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Martedì, 25 Settembre 2018

Sostenere il futuro, adattandosi alle necessità delle persone per rendere la loro vita non solo più confortevole e adeguata ma anche più dignitosa, attivando progetti che siano sostenibili in maniera autonoma dalla comunità. Un ettaro di terreno acquistato(due quelli previsti) dove costruire 15 classi scolastiche per alfabetizzare i bambini ed insegnare un mestiere agli adulti, due orti sociali dove coltivare verdure per la sussistenza primaria. Stiamo parlando di “Apoyandoel futuro” (APOFU), una giovanissima Ong nata nel 2016 in Mozambico per sostenere il futuro delle persone che gravitano attorno e nel campo rifugiati e richiedenti asilo di Dzaleka in Malawi, il sesto Paese più povero al mondo secondo i dati dell’Onu (2016).

Situato nei pressi di Dowa in un’area di proprietà del governo,il campo di Dzaleka accoglie attualmente una popolazione di circa 32.000 persone(27.000a settembre 2016 ed eragià al limite della sua capacità ricettiva con risorse disponibili per l’assistenza ai rifugiati seriamente limitate, fonte UNHCR). Aperto nel 1994da UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, a causa dei numerosi genocidi e violenze causati dalle guerre in Burundi, Ruanda e Congo, il campo di Dzaleka era stato pensato per accogliere all’incirca 6.000 persone.

Il Malawi, nonostante sia un Paese attaccato da malattie sessualmente trasmissibili, malaria, carenza di cibo, disoccupazione, mancanza di opportunità e molto altro, è universalmente conosciuto come “The WarmHeart of Africa”. Forse, è anche per questa ragione che migliaia di persone che soffrono guerre nel loro Paese, lo raggiungono per cercare nuove opportunità di vita.

A Dzaleka rifugiati e richiedenti asilo provengono da diversi Paesi africani, principalmente Repubblica Democratica del Congo (l’80%), Ruanda, Burundi, Etiopia e Somalia. Sono donne, bambini, uomini e anziani che vivono sotto la protezione di UNHCR, l’organizzazione incaricata della distribuzione degli alimenti (una volta al mese) e della loro collocazione. La loro permanenza media al campo è di 10-15 anni, anche se alcuni ci vivono da oltre 20 anni, tanto che è l’unica casa che abbiano mai conosciuto.

A fondare l’Organizzazione non governativa APOFU è stato Javier Camacho Valerio, 24enne della Costa Rica che sta dedicando tutte le sue energiea un progetto che vuole migliorare le condizioni di vita delle persone che vivono nel campo, coinvolgendo anche i cittadini che vi risiedono attorno. “Il Progetto Malawi – spiega - è ubicato nella comunità di Manzi, a lato del campo rifugiati di Dzaleka. Con APOFU ci adattiamo alle necessità delle comunità vicine al nostro terreno, cercando di avvicinare le persone lavorando per eliminare gli stereotipiche i cittadini del Malawi hanno verso chi è nella condizione di rifugiato o richiedente asilo”.

Per questo APOFU ha già acquistato dal governo malawiano un ettaro di terreno in un’area esterna al campo, utilizzando il denaro ricevuto grazie ad una campagna di fundraising. “Vogliamo sviluppare un progetto educativo in senso ampio – prosegue Javier, che ha studiato Genere e sviluppo all'Università Nazionale della Costa Rica e Ingegneria della gestione ambientale all'Istituto tecnologico nazionale -, pensiamo non solo a lezioni tradizionali ma anche sugli aspetti nutrizionali e di imprenditorialità, con interventi tarati sia sui bambini sia sulle famiglie”.

Oltre al fundraising, APOFU finanzia le sue attività grazie alle donazioni di semplici cittadini.

(prima puntata – segue la seconda)

Fabio Della Pietra

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