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Lunedì, 24 Settembre 2018

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 01 Agosto 2018 - nelPaese.it

Un Ferragosto solidale, insieme con i senzatetto  ospiti nel loro principale centro d’accoglienza, l’Oasi del Clochard: lo organizzano i City Angels, e invitano i milanesi a partecipare.

L’Oasi, aperta in collaborazione con il Comune di Milano nel marzo 2017 dove prima sorgeva un campo rom, accoglie circa 200 senza fissa dimora, metà italiani e metà stranieri, di una ventina di nazionalità, uomini e donne, dai 18 agli 80 anni. Nel centro d’accoglienza mangiano, dormono, sono seguiti da personale specializzato e seguono corsi di formazione, che li aiutino a reinserirsi in società.

“Invitiamo i milanesi a vivere un Ferragosto speciale, in cui conoscere un mondo che a volte ignoriamo e a volte ci fa paura” dice Mario Furlan, fondatore dei City Angels. “Chiunque può venire, indossare la pettorina dei City Angels, servire a tavola i clochard e poi mangiare insieme con loro”.

I milanesi potranno venire dopo essersi prenotati attraverso la pagina Facebook dell’Associazione https://www.facebook.com/CityAngelsItalia. Se vorranno potranno portare, in segno di condivisione, qualcosa da mangiare, oppure qualcosa da bere (ma niente alcolici).

Arriveranno con la pettorina dei City Angels, in veste di camerieri, il Sindaco di Milano,Giuseppe Sala; l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino;Mons. Franco Buzzi, già Prefetto della Biblioteca Ambrosiana; e l’Imam Khaled Elhediny.

Saranno presenti anche Daniela Javarone, madrina dei City Angels, il musicista e attoreMaurizio Colombi, la cantautrice Annalisa Cantando e la cantante Alessandra, che farà ballare i presenti.

L’appuntamento è dunque per mezzogiorno di lunedì 15 agosto in via Cesare Lombroso 99, presso l’Oasi del Clochard, a 100 metri da Piazzale Ovidio e a 200 da Viale Corsica.

 

 

Pubblicato in Lombardia

In occasione delle commemorazioni per il trentottesimo anniversario della strage alla stazione del 2 agosto '80, sono diverse le iniziative organizzate da Cotabo o alle quali sarà presente una delegazione della cooperativa dei tassisti, per ricordare le 85 vittime, tra le quali due tassisti in servizio nel piazzale della stazione: Francesco Betti e Fausto Venturi.

Cotabo è da sempre impegnata per il ricordo delle vittime e per la ricerca di una piena verità e giustizia per i familiari delle vittime. Nel corso degli anni ha sostenuto diverse iniziative per la memoria, tra cui la produzione di un documentario distribuito nelle scuole. Nella nuova sede di Cotabo è stato installato il cippo dedicato ai tassisti caduti in stazione il 2 agosto di 38 anni fa, e il taxi rimasto sotto le macerie della sala d'aspetto.

 "Il nostro impegno per la memoria è quotidiano, ma oggi sentiamo sempre più l'esigenza di dovere fare di più, soprattutto per i giovani: se tutto dura solo per il tempo di un like sui social network, se proliferano fake news, odio e rancore, se il vero e il falso stanno sullo stesso piano, dobbiamo interrogarci sugli errori commessi e fare ogni sforzo per mantenere vivo il ricordo della strage e preservare le verità emerse negli anni – dichiara il presidente di Cotabo, Riccardo Carboni –  Un popolo senza memoria è destinato a rivivere le pagine più buie della sua storia, e questo non lo vogliamo. Faremo la nostra parte, come sempre, stando dalla parte dei familiari delle vittime, per la verità e la giustizia. Chiediamo alle istituzioni di fare altrettanto, non solo a parole ma con fatti concreti: cominciando dai risarcimenti ai familiari delle vittime".

Questo il programma delle iniziative

Alle 9:15, come ogni anni saranno quattro taxi Cotabo ad aprire il corteo che parte da via Indipendenza per raggiungere la stazione centrale.

Alle 10.25 del 2 agosto, il personale in servizio nella sede della cooperativa osserverà un minuto di silenzio.

Alle 10.45, dal parco della Montagnola, partirà un corteo di podisti e tassisti diretto alla nuova sede di Cotabo, in via Stalingrado 61.

Alle 11.30 ritrovo dei tassisti nel parcheggio davanti alla sede per la deposizione di corone di fiori al cippo che ricorda i tassisti caduti nella strage. Alla cerimonia di commemorazione interverranno: il presidente di Cotabo, Riccardo Carboni; esponenti dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto e rappresentanti delle istituzioni: per il Comune di Bologna interverrà l'assessore alla mobilità, Irene Priolo; per la Città Metropolitana interverrà il consigliere delegato, Raffaele Persiano.  In rappresentanza della Regione Emilia-Romagna parteciperà il consigliere Antonio Mumolo.

A seguire il tradizionale rinfresco nella sede della cooperativa con i vigili urbani del reparto motociclisti di Bologna.

Cotabo, inoltre, partecipa da dieci anni al triangolare di calcio in onore delle vittime, che si tiene il 2 agosto, alle ore 17 al centro sportivo Pallavicini.

Pubblicato in Emilia-Romagna

La nave di soccorso Aquarius, gestita in collaborazione da Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere (MSF), salpa oggi da Marsiglia dopo uno scalo prolungato in porto. Tornerà nel Mediterraneo centrale per continuare a offrire assistenza alle persone che rischiano la vita nella traversata del mare.

“La rotta del Mediterraneo centrale è la più letale al mondo” dichiara Aloys Vimard, coordinatore di MSF a bordo della Aquarius. “Oggi, con pochissime navi umanitarie rimaste in mare e nessun meccanismo dedicato di ricerca e soccorso messo in atto dagli Stati europei, l’assistenza umanitaria è necessaria più che mai. Il soccorso in mare di persone in difficoltà resta un obbligo legale e morale. Questo disprezzo per la vita umana è spaventoso.”

È la prima volta, in più di due anni di ininterrotta attività di soccorso, che la Aquarius resta in porto per oltre un mese. Questa sosta prolungata è il risultato dei netti cambiamenti avvenuti nel contesto del Mediterraneo centrale, che hanno avuto serie ripercussioni sulle attività di soccorso.

Alla fine di giugno l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha riconosciuto il nuovo Centro di Coordinamento Congiunto di Soccorso (JRCC) libico. Sempre di più le responsabilità di coordinamento dei soccorsi sono state trasferite alla Guardia Costiera libica supportata dall’Unione Europea, nonostante gli Stati Europei siano ben consapevoli dell’allarmante livello di violenza e sfruttamento che rifugiati, migranti e richiedenti asilo devono subire in Libia. Le contese politiche sui porti di sbarco hanno bloccato in mare per intere settimane navi che avevano effettuato dei soccorsi. Le organizzazioni umanitarie impegnate in attività di ricerca e soccorso sono state criminalizzate e bandite dai porti in Italia e Malta.

“Nonostante la situazione sempre più complessa nel Mediterraneo centrale, il nostro obiettivo resta lo stesso che ci ha spinto a scendere in mare: salvare vite, impedire – nel modo più rapido ed efficace possibile – che uomini, donne e bambini anneghino, e portarli in un porto sicuro, dove i loro bisogni primari siano assicurati e i loro diritti tutelati e garantiti” ha detto la dott.ssaClaudia Lodesani, presidente di MSF in Italia.

Le équipe di Msf e Sos Mediterranee a bordo della Aquarius ribadiscono che “Aquarius continuerà a soccorrere persone in difficoltà in mare nel pieno rispetto del diritto marittimo e a coordinare la propria attività con tutte le autorità marittime competenti nel rispetto delle convenzioni internazionali marittime. Inoltre rispetterà ordini di non-intervento solo se saranno dispiegate altre navi per assistere le persone in difficoltà e portarle in un porto sicuro. La Aquarius rispetterà un ordine di non-intervento solo se sarà chiaro che tutte le altre risorse e assetti disponibili saranno dispiegati per salvare le persone in pericolo e portarle in un porto sicuro. Soccorrere un’imbarcazione in difficoltà è un obbligo legale”.

Inoltre Aquarius “non sbarcherà in Libia persone soccorse in mare”. La Libia non è un posto sicuro per rifugiati, richiedenti asilo e migranti, sottolineano. “Un posto sicuro è un luogo dove vengono assicurati i loro bisogni primari, ma anche dove possono chiedere la protezione a cui potrebbero avere diritto e dove non rischiano di subire ulteriori abusi e violazioni. Oggi la Libia non è riconosciuta come un porto sicuro”.

Per le Ong “rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia. Per questo la Aquarius sarà costretta a rifiutare qualunque ordine da parte delle autorità marittime di sbarcare in Libia le persone soccorse in mare o di trasferirle su qualunque altra nave che le porterebbe in Libia”.

Dall’inizio dell’anno, oltre 1.100 persone sono morte nel Mediterraneo centrale secondo dati ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), quasi due terzi da inizio giugno, quando l’attività delle organizzazioni umanitarie è stata progressivamente ostacolata. Oltre 10.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia dalla Guardia Costiera libica quest’anno.

“Dopo le intercettazioni sempre più frequenti della Guardia Costiera libica, ora anche la nave italiana Asso 28 ha riportato in Libia 108 persone soccorse in mare, un precedente inaccettabile che potrebbe rappresentare una grave violazione della legislazione internazionale sul diritto d’asilo” conclude Lodesani, presidente di MSF. “La Libia non è un posto sicuro, nessuno deve essere riportato nel paese.”

I numeri del soccorso in mare

In oltre due anni di attività nel Mediterraneo centrale la nave Aquarius ha assistito più di 29.000 persone in oltre 200 operazioni di soccorso, tutte coordinate dalle autorità marittime competenti. In molte occasioni la Aquarius è stata mobilitata dalle autorità marittime per accogliere persone soccorse da altre navi nel Mediterraneo centrale, sia commerciali, militari o della Guardia Costiera italiana.

La nave dispone di 3 imbarcazioni veloci di soccorso, dotate di strumenti galleggianti di emergenza per le operazioni di soccorso di massa. Ha a bordo un team di 35 operatori appositamente selezionati, con un equipaggio marittimo professionista, soccorritori e un team medico di MSF, tutti formati per fornire assistenza alle persone in difficoltà in mare. La Aquarius è allestita per poter fornire cure di emergenza a oltre 500 persone contemporaneamente, per diversi giorni in alto mare.

Mentre era a Marsiglia la Aquarius è stata dotata di una nuova imbarcazione veloce di soccorso per garantire soccorsi più efficienti. Con l’aumentata probabilità che le persone soccorse in mare dovranno trascorrere più giorni a bordo prima di poter sbarcare in un porto sicuro, sono state imbarcate scorte supplementari di cibo e forniture mediche. Per la maggiore probabilità di morti in mare, è stato installato un container refrigerato sul ponte della nave per conservare i cadaveri. 

L’impegno in Libia

MSF è scesa in mare nel maggio del 2015 per supplire al vuoto lasciato dalla chiusura dell’operazione di ricerca e soccorso Mare nostrum e rispondere a un inaccettabile numero di morti in mare. Dall’inizio delle proprie attività in mare MSF ha contribuito a salvare oltre 75.000 vite nel Mediterraneo centrale, nel rispetto del diritto marittimo e sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana. In Libia, MSF fornisce assistenza medico-umanitaria in centri di detenzione che sono in capo all’autorità del Ministero dell’Interno e del suo Dipartimento contro l’Immigrazione Illegale (DCIM), nelle regioni di Tripoli, Khoms e Misurata.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Un vero e proprio crac che spacca l'Italia in due: il Mezzogiorno subisce le conseguenze di un ventennio di politiche economiche."Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)". Così la Svimez che parla "di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche". E definisce "preoccupante la crescita del fenomeno dei 'working poors'", ovvero del "lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all'esplosione del part time involontario".

Nel 2019 "si rischia un forte rallentamento dell'economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud". E' quanto prevede la Svimez, nelle anticipazioni del Rapporto di quest'anno. Nel 2017, si spiega, "il Mezzogiorno ha proseguito la lenta ripresa" ma "in un contesto di grande incertezza" e "senza politiche adeguate" rischia di "frenare", con "un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo" nel giro di due anni (dal +1,4% dello scorso anno al +0,7% del prossimo).

"Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all'estero. Quasi 800 mila non sono tornati". E' questo il 'bollettino' della Svimez sulla 'fuga' dal Sud, il cui peso demografico non fa che diminuire.

La Svimez, l'associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno, nelle anticipazioni del Rapporto 2018 lancia l'allarme sul "drammatico dualismo generazionale". E spiega: "il saldo negativo di 310 mila occupati tra il 2008 e il 2017 al Sud è la sintesi di una riduzione di oltre mezzo milione di giovani tra i 15 e i 34 anni (-578 mila), di una contrazione di 212 mila occupati nella fascia adulta 35-54 anni e di una crescita concentrata quasi esclusivamente tra gli ultra 55enni (+470 mila unità)". Insomma, sintetizza, "si è profondamente ridefinita la struttura occupazionale, a sfavore dei giovani".

(Fonte: Ansa)

 

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