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Lunedì, 16 Luglio 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 02 Luglio 2018 - nelPaese.it

Doppio appuntamento con Free to Choose il 9 e 10 luglio a Lubiana, Capitale della Slovenia, nella sede della Trubarjeva hiša literature, la Casa della Letteratura Trubar in via Stritarjeva 7 sono previsti il 4^ meeting transnazionale di progetto (9 luglio) ed uno speciale evento pubblico di disseminazione (10 luglio), cui parteciperanno diversi rappresentanti istituzionali tra cui l’Istituto sloveno per l’impiego (Slovenian Institute of employment), l’Istituto per gli studi sull’uguaglianza di genere (Institute for study of gender equality) e KROJ - Rete giovanile per lo sviluppo professionale (Youth Network for Career Development). Guidato dalla Cooperativa sociale Itaca, Free to Choose mira a superare gli stereotipi di genere nei ragazzi 16-29 anni per renderli liberi di compiere delle scelte per il proprio futuro formativo e lavorativo.

La giornata pubblica di disseminazione del 10 luglio si aprirà alle 9.30 con i saluti da parte dei partner sloveni di progetto Mcbit e Nefiks. Ricco il programma che prevede gli interventi di Alenka Blazinsek della Rete giovanile KROJ e di Kaja Primorac dell’Istituto per gli studi sull’uguaglianza di genere. A presentare il progetto Free to Choose sarà Tiziana Perin della Cooperativa sociale Itaca (lead partner), mentre il prof. Matteo Bisanti dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia interverrà su “Free to Choose il gioco: disegno storia e risultati”. Seguirà la prof. Tindara Addabbo sempre di Unimore che parlerà di “Stereotipi di genere e discriminazione”, mentre le prof. Giuliana Ingellis e Capitolina Díaz dell’Università di Valencia presenteranno una relazione su “Mind the gap & Coming out: stereotipi di genere in Europa”. Nel pomeriggio dalle 14.30 alle 16.30 “Let’s Play, sessioni ludiche rivolte ai giovani di Lubiana con il gioco da tavolo “Free to Choose”, prodotto innovativo che scaturirà dal progetto e che verrà utilizzato per l’orientamento di ragazze e ragazzi.

Superare gli stereotipi di genere giocando è possibile, lo stanno dimostrando i risultati delle due ricerche condotte da Unival e Unimore, ma anche i feedback dei primi test del gioco Free to Choose, ancora in fase di prototipo, succedutisi in maniera incessante nel corso degli ultimi mesi. FtC è un progetto co-finanziato dal programma REC - Rights, Equality and Citizenship dell’Unione Europea e guidato dalla Cooperativa Itaca come ente capofila, che si rivolge a ragazze e ragazzi di 16-29 anni e mira al superamento degli stereotipi di genere nell’educazione, formazione e nei luoghi di lavoro. Tra gli obiettivi lo sviluppo e sperimentazione del gioco FtC come strumento di orientamento scolastico e professionale, per aiutare a decodificare e superare gli stereotipi di genere che ancora condizionano ragazze e ragazzi nella scelta del percorso formativo e nella costruzione di quello lavorativo.

Il progetto Free to Choose coinvolge una decina di organizzazioni di cinque Paesi europei all’interno di un partenariato che comprende, oltre alla capofila Cooperativa sociale Itaca, Regione Friuli Venezia Giulia Assessorato al Lavoro, Istruzione, Politiche giovanili e Pari opportunità, Ires Fvg, Università di Modena e Reggio Emilia per l’Italia, e poi Mcbite Nefiks (Slovenia), Opciònate e Università di Valencia (Spagna), Apload (Portogallo) e Mediterranean Institute for Gender Studies MIGS (Cipro). Nel progetto sono coinvolti anche l’associazione di ricerca sul gioco PlayRes di Modena, Paolo Mori uno dei migliori e più conosciuti game designer d’Italia, e Giorgio Gandolfi noto project manager in ambito di game design.

Free to Choose si propone di sensibilizzare ragazze e ragazzi che debbano fare delle scelte per il proprio futuro per renderli, appunto, liberi di scegliere senza preconcetti e stereotipi legati ai ruoli di genere. Le prossime tappe prevedono a metà agosto in Spagna il lancio ufficiale del gioco e delle sessioni ludiche rivolta ai ragazzi europei. Da ottobre le sperimentazioni del gioco in Slovenia, Italia (Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna) e Portogallo.

 

Pubblicato in Parità di genere

Mercoledì 4 luglio dalle ore 15 alle 19 la casa Salina Aria in via Zenzalino Nord 140 a Vedrana di Budrio, dove sono ospitati minori stranieri non accompagnati, apre le porte alla comunità per la Giornata Mondiale del Rifugiato 2018. Sarà possibile conoscere i ragazzi accolti, gli operatori che lavorano con loro e partecipare alle attività organizzate nella struttura, che è un hub diffuso di cui è titolare ANCI - Associazione Nazionale dei Comuni Italiani dell'Emilia Romagna ed è gestito dalla cooperativa sociale Camelot. 

Alle 15, dopo i saluti iniziali verranno proiettati filmati sulla vita nella struttura, poi ci saranno il torneo di pingpong e il biliardino nel parco. Alle 16 ci sarà l'esibizione dei Camelot Combo, gruppo di percussionisti formato da richiedenti asilo e rifugiati ospitati nei progetti gestiti da Camelot, per contaminare di suoni l'evento che si concluderà alle 17,30 con un buffet per tutti i partecipanti.

Questa iniziativa vuole supportare i percorsi di integrazione previsti per i ragazzi che vengono ospitati nel progetto di hub diffuso - 30 posti messi a disposizione a Vedrana e 20 a Ravenna - che è volto a qualificare il sistema di prima accoglienza dei minorenni stranieri che giungono nel nostro paese via mare e via terra, o che vengono rintracciati nel territorio e non hanno figure parentali adulte di riferimento. Nella struttura di Vedrana di Budrio sono ospitati minori con un’età compresa tra i 15 e i 18 anni provenienti da Guinea, Burkina Faso, Bangladesh, Pakistan, Albania, Gambia.

La cooperativa Camelot, oltre all’alloggio, garantisce loro vitto, assistenza legale e sanitaria e servizi di mediazione culturale per facilitare una comunicazione condivisa all’interno della casa e con la comunità. I ragazzi vengono inoltre coinvolti in attività per aumentare progressivamente la loro indipendenza come la collaborazione alla vita domestica e la frequentazione delle lezioni di italiano.

Accanto a queste, grazie alla disponibilità di diverse associazioni di volontariato del territorio, vengono svolte anche diverse attività per l’inclusione dei minori nella rete sociale del territorio, come alternanza scuola lavoro, allenamenti di basket, partite di calcio, corsi di formazione informatica e conversazione in lingua.

Pubblicato in Migrazioni

I due centri informativi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV ) di Stromboli e Vulcano alle Isole Eolie riaprono i battenti. Fino al 6 ottobre sarà possibile visitare le due strutture dell'Istituto. Obiettivo: accogliere e informare i visitatori sul vulcanismo eoliano e sui rischi a esso connessi.

Per l'occasione, il Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli, si è recato questa mattina in visita al Centro "M. Carapezza" e, nel pomeriggio, al Centro Informativo "Stromboli", accompagnato dal Presidente dell'INGV Carlo Doglioni, dal Direttore Generale Maria Siclari, dai direttori INGV del Dipartimento Vulcani Augusto Neri, dell'Osservatorio Etneo Eugenio Privitera, della Sezione di Palermo Franco Italiano e la responsabile delle attività divulgative presso i Centri INGV delle Isole Eolie Caterina Piccione.

"Il Centro informativo di Stromboli e il Centro Marcello Carapezza di Vulcano", spiega il Presidente dell'INGV Carlo Doglioni, "offrono  da oltre 20 anni alla popolazione residente e ai numerosi villeggianti, informazioni scientifiche sui vulcani attivi delle Isole Eolie, riconosciute dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità (https://whc.unesco.org/en/list/908). Il lavoro dei Centri di divulgazione è la risposta più efficace alla richiesta di informazioni sia per chi si avvicina per la prima volta ai due vulcani attivi, sia per la popolazione residente. Il fascino delle Isole Eolie è anche legato alla loro vitalità geologica e quindi sia gli abitanti che i turisti devono essere consapevoli dei possibili rischi associati a queste isole vulcaniche, in particolare a Stromboli e Vulcano. Il primo è in stato di attività permanente, con un sistema magmatico in connessione diretta con la superficie, tanto che per questo è stato definito fin dall'antichità 'il faro del Mediterraneo'; il secondo, invece, erutta episodicamente ma con notevole energia, l'ultima volta nel 1888-1890. La divulgazione scientifica è dunque utile e necessaria per trasmettere agli abitanti e ai visitatori delle isole la consapevolezza dei potenziali rischi cui sono esposti e, di conseguenza, la capacità di essere preparati ad affrontare eventuali criticità legate a fenomeni naturali".  

Novità di quest'anno è il "Punto informativo" di Vulcano Porto nel centro dell'area urbana, un passaggio obbligato per tutti i turisti in grado di dare una risposta adeguata alla crescente richiesta di informazioni sui vulcani delle Isole Eolie.

Centri Informativi Vulcanologici

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), oltre ad operare il servizio di monitoraggio e sorveglianza dei vulcani attivi presenti nell'arcipelago eoliano, gestisce i Centri Informativi Vulcanologici: "Il Vulcano Informa". Dal 1990, sull'isola di Vulcano è stato aperto il Centro Operativo di Vulcanologia "M. Carapezza", a cui si è aggiunto, nel 1997, quello di Stromboli. La funzione dei due centri è quella di fornire supporto logistico per le attività di monitoraggio e di ricerca e, nello stesso tempo, di garantire ai visitatori una corretta informazione scientifica sul rischio vulcanico. L'obiettivo è trasmettere nozioni elementari sul funzionamento dei vulcani, integrare la limitata valorizzazione delle Eolie con la diffusione della conoscenza sulla loro storia e sui rischi che un vulcano attivo comporta e, infine, far avvicinare i visitatori al mondo dei vulcani in modo consapevole e corretto. Le comunità che risiedono nelle isole di Vulcano e di Stromboli percepiscono la presenza dei due Centri Informativi dell'INGV quali referenti istituzionali deputati allo studio dell'attività vulcanica, una sorta di testimoni del costante lavoro di ricerca e monitoraggio che viene svolto dall'INGV, in grado di fornire ai residenti e ai visitatori una visione del mondo della ricerca che, oltre alla divulgazione, dia visibilità alle attività di monitoraggio e studio.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Un' Odissea in 5 puntate teatrali come 5 le piazze che la ospiteranno nel territorio di Valsamoggia. Giunge alla quarta edizione “Territori da cucire”, il progetto che il Teatro delle Ariette cura dal 2015 realizzato con il contributo di Comune di Valsamoggia, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, in collaborazione con ASC InSieme - Commissione Mosaico, Fondazione Rocca dei Bentivoglio, CartaBianca Libreria Indipendente.

Se il tema affrontato lo scorso anno è stato quello degli stranieri, quest’anno si esperimenta un teatro di comunità con la creazione dello spettacolo teatrale “Un’Odissea in Valsamoggia” in cui protagonisti, guidati dal Teatro delle Ariette, sono circa 40 cittadini di differente età e provenienza culturale coinvolti in tutte le fasi dell’allestimento, dalla recitazione alla realizzazione delle scene e costumi, in una contaminazione continua tra cultura classica e cultura popolare, tra il lavoro dei professionisti e quello dei dilettanti/cittadini.

Tratto dall’Odissea di Omero, nella traduzione di Emilio Villa, lo spettacolo si realizza grazie alla collaborazione di diverse associazioni di volontariato presenti sul territorio (Cooperativa Sociale Arca di Noè, Open Group Cooperativa Sociale, Donne Multietniche Valsamoggia, Nema Problema Onlus, Associazione Culturale Islamica Valsamoggia, Comunità Bahá’í), con una particolare attenzione a quelle cosiddette di “stranieri”, nello spirito dell’Odissea stessa, e con la partecipazione del Collettivo La Notte e del Laboratorio Permanente di Pratica Teatrale, per promuovere l’incontro tra culture, costumi, lingue e tradizioni diverse, per disegnare una nuova mappa dell’identità culturale della comunità attraverso la condivisione di un processo di creazione artistica.

Il comune di Valsamoggia nasce nel 2014 come risultato della fusione di 5 comuni: Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno. Una superficie vastissima e in parte disomogenea che va dall’alta collina alla via Emilia, un territorio che ha bisogno di essere ‘cucito’ non solo amministrativamente. In Valsamoggia risiedono persone di provenienze diverse, pochi degli attuali residenti vi sono nati: molti sono arrivati da Bologna, altri dal resto d’Italia, altri ancora dall’estero. Da qui la necessità di costruire un tessuto di relazioni tra le persone e anche tra le associazioni che vi vivono, un tessuto i cui fili sono le attività culturali capaci di immaginare una nuova identità della comunità che, senza cancellare le radici storiche, sappia superare la logica ristretta dei campanili.

Caratteristica di Territori da cucire è quella di portare il teatro nei luoghi della vita e dell’aggregazione sociale, di raggiungere realtà marginali e periferiche, creare un tessuto di relazione, rafforzare il sentimento di appartenenza alla comunità, porre domande agli individui e alla società.

Come Odisseo, il teatro viaggia

L’Odissea sarà così ospitata a puntate in 5 piazze del territorio - sempre ad ingresso libero -  con il seguente calendario: La zattera di Odisseo a Monteveglio (4 luglio), Odisseo-Nessuno a Savigno (11 luglio), Scilla, Cariddi, le Sirene. Il ritorno a Castelletto (18 luglio), La gara dell’arco a Crespellano (25 luglio), Lunga notte d’amore a Bazzano (1 agosto). La barca di legno di Ulisse, trasportata su una due cavalli, farà il suo ingresso nelle piazze il giorno prima per promuovere l’evento.

Costruire insieme uno spettacolo tratto dall’Odissea significa riflettere sui suoi contenuti, farci le stesse domande che si fece Odisseo e cercare insieme risposte e soluzioni ai problemi che la vita ci impone. Mai come oggi l’Odissea parla di noi e del nostro presente, e di come ogni incontro con l’altro, ogni differenza e scoperta servano a costruire ed arricchire la nostra identità individuale e collettiva e rafforzare il sentimento di appartenenza alla comunità.

‹‹Non so che senso avrebbe oggi mettere in scena l’Odissea - scrive Stefano Pasquini – Anzi, sono convinto che l’Odissea non si possa mettere in scena, ma rappresenta una straordinaria occasione di teatro. Il teatro è il gesto di una comunità e l’Odissea sta alle fondamenta della nostra comunità. Fondamenta tanto profonde da essere oramai irraggiungibili, invisibili, dimenticate. Questo mi interessa dell’Odissea oggi: il suo invincibile anacronismo. Quali frammenti, quali brandelli sono rimasti attaccati alle nostre vite, si sono arenati nei meandri della memoria? Che cos’è una sirena oggi? L’orologio di una fabbrica? Il clacson di un’ambulanza? E la dea civetta è forse quella che fa l’occhiolino ai passanti? O una divina macchina della polizia?››

Partendo dal fatto che l’Odissea è una storia autobiografica che Ulisse racconta attorno a una tavola, così anche la scenografia farà pensare a un convivio e a una barca nello stesso tempo. ‹‹L’Odissea in fondo è una favola raccontata a tavola: la favola delle origini e dei destini di una comunità e degli dei e degli uomini che la compongono››. Focaccia, frutta e verdure saranno condivise con il pubblico al termine dello spettacolo. Le parole di Omero saranno tagliate, triturate e infilate nelle nostre bocche moderne. Non per mettere in scena l’Odissea, ma noi stessi, la nostra comunità catturata nell’atto di interrogare quelle parole antiche, quelle vecchie storie di un mondo che non c’è più e vive sprofondato dentro di noi nel mistero della sua disarmante attualità.

Tutto il progetto sarà seguito e raccontato nel blog Verso Itaca sul sito www.teatrodelleariette.it

 

Pubblicato in Cultura

Un ampio patrimonio documentale cartaceo e digitale; una biblioteca essenziale con testi specializzati di pedagogia e libri per bambini da 0 a 6 anni; un archivio di esperienze realizzate nei servizi socio-educativi per l’infanzia; un centro di raccolta e consultazione per tutti coloro che operano nel settore dell’infanzia (coordinatori pedagogici, educatori, insegnanti, ricercatori, studenti). 

Tutto questo, e molto altro, è ARCAlab, il Centro di documentazione per l’infanzia e le famiglie della cooperativa sociale ARCA che è stato inaugurato ieri pomeriggio (venerdì 29 giugno) a Firenze all’Exfila, lo spazio di proprietà del Comune in via Monsignor Leto Casini, 11 gestito dal Consorzio di cooperative sociali Metropoli (di cui ARCA fa parte) insieme ad Arci Firenze. 
Tra le prime esperienze in Toscana di questo tipo, ARCAlab sarà un luogo di formazione e ricerca e, al tempo stesso, uno spazio di condivisione con le famiglie, dove verranno organizzati laboratori con genitori e bambini e ci si potrà confrontare rispetto alle pratiche educative, aperto alla collaborazione con le istituzioni e le altre realtà locali.

“ARCAlab vuol essere una risorsa per tutti coloro che a Firenze e in Toscana si occupano di infanzia – afferma ilpresidente della cooperativa sociale ARCA Massimo Muratori – Attraverso il Centro ‘apriamo’ il nostro archivio e mettiamo a disposizione il nostro patrimonio di progetti, frutto di un lavoro ormai quasi trentennale nel settore educativo, per contribuire a costruire una rete di esperienze e a diffondere una cultura dell’infanzia sul territorio”. 
Il Centro comprende area segreteria e archivio, area ricerca, area espositiva, area biblioteca e laboratorio, area formazione e aggiornamento, area didattica attrezzata per attività multimediali,area per incontri di scambio e discussione con le famiglie e sostegno alla genitorialità. C’è anche un “angolo costruttività” dove durante i laboratori bambini e genitori potranno costruire oggetti con materiali di riciclo.

“Un’operazione importante – ha sottolineato la vicesindaca e assessora all’educazione del Comune di Firenze Cristina Giachi – che aiuta a custodire la memoria di una collettività, raccogliendo alcune delle esperienze più significative nel settore educativo. Il passato, più o meno recente, può essere ben raccontato anche ricostruendo la storia delle pratiche educative, delle aspettative che hanno suscitato nelle famiglie e dei risultati che hanno ottenuto. In questo modo la pratica del ricordo può farsi sociale e collettiva garantendo che la cultura dell’infanzia sia patrimonio di tutti. Ieri abbiamo anche presentato il volume con i risultati del percorso di media education per le famiglie e insegnanti ed educatori. Un tema di frontiera, che colloca i servizi educativi erogati nella città di Firenze all’avanguardia nelle sfide pedagogiche contemporanee”.

Alla presentazione del volume “Piccoli Passi. Riflessioni ed esperienze di media education nei contesti educativi gestiti da Arca Cooperativa Sociale”, a cura di Elisa Ciotoli e Flavia Floria (coordinatrice pedagogica ed educatrice) hanno preso parte oltre al presidente della cooperativa Massimo Muratori e alla vicesindaca Cristina Giachi, Jessica Magrini (Settore "Educazione e Istruzione" Regione Toscana),Marco Paolicchi (responsabile Dipartimento Area Welfare Legacoop Toscana), Sura Spagnoli (Direttore Area Infanzia Cooperativa Arca) e Alessandro Mariani (Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze).

Il volume raccoglie le esperienze svolte in una quindicina di nidi e un Centro 1-6 gestiti da ARCA a Firenze e provincia - tra cui i laboratori di media education sperimentati dalla cooperativa all’interno delle scuole dell’infanzia del Comune di Firenze - e in altri servizi socio-educativi gestiti dalla cooperativa (ludoteca dell’ospedale pediatrico Meyer, Centro di Socializzazione Il Giaggiolo e Centro anziani di Pescia).

Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia di Firenze, la cooperativa ha intrapreso un percorso condiviso con il Comune, rivolto a insegnanti, educatori e coordinatori pedagogici che ha portato a formare 12 “media educatori”. Sono stati poi sperimentati una serie di laboratori a cui hanno partecipato i bambini e i genitori, che hanno previsto l’utilizzo di tablet, applicazioni, microscopi digitali, sonde, web cam, go-pro, macchine digitali, materiali elettronici, lavagne interattive, tavoli digitali, I-Theatre, stampanti 3d con l’obiettivo di sensibilizzare rispetto a un utilizzo consapevole e creativo delle nuove tecnologie.

 

Pubblicato in Toscana

Si chiama “Impronte digitali” il progetto presentato sul territorio nell’ambito del Bando ‘Nuove Generazioni', rivolto ai minori in età compresa tra 5-14 anni, e finanziato con 367.000 euro. Il progetto è stato selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori.

“Impronte digitali” ha coinvolto più di 60 soggetti partner tra enti pubblici, scuole, cooperative sociali e associazioni, un coinvolgimento fortemente voluto dagli assessori di Comune e Provincia Raffaella Curioni e Ilenia Malavasi e che vede come capofila il Consorzio Cooperative Sociali Quarantacinque, che da oltre 20 anni fa della messa in rete una delle sue mission.

"Il nostro territorio – dichiarano gli assessori Curioni e Malavasi -  ancora una volta, si è distinto per una forte capacità progettuale e di costruzione di reti e sinergie tra diversi soggetti pubblici e privati ed è stato in grado di esprimere proposte progettuali di qualità per renderci protagonisti e promotori di percorsi ad elevato impatto per costruire presidi educativi duraturi e sostenibili e dunque rafforzare la comunità educante nel suo complesso. Insieme agli altri due progetti sull'infanzia presentati dal nostro territorio ed approvati dalla Fondazione con i bambini , Modificare il Futuro e F.A.C.E Farsi comunità educanti, Reggio Emilia ha saputo progettare  percorsi di straordinaria importanza sui temi del contrasto alle povertà educative. Un contributo complessivo di quasi 3 milioni di euro che consentiranno di realizzare azioni e attività educative dedicate all'intero territorio provinciale".

Il progetto, della durata di due anni, ha l’obiettivo di potenziare e qualificare il variegato sistema di azioni ad oggi già intraprese all’interno del territorio provinciale di Reggio Emilia, al fine di contrastare situazioni di emarginazione sociale e impoverimento delle opportunità educative e relazionali, attraverso l’utilizzo di tecnologie multimediali. Le attività partiranno a fine 2018 e si rivolgono a circa 4500 minori ed alle loro famiglie, coinvolgendo oltre 200 insegnanti e 100 tra educatori, psicologi e mediatori culturali.

Pubblicato in Emilia-Romagna

Un fungo tossico dalla provincia di Napoli e visibile fino a Posillipo. Luglio inizia come era finito un anno fa: un mega rogo che ha sprigionato una nube nera e ha fatto scattare l’allarme tra sindaci e Medici per l’ambiente.

Nel caldo torrido della prima domenica di luglio brucia l’azienda Ecologia Bruscino a San Vitaliano che tratta rifiuti di vario tipo. Fiamme altissime hanno oscurato il cielo e dall’Isde - Medici per l'ambiente, con il suo referente Luigi Costanzo, è partito il primo appello alla popolazione: “non aprite finestre e condizionatori, restate a casa ed evitate luoghi pubblici”. Poco dopo sono arrivate le ordinanze dei comuni interessati, da San Vitaliano a Pomigliano fino alla provincia casertana, con il protocollo previsto dall’Arpac.

Lo scorso anno definimmo la lunga estate di roghi e incendi come “guerra dei fuochi”, una sorta di “strategia della tensione” che vedo veri e propri ecoterroristi che rispondono a logiche di business per il settore ambientale, dello smaltimento rifiuti e delle bonifiche.

I primi ad arrivare sul posto, insieme ai vigili del fuoco, sono stati come sempre i cittadini attivi che in questi anni sono state le uniche “sentinelle” per la difesa dell’ambiente come ha ricordato il ministro Sergio Costa che dice: “ è uno dei 300 roghi in 2 anni in tutta Italia, già ci siamo attivati per fare chiarezza ma ancora una volta ci sono cittadini chiusi in casa con la paura di respirare fumo tossico”. Anche il vicepremier Luigi Di Maio promette e denuncia: “adesso siamo al governo e la mia gente ha diritto di respirare, un numero impressionante di  roghi che non può essere causale”:

Le reazioni a questo grande rogo tossico arrivano anche dopo le critiche della Rete Stop Biocidio allo stralcio della questione “terra dei fuochi” all’ultimo Consiglio dei ministri: “Non ci vuole una grande finezza d'analisi politica per capire che, ancora una volta, il 'governo del cambiamento' è ostaggio del suo azionista di minoranza, la Lega di Matteo Salvini. Perché, in effetti, parlare di terra dei fuochi, di risanamento ambientale, di bonifiche, di messa in sicurezza del territorio vorrebbe dire parlare delle responsabilità politiche della devastazione ambientale. E la Lega, che oggi si presenta come il 'nuovo che avanza', era in realtà pienamente coinvolta nella perpretazione di questo scempio ordita anche con la complicità dei governi Berlusconi”.

Il numero di incendi che investono impianti di trattamento dei rifiuti da Nord a Sud sono stati indagati dal giornalista Nello Trocchia presente ieri sul posto. Trocchia, lo scorso 27 giugno, metteva in guardia durante il dibattito al festival Nuove Visioni prima della proiezione del film Veleno: “bisogna aggiornare la definizione ‘terra dei fucohi’ perché non è un’area geografica ma un modello economico che si fonda sulla depredazione di risorse pubbliche, la devastazione ambientale e il profitto per alcune imprese. E non bisogna più parlare di ecomafia ma di delitti di impresa, l’imprenditoria risparmia sui costi di smaltimento con il traffico illecito e anche attraverso i roghi sulla pelle dei cittadini”

Sulla vicenda interviene anche il senatore e geologo Franco Ortolani: “E’ aumentata l’attenzione verso l’inquinamento ambientale per cui si sta diffondendo la consapevolezza che il reato ambientale è un reato "prolungato" di tentato omicidio e tentata strage. In pratica un crimine contro l’umanità di oggi e di domani”.

Infine, Udicon Unione dei consumatori annuncia un esposto alla Procura della Repubblica: “è necessario comprendere sia dove stiano le responsabilità di quanto accaduto – dichiara il presidente nazionale Denis Nesci - sia quanto gravi siano le conseguenze di ciò che è successo”

Pubblicato in Nazionale

“Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo”. Inizia così l’appello di padre Alex Zanotelli, frate comboniano missionario in Africa. Zanotelli si rivolge ai giornalisti rivendicando anche di esserlo come direttore della rivista Mosaico di pace.

“Come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa. Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga”.

Elenca le grandi crisi del continente nero: “è inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur. È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni. È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa. È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai. È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera. È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi. È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi. È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU. È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile. È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!)”.

Secondo Zanotelli la non conoscenza dell’Africa alimenta “la paranoia dell’ invasione, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi”. Questo forza i governi europei a tentare “di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti. Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.  Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario.  L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa.  Ed ora i nostri politici gridano:  «Aiutiamoli a casa loro»,  dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica. E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per rompere questo silenzio-stampa sull’Africa,  Zanotelli chiede una lettera firmata da migliaia di giornalisti da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali: “e se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?”

“Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.  Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa”, conclude Zanotelli.

Pubblicato in Nazionale

Tempo, dialogo e competenze. Tre parole con cui le cooperative possono affrontare i cambiamenti: un tema di cui si è parlato nella tavola rotonda “La grande trasformazione dei macro scenari socio-economici”, organizzata da Legacoop Marche all’interno del percorso di formazione per i nuovi quadri delle cooperative associate, promosso con Generazioni Marche e 4Form.

“Dobbiamo osservare i cambiamenti e, se possibile, elaborarli perché riteniamo che siano fondamentali per il futuro delle cooperative – ha detto Gianfranco Alleruzzo, presidente Legacoop Marche – e possono generare opportunità da cogliere per il futuro”. Invece che correre sempre di più, inseguendo i cambiamenti, per Alleruzzo “occorre darsi tempo, per capire, elaborare, ed osservare gli effetti che provocano. E’ poi necessario un luogo di dialogo dove ragionare insieme su queste trasformazioni per creare una condivisione, un senso comune di progresso e di progetto. Oggi c’è bisogno di tempo e di dialogo cioè di un metodo cooperativo”.

Per Aldo Bonomi, Consorzio Aaster, “la parola chiave è metamorfosi. Siamo dentro un salto d’epoca in cui la crisi in atto, non ancora risolta, è solo uno degli elementi di questa transizione. E’ una metamorfosi profonda, antropologica, sociale, culturale, economica, che interessa moltissimo un mondo, come quello della cooperazione e del mutualismo, che ha radici antiche”.

Il cambiamento, ha aggiunto Bonomi, “significa, però, che non siamo più solo capitale e lavoro, con lo Stato in mezzo, che era la dimensione del ‘900, ma siamo dentro flussi che impattano nei luoghi, ne cambiano la cultura, l’antropologia, l’economia e in mezzo c’è il territorio che riappare come dimensione geopolitica e geoeconomica. Bisogna, perciò, decodificare i flussi, come la finanza, le internet company, le migrazioni, che cambiano i territori. Per il mondo cooperativo, significa mettersi in mezzo tra flussi e territori per portare dentro questa metamorfosi due parole antiche che sono comunità e mutualismo”.

Cambiamento fa rima anche con giovani. “Ci sono una serie di trasformazioni del modo di lavorare anche in cooperativa – ha detto Katia De Luca, portavoce Generazioni, il coordinamento dei giovani di Legacoop -, questo chiama in causa un elemento fondamentale soprattutto per i giovani cooperatori che è il tema delle nuove competenze che servono per restare sul mercato, che si creano e si formano in modo diverso rispetto a qualche anno fa. Non s’impara più soltanto studiando nei corsi di formazione tradizionali o in situazioni di lavoro classiche ma si apprende molto anche attraverso le reti. Questo è quello che stiamo cercando di fare, creare delle comunità di apprendimento, per scambiare esperienze e conoscenze e condividere l’essere parte attiva di questa trasformazione”.

Protagoniste del cambiamento sono già le cooperative innovative come Idea, formata da ingegneri e specializzata in elettronica, automazione industriale ed informatica. Il presidente Gianluca Di Buò ha raccontato l’esperienza di cooperatori e innovatori parlando anche “dei megatrends per il prossimo futuro, indicati dal National intelligence council, che riguarderanno la crescita demografica, l’aumento della domanda di risorse alimentari ed energetiche, la diffusione del potere del blocco asiatico e l’espansione della classe media mondiale”.

 

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 Stop al sistema delle gare e degli appalti pubblici nel campo dei servizi sanitari e ok a  una legge ( o più semplicemente un decreto assessoriale ad hoc) che avvii, finalmente, lo strumento dell’accreditamento come mezzo necessario per garantire qualità, oltre che trasparenza, per coloro che gestiscono in Sicilia tali servizi.

È quanto viene fuori, come appello vero e proprio alla politica e, in particolare all’assessore regionale al ramo Ruggero Razza, dall’assemblea dei soci di Sisifo Consorzio di Cooperative Sociali, uno dei maggiori player siciliani e nazionali nel settore delle cure domiciliari. Ma cos’è l’accreditamento, e perché i maggiori rappresentanti del Terzo Settore lo invocano a gran voce e da tempo come unica soluzione di equità, legalità e trasparenza?

“È un sistema plurale già adottato in molte regioni italiane, grazie al quale vengono coinvolti più attori per gestire un servizio nello stesso territorio - spiega il presidente di Legacoop Sicilia Pietro Piro - in pratica il paziente sceglie autonomamente da chi farsi assistere perché la Regione siciliana, anziché bandire una gara che consente l’ingresso a un unico soggetto ( e spesso al maggior ribasso) che gestisca il servizio, di fatto “abilità”, accredita gli attori migliori che si confrontano così liberamente sul mercato”.

Durante la presentazione del bilancio di esercizio e del bilancio sociale di Sisifo, che quest’anno ha fatturato quasi 45 milioni di euro con un patrimonio netto di 11 milioni, il presidente di Sisifo Mimmo Arena ha ribadito la necessità di implementare il rapporto fiduciario pubblico-privato in Sicilia, innescando rapporti virtuosi che permettano che il soggetto privato, e a maggior ragione il settore del no-profit, possa ben innestarsi nell’erogazione di servizi che generano comunque un sistema di concorrenza, vera anima della qualità dei servizi “chiudiamo l’anno con oltre un milione di prestazioni erogate e con 2038 dipendenti - ha detto Arena- ma ormai Sisifo, che è un consorzio di cooperative, si confronta con realtà multinazionali “profit” che spesso agiscono con altre logiche proprio per la loro natura di aziende attente al profitto.  Negli ultimi anni la competizione tra il Terzo settore e le multinazionali è impari, perché basata su mission diverse. In conclusione, senza un necessario e radicale cambiamento delle modalità di accesso all’erogazione dei servizi così importanti per le fasce deboli della popolazione, rischiamo di imbatterci ovunque in realtà dove anziché la qualità delle prestazioni vince il principio del minor costo”

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