rischia di spezzarsi.

Pubblicato in Nazionale

Festeggia i 20 anni insieme a due cooperative sociali "storiche": Nuova Idea e Sodiser. L'integrazione con la prima è già avvenuta, quella con la seconda si completerà ad inizio 2019. Non solo: è anche tra i soggetti promotori di Coob, un consorzio di cooperative sociali di tipo B che è ormai la maggiore realtà del settore tra Toscana e Umbria. Betadue terrà la sua assemblea annuale sabato prossimo, 23 giugno, nei locali delle cooperativa agricola di Paterna, nel comune di Terranuova Bracciolini.

"I nostri addetti sono ormai 350 - ricorda il Presidente Gabriele Mecheri. Sono distribuiti in molti settori. I principali sono l'igiene urbana e la ristorazione ma abbiamo anche trasporto scolastico, comunicazione, pulizie, agricoltura sociale e altro ancora. Una serie di attività che producono ogni anno quasi 8 milioni di euro di ricavi. La nostra tendenza è semplice: di anno in anno aumentano occupati e ricavi".

Mecheri scrive un numero e un'idea nella carta d'identità di Koinè. "Il numero che mi preme sottolineare è 116: è quello delle persone svantaggiate che lavorano con noi. Sono disabili, sia fisici che psichici, soggetti svantaggiati, donne e uomini che non avrebbero alternativa alla disoccupazione e all'emarginazione sociale.  Il loro lavoro è il nostro orgoglio. E l'idea è quella di unire le forze della cooperazione sociale. La storia di Betadue è una storia plurale di integrazioni: prima 2000 Onlus, poi il Contesto e Primavera. Quindi la Nuova Idea e tra poco la Sodiser".

Queste ultime due sono cooperative legate alla storia sociale di Arezzo. La Nuova Idea si è dedicata agli inserimenti lavorativi dei disabili e la Sodiser è nata ai tempi della chiusura del manicomio ed è sempre stata punto di riferimento dei soggetti con problemi di salute mentale. "E' un periodo molto difficile dal punto di vista sociale - commenta Gabriele Mecheri. Noi non facciamo una scelta di semplice resistenza ma siamo convinti che l'aggregazione delle piccole cooperative sociali sia la scommessa del futuro Betadue aggrega e valorizza le esperienze maturate in questo territorio. Coob opera in un ambito ben più vasto tra Toscana e Umbria, mettendo a valore il meglio della cooperazione sociale di tipo B".

Lo sviluppo segue la strada maestra della qualità: "non puntiamo ad esasperare i numeri ma ci interessa procedere con calma consolidando e qualificando le posizioni che abbiamo raggiunto. Vogliamo essere una garanzia per tutti: per le persone svantaggiate che hanno trovato la loro opportunità in Betadue, per tutti i nostri soci, per le istituzioni pubbliche alle quali garantiamo i nostri servizi, per i privati con i quali lavoriamo con reciproca soddisfazione. Abbiamo quindi ottenuto, in questi anni,  ben quattro certificazioni di qualità nei settori dell'igiene urbana, dei trasporti,  delle pulizie, della preparazione dei pasti".

I riconoscimenti non sono stati solo formali. "La nostra esperienza nel settore della ristorazione, con il marchio Tuttibuoni, non solo è approdata sugli scaffali di Unicoop Firenze ma tra settembre e ottobre saremo presenti al Mercato Metropolitano di Londra tra le eccellenze toscane". E tra le collaborazioni nazionali di Betadue c'è anche la Snam e l'esperienza di agricoltura sociale realizzata nei pressi della sua centrale in Valdarno.

 

Pubblicato in Toscana

Identificata nelle cromititi, rocce ignee ricche di metalli, la roccia "madre" (source-rock) del metano abiotico, un tipo di gas naturale diverso da quello comunemente usato come fonte di energia e che potrebbe essere presente anche su Marte. A scoprirlo un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell'Università di Patrasso, dell'University Brunei Darussalam e del Carnegie Institution for Science di Washington.

I risultati della ricerca Widespread abiotic methane in chromitites, sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports di Nature. "Il metano abiotico", afferma Monia Procesi, ricercatrice INGV, "può avere origine da rocce non sedimentarie formatisi, a grandi profondità all'interno della crosta terrestre. A differenza del comune metano biotico, prodotto da batteri o dalla degradazione della materia organica, questo gas si produce solo per reazioni chimiche tra idrogeno e anidride carbonica, a temperature che possono essere inferiori a 150 °C. Il processo avviene all'interno di formazioni geologiche, dette ofioliti, che rappresentano sezioni di crosta oceanica portate in affioramento sui continenti a seguito di processi tettonici".

Negli ultimi 30 anni la letteratura scientifica ha documentato la presenza di metano abiotico in manifestazioni gassose sulla superficie terrestre, in sorgenti di acqua e acquiferi sotterranei senza però capire da quale roccia provenga questo gas. "Per identificare l'esatta fonte del gas", prosegue Procesi, "abbiamo condotto analisi multiple su tutte le rocce che compongono la sequenza delle ofioliti in Grecia, note come serpentiniti, peridotiti, cromititi, gabbri, rodingiti e basalti. Le rocce", spiega l'esperta INGV, "sono state frantumate e il gas liberato è stato analizzato con vari strumenti. Si è visto che solo le cromititi ospitano considerevoli quantità di metano e altri idrocarburi come etano e propano, tutti di origine abiotica. Ciò sembra essere dovuto alla presenza di idrogeno e anidride carbonica che reagiscono grazie ad alcuni metalli, come cromo e rutenio".

Una volta identificata nella cromitite la source-rock che genera metano abiotico, il gruppo di ricerca, con ulteriori indagini di spettroscopia Raman ad alta risoluzione, è riuscito a capire che queste rocce sono molto porose e fratturate e il gas è ospitato, e probabilmente prodotto, proprio in queste fratture, dove è più facile il passaggio di idrogeno e anidride carbonica.

"Le implicazioni della ricerca sono molteplici", precisa la ricercatrice, "e vanno dal bilancio del metano atmosferico, all'origine della vita e allo studio del metano sui pianeti rocciosi. Le cromititi, infatti, possono rappresentare una nuova fonte geologica di metano per l'atmosfera: recentemente, grazie ad altri studi dell'INGV, le emissioni geologiche sono state considerate tra le fonti naturali di gas a effetto serra, ma le cromititi non erano ancora contemplate. Inoltre la conversione abiotica di anidride carbonica in metano è considerata un passo fondamentale nell'origine della vita, in quanto il metano è fonte di energia per forme microbiche, e dunque le cromititi possono essere il luogo dove si sono verificati i primi processi prebiotici sulla Terra. Lo studio fornisce anche una possibile spiegazione alla presenza di metano su Marte, il quale possiede rocce simili alle cromititi terrestri" conclude l'esperta.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Sono 343 i progetti arrivati da tutta Italia in risposta alla terza edizione del bando L'ITALIA DEI VISIONARI, ideato da CapoTrave / Kilowatt nell’ambito  del  progetto  europeo  “Be SpectACTive!”  (Sansepolcro - AR), in collaborazione con Festival Le Città Visibili (Rimini), Nuovo  Teatro  Faraggiana (Novara), Pilar  Ternera/Nuovo Teatro delle Commedie (Livorno), a cui si sono aggiunti, quest'anno, TiPì  Stagione di Teatro Partecipato (San Felice sul Panaro, MO), Utovie Teatrali (Macerata), Associazione Sosta  Palmizi (Cortona AR), Progetto Fertili Terreni Teatro di Torino, formato da ACTI Teatri Indipendenti, Ass. Il Cerchio di Gesso, Tedacà e il Mulino di Amleto.

Il bando, destinato ai singoli artisti e alle compagnie emergenti e indipendenti che operano professionalmente nel teatro contemporaneo, nella danza e nella performing art, uno dei pochi che  non pone i consueti limiti anagrafici, ha portato alla formazione, in ognuna delle strutture teatrali coinvolte nel progetto, di un gruppo di spettatori locali, cittadini appassionati di teatro e di danza detti “I Visionari”, incaricati di visionare tutti i materiali video pervenuti, per un totale di 350 spettatori appassionati.

Una modalità di selezione elaborata dal regista e drammaturgo Luca Ricci nel 2007, sviluppata all’interno di Kilowatt Festival di Sansepolcro, e che è diventata da tre anni un progetto condiviso da dieci strutture teatrali. I diversi gruppi di Visionari hanno lavorato ciascuno in completa autonomia, rispetto agli altri gruppi, e hanno scelto differenti spettacoli per la programmazione 2018 di ciascuno degli enti/teatri/festival coinvolti, per un totale di 23 repliche offerte, tutte con pagamento a cachet.

Nelle specifico le repliche sono così suddivise 9 spettacoli a Kilowatt Festival Sansepolcro, 1 a Sosta Palmizi di Cortona, 1 ad Utovie, 1 a Le Città Visibili Rimini, 1 presso Tipì, teatro partecipato, 6 al Teatro Civico Faraggiana di Novara, 1 al Little Bit Festival di Livorno e 3 nel circuito di Fertili Terreni Teatro. 

Sono 37 i Visionari di Sansepolcro, i veterani dell’iniziativa, al loro dodicesimo anno di attività (sebbene poi la composizione del gruppo cambi di anno in anno) che hanno assegnato le nove repliche in replica a Kilowatt Festival 2018, di cui due di danza, C&C “Beast without Beauty” e Daria Menichetti  con la prima assoluta di “Meru” e i restanti di teatro. Maniaci D’Amore con “Il desiderio segreto dei fossili”, Mitmacher con la prima assoluta di “Almost Dead- 46 ore di felicità”, Bartolini/Baronio  in “Dove tutto è stato preso”, Giovanni Betto con “Neve”, Leviedelfool in “Heretico”,Teatrodilina in “Il bambino dalle orecchie grandi” e, infine,                                                                                                         Emanuele Aldrovandi/MaMiMò con  “Nessuna pietà per l’arbitro”  sono gli spettacoli scelti dai Visionari di Sansepolcro.        

I Visionari che fanno riferimento al Festival Le Città Visibili hanno scelto lo spettacolo "Questa è casa mia" di Alessandro Blasoli, quelli diSosta Palmizi "Passenger_il coraggio di stare" di Tommaso Serratore, Livorno/Pilar Ternera ha assegnato la replica a Gloria Giacobini con "Sogliole a piacere”. Il gruppo di Novara/Farragiana ha scelto "Le buone maniere" (Alchemico 3) – spettacolo scelto anche dal gruppo di Utovie -  "Dita di dama" (Aparte), "Montagne Russe" (Eccentrici Dadarò), "Ritratto di donna araba che guarda il mare" (Lab121), "Coppia aperta quasi spalancata" (MoMì), "In qualunque posto mi trovi" (Cicconi/Radice).

Fertili Terreni ha assegnato una replica a ciscuno dei teatri che compongono questo circuito: "Sogliole a piacere" di Gloria Giacobini a San Pietro in Vincoli Zona Teatro, "Abbracciami pirla" di Viandanti Teatranti  a Cubo Teatro e "L'estranea di casa" di Kuziba a BellArte, spettacolo scelto anche da TiPì  Stagione di Teatro Partecipato .    

Tutti gli spettacoli selezionati saranno inseriti nelle stagioni dei teatri e/o dei festival che hanno partecipato all'iniziativa a partire dal mese di luglio 2018.

 

Pubblicato in Cultura

Migranti e rifugiati in fuga dai soprusi in Honduras, Guatemala ed El Salvador sono intrappolati e soggetti a numerose violenze in Messico a causa delle sempre più severe e spietate politiche di controllo delle frontiere statunitensi volte a dissuadere le richieste d’asilo, è l’allarme lanciato da Medici Senza Frontiere (MSF) in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. “Reclutamento forzato in bande criminali, minacce di morte, familiari uccisi o torturati ed estorsioni sono tra i principali motivi che spingono le persone a fuggire” dichiara Madeleine Walder, coordinatrice dei progetti per i migranti e rifugiati di MSF in Messico.

La scorsa settimana, il procuratore generale degli Stati Uniti Jeff Sessions ha escluso la possibilità di asilo per le vittime di violenze domestiche o di bande criminali, una decisione che chiude di fatto la porta a molti centro-americani in fuga per la propria vita. Nelle ultime settimane, le autorità statunitensi hanno intensificato i procedimenti penali contro chi tenta di attraversare il confine, spingendosi fino al punto di separare forzatamente i bambini dalle loro famiglie.

Di fatto il Messico sta diventando la destinazione finale per migliaia di rifugiati e migranti vulnerabili, esposti a ulteriori violenze da parte di bande criminali che si approfittano di loro. “Stiamo vedendo una popolazione sempre più intrappolata in Messico. Non può tornare nei Paesi da cui è fuggita per paura della violenza e non riesce a trovare sicurezza negli Stati Uniti poiché l'amministrazione punisce chi cerca di attraversare il confine con misure sempre più dure e crudeli” dichiara Marc Bosch, responsabile per le operazioni di MSF in America Latina. “Siamo allarmati dalla terribile politica di separazione dei bambini dai loro genitori, aggravata dalla recente decisione statunitense di non accettare la violenza di bande criminali e quella sessuale come motivazione della richiesta di asilo”.

I colloqui iniziali dello scorso maggio tra il governo statunitense e quello messicano hanno preso in considerazione la possibilità di far diventare il Messico un “paese terzo sicuro”. Questa misura costringerebbe le persone in fuga a richiedere asilo in Messico, negando loro la possibilità di fare domanda negli Stati Uniti.

Il Messico non è un paese sicuro per le persone in fuga dalla violenza nel Triangolo Nord del Centroamerica. Più di 20.000 migranti o rifugiati vengono rapiti ogni anno nel Triangolo Nord del Centroamerica (NTCA), secondo fonti ufficiali (CNDH). Il 68% dei migranti e dei rifugiati intervistati da MSF nei luoghi di transito in Messico sono stati vittime di violenza. Quasi un terzo delle donne intervistate sono state vittime di abusi sessuali. Le bande criminali centroamericane operano nel sud del Messico e sono responsabili di alcuni degli attacchi contro i migranti.

Un quarto delle consultazioni mediche effettuate da MSF a migranti e rifugiati in Messico sono dovute a lesioni causate da violenza intenzionale. Il 90% delle consultazioni psicologiche di MSF sono legate alla violenza. I nostri pazienti soffrono in particolare di ansia, depressione e disturbo da stress, tutte condizioni che hanno gravi conseguenze sulla salute. Le donne, i bambini e i membri della comunità LGBTQ sono i più vulnerabili a certi tipi di violenza e richiedono misure di protezione specifiche che non sono di fatto in vigore in Messico.

“La grande maggioranza dei migranti che incontriamo sono maschi tra i 15 ei 40 anni, la maggior parte proviene dall'Honduras, poi da El Salvador e Guatemala. Di recente, tuttavia, abbiamo assistito a un notevole aumento, di circa il 20%, di donne, bambini, minori non accompagnati e intere famiglie” afferma Madeleine Walder si MSF.

Gli Stati Uniti d’America e il Messico devono affrontare le loro responsabilità nei confronti delle persone in fuga dalle violenze. Nel 2017, secondo i dati ufficiali dell’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, 108.500 persone nel NTCA hanno fatto richiesta di asilo negli Stati Uniti, mentre solamente 8.700 hanno scelto di intraprendere lo stesso percorso in Messico. Rimanere in Messico non è una via percorribile per molte persone che hanno paura della violenza delle organizzazioni criminali. Lo stallo è particolarmente crudele per i minori, che viaggino da soli o accompagnati.

“Il Messico dovrebbe essere in grado di garantire protezione, assistenza sanitaria e un passaggio sicuro ai migranti e ai rifugiati. Gli Stati Uniti, a loro volta, devono adempiere alle loro responsabilità internazionali e riconoscere a queste persone lo stato di richiedenti asilo e rifugiati”, afferma Marc Bosch di MSF.

Nel 2017, l’entità della crisi ha portato MSF a pubblicare il report “Costretti a fuggire dal Triangolo Nord del Centroamerica: una crisi umanitaria dimenticata”. La situazione oggi si sta purtroppo aggravando, causando ancor più sofferenze su una popolazione già soggetta a orribili violenze nei loro paesi d’origine e nel loro viaggio attraverso il Messico. Inoltre, oggi devono anche sopportare un livello di violenza senza precedenti da parte degli Stati Uniti, dove non solo sono esclusi dalla possibilità di chiedere protezione internazionale, ma stanno anche subendo ulteriori minacce. Le persone in cerca di sicurezza, insieme con i loro figli, vengono detenute in condizioni disumane e rischiano di essere deportate, in completa violazione del principio di non respingimento.

 

MSF fornisce assistenza medica e psicologica a migranti e rifugiati provenienti da Honduras, Guatemala ed El Salvador che si spostano lungo le rotte migratorie del Messico. Lavoriamo in insediamenti per migranti e gestiamo cliniche mobili lungo le linee ferroviarie e in tre località situate lungo le rotte dei migranti (Tenosique, Coatzacoalcos e Reynosa). Gestiamo anche un centro di assistenza per le vittime di violenze estreme a Città del Messico. Questo centro ha aperto nel 2016 in risposta ai bisogni medico-umanitari delle persone in transito.

 

Pubblicato in Migrazioni

La decisione di consentire alle donne saudite di guidare è benvenuta ma dovrà essere seguita da molte altre riforme nel campo dei diritti delle donne: lo ha dichiarato Amnesty International alla vigilia del 24 giugno, quando il controverso divieto di guida verrà abolito. Tuttavia, proprio le principali protagoniste della campagna contro il divieto di guida – come Loujain al-Hathloul, Iman al-Nafjan e Aziza al-Yousef – sono tra le otto persone finite in carcere nelle ultime settimane a causa del loro impegno in favore dei diritti umani. Alcune di loro sono agli arresti da oltre un mese e rischiano un processo di fronte al tribunale antiterrorismo e una pena detentiva fino a 20 anni. 

Da anni, le attiviste per i diritti delle donne chiedono il diritto di poter guidare e la fine del sistema repressivo del tutore.  Sulla base di questo sistema, le ragazze e le donne subiscono una sistematica discriminazione, tanto per legge quanto per prassi. Non possono viaggiare, lavorare, accedere all'istruzione superiore o sposarsi senza il consenso di un tutore di sesso maschile. Coloro che sposano cittadini stranieri non possono trasmettere la loro nazionalità ai figli, a differenza di quanto accade agli uomini sauditi. 

"L'abolizione del divieto di guida si deve alla determinazione e al coraggio mostrati dalle attiviste per i diritti umani sin dagli anni Novanta, raccolti da una nuova generazione di attiviste protagoniste della nuova fase della campagna iniziata nel 2011", ha dichiarato Samah Hadid, direttrice delle campagne sul Medio Oriente di Amnesty International.  "Apprezziamo che finalmente le donne saudite possano essere al volante ma non dobbiamo dimenticare che in Arabia Saudita molte persone sono in carcere solo per aver difeso i diritti delle donne. Da questo punto di vista, l'abolizione del divieto di guida è un provvedimento lungamente dovuto ma dovrà essere seguito da riforme che pongano fine alla discriminazione nei confronti delle donne, che sono ancora oltraggiosamente trattate come cittadine di seconda classe", ha aggiunto Hadid. 

"Se il principe della corona Mohammad bin Salman intende accreditarsi come un sincero riformatore, deve liberare come prima cosa gli attivisti e le attiviste per i diritti delle donne e includere gli uni e le altre, insieme ad altri rappresentanti della società civile, nel processo di riforma, che in primo luogo deve comprendere l'abolizione del sistema del tutore", ha sottolineato Hadid.  L'ultimo giro di vite nei confronti di coloro che difendono i diritti delle donne è iniziato proprio durante la campagna internazionale di pubbliche relazioni che intendeva presentare il principe della corona come un autentico riformatore. 

Il 19 maggio le autorità saudite e la stampa governativa hanno lanciato una campagna diffamatoria a mezzo stampa per screditare come "traditori" e "traditrici" cinque persone impegnate nella difesa dei diritti delle donne, accusate di aver formato una "cellula" allo scopo di minacciare la sicurezza dello stato mediante "contatti con entità straniere destinati a compromettere la stabilità e il tessuto sociale" della monarchia saudita.  "La recente ondata repressiva ha avuto un effetto negativo sulla già drammatica situazione della libertà di espressione, di associazione e di manifestazione. Gli attivisti ci hanno riferito di aver paura di parlare. La campagna diffamatoria è una cosa senza precedenti, a dimostrazione che sempre più chi ha un punto di vista critico nei confronti dell'agenda 'riformista' non viene pubblicamente tollerato", ha commentato Hadid. 

"La repressione nei confronti di coloro che difendono i diritti delle donne e l'agghiacciante campagna diffamatoria tuttora in corso sono il segno che il principe della corona bin Salman vuole impedire che vi sia una narrazione diversa rispetto alle riforme nel paese", ha proseguito Hadid.  "Gli alleati dell'Arabia Saudita – soprattutto Usa, Regno Unito e Francia – non devono rimanere in silenzio di fronte alle gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e alla repressione dell'attivismo per i diritti umani in corso nella monarchia del Golfo. La comunità internazionale deve premere sull'Arabia Saudita affinché cessi la repressione contro gli attivisti e le attiviste per i diritti umani", ha concluso Hadid. 

Amnesty International ha intrapreso una campagna per chiedere il rilascio degli attivisti e delle attiviste per i diritti umani arrestati di recente. 

La storia del movimento per il diritto di guidare 

Negli anni Novanta circa 40 donne salirono a bordo delle loro automobili e percorsero alla guida una delle strade principali della capitale Riad. Vennero fermate dalla polizia e sospese dal lavoro.  Nel 2007 venne lanciata una campagna di lettere al defunto re Abdullah. L'anno successivo Wajeha al-Huwaider filmò se stressa alla guida e pubblicò il filmato su YouTube l'8 marzo, Giornata internazionale delle donne. Altre donne fecero lo stesso nel 2011: alcune vennero arrestate, una fu condannata a 10 anni, altre furono costrette a firmare un documento nel quale promettevano di desistere da ulteriori proteste. 

Nell'ottobre 2013 la campagna riprese slancio. Il sito venne hackerato e alcune attiviste ricevettero minacce. Ciò nonostante, decine di donne pubblicarono in rete filmati e fotografie in cui erano riprese mentre guidavano. Seguirono numerosi arresti, molti dei quali per brevi periodi di tempo.  Dopo l'annuncio, nel settembre 2017, della fine del divieto a partire dal 24 giugno 2018, molte protagoniste della campagna hanno ricevuto telefonate in cui venivano ammonite a non commentare pubblicamente la novità. 

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