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Sabato, 16 Dicembre 2017

Redazione

Redazione

L'aula del Senato ha approvato, con 180 sì, 71 no e 6 astenuti, il disegno di legge sul testamento biologico che introduce in Italia le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) consentendo anche l'interruzione di nutrizione e idratazione artificiali. A votare a favore Pd, M5s, Liberi e uguali, Ala, Autonomie (con l'eccezione di Lucio Romano) e alcuni senatori del gruppo Misto. Contrari alla legge Ap, Federazione della libertà-Idea, Udc, Forza Italia (che comunque ha lasciato libertà di coscienza), Lega.

Trattandosi di temi eticamente sensibili ci sono stati comunque alcuni distinguo a titolo personale tra le forze politiche che ufficialmente si erano dette contrarie alla legge. Il testo era stato licenziato da Montecitorio il 20 aprile scorso. Il Senato non ha apportato modifiche. Un lungo applauso nell'aula del Senato ha accompagnato l'approvazione definitiva della legge sul testamento biologico. A seguire le dichiarazioni di voto dalla tribuna ospiti anche i dirigenti dell'Associazione Luca Coscioni, tra cui Mina Welby.

La legge. Con il sì dell'aula del Senato alle norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (Dat), arriva dunque in Italia la legge sul testamento biologico. Rifiutare le terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiali, diventa un diritto. Vietato l'accanimento terapeutico. Ok all'obiezione di coscienza per i medici che non vogliono staccare 'la spina'.
La legge si divide in due parti: una più generale sul consenso informato sui trattamenti sanitari e una sulla compilazione delle Dat, attraverso le quali una persona potrà lasciare le sue volontà circa le cure a cui essere sottoposto o da rifiutare quando non sarà più cosciente a causa di un incidente o una malattia. Per chi non lascerà disposizioni scritte ovviamente varrà l'alleanza di cura tra medico e paziente. Le norme erano state approvate dalla Camera il 20 aprile scorso e Palazzo Madama non le ha modificate. Il Registro nazionale delle Dat, che non era stato inserito per mancanza di coperture, potrebbe entrare nella Legge di bilancio.

Ecco cosa prevede la legge sul testamento biologico approvato in via definitiva dall'aula del Senato.

Consenso informato

La legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all'autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. E' promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l'autonomia decisionale del paziente e la competenza, l'autonomia professionale e la responsabilità del medico.

In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell'unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell'equipe sanitaria. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell'eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell'accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Il consenso informato e' acquisito nei modi e con gli strumenti più consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano.

Possibile stop a nutrizione e idratazione artificiale

Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sara' possibile chiedere lo stop alla loro sommministrazione o rifiutarli.

Abbandono delle cure e obiezione di coscienza per i medici

Al paziente è riconosciuto il diritto di abbandonare le terapie. Ai medici è riconosciuta l'obiezione di coscienza. Di fronte alla richiesta di un malato di 'staccare' la spina, non avranno quindi 'l'obbligo professionale' di attuare le volontà del paziente. Il malato potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell'ambito della stessa struttura sanitaria.

Divieto di accanimento terapeutico e sedazione profonda

Divieto di accanimento terapeutico in caso di malattia terminale. E possibilità, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario.

E' sempre garantita un'appropriata terapia del dolore e l'erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

Sostegno psicologico

Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

Minori e incapaci

La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l'amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione e' rimessa al giudice tutelare.

Cosa sono le Dat

Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali. Le Dat saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all'atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l'Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza, che provvede all'annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione. Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.

Banche dati, Regioni in attesa del registro nazionale Dat

Le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle Dat. Non è stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla Camera un Registro nazionale delle Dat. Con un ordine del giorno del Pd si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il Registro nazionale dovrebbe entrare nella Legge di Bilancio.

Fiduciario

Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle Dat, redatte con atto scritto o con videoregistrazione.

Pianificazione condivisa delle cure

Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico. L'equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

Relazione annuale del ministro della Salute. Annualmente il ministro della Salute presenta al Parlamento una relazione sull'applicazione della legge stessa. Le Regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della Salute.

Norma transitoria

Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il Comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della legge, si applicano le disposizioni della legge approvata dal Parlamento

 

Afro Napoli United risponde alle accuse di un’associazione sportiva in merito al tesseramento di una sua calciatrice del team femminile. “Stamattina nella cassetta della posta troviamo un esposto dell A.s.d. Irpinia sport – scrive in una nota AfroNapoli United - squadra di calcio a 11 femminile, che abbiamo affrontato e sconfitto per 3 a 1. La falsità scritta nella letterina arrivataci è sul tesseramento di una nostra giocatrice migrante, Marie Fall, e nella seconda foto viene confermato che è una nostra atleta e può giocare dal 24 novembre”.

“Viene da ridere però quando chiedono chi fosse a dare indicazioni alle giocatrici dalla panchina – continua il team antirazzista. Noi vi diciamo che quel signore è Adama Kane già responsabile della juniores maschile. Loro lo descrivono, letteralmente, come un signore di ‘colore’ e noi ridendo ci chiediamo innanzitutto di quale colore sia e come mai avrà urtato la loro sensibilità”. 

“Non abbiamo bisogno di inserire falsi tesserati o imbrogliare sullo staff tecnico. Sappiamo che in queste categorie sono in molti a farlo ma a noi non interessa. Non abbiamo bisogno di comportarci così per una o più vittorie – conclude la squadra multietnica - perché non siamo fatti così, perché non mettiamo nei guai i nostri tesserati e non perdiamo la faccia con i nostri tifosi e quelli che ci riempiono di attestati di stima. Quando perdiamo guardiamo prima noi stessi”.

Dopo lo scontro e le polemiche sulla Galleria Bombi, a Gorizia continua la mancata accoglienza per i rifugiati. “Per il terzo anno consecutivo, decine di persone escluse dal sistema d'accoglienza sono costrette a vivere in condizioni indegne”. Medici Senza Frontiere chiede un intervento immediato delle autorità perché garantiscano una “risposta dignitosa e strutturale”. Intanto, per fornire almeno un riparo a queste persone, MSF ha messo a disposizione una tenda riscaldata all'interno dell'area urbana.

A partire da ieri sera, la struttura fornita da MSF alla Caritas di Gorizia, in seguito a una richiesta di sostegno, ha iniziato ad assicurare un riparo alle persone costrette, nelle settimane passate, a dormire accampate ed esposte a temperature vicine allo zero. "E' scandaloso che ancora una volta sia la società civile a dover fornire assistenza e riparo a queste persone vulnerabili," dice Tommaso Fabbri, capo missione di MSF."Già lo scorso anno siamo intervenuti a Gorizia per far fronte alla stessa situazione critica, che continua a ripetersi senza che le autorità competenti si assumano la responsabilità di garantire soluzioni a lungo termine".

Nel mese di novembre, un'équipe di MSF, allertata dai volontari che fornivano assistenza a oltre cento persone costrette a dormire all'aperto all'interno della galleria Bombi, nel centro città, ha effettuato un sopralluogo sul campo, verificando la gravità della situazione. Oltre a non essere protette dalle intemperie e dal freddo, le persone accampate nella galleria non avevano accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari ed erano assistite solamente da gruppi di volontari per le loro necessità primarie.

Per affrontare questa situazione, MSF ha fornito alla Caritas una tenda riscaldata, pavimentata e dotata di letti, in grado di garantire un rifugio temporaneo ad almeno cento persone. I lavori d'installazione della tenda sono stati ultimati ieri, permettendo i primi ingressi nella notte. Non esiste però alcuna certezza sul numero di persone che hanno ancora bisogno di un rifugio nell'area né sulla durata della loro situazione di necessità.

"Fornire a queste persone un riparo dalle intemperie era una priorità assoluta ma questa non può essere considerata come una soluzione definitiva né esaustiva", spiega Ahmad Al Rousan, coordinatore di progetto nell'equipe di MSF che ha effettuato il sopralluogo. "Un intervento delle autorità è imprescindibile per garantire a tutti condizioni degne".

MSF interviene a Gorizia a sostegno delle persone rimaste prive di riparo e bisognose di assistenza primaria per la seconda volta dopo una situazione analogamente critica da dicembre 2015 a luglio 2016. In Italia, MSF assiste migranti e richiedenti asilo attraverso attività di supporto psicologico nei CAS dell'area di Trapani, un centro per l'assistenza post-ospedaliera a Catania un Centro per le Vittime di Tortura e un'unità di assistenza mobile negli insediamenti informali a Roma.

 

 

Il 15 dicembre, presso il Centro Congressi Frentani a Roma, il Forum Nazionale del Terzo Settore festeggia i 20 anni dalla sua costituzione. Con l’iniziativa “Venti di partecipazione” vuole celebrare e ricordare l’impegno di questi 20 anni per la promozione della democrazia, della giustizia e di uno sviluppo sostenibile, mettendo sempre al centro i diritti delle persone. Il 20° anniversario cade in una fase storica particolare, in cui molta attenzione della politica e dell’opinione pubblica è rivolta al Terzo settore e alla sua riforma ed è questa un’occasione, per il Forum, per riflettere sulla strada ancora da percorrere, sulle sfide da raccogliere e sulle strategie da mettere in campo per rispondere ai cambiamenti socio-economici e culturali di questi anni.

“La partecipazione, che ha sempre contraddistinto la storia del Forum – dichiara la portavoce Claudia Fiaschi -, riesce a mobilitare le migliori energie delle persone, contribuendo a sviluppare i legami sociali. La ricchezza rappresentata dalla solidarietà e dalla cittadinanza attiva è il vero motore, spesso silenzioso, del nostro Paese, che gli imprime la forza e la direzione per affrontare le sfide cruciali”.

“I dati ci danno conferma – continua la portavoce del Forum Terzo Settore -: “in cinque anni i nostri soci, che rappresentano le principali reti nazionali di Terzo settore, sono passati da 69 a 81 per un totale di 141.000 sedi territoriali, ovvero quasi la metà di tutti gli enti non profit censiti dall’Istat. I volontari delle nostre organizzazioni sono oltre due milioni e mezzo, i lavoratori più di 500.000(erano 481.000 nel 2014). Il valore economico delle realtà che aderiscono al Forum oggi supera i 12 miliardi di euro.”

Nella mattinata del 15 dicembre saranno presentate tre ricerche che rappresentano un importante segnale di rinnovato impegno del Forum nel suo ruolo di rappresentanza del Terzo settore e nella sua promozione della coesione sociale. “I dati delle nostre ricerche – prosegue la portavoce – confermano che i venti della partecipazione continuano ancora a soffiare con una forza e in direzioni che non sospettavamo.”

I dati 

Rapporto “Il Terzo settore e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”: si tratta del primo studio che dà consistenza ai numeri del Forum rispetto al posizionamento del Terzo settore nel perseguimento e nella promozione dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, approvati dall’ONU nel 2015. Rapporto “Le reti del Terzo settore”: giunto alla terza edizione, fotografa la complessità delle reti del Terzo settore italiano, attraverso numeri ed attività svolte, offrendo anche un’analisi storica del loro sviluppo. Linee Guida per un Codice di Qualità e Autocontrollo (CQA) per gli organismi del Terzo settore: un modello di riferimento di cui le organizzazioni potranno avvalersi per autocertificare la qualità e la trasparenza del loro operato.

 Il programma

Ad aprire i lavori la Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, Claudia Fiaschi. Interverranno, tra gli altri, il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, Marco Frey della Scuola Superiore Sant’Anna Pisa, Gaia Peruzzi dell’Università La Sapienza di Roma e Massimo Novarino dell’Ufficio Studi e Documentazione del Forum.

Parteciperanno alla tavola rotonda “I nuovi Venti: consigli per il futuro”: il sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Luigi Bobba, il Presidente della Fondazione CON IL SUDCarlo Borgomeo, il Direttore Generale ACRI Giorgio Righetti, il Presidente di CSVnet Stefano Tabò, il Presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini e Leonardo Becchetti dell’Università Tor Vergata Roma. Per il Forum Terzo Settore: Ilario Moreschi della Consulta del Volontariato, la Coordinatrice della Consulta Economia Sociale Eleonora Vanni e il Coordinatore della Consulta APS Giancarlo Moretti. A moderare la tavola rotonda Elisabetta Soglio di Corriere Buone Notizie.

All’iniziativa è stata conferita la “Targa del Presidente della Repubblica”. Sarà possibile seguire la diretta sul canale Facebook del Giornale Radio Sociale o il live tweeting con l’hashtag #VentidiPartecipazione. L’evento è organizzato con il sostegno della Fondazione CON IL SUD.

 

Il prossimo 18 dicembre a Roma, a partire dalle ore 11.00 presso il CESV, in via Liberiana 17, si terrà la conferenza stampa di presentazione di "Guardiamo Oltre", 4° Rapporto di Antigone sugli Istituti di Pena per Minorenni. A distanza di due anni dal precedente e nel momento in cui il governo è impegnato nella scrittura dei decreti delegati alla riforma dell'ordinamento penitenziario, "vogliamo fare il punto sulla detenzione minorile nel nostro paese, così come emersa dalle visite effettuate dal nostro Osservatorio". 

Verranno illustrate in esclusiva storie, dati, numeri e mostrate immagini video degli IPM in Italia. Durante la conferenza stampa sarà anche presentato un nuovo sito realizzato da Antigone e dedicato esclusivamente alla giustizia minorile, nel quale confluiranno tutti i precedenti rapporti, insieme a schede relative agli IPM, video, gallerie fotografiche e approfondimenti sul tema.

Alla conferenza stampa parteciperanno: Patrizio Gonnella (Presidente Antigone), Susanna Marietti (Coordinatrice Nazionale Antigone), Alessio Scandurra (Responsabile Osservatorio Antigone sulle Condizioni di Detenzione), Francesco Cascini (Presidente della Commissione per la riforma dell'ordinamento penitenziario minorile), Mauro Palma (Garante Nazionale dei Diritti delle Persone detenute o Private della Libertà Personale) e Concetto Zanghi (Responsabile Sezione Statistica del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità).

 

“Questo è il punto di arrivo, ma ancor più il punto di partenza.” Così inizia il suo commento Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, a margine della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di ieri del secondo Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.

“L’adozione del Programma come decreto del Presidente della Repubblica e, finalmente, la formale pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è il punto finale di uno scrupoloso e appassionato lavoro dell’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità. FISH e molti altri hanno partecipato attivamente alla elaborazione di questo documento che vuole rappresentare da un lato la confermata espressione di diritti umani e di cittadinanza, dall’altro essere un riferimento anche organizzativo per il cambiamento delle politiche e dei servizi in una logica inclusiva.”

Da qualche settimana è stato anche ricostituito lo stesso Osservatorio presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Come si combinano i due provvedimenti? “Anche in questo senso il Programma costituisce un nuovo punto di partenza per il Parlamento, il Governo, i Ministeri, le Regioni, i Comuni e vari altri attori istituzionali cui sono indicate specifiche linee di azioni concrete. – conclude Falabella – Ma è anche per noi una cartina di tornasole, uno strumento ulteriore per monitorare e stimolare l’avanzamento dell’applicazione del Programma e dei principi della Convenzione ONU. Lo faremo sia nell’Osservatorio che proseguendo la nostra quotidiana e incessante attività.”

 

In un mese, dal 25 agosto al 24 settembre 2017, sono morti a causa della violenza in Myanmar, nello Stato di Rakhine, almeno 6.700 Rohingya, tra cui 730 bambini al di sotto dei 5 anni. È quanto emerge da un'indagine condotta dall'organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) tra i rifugiati Rohingya in Bangladesh. Secondo le stime più prudenti, sui 9 mila decessi accertati, nel 71.7% dei casi la causa del decesso è legata direttamente alla violenza. In un solo mese 6.700 Rohingya hanno perso la vita colpiti da armi da fuoco (69% dei casi negli adulti; 59% nei bambini), bruciati vivi nelle loro case (9% negli adulti; 15% nei bambini), per violenti percosse (5% negli adulti; 7% nei bambini) e a causa dell'esplosione di mine (2% nei bambini).

I numeri dimostrano come i Rohingya siano stati il bersaglio della spirale di violenza iniziata il 25 agosto scorso quando l'esercito e la polizia del Myammar, oltre ad alcune milizie locali, hanno lanciato l'operazione di sgombero nello Stato di Rakhine in risposta agli attacchi dell'Esercito per la salvezza dei Rohingya dell'Arakan. Da allora, più di 647.000 Rohingya sono fuggiti dal Myammar per trovare rifugio in Bangladesh, dove oggi vivono in campi sovraffollati e in scarse condizioni igieniche.

"Abbiamo incontrato e parlato con i sopravvissuti delle violenze in Myammar e ciò che abbiamo scoperto è sconcertante. È davvero alto il numero di persone che ha riferito di aver perso un componente della famiglia a causa della violenza, a volte nei modi più atroci. Il picco di morti coincide con il lancio delle operazioni da parte delle forze di sicurezza del Myanmar nell'ultima settimana di agosto", afferma il Dr. Sidney Wong, direttore medico di MSF.

I dati raccolti da MSF sono il risultato di sei analisi retrospettive sulla mortalità condotte nei primi giorni di novembre in diverse aree dei campi profughi Rohingya a Cox's Bazar in Bangladesh, poco oltre il confine con il Myanmar. La popolazione totale coperta dall'analisi è di 608.108 persone; tra loro 503.698 sono fuggite dal Myanmar dopo il 25 agosto.

Il tasso di mortalità totale - tra il 25 agosto e il 24 di settembre – tra la popolazione intervistata è di 8 persone su 10.000 al giorno, che equivale al decesso del 2,26% (con un intervallo di confidenza che va dall'1,87% al 2,73%) del campione della popolazione. Applicando questa proporzione alla popolazione totale arrivata in Bangladesh dal 25 agosto nei campi presi in esame dalle ricerche, il numero di Rohingya morti nel primo mese dopo l'inizio del conflitto si attesterebbe tra le 9.425 e le 13.759 persone, includendo almeno 1.000 bambini di età inferiore ai 5 anni.

"Il numero totale dei decessi è probabilmente sottostimato perché MSF non ha condotto indagini in tutti i campi profughi in Bangladesh, oltre a non essere riuscita a intervistare i Rohingya ancora in Myanmar", spiega il Dr. Sidney Wong. "Abbiamo sentito parlare di intere famiglie morte nelle loro case a cui era stato dato fuoco".

"Ancora oggi molte persone stanno fuggendo dal Myanmar verso il Bangladesh. Chi riesce ad attraversare il confine racconta di essere stato vittima di violenza nelle ultime settimane", aggiunge il Dr. Wong. "Sono inoltre davvero pochi gli organismi di aiuto indipendenti in grado di accedere nel distretto di Maungdaw, nello Stato di Rakhine, e per questo temiamo per il destino dei Rohingya che sono ancora lì".

 

"La firma di un accordo per il ritorno dei Rohingya tra i governi di Myanmar e Bangladesh è prematura. I Rohingya non possono essere costretti a ritornare in Myanmar e la loro sicurezza e i loro diritti devono essere garantiti prima che qualsiasi piano di rientro venga preso seriamente in considerazione", conclude il Dr. Wong.

 

 

MSF lavora in Bangladesh dal 1985. Vicino all'insediamento di Kutupalong nel distretto di Cox's Bazar dal 2009, MSF gestisce due cliniche che offrono cure sanitarie di base e di emergenza, così come servizi di degenza e ambulatoriali ai rifugiati Rohingya e alla comunità locale. In risposta all'afflusso di rifugiati nel disretto di Cox Bazar, MSF ha notevolmente aumentato la sua presenza nell'area, estendendo le attività mediche, sanitarie e nel settore idrico.

MSF lavora inoltre nella baraccopoli di Kamrangirchar, nella capitale Dhaka, fornendo cure di salute mentale, di salute riproduttiva, servizi di pianificazione familiare e consultazioni prenatali, e gestendo un programma di salute sul posto di lavoro per gli operai.

 

 

 

Gli aneddoti dell’infanzia e della giovinezza, gli amori, i concerti rock, le avventure con un denominatore comune: una birra o in drink ad accompagnare lungo la strada. Sono i “ricordi oziosi di un padre separato” nel libro Dizionario dell’alcol (Arduino Sacco editore, 14,90 euro) dell’esordiente Paolo Mormile, napoletano che si divide tra Anzio, Roma e lo stesso capoluogo campano.

Se il titolo non rispetta il “politicamente corretto” non si tratta di un elogio all’alcol ma sono sprazzi di vita vissuta ed esperienze legate a un trascorso edonistico dell’autore nemmeno tanto remoto che fanno da contrasto con l’attuale vita quotidiana. Ieri emozioni  e sentimenti dei bagordi passati e oggi gli affanni della vita tra un matrimonio ormai finito e la gestione di due figli non senza problematicità.

Sembra quasi una foscoliana mimetizzazione nella persona o nel personaggio del passato, con una scrittura immediata e colloquiale, per recuperare le forze nelle giornate che dalle 6 del mattino alla mezzanotte accompagnano il “padre separato” a combattere per i figli e i loro bisogni.

“Calcio, tennis, bici, viaggi, serate, donne e concerti erano ormai solo confusi ricordi – scrive Mormile nell’introduzione – Prima che lo diventassero troppo, meglio annotarli. Mia moglie sosteneva che quel che facevo era il minimo. Ma si sa, più che sposarsi bisognerebbe sponsorizzarsi”.

Il 15 dicembre a Napoli si terrà la prima presentazione con l’autore e il giornalista Giuseppe Manzo: ore 19 piazza Dante al Caffè Bistrot letterario “Il tempo del vino e delle rose”. Non mancherà, ovviamente, un bicchiere per accompagnare il dibattito.  

 

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