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Mercoledì, 15 Agosto 2018

Il welfare aziendale è uno strumento cresciuto in maniera rapida e costante negli ultimi anni, anche a causa della tendenziale riduzione del welfare pubblico. È uno strumento  che piace sempre di più ai lavoratori perché consente di massimizzare il valore netto delle risorse stanziate dalle aziende, grazie al sostanziale azzeramento del prelievo fiscale e contributivo. Se l’azienda mette a disposizione 100 euro per ogni lavoratore, il valore che arriva in tasca al singolo è molto vicino a questa somma, al contrario di quanto accade con la retribuzione classica.

Ma cos’è il welfare aziendale? Non esiste una nozione legislativa, ma possiamo definirlo come l’insieme dei beni e dei servizi che un’azienda eroga in favore dei propri dipendenti per soddisfare alcuni bisogni di carattere extra lavorativo.

Buoni pasto, assistenza sanitaria, voucher e convenzioni per acquisti o servizi a prezzi scontati sono tra le misure generalmente più note al grande pubblico in materia di welfare aziendale. Ben più vario è tuttavia l’insieme di iniziative attraverso le quali le aziende, grazie all’art. 51 del Testo Unico delle Imposte sul Reddito (TUIR), possono farsi carico dei bisogni dei propri dipendenti e dei loro familiari, venendo così ad assumere una funzione d’integrazione sussidiaria dalla valenza anche sociale.

Gli articoli 51 e 100 del TUIR, infatti, hanno individuato un ampio panel di servizi che non costituiscono reddito da lavoro dipendente. Da sanità, istruzione e previdenza (per tradizione visti come i pilastri del welfare aziendale) a quelli legati all’area ricreativa, passando per i cosiddetti fringe benefits (ad esempio, il cellulare aziendale) e i servizi di conciliazione, vale a dire tutte quelle misure pensate con un occhio di riguardo per la conciliazione tra vita lavorativa e privata del lavoratore: assistenza sanitaria integrativa, buoni pasti, servizi di trasporto collettivo casa-lavoro, istruzione a rimborso, assistenza a familiari anziani o non autosufficienti, assicurazioni rischio non autosufficienza e malattia grave, contributi previdenziali e assistenziali, fringe benefit, voucher, muti e finanziamenti, altri servizi.

Il Welfare aziendale, dunque, piace alle aziende perché è facile da attivare (anche unilateralmente, senza passaggio sindacale) e riduce il costo del personale, ma piace anche ai lavoratori perché consente di massimizzare il valore netto delle risorse che vengono stanziate dalle aziende, grazie all’azzeramento del prelievo fiscale e contributivo.

I vantaggi per le aziende: incremento della produttività, contenimento del costo del lavoro, fidelizzazione dei talenti e riduzione del turnover, miglioramento della reputazione aziendale, i vantaggi per i dipendenti, aumento del potere d’acquisto, conciliazione tra lavoro e vita privata, libertà di scegliere i benefit in base alle proprie esigenze, accesso a servizi per la crescita professionale.

Che il Welfare Aziendale funziona non c’è dubbio, ci credono, infatti, otto aziende su dieci. A non crederci fino in fondo sono proprio i dipendenti, ancora convinti che le aziende implementino questi piani per contenere i costi del personale. Una volta compresone i vantaggi, anche i lavoratori non potranno più farne a meno e le aziende, quelle serie, si sostituiranno sempre di più allo Stato nell’attuazione di misure di welfare, in una sorta di sussidiarietà all’incontrario.

Le cooperative sociali, infine, possono svolgere nell’attuale assetto di mercato, la funzione di intermediario tra domanda e offerta aggregata di servizi di welfare aziendale in un approccio che deve essere di sistema per riuscire ad individuare soluzioni di welfare a vantaggio dei dipendenti e delle loro famiglie, in termini di nuovi e migliori servizi, e delle aziende, sotto il profilo della produttività.

Anche il Calabria iniziano i primi timidi approcci a questo strumento e la cooperativa sociale KYOSEI di Catanzaro ha avviato un rapporto di collaborazione con la cooperativa sociale CADIAI di Bologna per attività di welfare aziendale a favore dei lavoratori dei punti vendita ZARA di Cosenza e Reggio Calabria.

Si tratta, forse, della prima esperienza di questo genere in Calabria.

Giancarlo Rafele (da giancarlorafele.wordpress.com)

 

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