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Lunedì, 15 Ottobre 2018

La vicenda di Rebibbia riapre drammaticamente la questione carceraria in Italia. Il tragico epilogo con la morte di due bambini reclusi con la madre si inserisce in quadro molto grigio sul tema dei diritti nel nostro Paese. Dal taser al Daspo urbano fino alla reclusione di persone con problemi di salute mentale dentro i penitenziari sono tanti i temi che impongono domande. A questo si aggiunge anche la questione droghe e la relativa depenalizzazione o legalizzazione chiesta a gran voce dalle associazioni.  Infine, i diritti delle persone Lgbt con l’appello lanciato ieri dalle associazioni verso i parlamentari di fronte a un clima di violenza e chiusura con il nuovo ministro Fontana.

Queste domande sono state rivolta all’avvocato Rosa Criscuolo, “pasionaria” del Radicali italiani, oggi referente dell’Associazione Luca Coscioni tra le province di Napoli e Caserta. Spesso la Criscuolo interviene, senza retorica, sui fatti di cronaca e sulle decisioni dei livelli istituzionali

Come avvocato impegnato sul tema dei diritti come giudica il tragico fatto di Rebibbia?

Il problema è sempre quello dell’applicazione dell’ art 27 C. e del rispetto dei diritti umani dei soggetti sottoposti a detenzione carceraria . In Italia si sceglie di non riabilitare e reinserire nel tessuto collettivo il detenuto sebbene la popolazione carceraria sia tra le più basse al mondo. La prima domanda da farsi è per quali reati una di queste madri e’ tratta in carcere e se questa misura rappresenta invece una extrema ratio che, mi ripeto, non garantisce in dei casi la riabilitazione e il reinserimento ma anzi ne e’ causa ostativa. La seconda domanda e’ se le condizione di abbandono di queste donne a cui viene offerta un ‘ assistenza superficiale, tra corsi di economia domestica saltuarie e lezioncine di italiano, concorre nell’ accadimento di questi episodi tragici . Sicuramente le braccia di una madre restano il posto migliore in cui un bambino possa stare come detta la l. 62/2011 varata nella XVI legislatura. Il mio personale biasimo è rivolto tutto verso il precedente guardasigilli che ha impedito la recente riforma dell’ ordinamento penitenziario .

Un altro fonte lega il carcere alla salute mentale: anche su questo state portando avanti molte battaglie. Qual è la situazione?

La portata del fenomeno di cui mi chiedi notizia è di enormi dimensioni e ha diverse sfaccettature . In effetti il malato mentale è trattato come un detenuto e un detenuto può ammalarsi nella cella non solo mentalmente, i processi possono avere iter complessi. Il diritto alla salute sancito dalla Costituzione resta un mistero da svelare tra le mura delle strutture penitenziarie e le visite che i Radicali in questi anni hanno effettuato hanno portato alla luce casi che sono diventati famosi, ahimé, per aver mietuto vittime. Per quanto riguarda più specificamente la disciplina del TSO, noi pensiamo che sussiste la necessità di rivederla sia dal punto di vista genetico che esecutivo soprattutto rispetto a chi come il professore Mastrogiovanni ha subito la costrizione meccanica che poi ne ha procurato la morte. I capisaldi della nostra proposta di legge presentata dall’ avvocato Michele Capano, legale della famiglia Mastrogiovanni, prevede innanzitutto un obbligo di informativa e poi l’obbligatorietà della difesa tecnica proprio per consentire il controllo della legalità della procedura.

Sui diritti civili delle persone Lgbt ci sono molte tensioni con il nuovo ministro Fontana: come vede il futuro su questione matrimonio gay e adozioni? 

Quando affrontammo nel 2016 l’esame della Legge 76 sulla “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenza detta Legge Cirinnà individuammo già diverse crepe in quanto perfettibile . Le questioni anacronistiche poste da esponenti del nuovo governo non possono che avere obiettivi propagandistici legati ad imminenti fasi elettorali e rinnegano ogni tipo di sforzo da parte di chi come noi radicali dedicano la loro azione politica alle battaglie volte alla conquista dei diritti civili e all’ affermazione delle libertà fondamentali. Il problema non è il ministro ma come sempre è stato, risiede nella mancanza di volontà legislativa di un parlamento che ha creato una legge scolapasta.

Infine, la questione sostanze e consumi: quali margini ci sono per riportare al centro del dibattito il tema della legalizzazione? 

Nel contratto di governo sia il tema sulla legalizzazione della cannabis che la regolamentazione della prostituzione essendo ritenuti argomenti divisivi non sono citati ma in entrambi i casi non hanno la contrarietà delle forze politiche rispettivamente del Movimento e della Lega. Ovviamente le riflessioni più cogenti sono relative alla mancanza della possibilità della legalizzazione delle droghe leggere nell’ ultima relazione della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e all’ introduzione di nuovi canali di repressione al narcotraffico soprattutto finanziari. È retorico chiaramente chiedere ad un radicale quale metodo sponsorizzi quale efficace sull’ argomento. 

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