Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Venerdì, 21 Settembre 2018

“Genova ha perso oltre 7mila occupati negli anni peggiori della crisi e le vicende dell’Ilva, della Piaggio, di Ericsson o di Carige sono lì a ricordare come è sempre possibile scendere ancora di qualche gradino. E le nuove assunzioni rimandano quasi esclusivamente ad occupazioni a tempo determinato o sono riferite ad ambiti stagionali”. È scritto nell’introduzione di Luca Borzani al dossier del centro studi “Genova che osa”, a cura di Stefano Gaggero e Lorenzo Azzolini e con l a ricerca alcuni contributi di Barbara Carpanini, Walter Massa, Paola Bellotti.

Per altro ci sono quasi 40mila giovani tra i 15 e i 25 anni che non studiano e non lavorano a fronte di circa 30mila iscritti all’Università. Sono i futuri poveri. Pesano sulla Liguria l’immobilismo e lo svuotamento delle classi dirigenti, la scomparsa delle vocazioni imprenditoriali, la bassa attrattività di Genova sotto il profilo degli investimenti, l’isolamento logistico, gli stessi processi di finanziarizzazione e di delocalizzazione delle produzioni.

“Né si vede un’inversione di tendenza – aggiunge Borzani - Anzi. Siamo immersi dalle amministrazioni di centrodestra in uno storytelling in cui ogni giorno si celebra un successo e si nasconde la Liguria così come essa è: più povera, sempre più vecchia, distante dai centri dello sviluppo, culturalmente statica e progressivamente più chiusa e provinciale. Con un’emigrazione di giovani che supera l’immigrazione straniera. Elaborare una nuova idea di città, di uscita dal declino, valorizzare risorse, competenze, innovazione sociale è il compito di una sinistra capace di uscire dall’autoreferenzialità del ceto politico e di imparare dalla sconfitta. Ritornare a misurarsi con i processi sociali è un primo e non banale passo”.

Il dossier

Nel 2007, secondo EUROSTAT, il 26% degli Italiani era a rischio di povertà o esclusione sociale, già un dato più alto del 24,5% riferito a tutta l’Unione Europea (a 27 Stati membri: non era ancora entrata la Croazia). Oggi la percentuale è del 30% contro il 23,5% dell’UE (a 28 Stati membri). A titolo di paragone con gli altri Paesi maggiori, in Germania la percentuale è lievemente scesa (dal 20,6 al 19,7%), come pure in Francia (dal 19 al 18,2%) e nel Regno Unito (dal 22,6 al 22,2%), solo in Spagna si è verificato un incremento dal 23,3 al 27,9%. In termini assoluti, il numero di persone a rischio è cresciuto da 15,2 milioni a 18,1 cioè un numero poco inferiore alla popolazione sommata di Liguria e Sardegna.

In Liguria il rischio povertà è aumentato dal 21,3% al 23,9% dal 2007 al 2016. Il peggioramento non ha risparmiato nessuna delle macroregioni del Paese, dalle Isole al Nord-Ovest, e ha coinvolto anche la nostra Liguria, dove la quota di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale è cresciuta dal 21,3 del 2007 al 23,9% del 2016 (il valore del 2016 riferito al Nord-Ovest è del 21%: la Liguria registra la percentuale più alta di tutta la macroregione e di tutto il Settentrione del Paese).

Il peggioramento

Ecco il lungo e triste elenco d’indicatori che sono peggiorati in questi dieci anni in Liguria. La percentuale di persone in condizione di grave deprivazione materiale (cioè chi deve vivere in grave ristrettezza di risorse, non potendosi permettere di pagare almeno quattro tra nove beni e servizi come: affitto e utenze domestiche, riscaldamento adeguato della casa, spese impreviste, carne, pesce o proteine equivalenti un giorno sì e uno no, un fine settimana di vacanza fuori casa, una macchina, una lavatrice, una TV, un telefono) è più che triplicata dal 2,3% del 2007 al 7,9% del 2016 (EUROSTAT).

Il tasso di mancata partecipazione al lavoro (una percentuale che alla disoccupazione aggiunge le persone inattive ma che sarebbero disposte a lavorare) è cresciuto dal 9,3 del 2007 al 15,1% del 2016 (ISTAT). Il tasso di occupati a tempo parziale è cresciuto dal 16,7 del 2007 al 21,3% del 2016 e dal 31,1 al 37,6% per le lavoratrici (EUROSTAT); il part-time involontario è cresciuto dal 5,5 al 13,1% (ISTAT). Più in generale, al 2016 (ISTAT): solo il 18,1% dei lavori riesce a evolvere da un contratto instabile a uno stabile; il 17,9% dei lavoratori è bloccato in lavori a termine da 5 anni o più; il 6,6% dei lavoratori riceve una bassa paga, cioè inferiore ai due terzi del valore mediano.

L’indice di Gini riferito al reddito netto familiare (una misura sull’omogeneità della distribuzione dove il valore “0” rappresenterebbe la massima equidistribuzione dove tutti hanno la medesima ricchezza e il valore “1” la massima disuguaglianza dove una sola persona possiede tutto) è cresciuto da 0,27 nel 2007 a 0,284 nel 2014, toccando un picco di 0,299 nel 2011 (ISTAT, ma la serie storica disponibile è limitata).

La percentuale di persone che vivono in abitazioni di bassa qualità (cioè abitazioni sovraffollate e che hanno problemi strutturali, o non hanno bagno/doccia con acqua corrente oppure hanno problemi di luminosità) è cresciuta dal 5,2% del 2007 al 9,2% del 2016 (ISTAT).

Il 9,2% delle persone vivono in case di bassa qualità. Era solo 5% nel 2007

Questi dati descrivono una situazione valida, purtroppo, anche per il capoluogo Genova, dove risiedono quasi 2 liguri su 5. Approfondendo la schedatura, affinché nessun dato sfugga alla vergogna di essere messo all’indice, recuperiamo qualcosa anche nella scarsità di rilevazioni sui comuni metropolitani.

Scopriamo così che il reddito medio imponibile in città è aumentato del 3% nell’anno d’imposta 2014 su quello 2010, mentre nello stesso periodo l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto al triplo della velocità del 9% (questo e i prossimi dati provengono dall’Ufficio statistica del comune, salvo diversamente specificato). Circa 184 mila persone hanno dichiarato un reddito imponibile fino a 15 mila euro nel 2014, pari al 40% di tutti i contribuenti, quando solo 13 mila ne hanno dichiarato uno superiore a 75 mila euro, pari al 3% di tutti i contribuenti. Il problema è che questo 3% più ricco ha dichiarato 1,7 miliardi ovvero il 16% dell’imponibile, contro gli 1,3 miliardi del 40% più povero.

Le disuguaglianze di reddito dividono la popolazione per residenza, per età, per genere e per provenienza: il reddito medio imponibile del Lido è quasi due volte il valore medio comunale e quasi tre volte quello di Ca’ Nuova dove si trova il CEP (2011); il reddito medio imponibile nella fascia d’età 45-64 anni è una volta e mezzo quello nella fascia 25-44 e circa quattro volte e mezzo il reddito nella fascia 15-24 anni (2014); il reddito medio imponibile delle donne è poco superiore alla metà di quello degli uomini (2011); il reddito imponibile medio dei cittadini stranieri è appena il 60% del reddito medio complessivo di tutti i residenti a Genova. Nell’anno d’imposta 2014, 7.024 persone hanno dichiarato un reddito imponibile nullo o addirittura negativo.

Disoccupazione e disagio sociale

I disoccupati nel comune sono cresciuti da 11 mila nel 2007 a 24 mila nel 2015. I dati riferiti a tutta l’area metropolitana ci dicono che il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è del 36% nel 2015, tra i 25 e i 34 è del 16% a fronte di un valore complessivo dell’8%.

L’indice di disagio sociale (IDS), che è una misura composta del malessere di un territorio calcolata sui dati del censimento 2011, raggiunge il valore molto alto di 9,05 nel quartiere di Ca’ Nuova e il suo opposto di -9,32 pochi chilometri più a levante, a San Vincenzo. Nella valle del Polcevera, quindi nel Municipio che ne prende il nome e a cavallo da Centro Ovest e Medio Ponente, si concentrano sette quartieri in cui l’IDS è maggiore di 0 (quindi rappresenta una situazione di disagio), in cui risiedono 50 mila persone; le altre aree cittadine dove l’IDS è positivo si trovano nel Ponente (Ca’ Nuova e Pra’, per 14 mila abitanti) e in Media Valbisagno (Montesignano e San Eusebio, per 16 mila abitanti).

Per leggere e scaricare tutto il dossier è possibile farlo a questo link

 

 

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Settembre 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30