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Mercoledì, 18 Luglio 2018

“Dall’inizio degli attacchi, 500 civili tra cui anziani, donne e bambini sono ora martiri a causa del fascismo dello stato turco e più di 1030 sono stati feriti. Oltre a questo, 820 combattenti SDF sono caduti martiri”. Così racconta Uiki Onlus il massacro di Afrin, la città curda nel nord della Siria occupata dall’esercito turco di Erdogan con i jihadisti. L’Amministrazione Autonoma Democratica del Cantone di Afrin ha dichiarato di aver deciso di far evacuare i cittadini dalla città per evitare massacri civili, è che la guerra è arrivata ad un’altra fase: un esodo di 150mila persone in fuga dalla morte. E, durante una conferenza stampa, i curdi annunicano che opporrano resistenza ai militari turchi e a tutte le truppe occupanti.

Su questo scenario di guerra continua il silenzio della comunità internazionale e dell’Onu. E proprio in questi giorni cade anche il secondo anniversario dell’accordo tra Ue e Turchia sui rifugiati: 3 miliardi di euro a Erdogan per fermare i migranti.

Due anni di accordo Ue-Turchia

Due anni fa l'Unione Europea e i suoi Stati membri hanno deciso di respingere migliaia di persone e di compromettere il concetto stesso di asilo con il blocco in Turchia di richiedenti asilo in cerca di sicurezza in Europa. Per questo Medici Senza Frontiere (MSF) invita le autorità greche ed europee a porre fine alla politica di contenimento che mette in pericolo la vita delle persone vulnerabili. MSF chiede anche di continuare a intensificare i trasferimenti dei migranti e richiedenti asilo nella parte continentale della Grecia, dove è indispensabile aumentare la capacità di accoglienza, e di riattivare la loro ricollocazione negli Stati UE.

Ogni giorno le équipe di MSF sulle isole greche trattano le cicatrici, sia mentali sia fisiche, create o peggiorate da queste politiche disumane. Intere famiglie scappate da guerra, violenze, povertà estrema e disperazione, in cerca di condizioni sicure e migliori in Europa, si ritrovano intrappolate spesso in condizioni di vita pessime e con una comprensione minima di quello che gli succederà. Questo circolo vizioso insopportabile è la storia di successo che l'UE continua a celebrare?

"Queste persone sono passate attraverso tutte queste difficoltà, e arrivano in Grecia credendo che i loro bambini cominceranno a vivere una vita normale. È questo il motivo per cui corrono il rischio di fuggire", dichiara Simona Brescacin, infermiera di MSF nel campo di Moria a Lesbo. "Quando capiscono che non sarà così, il loro morale subisce un vero e proprio tracollo. Vedere i loro figli fare nulla tutto il giorno senza poter andare a scuola e cominciare a vivere una vita adatta alla loro giovane età, è qualcosa di molto doloroso per i genitori. Hanno costantemente paura di qualsiasi cosa possa accadergli nelle condizioni durissime dei campi, è mentalmente e fisicamente devastante per loro. Non hanno possibilità di organizzarsi, di mettere i loro pensieri in ordine".

Per Irem Arf, ricercatrice di Amnesty International sull'immigrazione, "l'accordo Ue-Turchia rappresenta perfettamente l'attuale politica europea in materia d'immigrazione, sintetizzabile con la frase 'lontano dagli occhi, lontano dal cuore'. Grazie a quell'accordo, migliaia di persone sono trattenute in condizioni squallide sulle isole greche con l'obiettivo di rimandarle in Turchia. Dato che non sono più prossime alle loro porte di casa, per i leader europei è conveniente ignorarle e celebrare l'accordo come un successo". 

"Amnesty International – aggiunge - chiede che i richiedenti asilo che stanno languendo sulle isole greche siano urgentemente trasferiti sulla terraferma e che gli altri paesi europei mantengano gli impegni presi su reinsediamenti e ricollocamenti". 

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