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Martedì, 25 Settembre 2018

Nel campo di Kutupalong in Bangladesh, Medici Senza Frontiere (MSF) ha aperto un nuovo reparto di maternità. In questo periodo, su dieci letti occupati, quattro accolgono donne Rohingya che hanno subito violenze sessuali. Nella struttura, costruita per resistere alla stagione delle piogge, ci sono stanze private per le neo-mamme che potranno essere assistite senza il rischio che qualcuno le identifichi o ascolti ciò che dicono. Fuori dalla maternità, tre ostetriche di MSF, insieme a un'équipe di 50 volontarie Rohingya per lo più adolescenti, vanno di casa in casa per informare donne e ragazze della possibilità di ricevere assistenza medica e psicologica se hanno subito violenza sessuale. E c’è anche una linea telefonica dedicata creata da MSF per dare informazioni su dove rivolgersi per chiedere aiuto.

“Quando è iniziato l'afflusso di Rohingya, molte donne sono venute da noi dicendo: sono stata stuprata dai militari o da abitanti del Rakhine: cosa posso fare?” racconta Roksana, ostetrica di MSF. Nove mesi dopo il picco delle violenze, le sopravvissute continuano a farsi avanti. “Arrivano ancora ogni giorno. Capita che in un primo momento non vogliano condividere le loro storie e devo incoraggiarle a parlare. Offro loro un primo soccorso psicologico. Dico: non è colpa tua, non aver paura, siamo qui per aiutarti”.

A causa della stigmatizzazione associata alla violenza sessuale, le sopravvissute corrono il rischio di essere respinte dalla comunità se la loro esperienza diventa pubblica. Per la loro sicurezza, ricevono una parola d'ordine riservata e una scheda con un simbolo speciale per identificarsi con il personale di MSF. L'aiuto offerto comprende assistenza psicologica, assistenza medica e consultazioni presso agenzie specializzate se necessario.

Le organizzazioni che offrono servizi specializzati aiutano le donne incinte a causa di stupri a trovare un luogo sicuro dove trascorrere gli ultimi mesi prima di partorire nell'ospedale di MSF. Se la madre non è in grado o non è disposta a tenere il bambino, può anche aver bisogno di aiuto per trovare genitori adottivi. Altre scelgono di interrompere la gravidanza per disperazione, spesso in maniera poco sicura e mettendo a rischio la loro vita. I farmaci per indurre l'aborto sono facili da reperire nei campi, ma di solito senza istruzioni per l'uso.

“Utilizzati nel modo giusto, questi farmaci sono l'opzione più sicura” spiega Yvette Blanchette, responsabile delle attività ostetriche di MSF a Kutupalong. “Utilizzati nel modo sbagliato, comportano il rischio di considerevoli perdite di sangue e gravi infezioni. Abbiamo assistito a morti materne in seguito a pratiche di aborto non sicure”.

Quattro donne Rohingya su cinque partoriscono a casa. “Sembra più un pronto soccorso che una normale sala parto”. Al di là dei casi di stupro, nella clinica di MSF vengono ricoverate pazienti con emergenze mediche come eclampsia, emorragia post-parto, sepsi. Tra le donne Rohingya solo una minoranza sceglie l’ospedale, quattro su cinque partoriscono a casa, limitando il ricorso all’assistenza medica solo in caso di complicazioni. Ma casa, nella regione di Cox’s Bazar, è una capanna di bambù con un pavimento di terra e un tetto di cerata o politene sfilacciato, l'acqua deve essere estratta dalla pompa più vicina e le latrine comuni spesso traboccano. Di notte i campi non hanno luce e le strade ripide e strette sono scivolose. I ponti sono sospesi sopra paludi e ruscelli fangosi. Una corsa in ambulanza significa stare appollaiate su una sedia di plastica legata a due pali di bambù trasportati sulle spalle di due giovani.

“Le donne che presentano complicanze durante il travaglio, soprattutto di notte, di solito rimangono dove sono. Quando arrivano in ospedale spesso sono in condizioni davvero precarie” dichiara Yvette Blanchette di MSF. “I parti senza complicanze nell'ospedale di Kutupalong sono l'eccezione, più che la regola. Sembra più un pronto soccorso che una normale sala parto”.

Il nuovo centro di maternità di MSF, costruito con una struttura robusta di cemento, metallo e mattoni, è parte di un piano ambizioso per ricostruire un intero ospedale per rispondere alle esigenze mediche dei rifugiati e della comunità locale.“Ci sono anche momenti preziosi. Come quando gestiamo un caso ostetrico complesso e la mattina arrivo in reparto e vedo la paziente seduta sul letto col sorriso sul viso. A volte, queste donne sono quasi irriconoscibili, sembrano così trasformate e piene di vita dopo essere rimaste in bilico tra la vita e la morte per ore o giorni. Questo rende la mia giornata davvero speciale” racconta Yvette Blanchette di MSF.

Nati con un futuro incerto

Dall'anno scorso, le nascite dei bambini Rohingya in Bangladesh non sono state registrate. I bambini Rohingya nati qui non avranno certificato di nascita, non avranno lo status di rifugiato e saranno senza cittadinanza. Non riceveranno un'istruzione formale e non avranno opportunità di impiego. Inoltre, la loro libertà di movimento finisce al posto di blocco appena a nord dei campi.

 

Medici Senza Frontiere (MSF) ha aperto un nuovo ospedale nel cuore del grande campo di Kutupalong-Balukhali dove hanno trovato riparo circa 700.000 rifugiati Rohingya in Bangladesh. Si trova facilmente perché sorge su una delle tante colline che formano il paesaggio di Cox's Bazar e per questo è stato chiamato "L'ospedale sulla collina".

I lavori di costruzione sono cominciati a inizio febbraio e si sono conclusi in soli due mesi perché bisognava procedere in fretta. Con l'inizio della stagione dei monsoni sarà estremamente difficile garantire l'accesso alle cure mediche nei campi e serviva una struttura semi-permanente per fornire la migliore risposta all'emergenza, scaturita dopo la fuga di massa di Rohingya dalle violenze in Myanmar, iniziata lo scorso 25 agosto. L'ospedale ha una capacità di 100 posti letto. Ogni edificio è costituito da una struttura metallica montata su una lastra di cemento. Il complesso è dotato di un pronto soccorso, un'unità di terapia intensiva, un laboratorio analisi, reparti per adulti e bambini, un reparto maternità con unità di cura neo-natale, un'unità di isolamento per pazienti con malattie infettive e un centro nutrizionale terapeutico intensivo per bambini gravemente malnutriti, al momento pochi ma potrebbero aumentare durante la stagione dei monsoni.

Nell'ospedale le équipe di MSF saranno in grado di trattare problemi di salute comuni nei campi rifugiati, come infezioni respiratorie e diarree. Potranno trattare casi di emergenza, come vittime di violenza sessuale, pazienti con ferite traumatologiche o difficoltà respiratorie. Quando sarà necessario un intervento chirurgico, i pazienti verranno stabilizzati e poi trasferiti in un ospedale dotato di sala operatoria. L'ospedale offre un'ampia gamma di servizi medici e consulenze anche per la pianificazione familiare.

"Nel nuovo ospedale possiamo anche trattare malattie croniche come il diabete, l'ipertensione, la broncopneumopatia cronica ostruttiva e l'asma, che costituiscono la principale causa di morte tra gli adulti", dichiara Francesco Segoni, coordinatore dell'emergenza di MSF a Cox's Bazar. "È importante per i pazienti con malattie croniche avere accesso all'assistenza sanitaria secondaria, in modo che possano essere ricoverati quando ne hanno bisogno".

L'ospedale, che si aggiunge ad altre due strutture aperte da MSF alla fine di marzo e all'inizio di aprile per offrire un accesso più ampio all'assistenza medica secondaria nel distretto di Cox's Bazar, potrà anche gestire epidemie di colera o epatite E, molto comuni durante la stagione delle piogge. "Con le inondazioni e l'accumulo di acqua stagnante, è più probabile che si diffondano malattie trasmesse attraverso l'acqua o le zanzare per le condizioni di grave sovraffollamento e le pessime condizioni igienico-sanitarie nei campi", aggiunge Francesco Segoni di MSF.

Molte latrine sono state scavate in aree soggette a inondazioni e molti pozzi sono poco profondi, per questo c'è un alto rischio di contaminazione delle acque superficiali. I pozzi scavati da MSF a una profondità di oltre 150 metri, come quello che fornisce acqua all'ospedale sulla collina, non sono sufficienti a soddisfare il bisogno di acqua pulita di tutto il campo.

 

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