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Martedì, 16 Ottobre 2018

L’appello del presidente di Mattarella per un governo “neutrale” o “tecnico” rischia di cadere nel vuoto. Sembrano ormai inevitabili le elezioni anticipate a luglio (il 22 la data probabile). Le forze politiche sono distanti da un accordo e il Paese resta fermo in un pantano politico a due dal voto del 4 marzo.

Entrambe le soluzioni, comunque, danneggiano molti settori della società in attesa di provvedimenti rimasti al palo come quelli per la disabilità. Per Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, “La fine della Legislatura, pur essendovi un Governo per l’ordinaria amministrazione, coincide con una sostanziale stasi di parecchi provvedimenti che erano in attesa di diventare operativi. Non si tratta di inezie, di aspetti rinviabili, di marginalità, ma di atti strettamente connessi a diritti fondamentali, come ad esempio il diritto allo studio dei minori, il diritto alla salute, il diritto al lavoro. Ai ritardi pregressi si aggiungono quelli dovuti all’impasse istituzionale ben nota a tutti.”

Ma cosa pensano gli italiani? Swg lo ha chiesto in un sondaggio. La maggioranza (48%) pensa che il Capo dello Stato debba sciogliere le camere e indire nuove elezioni, soprattutto tra gli elettori M5S e centrodestra (solo gli elettori del Pd vogliono una soluzione “tecnica”). Tra i responsabili di questa situazione sono indicati Berlusconi (23%) e Di Maio (38%) mentre ne esce meglio Salvini (10): infatti la Lega esce rafforzata nei consensi mentre si nota un calo dei grillini.

Anche se buona parte degli elettori vogliono l’urna la maggioranza crede che sia necessaria una nuova legge elettorale (79%). Sui temi prioritari dell’agenda di governo fanno da padroni la riduzione delle tasse (49%), lotta all’evasione fiscale (39), migliorare sanità pubblica (36), funzionamento della giustizia (34), tutela del lavoro (33). Sicurezza e questione migranti scendono più giù nelle preoccupazioni degli italiani.

Tra le proposte “minori” ma a doppia cifra di percentuale si nota lo stop ai conflitto di interesse, 15%; una maggiore capacità da parte dello Stato e della politica di essere distaccata dai poteri forti, 13%; una equa distribuzione degli interventi tra Nord e Sud/più infrastrutture/il potenziamento dei trasporti pubblici/rendere le periferie delle città più vivibili, 12%.

Emerge, insomma, un Paese che chiede più politica e soprattutto di fare scelte di governo a favore di chi lavoro e dei ceti più disagiati. Saranno le nuove elezioni a decidere un governo? Se a luglio o nel 2018 il rischio è quello di portare il Paese in una vera e propria agonia istituzionale.

 

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