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Mercoledì, 26 Settembre 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 09 Luglio 2018 - nelPaese.it

Nei primi quattro mesi dell’anno le cooperative aderenti a Legacoop registrano una stazionarietà della domanda, mentre l’occupazione cresce in misura superiore alle aspettative. È quanto emerge dall’ultima rilevazione congiunturale, relativa al primo quadrimestre 2018, effettuata ad inizio giugno dall’Area Studi di Legacoop, in collaborazione con SWG, su un panel di 224 cooperative che a fine 2016 realizzavano un fatturato di 17,9 miliardi (il 31% di quello complessivamente realizzato da tutte le cooperative Legacoop) ed impiegavano oltre 123mila addetti (pari al 35% dell’occupazione complessiva).

Il quadro complessivo del 1° quadrimestre: dinamica stazionaria della domanda, l’occupazione cresce più delle aspettative

Per quanto riguarda la dinamica della domanda interna, la rilevazione registra una sostanziale stazionarietà (75% delle imprese del campione), ma rispetto al quadrimestre precedente è più alto il numero delle imprese che ha visto una diminuzione della domanda (il 13,8%) rispetto a quelle che ne hanno riscontrato un aumento (l’11,2%). Prevalenza della stazionarietà anche per la domanda estera (78,6% del campione), caratterizzata, inoltre, da una perdita di slancio rispetto al quadrimestre precedente (solo il 4,8% del campione registra un aumento).

Di segno sicuramente positivo i dati relativi all’occupazione. Nei primi quattro mesi dell’anno hanno infatti trovato conferma in misura superiore alle aspettative le indicazioni di aumento, con il 23,7% del campione che nel periodo considerato ha incrementato il numero degli occupati. A livello dimensionale, il saldo positivo prevale sia nelle grandi imprese che nelle medie e piccole. Nei due comparti della cooperazione sociale e dei servizi si registra la più alta concentrazione di imprese che hanno aumentato i propri dipendenti, mentre nella distribuzione (consumatori) e nell’industria delle costruzioni si registra una diminuzione complessiva.

Una decisa crescita della propensione all’innovazione

Su questo sfondo, al rilevazione evidenzia una decisa crescita della propensione all’innovazione nelle cooperative. Quelle che utilizzano le risorse del Piano Impresa 4.0 in poco meno di un anno sono quasi triplicate. Se nel secondo quadrimestre del 2017 avevano chiesto incentivi il 7,6% delle imprese di Legacoop, nell’ultimo la percentuale era salita al 10,5 per avere poi una vera e propria impennata e balzare nel primo quadrimestre di quest’anno al 19%. Una tendenza destinata a rafforzarsi, in quanto il 22,8% del campione prevede di utilizzare le agevolazioni di Impresa 4.0 nei prossimi mesi.

Questa percentuale media è ovviamente più forte tra le grandi cooperative, dove raggiunge il 44%, per scendere poi al 21,1% tra le medie, al 10,1% tra le piccole e fermarsi al 4,3% tra le micro. Il super-ammortamento è la misura più gettonata, seguita dall’iper-ammortamento, dal credito d’imposta alla ricerca e dalla nuova Sabatini. Tra i settori più attivi spiccano la distribuzione commerciale (cooperative di consumatori e tra dettaglianti) con il 31,3%, seguita dal manifatturiero con il 27,3% e dai servizi con il 25,5%, ma tra le coop maggiori raggiungono buoni risultati anche sociali e costruzioni.

Le prospettive a 4/5 mesi: peggiora il sentiment sull’andamento a breve del Sistema Paese; più ottimismo sulla ripresa della domanda dei propri prodotti/servizi, sull’occupazione e sulla dinamica degli investimenti

La rilevazione registra un sensibile peggioramento del sentiment dei cooperatori riguardo l’andamento a breve del Sistema Paese rispetto a quanto emerso nella congiunturale precedente. La quota di chi prevede un ribasso dell’economia italiana (il 18,3% del campione) è infatti nettamente superiore a quella di chi si aspetta un aumento (il 5,8%). Con differenze rilevanti nelle risposte in relazione al livello dimensionale: nelle grandi cooperative prevale in modo netto (94%) una maggiore cautela e si prevede un quadro economico stazionario nei prossimi mesi. Nelle piccole e medie cooperative è invece molto elevata (22,4%) la quota dei pessimisti. Più ottimismo invece, da parte dei cooperatori, per la ripresa della domanda dei propri prodotti/servizi. Le attese favorevoli su un recupero della domanda si attestano quasi al 19% delle risposte. Nessuna grande cooperativa si attende una frenata della domanda. A livello settoriale si prevede una risalita della domanda soprattutto nella distribuzione (consumatori), nell’agroalimentare e nell’industria delle costruzioni.

Per quanto riguarda il lavoro, nel prossimo quadrimestre, il 76% delle cooperative prevede di mantenere invariati i livelli occupazionali. Tuttavia, in linea con quanto registrato nella precedente rilevazione, anche per i prossimi mesi le previsioni di crescita dell’occupazione (17% del campione) sono superiori a quelle di diminuzione (7,1%) ed interessano tutti i livelli dimensionali. Infine, gli investimenti: le previsioni sono positive per circa il 25% del campione. Un dato di crescita incoraggiante, anche se lievemente inferiore rispetto a quello (27%) rilevato ad inizio anno

 

Pubblicato in Nazionale

“Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso”. Richiama questa frase Federica Pace, classe 1989, di origine siciliana, autrice del libro L’Arte di essere nessuno, edito da Robin Edizioni (12 euro), che dallo scorso 20 giugno è acquistabile online: (L’Arte di essere nessuno è disponibile anche su IBS e su Libreria Universitaria). L’autrice sta programmando una serie di presentazioni che diventeranno anche un viaggio, una sorta di cartina di tornasole,  attraverso le barriere fisiche, mentali, psicologiche ed emotive, per cercare di contribuire al risveglio delle coscienze circa la condizione delle persone con disabilità ed anche un modo per “mappare” l’accessibilità del territorio.

“Si può essere nessuno o tante cose, così da confondere il proprio interlocutore. – spiega l’autrice -  In un certo momento della propria esistenza si può essere nessuno, ed anche questa in fondo è un’arte, a causa della confusione, dell’incapacità di prendere consapevolezza di se stessi”.

Ma come si diventa qualcuno? “E’ necessario – continua Federica -  prendersi a coltellate: tirare fuori tutto quello che hai dentro, avere il coraggio di guardarlo e ripulirlo. Poi, quando lo si rimette dentro, si diviene, finalmente, qualcuno. Essere nessuno è doloroso, ma ad un livello di dolore costante ti abitui. Mentre se hai una ferita, quando cominci a ripulirla farà ancora più male”.

L’arte di essere nessuno è un romanzo permeato di forza narrativa,  che si snoda lungo il percorso della progressiva presa di consapevolezza di se stessi, a livello di identità sessuale e di genere. Ma racconta anche del rapporto con una malattia degenerativa e, quindi, della convivenza con un corpo che spesso sembrerebbe non andare di pari passo con i desideri della mente. 

Alternando la forma di diario con quella del dialogo interiore in seconda persona, Federica racconta il difficile e tormentato passaggio all’età adulta,  attraverso paure, psicosi, ossessioni e dipendenze affettive. Lo fa attraverso l’amicizia amorosa tra la ventisettenne Sophia, un nome non casuale che indica la conoscenza, ed Asia. Entrambe queste figure femminili rappresentano in qualche modo l’alter-ego dell’autrice. Ma Asia non ce la fa: il romanzo, infatti, si apre con il suo suicidio.

In quel gesto sembrerebbe condensarsi tutto il peso del mondo, l'incapacità di accettarsi, legata forse ad un'estrema ferocia esterna percepita. “Non a caso – spiega l’autrice – l’unico momento in cui Sophia trova il coraggio di amare Asia è quando Asia non può più vederla, perché l’essere vista avrebbe significato sopportare giudizi che la protagonista non voleva dover sopportare”. Un suicidio che appare come un monito alla società, o forse solo come un grido di dolore muto, dato che nessuno dovrebbe ricorrere ad un gesto estremo per paura del giudizio e della non accettazione altrui che spesso si traduce in un rifiuto verso se stessi.

“Non dovrebbe essere necessario un trauma – ribadisce Federica -  per poter scavare nella propria identità di genere e nei propri gusti sessuali, per la paura che l’essere visti davvero significhi essere rifiutati”. Un rifiuto che in Italia e nel resto del mondo prende il nome di trans-omofobia, rispetto al quale, nel nostro Paese, non esiste una legge, e quindi una barriera che si opponga all’odio, alla discriminazione ed alla violenza e che preveda adeguate sanzioni per chi commetta, istighi a commettere o sia, a vario titolo, connivente con atti di violenza trans ed omofobica

Secondo i dati di Arcigay, riportati dall’Osservatorio sui diritti,  ogni anno più di 100 persone subiscono abusi a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere. Ma persiste una sostanziale sottostima del problema, visto che queste questi numeri sono basati sulle denunce fatte e sugli avvenimenti segnalati che hanno raggiunto i tristi onori della cronaca. Secondo quanto si legge sul sito dell’Osservatorio “Il disegno di legge che prevedrebbe l’estensione della legge Mancino-Reale al movente d’odio basato sulla discriminazione in base all’identità di genere ed orientamento sessuale, è fermo  al Senato da più di quattro anni”.

La situazione peggiore parrebbe essere quella delle donne (oltre che dei bambini), che, già vittime di una cultura retriva e maschilista, hanno ancora più ostacoli ad essere accettate se lesbiche, fino ad arrivare a fenomeni terribili come gli stupri correttivi.

Carl Gustav Jung sostiene che “Non c'è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell'assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. […] Chi guarda dentro si sveglia”. Un confronto mancato o evitato che nasce dalla profonda paura di non accettati e quindi di non poter essere davvero parte di qualcosa o avere qualcuno che ci guardi negli occhi e si e ci riconosca. E poi c’è lo specchio dato dalla malattia che avanza e che diviene un alibi per Sophia per cercare di sottrarsi alla presa di consapevolezza, a partire dal rapporto con Diego.

"Sophia paragona Diego ad un filo per stendere i panni – evidenzia Federica – . Lo conosce bene, sa dov’è posizionato e le è necessario”. Ma la morte di Asia, della cui memoria, custodita in una teca dove la ragazza raccoglie numerosi oggetti, simboli di frammenti di sé, Sophia diventa custode cambierà definitivamente le cose. Dal rapporto con Diego a quello con i suoi genitori ed infine con se stessa.

I suoi genitori oscillano tra un ipercontrollo, rappresentato dalla madre, ed un timido tentativo di concederle almeno un minimo di indipendenza per vivere la sua vita, istanza incarnata dal padre, meno affettuoso ma emotivamente più presente e consapevole dei desideri della figlia. Così la vita di Sophia si dibatte tra l’anelito all’indipendenza e quella zavorra, presente anche dentro di lei, che la porta a rimanere ferma dov’è a causa della preoccupazione per la malattia e per l’ansia che lei possa farsi male. Un immobilismo imposto e che lei stessa spesso si autoimpone perché “restare immobili è necessario affinché lei stia bene”.

Il coraggio di essere nessuno racconta il percorso che conduce alla costruzione di un’identità, frutto di un processo di scavo interiore, che si compone, o forse si ricompone, quando tutte le tessere di un puzzle vanno a posto e finalmente per la persona stessa è possibile fare chiarezza.

La cifra stilistica è rappresentata da una forma raffinata ma semplice, che privilegia frasi che si giustappongono. “Le frasi sono lunghe – commenta l’autrice -  perché a volte credo di dover rappresentare la velocità e la passionalità del pensiero. Uso molte metafore similitudini e amo molto la sinestesia”.

 

Pubblicato in Parità di genere

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: ecco l'articolo  di  Marinella Arcidiacono

 

Oltre la disabilità, verso una visione arcobaleno che abbraccia e dà slancio ad una nuova prospettiva del “Dopo di noi”. Si inserisce in questo quadro, il sogno di una coraggiosa donna siciliana. Il suo nome è Muni Sigona, mamma di Toti, 18 anni, un figlio con bisogni speciali a cui è stata diagnosticata una sindrome da spettro autistico. Il suo obiettivo, è quello di creare una impresa nel sociale che possa dare ai ragazzi con disabilità, la possibilità di lavorare.

Ed è così che nel 2014 nasce l’idea di un progetto ad hoc, pensato per suo figlio e per quanti vivono la stessa condizione. Un primo mattone, il 26 novembre del 2016, segna a Modica l’inizio dei lavori per la costruzione de “La casa di Toti”, il primo albergo etico in Sicilia. L’intervento, che costerà 500 mila euro, verrà realizzato accanto alla villa settecentesca della famiglia di Toti (già struttura turistica) con un finanziamento avuto grazie alle donazioni di alcuni main sponsor, imprenditori e il crowdfunding.

Lo scopo è quello di conciliare impresa sociale e occupazione in modo che la persona disabile possa, da fruitore del servizio turistico, divenirne il gestore. La costruzione, sarà ultimata entro il 2019 e ospiterà 7-8 ragazzi con disabilità dai 18 ai 25 anni, i quali, lavoreranno nella struttura assistiti da quattro operatori con turni h 24. La struttura in cohousing avrà una grande cucina, un refettorio, tre camere da letto ognuna con il proprio bagno, l’infermeria ed una lavanderia attrezzata. «Il mio obiettivo – dice Muni, con tono di voce deciso e al contempo soave – è quello di far crescere i ragazzi insieme. Loro saranno i protagonisti della struttura, accoglieranno il turista “dal cuore grande”, si occuperanno del back office e front office, della pulizia delle camere e di altre attività». Il suo pensiero altruista, va a quelle famiglie che hanno difficoltà economiche.

«Il mio intento è quello di mantenere la retta più bassa possibile – aggiunge -  farò in modo di accedere alla legge sul “Dopo di noi”. E batterò i piedi. Non voglio gravare sull’economia delle famiglie».

Sono diverse le azioni di sensibilizzazione svolte in questi anni da Muni, attraverso iniziative in rete lanciate dalla onlus “La casa di Toti”, insieme a Parentage partner del progetto, per far conoscere e finanziare il progetto. Tra queste, l’acquisto delle magliette “Calle calle” (le parole che pronuncia Toti quando è felice), la campagna di raccolta fondi ”Sporcatevi le mani”, il libro  “Calle, calle la biografia di un sogno” edito da Carthago.

La storia di una donna “semplice nella sua grandezza” e “grande nella sua semplicità e umanità”, abbraccia le vite di altri giovani come Toti e delle loro famiglie. Un esempio virtuoso, in cui la forza prorompente dell’amore sovrasta le difficoltà e lo sconforto, abbatte le “barriere mentali” e trasforma il “limite” in risorsa.

Marinella Arcidiacono

 

Pubblicato in Nazionale

Un anno dopo la fine della battaglia di Mosul tra il gruppo dello Stato Islamico e le forze militari irachene, il sistema sanitario è ancora al collasso e a fatica riesce a far fronte al ritorno in città di migliaia di persone. Lo dichiara Medici Senza Frontiere (MSF).

Durante il conflitto, 9 ospedali pubblici su 13 sono stati danneggiati, riducendo del 70 per cento la capacità di fornire cure mediche e il numero di posti letto negli ospedali della città. La ricostruzione delle strutture sanitarie è stata estremamente lenta e ci sono ancora meno di 1000 posti letto in ospedale per una popolazione di 1,8 milioni di persone, la metà di quelli previsti dagli standard minimi riconosciuti a livello internazionale per l'erogazione di servizi sanitari in un contesto umanitario.

“Accedere ai servizi sanitari è una sfida quotidiana per migliaia di bambini e adulti a Mosul” dichiara Heman Nagarathnam, capomissione di MSF in Iraq. “La popolazione della città cresce di giorno in giorno. Solo nel maggio 2018, almeno 46.000 persone sono tornate a Mosul. Ma il sistema sanitario pubblico non si sta riprendendo e c’è un enorme divario fra i servizi disponibili e i bisogni crescenti della popolazione”.  

“Servono con urgenza strutture di pronto soccorso, sale operatorie, servizi per pazienti oncologici e ustionati, così come attrezzature mediche e forniture di farmaci costanti e a basso costo" continua Nagarathnam di MSF. "Altri bisogni includono assistenza psicologica per le persone che affrontano il trauma della violenza e della perdita dei propri cari. Mentre i pazienti feriti in guerra, che hanno sofferto per mesi perché non hanno potuto accedere a un’adeguata assistenza medica, hanno bisogno di nuovi interventi chirurgici, gestione del dolore e fisioterapia per curare le loro ferite".

Anas (nella foto), un bambino di 12 anni, sta attualmente ricevendo cure per piaghe da decubito presso la struttura chirurgica e post-operatoria per feriti di guerra a Mosul est. Durante il conflitto è stato colpito alla spina dorsale da alcune schegge e da allora non può più camminare. “Eravamo all’aperto quando dal nulla sono stato colpito da un proiettile” racconta Anas.“Nell’attacco alcune persone sono morte, altre sono rimaste ferite. Mi sono trascinato per strada fino all'arrivo dell'ambulanza. Dopo l'infortunio, ero davvero triste e annoiato quando guardavo i miei amici giocare. Oggi ho imparato a non sentirmi frustrato”.

Nashwan, 42 anni, è stato colpito alla gamba e alla schiena da un cecchino nel marzo 2017, mentre comprava del cibo a Mosul. Da allora, ha sofferto per questa ferita, senza poter accedere a cure mediche adeguate. “Quando sono tornato a casa il dolore alla gamba e alla schiena è iniziato ad aumentare, alla fine era insopportabile” raccontaNashwan, ora in cura nell’ospedale di MSF a Mosul est (video). “Così, a ottobre, sono andato all’Ospedale generale di Mosul ovest. Mi hanno fatto lastre e analisi e hanno detto che avevo bisogno di un grosso intervento chirurgico, ma non avevano la possibilità di farlo. La vita è stata molto difficile. La ferita ha avuto un impatto negativo sulla mia vita – la mia famiglia, il modo in cui interagisco con i miei bambini. Non posso giocare con loro. Non posso lavorare e non abbiamo un’altra entrata. Mi sono profondamente depresso.”

Le pericolose condizioni di vita a Mosul – scarsa igiene dovuta alla mancanza di acqua ed elettricità, edifici danneggiati, dispositivi e trappole esplosive disseminati in città – mettono a rischio la vita delle persone e aumentano il loro bisogno di assistenza medica.

All’ospedale di MSF a Mosul ovest, negli ultimi 12 mesi, l’équipe medica ha visto diminuire le ferite di guerra e aumentare quelle causate dalle mine e, più di recente, ferite e problemi medici legati alle precarie condizioni di vita mentre sempre più persone rientrano in città. Nel mese di maggio, per esempio, il 95 per cento dei casi traumatologici accolti nel pronto soccorso derivavano dall’insicurezza delle condizioni di vita – come la caduta di macerie, il crollo di edifici o persone cadute da strutture instabili.

“Il conflitto a Mosul è ufficialmente finito da un anno, ma ancora molto deve essere fatto per migliorare l’accesso alle cure mediche”ha detto Nagarathnam di MSF. “MSF chiede alle autorità nazionali e alla comunità internazionale di ricostruire con urgenza le infrastrutture sanitarie pubbliche, di garantire ai pazienti l’accesso a medicazioni a basso costo e di assicurare che le strutture mediche abbiano tutte le forniture di cui hanno bisogno.”

MSF lavora in Iraq dal 1991 e oggi è attiva nei governatorati di Anbar, Baghdad, Diyala, Erbil, Kirkuk e Ninewa. Attualmente MSF gestisce un ospedale a Mosul ovest, specializzato in maternità, pediatria e servizi di pronto soccorso, e un struttura chirurgica e post-operatoria per feriti di guerra a Mosul est. A luglio, MSF inizierà a fornire servizi di salute mentale nelle strutture mediche generali nell’area orientale e occidentale della città.

La testimonianza 

Ad aprile ecco cosa ha visto Brunilde Germani, chirurga di Msf: “Mosul, la battaglia per espugnare la città dall'Isis è ancora in corso. Tutti gli ospedali sono stati bombardati e la popolazione è priva di ogni assistenza medica. MSF è subito intervenuta per far fronte all’emergenza allestendo un ospedale da campo per curare le vittime di guerra. La postazione si trova a 15 km dal fronte verso sud ed è il primo posto di soccorso in grado di trattare i feriti in una sala operatoria perfettamente attrezzata dentro a un camion e una tenda.

Un giorno ci hanno portato una bambina che era rimasta sepolta cinque giorni sotto le macerie della sua casa, mentre cenava con tutti i membri della sua famiglia. All'improvviso si è trovata la casa addosso, tutta la sua famiglia distrutta. È stata portata in salvo da uno zio che aveva avuto la notizia e che nonostante mille difficoltà per raggiungere il posto, inagibile e pericoloso nelle vie della vecchia Mosul sotto assedio, ha avuto la forza e il coraggio di portarla nel nostro ospedale. Sono stata con lei un po' di tempo, le tenevo la mano. I suoi occhi erano grandi e fissavano il vuoto, non una lacrima né una parola. Aveva gli arti fratturati ma nessun segno di dolore. Dopo qualche ora è arrivato il fratello che era con lei e si era salvato. Un abbraccio fra loro ed è scoppiata in un pianto infinito.

In quei giorni ho ascoltato le storie personali dei chirurghi locali e sono stata profondamente colpita dal peso delle loro sofferenze. Si sono trovati improvvisamente senza la possibilità di fornire cure mediche e senza lavoro nei loro ospedali, con le famiglie evacuate presso parenti lontani. Hanno vissuto per mesi con un dollaro al mese e questo li ha costretti a cercare altre attività, come autisti, venditori, addetti a lavori pesanti. Mi ha molto aiutato sentire come raccontavano le loro vicissitudini, le loro paure e preoccupazioni. Sempre con dignità, coraggio, speranza, tenacia, forza”.

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente come nel 2017, mai tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti.  Dal Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, presentato questa mattina a Roma, spiccano infatti le 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali nel 2017 (139,5% in più rispetto al 2016). Un risultato importante sul fronte repressivo frutto sia di una più ampia applicazione della legge 68, come emerge dai dati forniti dal ministero della Giustizia (158 arresti,  per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell’anno precedente) sia per il vero e proprio balzo in avanti dell’attività delle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016). Il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24%. Questi numeri arrivano a un anno dall'inizio del grande incendio del Vesuvio e dell'estate dei roghi non solo in Campania ma in tutto il Paese, a partire dagli impianti di smaltimento rifiuti. 

A completare il quadro, un fatturato dell’ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi, una crescita del 9,4%, dovuta soprattutto alla lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale. La corruzione rimane, purtroppo, il nemico numero uno dell’ambiente e dei cittadini, che nello sfruttamento illegale delle risorse ambientali riesce a dare il peggio di sé. L’alto valore economico dei progetti in ballo e l’ampio margine di discrezionalità in capo ai singoli amministratori e pubblici funzionari, che dovrebbero in teoria garantire il rispetto delle regole e la supremazia dell’interesse collettivo su quelli privati, crea l’humus ideale per le pratiche corruttive.

“I numeri di questa nuova edizione del rapporto Ecomafia - dichiara il presidente di Legambiente Stefano Ciafani - dimostrano i passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale, ma servono anche altri interventi, urgenti, per dare risposte concrete ai problemi del paese. La lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del parlamento e di ogni istituzione pubblica, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche, dove ognuno deve fare la sua parte, responsabilmente.  Contiamo - prosegue Ciafani - sul contributo del ministro dell’ambiente Sergio Costa e sulla costruzione di maggioranze trasversali per approvare altre leggi ambientali di iniziativa parlamentare come avvenuto nella scorsa legislatura. Noi lavoreremo perché tutto questo avvenga nel più breve tempo possibile, continuando il nostro lavoro di lobbying per rendere ancora più efficace la tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e delle imprese sane e rispettose della legge”.

Alla presentazione odierna, moderata dal direttore della Nuova Ecologia Enrico Fontana, sono intervenuti, oltre al presidente di Legambiente Stefano Ciafani e al direttore generale dell’associazione Giorgio Zampetti, il ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare Sergio Costa, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il sottosegretario del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Salvatore Micillo, il questore del Senato Paolo Arrigoni, la presidente della Commissione Ambiente del Senato Vilma Morese, la senatrice Paola Nugnes, Rossella Muroni, Chiara Braga, Stefano Vignaroli della Commissione Ambiente della Camera dei deputati, Raffaele Piccirillo, capo dipartimento Affari di Giustizia del ministero della Giustizia, Alessandro Bratti, direttore generale Ispra, Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, Giancarlo Morandi, presidente Cobat, Andrea Di Stefano, responsabile Progetti speciali Novamont.

I dati raccolti sono il risultato dell’azione delle forze dell’ordine e delle autorità di controllo, che oggi si svolgono in un rinnovato e più efficace quadro normativo e con una rinnovata attività di controllo che vede per la prima volta fare sistema il lavoro dell’Ispra e quello della rete nazionale delle Arpa. Il rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, scendendo nel dettaglio, mette in evidenza i temi seguenti:

Fotografia dell’illegalità ambientale

La sempre più efficace e diffusa applicazione della legge 68 e l’impennata delle inchieste sui traffici illegali di rifiuti sono anche all’origine dell’incremento registrato nel 2017 degli illeciti ambientali, che sono 30.692 (+18,6% per cento rispetto all’anno precedente, per una media di 84 al giorno, più o meno 3,5 ogni ora), del numero di persone denunciata (39.211, con una crescita del 36%) e dei sequestri effettuati (11.027, +51,5%). Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso è stato verbalizzato il 44% del totale nazionale di infrazioni. La Campania è la regione in cui si registra il maggior numero di illeciti ambientali (4.382 che rappresentano il 14,6% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia (3.178), dalla Puglia (3.119), dalla Calabria (2.809) e dal Lazio (2.684).

Applicazione delle norme sugli ecoreati

Complessivamente, cioè considerando sia la parte sui delitti previsti dal codice penale che quella sulle prescrizioni ex Parte VI bis del Codice dell’Ambiente, la legge 68 è stata applicata dalle forze dell’ordine 484 volte, portando alla denuncia di 31 persone giuridiche e 913 persone fisiche, arrestandone 25, chiudendo il cerchio con 106 sequestri per un valore complessivo di oltre 11,5 milioni di euro. A livello regionale e sempre considerando il lavoro delle forze di polizia sulla legge 68, ribaltando il quadro generale che di solito vede le regioni a tradizionale insediamento mafioso tra le più colpite, la Sardegna registra il numero più alto di contestazioni, 77, seguita dalla Sicilia, (48), dal Lazio (47), dall’Umbria (47), dalla Calabria (44) e dalla Puglia (41).

In linea con lo spirito della legge, che assegna alle forze dell’ordine il compito di perseguire i delitti veri e propri e al Sistema nazionale di protezione ambientale che riunisce l’Ispra e la rete regionale delle Arpa (Snpa), in qualità di organo tecnico, quello di guidare i procedimenti di asseverazione delle prescrizioni per i reati meramente contravvenzionali (secondo quanto disciplinato dalla Parte VI bis del Codice dell’Ambiente), queste nel 2017 hanno impartito – secondo i dati forniti in esclusiva a Legambiente da Snpa – 1.692 prescrizioni, quasi 5 al giorno, la maggioranza delle quali, circa 1.000, già ottemperate (e ammesse al pagamento), incassando più di 3 milioni di euro.

Secondo i dati del Ministero della Giustizia, come accennato, i procedimenti totali avviati dalle procure sono stati 614, contro i 265 dell’anno precedente. La fattispecie più applicata è stata l’inquinamento ambientale con 361 casi, poi l’omessa bonifica (81), i delitti colposi contro l’ambiente (64), il disastro ambientale (55), l’impedimento al controllo (29) e il traffico di materiale ad alta radioattività (7). Il balzo in avanti nell’applicazione della legge 68 è certificato anche considerando l’attività di tutte le forze dell’ordine, dove gli ecoreati contestati passano da 173 (anno 2016) a 303, con una impennata netta del 75%.

Inchieste sui traffici illeciti di rifiuti

Il 2017 è l’anno del rilancio delle inchieste contro i trafficanti di rifiuti e nel settore si concentra la percentuale più alta di illeciti: il 24% è più di quanto contestato per i delitti contro gli animali e la fauna selvatica (22,8%), gli incendi boschivi (21,3%), il ciclo del cemento (12,7%). Se a ciò si aggiunge la recrudescenza di incendi divampati negli impianti di gestione e trattamento di tutta Italia, appare evidente come il settore dei rifiuti sia sempre di più il cuore pulsante delle strategie ecocriminali. In crescita anche le tonnellate di rifiuti sequestrate dalle forze dell’ordine nell’ultimo anno e mezzo (1 gennaio 2017 - 31 maggio 2018) nell’ambito di 54 inchieste (in cui è stato possibile ottenere il dato, su un totale di 94) sono state più di 4,5 milioni di tonnellate. Pari a una fila ininterrotta di 181.287 Tir per 2.500 chilometri.

Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali, le polveri di abbattimento fumi, i Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), i materiali plastici, gli scarti metallici (ferrosi e non), carta e cartone. Più che allo smaltimento vero e proprio è alle finte operazioni di trattamento e riciclo che in generale puntano i trafficanti, sia per ridurre i costi di gestione che per evadere il fisco.

Ecomafia

La natura profonda del crimine ambientale è economica e ha per principali protagonisti imprese e faccendieri, ma le mafie continuano a svolgere un ruolo cruciale, spesso di collante. I clan censiti da Legambiente finora e attivi nelle varie forme di crimine ambientale sono 331. Il 2018 è anno da record per lo scioglimento delle amministrazioni comunali per infiltrazioni mafiose. Sedici i Comuni sciolti da gennaio, 20 nel 2017. Mentre i comuni attualmente commissariati dopo lo scioglimento sono 44 (ci sono anche alcuni sciolti nel 2016 e prorogati). Sono soprattutto i clan a minacciare gli amministratori pubblici che difendono lo stato di diritto e la salvaguardia dell’ambiente. Secondo i dati elaborati di Avvivo Pubblico, sono state 537 le intimidazioni nel 2017, se si considerano invece gli ultimi cinque anni il numero sale a 2.182. 

Abusivismo edilizio

Il lavoro delle forze dell’ordine nel 2017 ha portato alla luce 3.908 infrazioni sul fronte “ciclo illegale del cemento”, una media di 10,7 ogni ventiquattro ore, e alla denuncia di 4.977 persone. Un dato in leggera flessione rispetto all’anno precedente, ma che testimonia come – dopo anni di recessione significativa - l’edilizia, e quindi anche quella in nero, abbia ricominciato a lavorare. Il 46,2% dei reati si concentra nelle quattro cosiddette regioni a tradizionale presenza mafiosa, ossia Campania, Sicilia, Puglia e Calabria.

Anche in questa edizione di Ecomafia emerge che in Italia si continua a costruire abusivamente, in maniera irresponsabile: secondo le stime del Cresme, nel 2017 in Italia sarebbero state costruite circa 17.000 nuove case abusive. Spaziando dall’abusivismo classico, che risale alle stagioni delle pesanti speculazioni immobiliari e dell’assalto alle coste, e quello di nuova matrice, meno maestoso e appariscente, più nascosto ma sempre presente. Rimane ancora molto da fare pure sul fronte delle demolizioni, dove solo pochi e impavidi sindaci hanno il coraggio di far muovere le ruspe, rischiando in prima persona. Più in generale, le poche demolizioni realizzate sono da attribuire al lavoro delle procure.

Agroalimentare sotto attacco

In crescita i reati nel settore agroalimentare, che toccano quota 37mila. Ci sono inoltre 22mila persone denunciate e/o diffidate, 196 arresti e 2.733 sequestri. Settori particolarmente colpiti quello ittico, della ristorazione, di vini e alcolici, della sanità e cosmesi e in genere nel campo della repressione delle frodi nella tutela della flora e della fauna. Impressionante e nettamente in salita rispetto al 2016 (quando oscillava intorno ai 700 milioni) il valore dei sequestri effettuati, che supera nel 2017 abbondantemente un miliardo di euro.

Pirati di biodiversità

Più di 6mila le persone denunciate per reati contro la biodiversità, quasi 17 al giorno, nel 2017 e 7mila le infrazioni (19 al giorno +18% rispetto al 2016). L’aggressione al patrimonio di biodiversità continua senza sosta, sulla pelle di lupi, aquile, pettirossi, tonni rossi, pesci spada e non solo. Le regioni a tradizionale presenza mafiosa totalizzano il 43% dei reati. La Sicilia è in testa per numero di illeciti (1.177 pari al 16,8% del totale nazionale), seguita dalla Puglia (946 reati), dal Lazio (727) e dalla Liguria per la prima volta in quarta posizione (569), prima della Calabria (496) e della Campania (430).

Ladri di cultura

Sono stati 719 i furti d’opere d’arte, in crescita del 26% rispetto al 2016, che hanno comportato 1.136 denunce, 11 arresti e 851 sequestri effettuati in attività di tutela. Il 38% dei furti si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, cioè 273, di cui 148 nella sola Campania. Come gli anni passati Lazio e Toscana, rispettivamente con 96 e 85 furti, mantengono il podio nella speciale classifica di ruberie, seguite dalla Sicilia (70) e dalla Lombardia (58). La stima economica sul fatturato incassato dai furti d’arte oscillerebbe sui 336 milioni di euro.

Shopper illegali

È ancora allarme sugli shopper fuori legge, che inquinano ambiente e mercato, con sacche di illegalità diffuse in tutto il paese. Come ricorda l’Osservatorio Assobioplastiche, in media 60 buste su 100 in circolazione sono assolutamente fuori norma. Serve dunque intensificare i controlli a tutela dell’ecosistema, dei consumatori e del settore industriale della chimica verde. Sono i mercati rionali di ortofrutta e i negozi al dettaglio a immettere sacchetti ormai fuori legge.

Dai dati resi noti dal Nucleo speciale tutela proprietà intellettuale della Guardia di finanza e dal Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri, nel 2017 le sanzioni pecuniarie comminate ammontano a 5 milioni di euro. Per fare due esempi, l’attività del Nucleo speciale tutela proprietà intellettuale della Guardia di finanza ha portato al sequestro di circa 2 milioni di sacchetti di plastica illegali e 2,3 tonnellate di materia prima usata per produrli. A Napoli, nel 2017 la Polizia locale ha provveduto al sequestro di 1,6 milioni di sacchetti, mentre nei primi 5 mesi del 2018 ne ha già sequestrato più di 122.000.

Tra le varie proposte Legambiente chiede inoltre al parlamento di istituire al più presto le commissioni d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

Pubblicato in Nazionale

Inizia una nuova avventura per l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Parte oggi, 9 luglio, il blog INGVvulcani, una nuova modalità di comunicazione con cui il Dipartimento Vulcani intende rivolgersi al pubblico.

Il blog ospiterà aggiornamenti sullo stato dei vulcani in Italia e nel mondo, sulle attività di monitoraggio e di ricerca vulcanologica, sulle principali iniziative nazionali e internazionali organizzate dall'Istituto e, non ultimo, sui principali progetti scientifici riguardanti le tematiche vulcanologiche. Non mancheranno le curiosità legate al mondo dei vulcani. Si comincia dando uno sguardo all'attualità. I primi articoli riguarderanno infatti l'eruzione del Volcán de Fuego, in Guatemala, e quella del vulcano Kīlauea, nelle isola Hawaii, ancora in corso.

Il blog intende essere uno strumento per far conoscere il lavoro che quotidianamente viene svolto da tutti coloro che nell'Istituto operano nel campo della ricerca e del monitoraggio dei vulcani, e nello stesso tempo evidenziare gli aspetti spettacolari dei fenomeni vulcanici, in tutta la loro bellezza e potenza. Sarà, inoltre, affrontato il delicato rapporto tra i vulcani, le loro manifestazioni e l'uomo. Un rapporto particolarmente complesso per la nostra Nazione, una delle più esposte al mondo a questo tipo di fenomeni. Se ne parlerà con chiarezza, anche con l'obiettivo di fare luce su eventuali notizie distorte o false. I risultati della ricerca scientifica dell'Istituto saranno comunicati al grande pubblico, spiegando come i fenomeni vulcanici siano ancora in gran parte sconosciuti e come nascono nuove ipotesi e modelli sulla base dei dati a disposizione.

Il blog INGVvulcani si affianca ai due blog INGVterremoti e INGVambiente già esistenti, con l'obiettivo di rendere ancora più utili e alla portata di tutti le attività di ricerca, monitoraggio e sorveglianza che l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia svolge da decenni al servizio dell'Italia.

Link: https://ingvvulcani.wordpress.com/

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Raccontare un progetto che vuole agevolare un rapido ritorno di tutti i mezzi di vita del cantone di Kobane, per individuare azioni utili a ridare vita e speranza a queste popolazioni che non si sono fatte piegare dalla violenza della guerra del fanatismo religioso e ancora vedono la possibilità di tornare a vivere dignitosamente nelle loro terre.  

È questo l'obiettivo dell'incontro di presentazione del progetto "Cooperation 4 Kobane: Ritorno a Kobane", organizzato dalla Cooperativa Sociale Labirinto e da Reciproca onlus, che si svolgerà venerdì 13 luglio, alle ore 20:00 agli Orti Giulii di Pesaro, nell'ambito dello Zoe Microfestival.

Grazie al finanziamento della Fondazione "Wanda di Ferdinando", il progetto, realizzato da associazione Reciproca, Noncello cooperativa sociale di Pordenone, Ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia onlus, Kobane Reconstructio/Board (Comitato per la ricostruzione di Kobane), e Labirinto Cooperativa Sociale, ha acquistato presidi e forniture mediche da far arrivare a Kobane secondo le indicazioni del Kobane Reconstruction Board.

Un'esperienza ancora in corso e aperta a ulteriori contributi che sarà illustrata, anche con il supporto di materiale audiovisivo, con l'intervento di Federica Panicali, presidente Fondazione Wanda di Ferdinando, Stefania Pensalfini, di Reciproca onlus, Ozlem Tanrikulu, Uiki Onlus, membro del Comitato Ricostruzione Kobané, Patrizia Fiocchetti, responsabile area Immigrazione e asilo della cooperativa Noncello, Carla Centioni, presidente dell'associazione Ponte Donna, e Stefano Mantovani, presidente di cooperativa Noncello.

A moderare l'incontro sarà Silvia Serini, docente di lettere, storica e saggista. Ha al suo attivo una monografia, due curatele, e svariate pubblicazioni su riviste storiche cartacee e online in cui si è occupata di storia culturale e di storia delle donne. Collabora con l'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Forlì-Cesena ed è socia dell'associazione Clionet di cui è responsabile per le province di Pesaro-Urbino e Ancona.

Il concetto di "cooperazione diffusa" – sostiene Christian Gretter, cooperativa Labirinto, responsabile del progetto - supera la divisione tra cooperazione a livello locale e cooperazione internazionale e in particolare le cooperative sociali possono e devono essere vicine e solidali alle vittime di tutte le guerre, nell'analisi e nelle progettualità del modello organizzativo del confederalismo democratico, che tende a una società interetnica e interreligiosa, con un'attenzione particolare alle tematiche dell'emancipazione femminile. In tal senso vediamo anche le stesse radici, i valori della cooperazione sociale e la possibilità non solo di aiutare ma di imparare”.

 

Pubblicato in Nazionale

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: ecco l'articolo  di  Marzia Grasso

 

Alle spalle degli studios di Cinecittà c’è il quartiere Piscine di Torre Spaccata, un melting pot dove vivono realtà completamente diverse. Palazzi di edilizia popolare occupati da persone con fragilità sociali, abitazioni comunali regolarmente assegnate, palazzi di edilizia privata.

Un quartiere eterogeneo senza un’identità condivisa. Le attività commerciali sono scarse, non ci sono luoghi di aggregazione, un quartiere dormitorio dove l’anonimato è un must e idl degrado crea varchi sempre maggiori. I lunghi e bui corridoi sotto i palazzi hanno le saracinesche sempre chiuse, le precedenti amministrazioni comunali hanno provato a rivalutare il quartiere collocando qui il Centro per l’Impiego, alcuni uffici di Roma Capitale e alcuni servizi di utilità sociale, ma non è bastato per rendere il quartiere più accogliente. Anche il mercato rionale accanto alla Chiesa non è mai decollato, solo pochi banchi aperti. Il mercato da sempre luogo di scambio, di condivisione, di socialità, di vita.

Il mercato come specchio culturale, come luogo che accoglie, in una realtà senza identità, senza spirito comunitario, diffidente, non è da stupirsi se non è decollato. Nel 2011 nasce il Comitato di Sviluppo Locale (www.comitatosviluppolocale.org) che con il progetto “La Fabbrica dei Sogni” vuole recuperare gli spazi inutilizzati per rigenerarli a nuova vita ed offrire al quartiere una nuova possibilità. Il CSL è una rete formata da: il comitato di quartiere, il centro anziani e 20 entità di diversa natura, interessati a cooperare per riattivare, con la partecipazione, un polo comunitario, economicamente e socialmente attraente, negli spazi pubblici abbandonati di Piscine di Torre Spaccata. Nel 2011 il Presidente del Municipio ex X, Sandro Medici, ha affidato in custodia e guardiania i locali al Comitato di Sviluppo Locale, gestiti dai singoli appartenenti al Comitato. Le attività previste, sociali, di volontariato, sportive, artistiche e commerciali, dovranno restituire una parte del proprio lavoro al quartiere cercando di rispondere al meglio ai bisogni del territorio, riqualificarlo e creare una nuova identità. Gli orizzonti degli appartenenti al comitato e la filosofia che sottende al progetto sono così delineati da Fabrizio Mattei Presidente del Comitato di Quartiere e del Comitato di Sviluppo Locale, che in un’intervista per abitarearoma.net afferma “La rete delle attività collabora in sinergia per la progettazione di un quartiere rinnovato e innovativo, pensato e costruito dal basso, dai cittadini stessi, che facendo leva sulle proprie forze e capacità, si occuperanno di ripensare il territorio e trasformarlo”.

Gli appartenenti al Comitato di Sviluppo Locale infatti si riuniscono settimanalmente per decidere le attività finalizzate a creare nuove sinergie sociali e politiche. Sono i cittadini l’essenza del progetto. Il Comitato Sviluppo Locale con il progetto “La Fabbrica dei Sogni” un sogno ce l’ha: diventare un modello da imitare a livello europeo, per la gestione, la riqualificazione e la creazione di nuove economie sostenibili. Fabrizio Mattei Presidente del CSL Questa potrebbe essere la nuova identità di Piscine di Torre Spaccata, questo l’elemento che unisce le famiglie delle case popolari, delle occupazioni e delle abitazioni private, essere parte di un grande progetto, di un esempio di riqualificazione e partecipazione, essere protagonisti di un cambiamento.

Gli appoggi politici cambiano, Sandro Medici non c’è più, varie amministrazioni si sono succedute, ognuno con un interesse diverso, ma la potenzialità di questo progetto non è ma stata messa in discussione. Il primo passo per rendere il sogno realtà è già stato fatto, bisogna comunicarlo e diffonderlo per incrementare la partecipazione attiva dei veri agenti di cambiamento, i cittadini.

Marzia Grasso

 

Pubblicato in Economia sociale

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: ecco l'articolo  di Daniela Fazio

 

E’ la storia del vecchio cinema Teatro Comunale , uno tra i più storici del centro di Catanzaro. Sarebbe stato destinato all’abbandono se nel 2016 la compagnia teatrale catanzarese “Teatro Incanto”( già attiva da 12 anni nel territorio), piena di sogni e tanta buona volontà, non avesse deciso di  rilevarlo,  trasferire lì la propria passione per il teatro e riconsegnarlo alla città.

Sì, perchè lo scopo dei giovani attori catanzaresi era quello di creare  un Teatro Stabile, un teatro che avesse un legame con il territorio, un valore sociale, una speranza concreta di rinascita alla città, ma anche un luogo condiviso dove tutte le altre compagnie teatrali, scuole di danza e realtà associative e culturali potessero trovare spazio.

Prende così vita il progetto “Riapriamo il Comunale”, un progetto non più concepito come il sogno  della Compagnia teatrale ma vissuto come il sogno della città, di tutte le persone o realtà diverse che credevano e volevano restituire dignità ad un luogo storico della città, che desideravano incontrarsi e lavorare insieme all’insegna della collaborazione e interazione .Un modo nuovo di fare comunità, di valorizzare un luogo sino ad allora abbandonato. Un progetto innovativo cresciuto in maniera sorprendente, un vero progetto di rete in cui persone e realtà si sono fatte contagiare dall’entusiasmo dei giovani attori sognatori, accogliendo l’invito di aderire e sostenere il percorso di rinascita del centro come se fosse il proprio  sogno  e non solo quello della Compagnia.

Come? Attraverso il coinvolgimento di tanti partner, l’attivazione di tanti strumenti (dai video, performance teatrali a  produzioni artigianali), hashtag , la promozione di una campagna di crowdfunding, svariate forme di adesione collettiva (dall’aperitivo volto a raccogliere fondi in favore del progetto all’iniziativa culturale denominata  IntegrAzioni, nata su impulso di 5 associazioni - Libera Catanzaro,  Venti d’Autore, Meet Project, Aniti Impresa Sociale, Teatro Incanto  - convinti che la bellezza ed il valore dei progetti comuni passa anche per la forza e le relazioni associative). Si è così generata una rete meravigliosa di persone e realtà entusiaste, pronte a dare una mano, a donare, a dare il proprio contributo, condividere il progetto (sogni, aspettative, ma anche difficoltà, sacrifici, fatiche che la riapertura di un luogo abbandonato può comportare) attraverso la partecipazione e soprattutto la fiducia e la stima. 

All’ingresso del Teatro un pannello sul quale sono riportati tutti i nomi dei cittadini, delle realtà associative, artistiche e culturali che hanno contribuito a far sì che il sogno del Teatro nel centro storico diventasse realtà.  “Abbiamo pensato al rapporto con il territorio da sempre, già durante la ristrutturazione, concedendo alle persone di venire a teatro e vedere come stavamo lavorando per riaprire questo posto. Poi, una volta aperto, abbiamo iniziato un dialogo con le varie strutture che potessero prendere parte al progetto – dice Francesco Passafaro, regista e direttore artistico del Teatro Comunale”. Oggi a distanza di un anno dalla riapertura “oltre 50 mila ingressi … che hanno invaso il centro storico della città di Catanzaro, luogo da tempo considerato abbandonato, e che hanno riscoperto il piacere di andare per negozi anche al centro, che hanno occupato pizzerie, ristoranti, bar alla fine degli spettacoli, che hanno prenotato gli alberghi, rivitalizzato il centro storico. Ecco perché abbiamo definito il Comunale, con un certo successo, il Centro del centro storico!”. 

Daniela Fazio 

Pubblicato in Calabria
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