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Martedì, 16 Ottobre 2018

Una decisione ad urne aperte: chiudere i porti. Salvini ministro applica ciò che aveva promesso in campagna elettorale, dirottando l’agenda politica sul nemico numero uno: i migranti. L’alleato M5S controfirma la decisione di non accogliere la nave Acquarius: 629 persone, 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte, da sacrificare sull’altare della Terza Repubblica.

“Le condizioni mediche delle 629 persone a bordo sono per ora stabili ma l'inutile ritardo dello sbarco in un porto sicuro mette a rischio i più vulnerabili: 7 donne incinte, 15 con gravi ustioni chimiche, diversi pazienti con sindrome da annegamento e ipotermia”. Questo è l’ultimo aggiornamento di Medici Senza Frontiere dalla nave che sta ancora aspettando l’assegnazione di un porto sicuro. Dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, invece, arriva l’annuncio di “due motovedette per l’assistenza medica”: decisione che ha fatto scattare le proteste, soprattutto sui social.

Dalle città del Sud arrivano i segnali di un altro Paese. Da Napoli a Messina, da Palermo a Reggio Calabria e Taranto i sindaci del Mezzogiorno chiedono di aprire i loro porti per permettere a queste persone e ai bambini di salvarsi raggiungendo un porto sicuro. "Non perdiamo l’umanità”. In un post su Facebook, il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha affermato: “Su quella nave in mezzo al mare ci sono 11 bambini, più di cento minorenni e 7 donne incinte. È vero, dobbiamo cambiare la politica europea sull’accoglienza, ma non possiamo usare queste persone disperate come ostaggi. Non perdiamo l’umanità

Il Centro Astalli esprime seria preoccupazione per le condizioni degli oltre 600 migranti in mare che attendono di essere tratte in salvo in un porto sicuro. “Mettere in salvo vite è atto di umanità che non può essere oggetto di trattative politiche o dispute tra governi – afferma -. Il Centro Astalli chiede una rapida soluzione che permetta di prestare le cure necessarie ai migranti soccorsi”.

Elisa De Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull’Italia, ha così commentato la situazione: Chiudendo i loro porti, Italia e Malta non solo stanno voltando le spalle a oltre 600 persone disperate e in condizioni vulnerabili, ma stanno anche violando i loro obblighi di diritto internazionale. Gli uomini, le donne e i bambini a bordo dell’Aquarius hanno rischiato la vita in viaggi pericolosi per fuggire dalle terribili violenze in suolo libico solo per finire in mezzo a un’inconcepibile disputa tra due stati europei”.

Una guerra di comunicazione

La propaganda sui social è il mezzo principale con cui Salvini costruisce la sua narrazione. Al suo #chiudiamoiporti sulla spinta del blog Valigia Blu è partita la campagna #apriteiporti e #umanitàperta. Così lo spiega Arianna Ciccone, fondatrice del Festival internazionale del giornalismo di Perugia, che cita Primo Levi: “ieri ci siamo mobilitati, eravamo davvero tantissimi (una mobilitazione che non si ferma tra l'altro), per contrastare un hashtag disumano e abbiamo riportato una piccola ma significativa vittoria di attivismo digitale. #umanitàperta ha letteralmente trionfato sull'hashtag lanciato dal ministro degli interni #chiudiamoiporti. Tra l'altro contaminando con la nostra umanità aperta il campo opposto costretto ad inseguirci e ad usare quell'hashtag di fatto contribuendo anche a decretarne il successo. Che spettacolo. È stato un atto "politico" nel senso più nobile del termine. Un atto simbolico, certamente. Non siamo così ingenui da pensare di poter cambiare le cose con un tweet. Ma noi cittadini grazie ai social possiamo almeno far sentire la nostra voce, darle corpo, organizzarla, rendendola "carnale", prendendo posizione sì anche attraverso un hashtag. Di più con le nostre sole forze ora non si può fare. Sarà lunga e sarà richiesto il nostro impegno e il nostro rimanere vigili per molto, molto tempo. Quello che è successo ieri, fermando una nave con oltre 600 disperati a bordo tra cui moltissimi bambini e donne incinte, è un atto di forza (anche propagandistico) sulla pelle di esseri umani ed è solo l'inizio”.

Intanto #apriteiporti diventa anche una mobilitazione di piazza. A Napoli è stato lanciato per domani il primo appuntamento da parte delle associazioni antirazziste che chiedono presidi sotto tutte le prefetture italiane. Sono iniziati tempi bui per il nostro Paese, sarà necessaria la costruzione di una nuova cultura dei diritti e dell'umanità. 

 

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