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Martedì, 17 Luglio 2018

La transessualità non è più classificata dall'Oms come malattia mentale. "L'incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell'International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle 'condizioni di salute sessuale'", spiega l'Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolineando che "è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender"

Arcigay

"La decisione dell'Organizzazione mondiale della Sanità di togliere la transessualità dalla lista delle malattie mentali va nella direzione della depatologizzazione della condizione trans che è il fondamento alla base delle norme più avanzate, già presenti in Paesi come Malta e l'Argentina, in cui sempre di più la transessualità è svincolata da complesse procedure mediche e giuridiche": così Ottavia Voza, responsabile Politiche trans di Arcigay. "Alla luce di questa decisione, a lungo attesa - prosegue -  è sempre più necessaria una revisione della attuale normativa italiana,  per una semplificazione delle procedure ed il rispetto del principio di autodeterminazione della persona".

"I ministri della Salute e della Giustizia e più in generale il Governo - aggiunge Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay - dovranno fare i conti con questa decisione dell'OMS e sarà nostra cura stimolare una complessiva revisione della normativa Italiana in merito alla transizione sessuale: le norme devono infatti servire ad accompagnare nel modo più corretto le scelte delle persone, non a rendere un calvario le vite di migliaia di persone, che altro non chiedono di avere la libertà di scegliere sui propri corpi e sulle proprie vite. Non solo: questa notizia ha anche un importante portato culturale, perché va nella direzione di decostruire il disprezzo e la discriminazione che una visione patologizzata della transessualità creavano. Da oggi chiunque dovrà adeguarsi alla verità scientifica: la transessualità non è una malattia ma una possibilità, libera e legittima, come abbiamo sempre sostenuto", conclude Piazzoni.

(Fonte: Ansa)

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