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Martedì, 25 Settembre 2018

Quattro concerti, una conferenza ed una partecipazione speciale tutti ad ingresso libero consacrati alle opere musicali di ben 23 donne compositrici, a coprire 1100 anni di creatività femminile nella storia non solo musicale dell’Occidente. Tavagnacco apre la stagione 2018 di “Donna: La Musica Dimenticata”, dedicando una intensa due giorni il 21 e 22 marzo alla musica femminile, non quella interpretata bensì la musica composta dalle donne. Ricchissimo il programma della kermesse promossa da Comune di Tavagnacco e Radio Web Le Metronome con la direzione artistica di Paola Selva, che si aprirà mercoledì 21 marzo alle 18.30 nel Centro Civico della cittadina friulana con la breve conferenza “Donna: La Musica Dimenticata” tenuta dal Maestro Alberto Chicayban, che presenterà il progetto e tutti i concerti della rassegna, cui seguirà intorno alle 19 il concerto associato del Coro Cantiere Armonico diretto dal Maestro Marco Toller.

Giovedì 22 marzo a partire dalle 20.45 - per la serie I Concerti del Giovedì Musica Donna, rassegna organizzata dal Servizio Cultura del Comune di Tavagnacco in collaborazione con la Fondazione Luigi Bon di Colugna, dedicati in questa 14^ edizione ai 20 anni di apertura del Centro di Ascolto e Consulenza delle Donne – si entrerà nel cuore della kermesse “Donna: La Musica Dimenticata” con i concerti del Duo Pierpaolo Levi e Elisa Frausin (pianoforte e violoncello), Rachele Glorioso e Laura Micelli (pianoforte e clarinetto) e Pasodoble 21 (Michele Pucci chitarra flamenca e Alberto Chicayban chitarra a 10 corde), con la partecipazione speciale di Katia Marioni (ghironda). Presenterà la serata Giusy Cozzutti.

L’iniziativa si inserisce nel Progetto Metronomi & Rose concepito nel 2016 dalla Radio Web Le Metronome e destinato alla diffusione delle opere delle compositrici, per sfaldare i preconcetti storici intorno alla creatività musicale della donna. Il concerto del 21 marzo presenterà opere di Hildegard von Bingen (1098-1179), Kassia (ca. 810 -865), Sofija Asgatovna Gubaidulina (1931), Cheryl Lynn Helm (1957), Maddalena Casulana (fl.1544–1590), Vittoria Aleotti (?1575-1640), Lina Braghetta Piozzi (1906–1987), Fanny Hensel (1805–1847), Clara Schumann (1819–1896), Cecilia Seghizzi (190 , Meredith Monk (1942) e Giovanna Marini (1937).

I concerti del 22 marzo presenteranno opere di Francesca Caccini (1547–1641), Tanya Anisimova (1966), Eladia Blazquez (1931-2005), Teresa de Rogatis (1893-1979), Ethel M. Smyth (1858-1944), Henriette Bosmans (1895-1952), Rebecca Clarke (1886-1979), Clara Wieck Schumann (1819-1896), Chiquinha Gonzaga (1847-1935), May Frances Aufderheide (1888-1971) e Aziza Mustafa Zadeh (1969).

“Se domandassimo a 100 mila persone i nomi di alcuni compositori di musica concertistica colta – spiegano Alberto Chicayban e Michele Pucci, fondatori di Le Metronome -, la maggioranza riuscirebbe forse a pronunciare quelli ultra noti di Bach, Mozart o Beethoven. Invece, se la domanda riguardasse le donne compositrici, forse di nomi non ne verrebbe in mente nemmeno uno”. “Probabilmente neanche donne con una buona formazione tecnico-musicale, o vere professioniste della musica, saprebbero menzionare anche una sola compositrice al di fuori, forse, di Clara Wieck Schumann (1819-1896).

È anche vero, però, che tante enciclopedie, dizionari musicali, trattati di storia della musica ed opere di pedagogia musicale ignorano del tutto l’immagine della compositrice, come se non fossero mai esistite donne con il talento della creazione musicale. Perfino quando troviamo l’espressione musica al femminile l’idea è quasi sempre quella di donne che suonano della musica scritta da qualcuno dei consacrati compositori uomini”. Tuttavia, la verità è che di donne compositrici la storia della musica, dalla composizione pianistica fino a quella orchestrale, è piena. Tante donne hanno avuto idee musicali meravigliose e piene di colori, soprattutto a partire dal XIX secolo. “Perché vengono ignorate dai manuali di storia della musica, dalle scuole e dai conservatori? Se è vero che viviamo in una parte del mondo in cui l’informazione è a disposizione di tutti, come mai si sa così poco rispetto alle donne compositrici? È probabile che, attualmente – spiegano Chicayban e Pucci -, non vi sia una sola causa alla base della persistente e diffusa ignoranza rispetto a ciò. Forse, lo stesso problema rispetto al riconoscimento sociale delle compositrici era già presente all’epoca della loro esistenza: preconcetti familiari, vincoli sociali, convenienze o ostacoli creati da editori, colleghi musicisti e compositori, possono essere elencati come l’inizio dell’oblio delle donne compositrici”.

Nel tempo, poi, come conseguenza dell’apparente mancanza di donne, è andato anche prendendo piede il mito del grande uomo dietro la capacità di innovare e di riorganizzare la musica. “Un diffuso luogo comune ci porta a credere – proseguono Chicayban e Pucci - che nella storia della musica ogni genio, maschio, bianco, preferibilmente europeo o nord americano, non possa che passare la staffetta al successivo genio, anche lui maschio, bianco, preferibilmente europeo o nord americano, continuando così in una successione che non ammette eccezioni, contrasti o relativizzazioni”.

Da Monteverdi a Bach, da Bach a Mozart, da Mozart a Beethoven, da Beethoven a Schubert, da Schubert a Chopin, da Chopin a Liszt, da Liszt a Brahms, da Brahms a Wagner, fino ad arrivare al Novecento, sempre con la stessa modalità della staffetta dei geni virili, fino a John Cage o Philip Glass. “Trattati di storia della musica, libri didattici, cartelloni di grandi teatri o la programmazione dei mass media riflettono in maniera quasi assoluta il mito del genio virile musicale. Non si tratta qui di rivendicare una par conditio a favore delle donne compositrici, ma di chiedere la fine di un’assenza scomoda che non fa onore alla civiltà dell’informazione”.

 

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