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Giovedì, 16 Agosto 2018

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 18 Luglio 2018 - nelPaese.it

Al via la campagna di solidarietà per la cooperativa agricola ‘Karadrà’ i cui terreni e raccolti, tra Aradeo e Cutrofiano nel Salento, sono stati distrutti da un incendio doloso la scorsa domenica 15 luglio. Sono andati a fuoco tremila metri di piselli verdi e quattromila metri di lenticchie, oltre ai tubi per l’irrigazione completamente fusi, per un danno complessivo di 5.000 euro.  

È partito, difatti, un crowdfunding per sostenere i cinque ragazzi che hanno dato vita a un progetto di rivalutazione dell’agricoltura locale, con il recupero di prodotti di qualità tipici salentini. Già nel mese di giugno scorso la cooperativa aveva subito furti, oltre a un altro incendio ritenuto dai vigili del fuoco di natura dolosa. Con lo slogan “Se colpite uno reagiamo in mille”, è partita la raccolta fondi online promossa in primis da Salento KM0 e Club Gallery e dalla stessa Karadrà.  

“E’ quanto mai necessario sostenere questa giovane cooperativa e il loro progetto - commenta il presidente Legacoop Puglia, Carmelo Rollo - con un sostegno concreto, adesso più che mai. La nostra solidarietà, come Movimento cooperativo, alla comunità Salentina, alle amiche e agli amici, le socie e i soci della cooperativa Karadrà, che con dignità, dedizione, passione e amore per il territorio, stanno contribuendo a cambiare il paradigma del Sud. Lo hanno sempre fatto e continueranno a farlo, ne siamo certi, nonostante atti vili e intimidatori. Oggi, però, ci chiedono un aiuto e noi abbiamo il dovere di condividere e sostenere l’appello che Karadrà ha lanciato. In tanti possiamo contribuire a ricostruire ma anche a fermare lo scempio di chi distrugge, minaccia, perseguita, pratica violenza. Insieme dobbiamo e possiamo farlo”.

L’Appello

“La società Cooperativa Agricola Karadrà nasce dallo sforzo di 5 giovani precari che da anni lavorano in banca del tempo per poter costruire il proprio futuro. Restare oggi al Sud in parte è decidere di rinunciare alla felicità a breve termine o almeno a quella serenità presunta che, la stabilità economica può dare.

Restare oggi, in una piccola comunità che, come tante, troppe, tutte, vede calare la popolazione e andar via i pochi giovani in età di lavoro, vuol dire sedare in parte la propria spinta egoistica e dividere di sobbarcarsi eredità crude e dolorose. Ereditiamo, a tratti subiamo, l’ignoranza e l’indifferenza che strisciano ai nostri fianchi e così accade che una domenica di luglio prendano fuoco i campi; che i nostri sforzi, simili a quelli dei tanti giovani che cercano risposte e le cercano non solo per proprio conto, diventino vani dinanzi a furti, sabotaggi e fuochi vari.

Ieri in Contrada Cafazza il fuoco si è portato via 4.000 metri di lenticchia e 3.000 circa di piselli, il tubo del collettore tra pozzo artesiano e cisterna e anche un po’ la nostra forza. Il fuoco arriva a portar via quello che vuole, prendono fuoco i canali mai puliti e prendono fuoco le colture, per un danno di circa 5.000 €. Questo avviene a circa due mesi dal furto di macchinari, che ci ha causato una perdita di altri 8 2.000 €. Dopo una stagione che sta mettendo in ginocchio le colture di pomodoro, provate da attacchi violentissimi di perenospera, oggi ci sentiamo nelle condizioni di chiedere aiuto .

Lanciamo dunque un appello: a chi ci segue e sostiene, di aiutarci in questo momento di difficoltà, perché la solidarietà è un’arma molto potente, che può darci la facoltà di risollevarci e continuare il nostro percorso. Lanciamo un appello anche a proprietari, eredi e villeggianti, a chiunque possegga un terreno, un titolo d’uso e non tragga reddito: la Terra ha bisogno di cure, di attenzione. Il fuoco come soluzione al risparmio non è accettabile.

Siamo imprenditori agricoli non proprietari terrieri, abbiamo stipulato accordi di comodato per i tempi di bonifica dei terreni, per poi passare ad affittanze, dando respiro economico anche ai proprietari, vogliamo lavorare e siamo sicuri che questo di lavoro possa portare solo a costruire bellezza, a ridare forma all’orizzonte, ad invogliare anche altri settori come quello turistico ad ampliare la propria offerta, restituendo dignità a queste terre.

In tutto il Salento, così come nel resto del mondo, il ritorno alla terra viene visto come traino decisivo alla nascita di un nuovo lavoro e al miglioramento della qualità della vita e del sistema ambiente. Bisogna lavorare per costruire alternative e modelli ripetibili: il nostro nella sua semplicità, malgrado gli intoppi, sembra ottenere risultati”.

 

Pubblicato in Puglia

Far coesistere lo sviluppo economico con la coesione sociale. E' questo l'obiettivo e il tema principale per valorizzare una regione, che ha già nella sua struttura sociale un forte elemento coesivo, e promuovere la fuoriuscita dalla stagnazione economica. Il messaggio lo ha lanciato Legacoop Marche con la tavola rotonda "Le Marche oltre la crisi: tra competizione e coesione", che si è svolta nella Sala di Confidicoop Marche ad Ancona. L'incontro fa parte del percorso di formazione per i nuovi dirigenti delle cooperative aderenti organizzato dall'associazione con Generazioni Marche e 4Form.

"La cooperazione può svolgere un ruolo fondamentale perché, per sua natura, mette insieme persone per produrre ricchezza – ha detto Gianfranco Alleruzzo, presidente Legacoop Marche -, una ricchezza che si riverbera sulla comunità e sulla coesione. Questo è l'orizzonte e l'opportunità che ci poniamo per uscire dalla crisi". Nel pensare al futuro delle Marche, ha aggiunto Alleruzzo, "dopo dieci anni dall'inizio della grande crisi, dobbiamo progettare un cambiamento che comprenda sviluppo economico e benessere sociale".

Marco Marcatili, responsabile sviluppo Nomisma, ha ricordato come "le Marche siano ancora in controtendenza su una ripartenza nazionale avvenuta fra il 2016 e il 2017, secondo Banca d'Italia". Una regione, ha detto Marcatili, che ha "tre aree di crisi industriale complessa, Ascoli Piceno, Fabriano e adesso anche Fermo" e che è passata ad essere caratterizzata da "un'economia di distretto ad una delle eccellenze, di imprese che però devono cercare di portarsi dietro anche le altre aziende creando dei contratti di filiera" ma anche una regione che può contare su "una rete sociale molto importante".

Le Marche oltre la crisi significa anche superare le conseguenze del dramma del terremoto. "Quello che stiamo cercando di fare non è ricostruire muri ma comunità – ha detto il presidente della Regione, Luca Ceriscioli -, per superare il sisma, elemento di forte crisi da cui, però, dobbiamo cercare di trarre le opportunità che ne possono derivare". E ricostruire, ha aggiunto Ceriscoli, "significa mantenere un tessuto sociale coeso, specie nelle aree interne, restituendo i beni, per il loro uso, meglio di come erano prima".

Ma per andare oltre la crisi, oltre alla valutazione dei fatturati delle aziende, ha sottolineato Pietro Marcolini, presidente Istao, "occorre analizzare l'organizzazione interna e i valori a cui s'ispirano le imprese di successo, come elementi comunitari e di coesione, la sostenibilità, i buoni rapporti di lavoro e ambientale, che producono performance e rendimenti economici con differenziali superiori. Questi fattori, oltre alle ricette tradizionali legate alla tecnologia e alla crescita digitale, dalla produzione al consumo, connotano il nuovo sentiero di sviluppo post crisi".

 

Pubblicato in Marche

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: ecco l'articolo  di Veronica Curzu

 

A Rivolta d’Adda, provincia di Cremona, un progetto inclusivo contro l’abbandono: si chiama Ortofficine. «Il progetto Ortofficine creative, nella sua fase di progettazione, ha avuto inizio nella primavera del 2017. L’idea di fondo è quella di una comunità che si fa carico di se stessa, è un’impresa di comunità» Lo spiega Lorenzo Sazzini, che assieme a Elisabetta Nava, ha elaborato il progetto sociale con l’intento di ridare un’identità a realtà abbandonate, e di favorire l’inclusione sociale. «Uno degli obbiettivi fondamentali di Ortofficine creative – aggiunge Nava - è quello dell’inclusione e coesione sociale, dove non è solo far lavorare delle persone che hanno delle fragilità, ma in realtà è farli lavorare e integrare con il resto della comunità in modo tale che scompaiano quelle che sono le differenze tra le diverse categorie» La loro mission è infatti quella di rivalutare spazi non utilizzati, riqualificandoli dal punto di vista produttivo e promuovendoli principalmente a favore di soggetti ai margini della società: tossicodipendenti, alcolisti in primo luogo, che grazie alle attività svolte, hanno la possibilità di aprirsi una nuova porta verso il futuro e concedersi a nuovi rapporti sociali.

Le Ortofficine, che sorgono alla periferia del centro abitato, riguardano tre spazi che per la loro posizione e la natura aggregativa, sono in grado di riconnettere e risignificare il territorio e i suoi flussi. Il loro centro principale, riguarda il prorompente Palazzo Celesia, storica villa signorile del XVI secolo, da prima pressoché abbandonata e utilizzata come magazzino, oggi a disposizione dell’associazione come spazio polivalente nel quale è stata allestita una piccola officina di comunità. I locali dedicati al progetto sono tre più il cortile, che consentono di accogliere le attività produttive, ricreative e sociali. Per Palazzo Celesia si è recentemente presentato un progetto per la sua ristrutturazione e rifunzionalizzazione sul bando “Patrimonio culturale per lo sviluppo” di fondazione Cariplo.

Attorno alla cinquecentesca struttura, si estendono dei terreni presi in affitto e adibiti alla coltivazione biologica e sinergica per più di mezzo ettaro; precedentemente questi spazi coltivabili sorgevano come una distesa di prato stabile. L’associazione ha a disposizione anche una Cascina, che sorge vicino al fiume Adda; ospita in un bilocale le Ortofficine e mette a disposizione un campo e un giardino. La struttura è completamente da ristrutturare tranne il corpo in cui insiste il locale che hanno a disposizione, precedentemente invece vuoto e evidentemente non utilizzato.

Le attività svolte che coinvolgono gli utenti riguardano esperienze di agricoltura partecipata attraverso laboratori di agricoltura sociale, attività di orticoltura e apicoltura, attività ludico-creative, attività artistiche legate alla conoscenza del territori e laboratori di cucina ed educazione alimentare. La finalità produttiva è quella di avere un ritorno economico; a cadenza periodica, infatti, i loro prodotti vengono esposti e messi alla vendita nei mercatini del paese, consentendo così un entrata economica in più all’interno dell’associazione, che possa favorire il mantenimento delle attività. L’associazione rivolge le sue attività anche a cittadini privati, scuole e a utenti disabili in collaborazione con altre associazioni del terzo settore che operano in ambito di volontariato.

Pertanto, l’associazione promuovendo e innestando in maniera generativa agricoltura, welfare e cultura, intende realizzare attività ad impatto sociale e cooperazione di comunità. Con la restituzione agli spazi urbani e agricoli utilizzati della loro valenza come beni pubblici, e il transito di persone per la maggiore con più fragilità e a rischio di emarginazione sociale, si raggiunge l’obbiettivo sia di dare nuovamente un ruolo a strutture di importanza storica nel luogo di cooperazione, sia di realizzare il progetto di inclusione sociale.

Una buona opportunità sociale per il paese, motivo anche, in un futuro, di crescita turistica, ma soprattutto degli utenti coinvolti.

Veronica Curzu

           

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: ecco l'articolo  di  Federica Bolognani

 

La storia dell’edificio sito in via Belfiore n. 1 a Lecco inizia diversi anni fa, quando Franco, quarantenne ex muratore calabrese, decide di aprirci il Ristorante Pizzeria “Wall street”; investe circa 6 milioni di lire per realizzare il sontuoso ristorante: imponente, superbo, sfacciato. Siamo nel cuore degli anni Ottanta, al centro della cittadina lombarda in piena espansione economica, che da lì a breve diventerà anche Provincia, e lui è Franco, il duro del quartiere. Lui è Franco, Coco Trovato.

Franco è la prima eccezione lombarda al principio secondo cui la mafia è “cosa loro”, affare di quelli del Sud, del Meridione, dei terroni. È l’anomalia perché Franco la ‘ndrangheta l’ha portata anche al Nord, nella Lecco per bene, tra la borghesia nostrana, e ce l’ha messa proprio lì, vicino alle scuole, di fianco alla Chiesa.

Di questo regno mafioso, vero e proprio impero della malavita impegnata nel narcotraffico che si estende dalla Comasina fino a Como passando per la Brianza, il fortino è proprio la Pizzeria “Wall street”: tra i suoi tavoli i picciotti organizzano lo spaccio di droga, riciclano denaro sporco e pianificano vendette. Fino al 1992, però, quando il covo del boss viene confiscato alla criminalità organizzata. E lui, Franco Coco Trovato, condannato a tre ergastoli.

Negli anni successivi il percorso per il recupero del bene è lungo, tortuoso; rallentano la rinascita i tempi lunghi della confisca e della giustizia nonché le divergenti visioni in merito al suo riutilizzo: da nuova centrale operativa dei vigili del fuoco a centro per persone con disabilità, fino all’archivio della Prefettura. È solo nel maggio 2015 che un gruppo di realtà del terzo settore – ATS “La Fabbrica di Olinda”, AUSER Filo d’Argento, ARCI, Libera – ed il Comune di Lecco regalano al territorio la svolta tanto attesa: “Wall street” diventerà “Fiore, Cucina in libertà”, ancora un ristorante pizzeria, ma questa volta improntato alla legalità.

Per giungere a questo risultato, però, e per far sì che l’idea innovativa ma gravosa anche da un punto di vista economico, veda la luce, molti altri attori hanno supportato l’impegno: in particolare, Aler ha contribuito alla ristrutturazione dell’immobile grazie ad un finanziamento di 400 mila euro di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo si è fatta carico di altri 250 mila euro. Un ulteriore decisivo contributo per la conclusione dei lavori è, infine, arrivato dalla creazione di un Fondo di Comunità, avviato poco dopo e che ha raccolto circa 30.000 euro.

La Cerimonia di apertura di Fiore si è svolta circa un anno fa, proprio in occasione della “XXII giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie”: tutta la comunità è stata chiamata a partecipare al taglio della prima teglia di pizza, con l’invito a donare un libro particolarmente caro o rilevante, come segno tangibile della partecipazione di ciascuno alla costruzione del progetto di riscatto sociale della comunità, come simbolo della scrittura quale nuovo mezzo di comunicazione, cultura e scambio permanente in quelle stesse mura. Come trasfigurazione visiva del nuovo impatto sociale e rivincita della collettività sulla malavita.

Riccardo Mariani, Assessore alle Politiche sociali, Casa e lavoro del Comune di Lecco, così commenta l’anniversario: “Questo ha significato non solo il recupero di un immobile, ma la rivitalizzazione di una dimensione comunitaria. Convertire in maniera felice un luogo prima destinato all’illegalità, ha significato un’importante operazione sociale che ha regalato nuova vita ad un luogo che ora può promuovere cultura, inserimento sociale e legalità, in un trittico significativo per tutta la città.”

È questa la storia dell’edificio sito in via Belfiore n. 1 a Lecco: il resto, il futuro, lo scriveremo insieme, perché adesso l’ex “Wall street” è tornata ad essere tra tutti noi come il “Fiore” lecchese più bello.

Federica Bolognani

Pubblicato in Economia sociale

Annegati in mare, respinti alle frontiere, abbandonati alla fame, torturati nelle carceri, aggrediti per strada, insultati nel web, uccise in famiglia, morti sul lavoro, ammazzati in guerra. Quello che sta succedendo a tante donne e bambini, giovani e anziani, fuori e dentro il nostro paese, è scandaloso.  Così inizia l’appello della Tavola della pace con lo slogan “Proteggiamoli” che lancia la prossima edizione della Marcia Perugia-Assisi.

“Dov’è finita la nostra umanità? Dove sono finiti il rispetto per l’altro, il sentimento della pietà, della compassione, il valore della solidarietà, la capacità di accogliere e condividere? Dobbiamo reagire! Un clima di violenza e intolleranza diffusa ci sta soffocando”.

Non si tratta solo della nostra umanità: “alcune delle più importanti conquiste degli ultimi decenni rischiano di essere cancellate: l’universalità dei diritti umani, il diritto alla dignità di ogni persona, il principio di uguaglianza e di giustizia, il dovere di soccorrere, il principio di non respingimento. Non possiamo essere complici”

Il riconoscimento della dignità e dei diritti di tutti i membri della famiglia umana “costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. Domenica 7 ottobre la Marcia vuole lanciare un messaggio chiaro: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”

Musica di qualità e diritti umani torneranno a viaggiare affiancati con la 21a edizione di "Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty", prevista dal 19 al 22 luglio a Rosolina Mare, in provincia di Rovigo, che quest'anno sosterrà  la campagna di Amnesty International "La solidarietà non è reato".  Il programma sarà denso di eventi e vedrà fra i protagonisti Brunori sas, vincitore del Premio Amnesty Italia, sezione Big, nella giornata di domenica, mentre nelle altre saliranno sul palco Enrico Ruggeri, Mirkoeilcane, la Med Free Orkestra e gli artisti che si fronteggeranno per aggiudicarsi il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti. 

In tutto saranno otto le band e i cantautori provenienti da tutta Italia in concorso per il Premio Emergenti, il cui vincitore avrà diritto, fra l'altro, a un tour di otto concerti reso possibile grazie ad un bando di NuovoImaie (progetto realizzato con i fondi dell'art.7 L. 93/92). 

Le semifinali sono in programma il 20 e 21 luglio e la finale fra i cinque migliori il 22 luglio. Nella serata del 20 saranno in gara: Storie Storte da Venezia con "Mare nostro" (folk), Giulia Ventisette da Firenze con "Tutti zitti" (pop d'autore), La Malaleche da Monza/Bergamo con "Siamo migranti" (patchanka), Iza&Sara da Forlì/Faenza con "Favola" (pop). 

Il 21 luglio toccherà a: Pupi di Surfaro dalla Sicilia con "'Gnanzou" (nu kombat folk), Danilo Ruggero da Pantelleria con "Agghiri ddrà" (folk / canzone d'autore), Mujeres Creando da Napoli con "E je parlo 'e te" (world music), Eleonora Betti da Arezzo con "Libera" (folk / canzone d'autore). 

Particolarmente di rilievo la giuria. Ne faranno parte:  Claudio Agostoni (Radio popolare), Giò Alajmo (spettakolo.it), Eugenio Arcidiacono (Famiglia Cristiana), Marco Cavalieri (Romasuona), Massimiliano Colletti (Radio Città del capo), Nicola Dalla Pasqua (Amnesty International Veneto),  Enrico de Angelis (storico della canzone), Enrico Deregibus (giornalista e operatore), Daniela Esposito (ufficio stampa Strategie di comunicazione), Michele Lionello (direttore artistico Voci per la Libertà), Gianluca Mura (Radio41), Riccardo Noury (Portavoce Amnesty International Italia), Simona Orlando (Il Messaggero), Elisa Orlandotti (Funny Vegan), Riccardo Pozzato (musicista), Silva Rotelli (fotografa), Giordano Sangiorgi (MEI e Rete dei festival), Carlo Valente (vincitore Voci per la Libertà 2018). 

Proprio alla vigilia dell'evento è arrivata la notizia che il disco con i brani della 20a edizione del festival  ha vinto la Targa Tenco nella categoria "Album collettivo a progetto": una importante affermazione che è di buon auspicio per la 21a  edizione. 

Voci per la libertà è un evento sostenuto da Amnesty International Italia in cui la creatività  tocca le persone su temi importanti quali uguaglianza e rispetto. Quest'anno il festival promuoverà la campagna "La solidarietà non è reato" con cui Amnesty International vuole dire no alla criminalizzazione della solidarietà nelle sue varie forme: il lavoro umanitario e dei diritti umani non dovrebbe mai essere criminalizzato perché aiutare le persone ad attraversare i confini in modo irregolare, senza alcun vantaggio personale, non è contrabbando e non dovrebbe essere considerato un reato. Individui e organizzazioni che aiutano rifugiati e migranti sono l'esempio più visibile dell'impegno per costruire comunità più accoglienti in Europa: testimoniano le violazioni dei diritti umani e gli abusi; rispettano l'imperativo umanitario, anteponendo le persone ai confini. 

Sui temi dei diritti umani saranno due le installazioni presenti quest'anno a Voci per la libertà e visitabili al Centro Congressi a fianco al palco: "Inalienabile" di Silva Rotelli, progetto multimediale sul rapporto tra musica e diritti umani e "Chokora" progetto fotografico e narrativo di Valentina Tamborra e Mario De Santis che testimonia la condizione delle migliaia di bambini di strada in Kenia. Verranno inaugurate nella serata di apertura, quella di giovedì 19 luglio, che vedrà l'esibizione del caleidoscopico e multietnico ensemble musicale della romana Med Free Orkestra, preceduta da quella di BO.RO.FRA, che alle 18.30 sarà anche protagonista dell'aperitivo in spiaggia. 

Il giorno dopo, venerdì 20 luglio l'aperitivo sarà affidato al live di Carlo Valente, il vincitore del Premio Amnesty sezione Emergenti lo scorso anno. Ospite della serata, dopo l'esibizione dei semifinalisti, sarà Mirkoeilcane, giovane cantautore romano noto per aver presentato a Sanremo 2018 un brano intenso sui migranti come "Stiamo tutti bene", special guest Waira finalista UploadSounds 2018. 

Sabato 21 luglio si aprirà alle 18.30 con MusicFreedom Dj Set di Andrea Teso e Judgement, per proseguire la sera con la seconda semifinale e con il live di Enrico Ruggeri, artista dalla lunga carriera, spesso costellata da brani sui temi dei diritti umani (da "Nessuno tocchi Caino" alla stessa "Si può dare di più"), special guest Carlo Valente vincitore di Voci per la Libertà 2017. 

La giornata di chiusura inizierà all'alba alle 5.00 con "...a passi leggeri" una performance di musica e danza contemporanea a cura dei Cantieri Culturali Creativi. Nel pomeriggio ci sarà un incontro pubblico alle 18.30 con Antonio Marchesi e Riccardo Noury, rispettivamente  presidente e portavoce di Amnesty International Italia assieme al vincitore del Premio Amnesty Italia, sezione Big, Dario Brunori, a seguire aperitivo con La Galassa e Dj Set BO.RO.FRA. 

Brunori Sas in serata salirà sul palco per eseguire la canzone vincitrice del Premio Amnesty Italia Big, la sua "L'uomo nero", insieme ad altri brani del suo repertorio. Durante la serata verrà anche assegnato, fra i cinque finalisti, il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti, il Premio della Critica e il Premio Giuria Popolare. 

Durante tutte le serate del festival, presso i giardini del Centro Congressi ci saranno laboratori didattici per bambini sui diritti umani a cura di Cooperativa Porto Alegre, Cooperativa Peter Pan, Pop Out e Libreria Ricarello. 

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero.  Presentano: Savino Zaba (Rai1, Radio2) e Carmen Formenton (Voci per la Libertà).  Il festival dallo scorso anno fa parte di una rassegna più ampia, "Arte per la libertà, il festival della creatività per i diritti umani" realizzata con il sostegno di MiBACT e di SIAE, nell'ambito dell'iniziativa "Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura". L'iniziativa, iniziata già dal mese di aprile e che tocca le province di Rovigo, Padova e Ferrara, propone, oltre alla musica, arte contemporanea, cinema, fotografia, teatro, libri e danza. Un intenso viaggio nell'arte giovanile a favore dei diritti umani. 

Pubblicato in Cultura

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n.106), introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, relativo alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale.

Gli interventi correttivi e integrativi previsti riguardano l’utilizzazione dei lavoratori molto svantaggiati e dei volontari, l’adeguamento degli statuti delle imprese sociali e le misure fiscali e di sostegno economico.

In tale quadro si prevede, tra l’altro, l’introduzione di un limite temporale di 24 mesi, a partire dalla data di assunzione, ai fini del computo della quota di lavoratori definiti “molto svantaggiati” dipendenti dell’impresa sociale; l’inserimento di una clausola di salvaguardia della normativa in tema di società cooperative, volta a garantire che le operazioni straordinarie avvengano nel rispetto delle finalità tipiche e dell’identità specifica dell’impresa sociale in forma cooperativa e l’introduzione di limiti più stringenti all’impiego di volontari nelle imprese sociali, con la previsione che l’azione dei volontari stessi debba essere aggiuntiva e non sostitutiva di quella dei lavoratori impiegati.

Sono inoltre previsti interventi correttivi sul versante fiscale, tra cui la previsione della non imponibilità delle somme destinate al versamento del contributo per l’attività ispettiva e delle somme destinate a riserva e, al contempo, della imponibilità di qualsiasi distribuzione di utili ai soci, anche qualora ciò avvenga sotto forma di aumento gratuito del capitale nei limiti delle variazioni ISTAT. Si introducono altresì modificazioni alla disciplina degli investimenti nel capitale delle imprese sociali, per precisare che gli investimenti agevolabili devono essere eseguiti dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, e che la qualifica di impresa sociale deve essere acquisita da non più di cinque anni. In questo modo, la disciplina viene allineata a quanto previsto dalla normativa sulle start-up innovative (art. 25 del decreto legge n. 179 del 2012), già approvata da parte della Commissione Europea.

Infine, si amplia da 12 a 18 mesi il termine entro il quale le imprese sociali già costituite devono adeguarsi alla nuova disciplina. Il testo tiene conto dei pareri espressi dalle Commissioni speciali costituite per l’esame degli atti presentati dal Governo.

Legacoopsociali esprime soddisfazione per l’approvazione in Consiglio dei Ministri del decreto correttivo sull’impresa sociale: "un provvedimento che garantisce sicurezza anche alle cooperative sociali, imprese sociali di fatto, e allontana il rischio a pochi giorni dalla scadenza dei termini per apportare le modifiche, delle incertezze fra cui la scadenza per le modifiche statutarie prorogata al 20 gennaio 2019. Inoltre, uno dei passaggi importanti che condividiamo riguarda l’inclusione lavorativa dei soggetti svantaggiati che rappresenta uno degli obiettivi fondamentali della cooperazione sociale".

"Auspichiamo di procedere nel percorso di completamento della Riforma - conclude la nota - percorso al quale Legacoopsociali rinnova la disponibilità a portare il proprio contributo così come avvenuto fino ad oggi".

La soddisfazione del Forum Terzo Settore

“Apprendiamo con soddisfazione la notizia dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del decreto correttivo sull’impresa sociale: a pochissimi giorni dal termine ultimo per apportare al testo le necessarie modifiche, tiriamo un sospiro di sollievo per questo tassello fondamentale che si aggiunge al completamento della riforma del Terzo settore. L’impresa sociale rappresenta un modello economico alternativo con un grande potenziale di innovazione sociale e una soluzione, unica nel suo genere, per la costruzione di partenariati tra diversi soggetti mettendo l’economia al servizio della comunità”. Così la portavoce del Forum Terzo Settore, Claudia Fiaschi, commenta l’approvazione del CdM, avvenuta nel pomeriggio di ieri, delle disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 112 sull’impresa sociale.

“Le norme contenute nel testo approvato solleveranno le tante realtà di Terzo settore interessate dalle preoccupazioni riguardo, ad esempio, la scadenza per apportare le modifiche agli statuti, ora prorogata al 20 gennaio 2019, e diversi aspetti fiscali, inizialmente penalizzanti”.

“Ci auguriamo vivamente che, così come avvenuto per l’impresa sociale”, conclude Claudia Fiaschi, “si proceda anche all’adozione, nei tempi prefissati, di un primo correttivo del Codice del Terzo settore, che preveda, tra l’altro, la proroga dei termini per la modifica degli statuti degli enti. Misura, questa, che si rivela necessaria in quanto ad oggi non ci sono ancora le condizioni per prendere decisioni rispetto a quale modello statutario adottare”.

 

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