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Domenica, 18 Febbraio 2018

"A quasi 2 anni dall'approvazione della legge sulle unioni civili,  l'amministrazione comunale di Verona ha censurato lo slogan di un' espositrice della fiera "Verona sposi" perché fa riferimento, in maniera allusiva, alle unioni civili. Un fatto grave, che tenta di scollegare la città di Verona dalle leggi della nostra Repubblica, di cui Verona, fino a prova contraria, è ancora parte": lo denuncia  Laura Pesce, presidente di Arcigay Pianeta Milk di Verona.

Pesce poi prosegue: "Invece di favorire il trattamento equo di tutti i cittadini e le cittadine che rappresenta, Il Comune si muove addirittura a censura delle iniziative che questa parità la promuovono. A Verona si respira un clima di repressione preoccupante, che ci ricorda tempi che vorremmo pensare molto lontani. Lo slogan #sposachivuoi prendeva chiaramente atto di una realtà che è già scritta nei cuori della gente, oltre che   nella legge: uomini e donne di questo Paese oggi si sposano, etero, gay, lesbiche o bisessuali che siano, indipendentemente dal fatto che lo facciano con matrimoni o unioni civili. Negarlo - continua Pesce - è pura cecità".

"La censura messa in campo dal Comune di Verona - prosegue Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay - è non solo rivelatrice di un pensiero liberticida, discriminatorio e antidemocratico, ma è anche sintomo di un'incompetenza raggelante della classe politica, che evidentemente ignora il rispetto dovuto alle leggi dello Stato e alle iniziative dei privati, se non lesive di queste leggi. Stiamo procedendo in queste ore a segnalare la vicenda all'Unar, l'ufficio nazionale contro le discriminazioni, affinché richiami la giunta di Verona al rispetto delle leggi". 

 

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