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Martedì, 16 Ottobre 2018

In seguito allo stallo politico di questa settimana sul destino delle 630 persone soccorse nel Mediterraneo, Medici Senza Frontiere (MSF) denuncia la chiusura dei porti da parte dell'Italia e la decisione dei governi europei di preferire i calcoli politici al salvataggio di vite in mare.

“Anche se siamo sollevati per la fine di questo inutile viaggio, oggi non c'è proprio niente da festeggiare. Ci auguriamo che sia la prima e ultima volta che persone soccorse in mare, sopravvissute all’attraversamento del deserto e ad orribili violenze in Libia, si trasformino in moneta di scambio per un gioco politico tra stati europei” dichiara Claudia Lodesani, presidente di MSF Italia. “Arrivare a Valencia è stato inutile e disumano. Finché ci sarà un bisogno umanitario nel Mediterraneo, noi continueremo ad operare sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana, come abbiamo sempre fatto. Al tempo stesso ci auguriamo che in Europa finisca il tempo delle ipocrisie e dell'inumanità, auspicio condiviso dai tantissimi partecipanti che hanno animato le numerose manifestazioni di solidarietà in tutta Italia di questi giorni”.

In vista della riunione del Consiglio europeo della prossima settimana, MSF chiede ai governi europei di mettere al primo posto la vita delle persone. Devono facilitare lo sbarco rapido nei porti sicuri più vicini in Europa, dove le persone soccorse devono poter ricevere cure adeguate, devono garantire a coloro che necessitano di protezione internazionale di essere in grado di richiedere asilo o altre forme di protezione. I governi europei non devono ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso in mare delle organizzazioni non governative e devono istituire un meccanismo proattivo e dedicato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale.

“Gli uomini, le donne e i bambini a bordo dell'Aquarius sono fuggiti da conflitti e povertà e sono sopravvissuti ad orribili abusi in Libia. Sono stati trasferiti da una barca all'altra come merci e hanno dovuto sopportare un inutile e lungo viaggio in mare” dichiara Karline Kleijer, responsabile per le emergenze di MSF. "Siamo grati alla Spagna per essere intervenuta, anche se il governo italiano e altri governi europei hanno vergognosamente fallito nelle loro responsabilità umanitarie e anteposto la politica alla vita di persone vulnerabili”.

"L'Italia ha chiuso i suoi porti e ha giocato con la vita di 630 persone"

Nel fine settimana del 9 e 10 giugno, l’Aquarius, gestita da SOS Mediterranee in collaborazione con MSF, ha salvato più di 220 persone e ne ha ricevute altre 400 da navi della Guardia Costiera italiana. Sebbene il salvataggio e il trasferimento delle 630 persone siano stati avviati e coordinati dal Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo italiano (MRCC), le autorità italiane hanno negato l'autorizzazione a sbarcare nel porto sicuro più vicino in Italia, rompendo in questo modo con le prassi e il diritto internazionale. Anche Malta, che aveva il porto sicuro più vicino, ha rifiutato lo sbarco, citando il ruolo e la responsabilità del coordinamento italiano.

Alla fine, l'11 giugno, il governo spagnolo è intervenuto con l’offerta per la nave Aquarius del porto di Valencia, distante a 1.300 chilometri. MSF ha continuato a sollecitare le autorità italiane ad autorizzare lo sbarco nel porto sicuro più vicino, come previsto dal diritto internazionale marittimo. MSF ha anche sollevato gravi preoccupazioni umanitarie e di sicurezza in merito alla navigazione di 630 passeggeri su una nave sovraffollata per altri quattro giorni, senza adeguati rifugi e cibo insufficiente.

“Spesso le autorità italiane sono sembrate insensibili. Inizialmente avevano suggerito a MSF di trasferire le persone vulnerabili. Tuttavia, quando abbiamo fornito un elenco di quasi 200 persone, tra cui minori non accompagnati, malati e feriti, donne incinte e donne con bambini che viaggiavano da sole, hanno rifiutato. Le autorità italiane hanno quindi chiesto di trasferire solo le sette donne incinte, ma non hanno risposto alle preoccupazioni di MSF sulla separazione delle famiglie e sulla necessità per i mariti di accompagnare i loro partner in stato di gravidanza” dichiara Karline Kleijer di MSF.

Nonostante le preoccupazioni di MSF sull'impatto medico-umanitario del viaggio fino a Valencia, il 12 giugno le autorità italiane hanno dato istruzioni all'Aquarius di trasferire 524 persone su navi italiane e dirigersi con i restanti 106 verso la Spagna. “Le autorità italiane hanno vergognosamente chiuso i loro porti a 630 persone che sono state lasciate navigare in mare per calcoli politici” afferma Karline Kleijer di MSF. “Anche se l'Italia ha legittime dimostranze nei confronti di altri governi europei che non hanno accettato la loro parte di rifugiati, ciò non può essere una giustificazione per questo trattamento degradante”.

"Le persone salvate sono ostaggio delle agende politiche europee"

Gli eventi di questa settimana nel Mediterraneo centrale sottolineano le più ampie dinamiche politiche in Europa. I governi europei non vedono come prioritario il salvataggio di migranti vulnerabili e rifugiati in mare. Hanno serrato i loro confini e chiuso le loro porte. Sostengono attivamente la guardia costiera libica che riporta in Libia le persone soccorse in acque internazionali, dove saranno costrette a subire ulteriori trattamenti inumani e abusivi. In tutta Europa, i governi non hanno dato sufficiente sostegno ai paesi in prima linea, come l'Italia e la Grecia, che gestiscono la stragrande maggioranza dei richiedenti asilo e migranti. Non si sono assunti la responsabilità sulla ricollocazione dei richiedenti asilo negli Stati UE.

"I governi europei devono apprezzare l'importanza delle operazioni di ricerca e soccorso in mare. Più di 500 persone sono annegate nel 2018 mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo centrale a bordo di gommoni insicuri. Secondo quanto si apprende dai media, 12 persone sono morte questa settimana perché il gommone sul quale viaggiavano si è capovolto. I 40 sopravvissuti a questo incidente sono stati salvati da una nave Usa” aggiunge Karline Kleijer di MSF.

L'Aquarius è una delle poche navi di ricerca e soccorso indipendenti non governative ancora attive nel Mediterraneo centrale. Questo non significa che i bisogni siano spariti. Nel 2018, fino all’8 giugno, l’Aquarius ha già salvato e/o trasferito 2.350 persone che altrimenti sarebbero annegate. I mezzi indipendenti di ricerca e soccorso si sono ridotti nell'ultimo anno a causa di barriere burocratiche e procedimenti legali a carico di chi lavora in operazioni di ricerca e soccorso non governativo.

“La campagna diffamatoria contro le navi delle ONG deve finire. La nostra unica intenzione è salvare vite in mare. È difficile spiegare perché Aquarius sia dovuta partire per un viaggio di quattro giorni verso la Spagna con 630 persone a bordo mentre un giorno dopo questa decisione è stato autorizzato lo sbarco in Italia di 900 persone a bordo della nave Diciotti della guardia costiera italiana” osserva Karline Kleijer di MSF.

"Valencia è la fine di una terribile disavventura per 630 persone. Ora deve esserci un serio impegno europeo per salvare vite umane in mare e al loro corretto sbarco. Mentre i governi non riescono ad adempiere alle loro responsabilità, le équipe a bordo dell'Aquarius continueranno a condurre operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale" conclude Karline Kleijer di MSF.

La campagna

#Umani è la nuova campagna di Medici Senza Frontiere (MSF) che rimette al centro l’essenza del gesto umanitario attraverso cinque emozioni che accomunano tutti gli esseri umani, medici, pazienti, ogni singolo individuo in ogni ambito della società. È anche un convinto invito all’opinione pubblica per riscoprire il naturale istinto all’aiuto e alla solidarietà, dai contesti di crisi alla nostra quotidianità. MSF racconterà #Umani attraverso le testimonianze dei propri operatori umanitari, eventi sul territorio, iniziative online e nelle scuole. Perché le persone appartengono tutte a un unico genere: quello umano. www.medicisenzafrontiere.it/umani

 

Medici Senza Frontiere (MSF) chiede agli Stati membri dell’Unione Europea di facilitare lo sbarco immediato delle 629 persone soccorse nel fine settimana nel Mediterraneo e ora a bordo della Aquarius, la nave di ricerca e soccorso gestita da SOS Mediterranee in collaborazione con MSF. La nave si trova ancora al largo delle coste di Malta e Italia, i paesi che dispongono dei porti sicuri più vicini e che stanno fornendo approvvigionamenti, ma che continuano a negare l’autorizzazione a sbarcare.

MSF ha molto apprezzato “l’importante segno di solidarietà della Spagna, che ha offerto Valencia come porto di sbarco”. Ma raggiungere la Spagna implica che le persone soccorse, già esauste, dovrebbero sopportare altri quattro giorni di navigazione in difficili condizioni e con il meteo in peggioramento. Le autorità italiane hanno offerto di trasferire 500 persone su altre navi e navigare insieme fino a Valencia. Per MSF l’opzione migliore è di “sbarcare le persone soccorse nel porto più vicino, a Malta o in Italia, e successivamente trasferirle con altri mezzi in Spagna o in altri paesi sicuri per ricevere ulteriore assistenza umanitaria e legale”.

“Non è possibile rimandare ancora lo sbarco” ha detto il dr. Dan Beversluis, medico di MSF a bordo della Aquarius. “La priorità deve essere di sbarcare immediatamente tutte le 629 persone – tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 6 donne incinte – nel porto sicuro più vicino. La situazione medica a bordo è stabile per ora ma le persone sono esauste e sotto pressione”.

L’appello

“La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L'Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l'imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti”.

Questo è il testo dell’appello firmato da Anpi, Arci, Azione Cattolica, Libera, Legambiente, Rete della conoscenza. Intanto ieri a Palermo oltre mille cittadini sono scesi in piazza con il sindaco Leoluca Orlando per chiedere l’apertura del porto. Oggi è prevista un’altra manifestazione a Napoli.

Il diritto internazionale

Dalla Spagna il governo fa sapere che il nostro Paese rischia procedimenti penali di fronte al rifiuto di accogliere la nave con i 629 naufraghi. “Il comportamento del governo italiano nella vicenda Aquarius è gravissimo e l’intervento della Spagna non solleva l’Italia dalle sue responsabilità” sottolinea l’Asgi,l’Associaziono studi giuridici sull’immigrazione, che lancia l’allarme sul possibile imminente ripetersi di episodi analoghi. “La scelta di solidarietà fatta dal Governo spagnolo di fornire assistenza materiale e giuridica ai naufraghi salvati dalla nave Aquarius, infatti, non deve oscurare la gravi responsabilità del governo italiano nella conduzione complessiva di tutte le operazioni - spiega in una nota l’organizzazione -. Va infatti ricordato che le operazioni di soccorso sono partite su impulso di un Sos diramato dall’Mrcc (Comando generale del Corpo della Capitanerie di Porto) di Roma e che pertanto, in base al diritto internazionale – l’Italia è sempre stato il Paese giuridicamente responsabile del coordinamento dei soccorsi”.

 

 

 

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