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Mercoledì, 18 Ottobre 2017

Redazione

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Risate e tanto divertimento, ma anche serie considerazioni. E' questo ciò che promette la Compagnia de “Gli Instabili” a Spoleto, composta da operatori della Cooperativa Il Cerchio, che torna sul palcoscenico del Cantiere Oberdan con una nuova e frizzante commedia. Questa volta la compagnia ci condurrà in un viaggio nel mondo degli amori “diversi” attraverso tante risate ma anche importanti spunti di riflessione. Cosa vuol dire amare? A questa spinosa ed eterna domanda cercheranno di rispondere i personaggi dello spettacolo, ognuno con la propria, personalissima visione della vita, che non mancherà di stupirvi.

Lo spettacolo è la terza fatica di Silviano Ragni che, dopo i successi di "L'Amore è cieco ma..." e "Ce semo magnati la pigna con tutta la colla", torna alla ribalta con la commedia "E' questo un piccolo grande amore", accompagnato alla direzione da Giuseppina Bisaccioni e con un cast in parte rinnovato, con i nuovi inserimenti Caporaletti Massimiliano, Proietti Rosella, Enrico Ricciarelli, M. Luisa Fogliani e Alessia Proietti Mosca ed il sempre presente Samuele Bonanni.

L'evento è inserito all'interno della raccolta fondi della Cooperativa Il Cerchio ed il ricavato sarà destinato a favore delle attività della Famiglia Comunità per il Dopo di Noi di Spoleto denominata "Le Ville". Siete tutti invitati al Cantiere Oberdan il 19, 20 e 21 ottobre alle ore 21:30 e domenica 22 ottobre alle ore 17:00.

 

 

Sono 25 mila le vittime di tratta che sono state liberate in Italia. E' quanto emerge nel convegno promosso in occasione della Giornata europea contro la tratta di esseri umani. Le risorse destinate ai piani di contrasto a tutte le forme di schiavitu' sono stati 8 milioni fino al 2015, 14,5 nel 2016, arrivando a 22,5 milioni nel 2017 con cui verranno finanziati progetti su tutto il territorio nazionale.

Lo rivendica la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi: "Questo e' il segnale che il governo crede in queste attivita'. A dicembre verra' pubblicata la graduatoria dei progetti. Ho chiesto- spiega Boschi- che in questa legge di bilancio vengano confermate le risorse e che lo stanziamento sia di durata triennale in modo che si possa impostare una programmazione di politiche adeguate". Quella di oggi, osserva Boschi, "non e' una giornata di celebrazione di una vittoria perche' il lavoro da fare e' ancora tanto; e' una sfida impegnativa, su cui si misura lo stato di salute e la democrazia del Paese".

Nella maggior parte dei casi le vittime sono sfruttate sessualmente, schiave del lavoro e delle economie illegali: si calcola che siano oltre 20 mila ogni anno in Europa le donne, gli uomini e i bambini che entrano nei sistemi di protezione e assistenza delle vittime. Di queste circa mille l'anno sono in Italia: sono in gran parte donne di nazionalita' straniera, in particolare nigeriane (59,4%).

Il numero verde anti tratta 800290290 ha visto un aumento delle chiamate: +35% nel primo semestre di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2016, piu' 80% rispetto al 2015. Il governo ha poi realizzato uno spot per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessita' di denunciare i casi di schiavitu'.

L’impegno di Dedalus

“In Italia la tratta è cambiata profondamente negli ultimi anni- spiega Andrea Morniroli, operatore sociale con esperienza trentennale sul campo-. Più che un leggero aumento quantitativo del numero di vittime, vanno evidenziate le variazioni qualitative del fenomeno. La prostituzione coatta dell’est con traffico di esseri umani è diminuita, mentre è aumentata la prostituzione africana. Donne, soprattutto nigeriane, arrivano in Italia mischiate ai flussi dei rifugiati: L’OIM (Organizzazione Mondiale per le Migrazioni) nel 2016 ha contato 13 mila nigeriane vittime di tratta giunte via mare. Si tratta di ragazze spesso molto giovani, talvolta sedicenni e diciassettenni, analfabete, costrette a prostituirsi per ripagare il debito contratto dalla famiglia per farle giungere in Italia. La coercizione avviene attraverso il rito vudù che contempla violenza fisica e psicologica come le minacce di morte”.

La Cooperativa Dedalus, con i suoi 10 operatori, tra cui i fondamentali mediatori culturali che agganciano le donne, avvicina circa 1000 persone l’anno, di queste 30, 40 sfuggono alla tratta. Al momento la cooperativa sta seguendo 70 donne nel percorso di reinserimento sociale. Nel 30% dei casi c’è la denuncia che arriva nel giro di un anno. “Il momento più difficile per le donne è quello della fuga- spiega Morniroli-. Ci vuole un grande coraggio, ma una volta che le donne trovano questa forza le accompagniamo nel percorso che va dall’accoglienza in luoghi sicuri, al sostegno psicologico, ai tirocini, fino all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale completa. Le percentuali di fuoriuscita non sono altissime, ma bisogna considerare che ogni percorso di fuoriuscita necessita un lavoro lungo e paziente che dura da 6 mesi fino a 2 anni. D’altra parte grazie al lavoro di avvicinamento e informazione dei mediatori culturali centinaia di donne ogni anno iniziano a recarsi ai servizi sanitari, scongiurando così rischi fortissimi per la salute pubblica. Ad esempio le donne vittime di tratta che fanno l’interruzione di gravidanza vedono incrementare il debito contratto con gli aguzzini fino a 3.000 euro e sono costrette a più anni di schiavitù. In presenza di un mercato del sesso al ribasso ogni donna guadagna circa 800, 1000 euro al mese e impiega circa 4 anni per ripagare il debito”.

“Il Piano Nazionale- conclude l’operatore Dedalus- per la definizione della strategia di Governo nel contrasto e prevenzione del crimine della tratta e nella protezione delle vittime elaborato dal sottosegretario Boschi è ben strutturato. Quest’anno c’è stato il raddoppio delle risorse per i progetti anti-tratta con 20 milioni di euro e si pensa di mantenere questo investimento anche nei prossimi tre anni. Servirebbero 30-40 milioni all’anno per mettere in pratica al meglio tutte le azioni, ma quello compiuto è già un passo in avanti importante”.

 (Fonte: Redattore Sociale/Dire - www.napolicittasolidale.it

 

Non poteva andare meglio il week end dei “6 Anni Insieme” per l’ ASD RFC Lions Ska Caserta. Tutti gli eventi in programma hanno permesso di celebrare nel migliore dei modi il sesto anniversario della fondazione del progetto multietnico casertana che sventola la bandiera dell’antirazzismo nella provincia di Caserta sin dal 2011.

In un momento storico in cui aumentano le tensioni sociali a discapito del diverso, del povero, del migrante, alimentate dalla più becera e populista propaganda politica e mediatica, l’ASD RFC Lions Ska Caserta prende una posizione netta, a favore dell’inclusione sociale e dell’uguaglianza di tutte e tutti, indipendentemente dalle differenze, che anzi vanno considerate sempre un valore aggiunto.

Il fine settimana è iniziato con la partecipazione al seminario sull’inclusione sociale dei migranti nel mondo dello sport presso la facoltà di Scienze Sociali di Napoli, insieme alla giornalista Anna Trieste ed ai rappresentanti di Stella Rossa, Afro Napoli United e Dedalus Soccer, dinanzi ad una folta ed interessata platea di studenti. Marco Proto, in rappresentanza della RFC Lions e della UISP, ha raccontato l’esperienza di inclusione attraverso il calcio della squadra multietnica ed antirazzista casertana, soffermandosi anche sulle pratiche di emersione e contrasto alle discriminazioni razziali del progetto UISP “SportAntenne” e sulla campagna “WeWant to Play” per l’abolizione dell’art. 40 quater del regolamento FIGC, che ostacola illegittimamente l’accesso al tesseramento per i giocatori cittadini di paesi extra-UE.

Il week end di festeggiamenti è proseguito con il consueto momento sportivo di sabato pomeriggio, che ha visto partecipare tanti amici del progetto antirazzista, accorsi appositamente a Caserta da Glasgow, Taranto, Bologna, Napoli. Ci si è poi spostati allo Stadio “Pinto” per le iniziative contro il razzismo organizzate in collaborazione con la Casertana in occasione del match di campionato tra i rossoblu ed il Monopoli. La festa di sabato sera al Laboratorio Sociale Millepiani e la giornata antirazzista in Villa Giaquinto hanno chiuso degnamente tre giorni intensi e ricchi di soddisfazione per i ragazzi della RFC Lions, che in 6 anni hanno costruito una realtà solida che fa dell’inclusione sociale e della lotta alle discriminazioni attraverso lo sport il motivo stesso della propria esistenza.

Tutte le attività del week end rientravano, peraltro, nell’ambito delle “Action Weeks” del network FARE (Football AgainstRacism in Europe), che ogni anno nel mese di ottobre porta migliaia di tifosi, gruppi sportivi, associazioni, squadre a realizzare una serie di iniziative legate al tema della lotta alle discriminazioni, nonché nell’ambito del progetto della UISP Nazionale “SportAntenne: emersione, mediazione e contrasto alle discriminazioni etniche e razziali”.

Una due giorni che è riuscita a coinvolgere centinaia di persone e che ha visto la partecipazione alle iniziative di oltre 100 cittadini di paesi terzi, legati al progetto di sport antirazzista casertano. Tali appuntamenti sono necessari a radicare la presenza del progetto nella provincia di Caserta ed a diffondere le idee di inclusione, uguaglianza, contrasto delle discriminazioni, sulle quali il progetto si fonda, tra la gente che vive e attraversa la nostra terra.

Offrire la possibilità di lavorare nel sociale conseguendo una qualifica professionale adeguata. È questa la finalità del percorso professionale dal titolo “Operatore portatori handicap – Corso di qualifica per educatori disabilità sensoriale e complessa” promosso dalla cooperativa sociale Labirinto e autorizzato dalla Regione Marche, con Decreto del Dirigente della P.F. Istruzione, Formazione, Orientamento e Servizi Territoriali n. 304 del 27/06/2017.

Il corso è rivolto a 18 allievi, di cui 50% donne, residenti e/o domiciliati nella Regione Marche, disoccupati iscritti al Centro per l’Impiego o occupati in possesso di qualifica di 1° livello, diploma di scuola secondaria superiore (quinquennale) o laurea o due anni di esperienza lavorativa comprovata, attinenti al settore in cui si innesta la formazione, con età minima di 18 anni. Le domande dovranno pervenire esclusivamente tramite lettera raccomandata A/R allegando Curriculum Vitae da inviare a Labirinto Coop. Soc. Via Milazzo n. 28 – Pesaro 61122, entro lunedì 30 ottobre 2017 (farà fede il timbro postale).

Il taglio specifico sulla disabilità sensoriale dato al corso segue le indicazioni del quadro legislativo attuale sugli "Interventi socio-assistenziali a favore degli alunni con disabilità sensoriale", che prevede l'istituzione di un Elenco regionale degli operatori alla comunicazione e all'autonomia per disabili". Il piano didattico del corso permette di conoscere e sperimentare la dimensione professionale dell'educatore, utilizzando la prospettiva specifica della progettazione integrata e rendendo così possibile l'accesso al mondo del lavoro sociale ai disoccupati diplomati, che rientrerebbero negli standard previsti dalla legge 20/02, e ai laureati, integrando la loro formazione universitaria con un percorso formativo esperienziale.

A ottobre, mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, dall’Istituto Valenciano di Infertilità arriva una buona notizie per le donne con gravi problemi di salute e costrette a rimandare la maternità. IVI ha infatti partecipato ad uno studio che si sofferma sugli effetti della vitrificazione ovocitaria e sulla qualità degli embrioni.

Lo studio, condotto da IVI e da INCLIVA – Università di Valencia, mette in luce come la qualità degli embrioni ottenuti a partire dagli ovociti vitrificati non risulti alterata, visto che la classificazione morfocinetica degli stessi è simile a quella osservata negli embrioni derivanti da ovociti freschi. “La vitrificazione degli ovociti - spiega il Professor Antonio Pellicer, Presidente IVI e condirettore di Fertility and Sterility - rappresenta sempre di più una grande speranza per quelle donne che sono costrette a rimandare la maternità a causa di un problema di salute o per questioni personali”. “La possibilità di preservare la propria fertilità – aggiunge il Professor Pellicer – costituisce motivo per guardare al proprio futuro con maggiore speranza di diventare genitore: le donne costrette ad affrontare gravi patologie, come quelle del tumore al seno, hanno dunque una prospettiva di vita futura diversa”.

Secondo il rapporto Aiom-Airtum 2017 sui numeri del cancro in Italia, non considerando i carcinomi cutanei, “il carcinoma mammario è la neoplasia più diagnosticata nelle donne” e “i tumori della mammella rappresentano il tumore più frequentemente diagnosticato tra le donne sia nella fascia d’eta 0-49 anni (41%), sia nella classe d’età 50-69 anni (35%), sia in quella più anziana +70 anni (22%)”.

Realizzato mediante time lapse sulla qualità degli embrioni ottenuti da ovociti vitrificati appena pubblicato da Fertility and Sterility,lo studio ha rivelato informazioni di grande interesse, sconosciute finora, circa i parametri della divisione embrionaria. I risultati rappresentano una conferma circa l’efficacia della consolidata tecnica di vitrificazione ormai ampiamente diffusa in tutti gli ambiti clinici della procreazione medicalmente assistita. Sono stati presi in esame cicli di ovodonazione realizzati con l’uso della vitrificazione (631 cicli; 3794 embrioni) o con l’impiego di ovociti freschi (1359 cicli; 9935 embrioni) in oltre 2 anni.

Lo sviluppo embrionario è stato analizzato in un incubatore time-lapse, che ha permesso di monitorare costantemente l’evoluzione dell’embrione, grazie a immagini fornite in real time, dalla prima divisione cellulare fino al raggiungimento dello stadio di blastocisti e di valutare i tempi in cui lo sviluppo è avvenuto.

“Noi di IVI siamo stati tra i primi a credere nella vitrificazione – conclude la Dottoressa Daniela Galliano, Responsabile del Centro IVI di Roma – e a capirne le grandi potenzialità: lo studio appena pubblicato dimostra come l’affinamento della tecnica abbia fatto registrare passi da gigante nella preservazione della fertilità”.

 

“Coniugare economia con finalità sociali è nel nostro dna e oggi abbiamo un compito in più: avere il coraggio di affermare la ‘biodiversità’ della cooperazione sociale all’interno degli enti del Terzo settore”. Con questo messaggio Eleonora Vanni, vicepresidente vicario di Legacoopsociali, ha concluso l’assemblea regionale della Basilicata che si è tenuta a Potenza lo scorso 17 ottobre. “Governance democratica, cultura della condivisione, rispetto delle differenze dai territori: con i nostri valori fuggiamo il rischio di omologazione e apportiamo un contributo di senso alla progettazione dei servizi per la persona e per le comunità”.

Quella lucana è stata la prima tappa di avvicinamento al Congresso nazionale del 15 e 16 novembre prossimi. Caterina Salvia (Legacoop Basilicata) lo ha ricordato prima della relazione introduttiva. “La nostra è una regione che presenta indici demografici allarmanti, ma che può contare su risorse economiche aggiuntive: deve diventare un laboratorio per le politiche sociali, che possono rivitalizzare i centri storici attraverso un welfare di comunità e introdurre elementi di novità anche grazie alle nuove tecnologie”, ha dichiarato.

L’assessore regionale alla Salute, sicurezza e solidarietà sociale Flavia Franconi ha sottolineato come la cooperazione sociale rappresenti una risposta occupazionale consistente e diffusa sul territorio. “Ormai si è preso coscienza che rappresenta un segmento fondamentale del contesto sociale ed economico – ha rimarcato il presidente regionale di Legacoop e dell’Alleanza delle cooperative, Paolo Laguardia – visto che impegna complessivamente 3mila operatori stabili e sviluppa oltre 60 milioni di euro di fatturato annuo”.

Numeri importanti in un territorio di 500mila abitanti, ma non sufficienti a descrivere un settore che eroga con passione, non senza difficoltà, servizi alle comunità e ai territori, sostituendosi spesso a quanto il sistema Paese non riesce a garantire. Tant’è che la parola chiave su cui è ruotata la discussione, mutuata dal percorso narrativo congressuale, è stata ‘coraggio’.

“Il coraggio di ripensarsi in una diversa dimensione, caratterizzata da nuovi fabbisogni sociali”, ha aggiunto Caterina Salvia. È emersa la necessità di individuare nuovi ambiti di impegno, di aprire spazi di innovazione per implementare un welfare ri-generativo capace di coprodurre servizi e capitale sociale, sviluppando una progettualità intersettoriale, come l’agricoltura sociale, e promuovendo processi aggregativi per migliorare le competenze, qualificandosi sempre più nel socioassistenziale e nel sociosanitario. La riforma del Terzo settore e la nuova impresa sociale sono stati invece gli argomenti approfonditi all’interno della tavola rotonda, moderata dal giornalista Salvatore Santoro, a cui hanno partecipato esponenti del mondo cooperativo e sindacale.

È stato eletto coordinatore regionale di Legacoopsociali Giuseppe Salluce, presidente della cooperativa Progetto Popolare. “Ci dobbiamo appropriare della rinnovata consapevolezza che il welfare è il futuro di una comunità”, ha dichiarato Salluce. “Non ci può essere nessuno sviluppo senza considerare la centralità della persona e questa azione la può svolgere meglio di tutti la ‘buona cooperazione sociale’, ovvero quella che agisce nella società in un’ottica trasformativa. Questa cooperazione resta un soggetto erogatore di servizio pubblico e di cultura di comunità”.

 

Gli altri membri del coordinamento regionale eletti sono: Francesco Ritrovato (La Mimosa), Teodoro Avigliano (Promozione 80), Letizia Tomasiello (L’Aquilone Insieme), Katia Bellomo (Lilith), Umberto Sessa (Iskra), Italo Massari (Nuova civiltà), Anna D’Andretta (Ethos).

 

Sabato 21 ottobre, al polo Santa Marta dell’Università di Verona, in via Cantarane 24, gli studenti e le studentesse di Verona e provincia potranno non solo conoscere l’economia del buon vivere comune ma anche mettersi alla prova nel progettare nuove idee d’impresa sostenibile.

L’appuntamento è il primo di una serie di workshop che si terranno fino al settembre 2018 con le scuole di Verona e provincia, e che fa parte del progetto ideato da Mag Verona “Cooperiamo per l’economia del buon vivere comune”, finanziato dalla Regione Veneto e sostenuto con un contributo di Fondazione Cattolica, che ha per obiettivo il rafforzamento di un ecosistema di economia sociale capace di coinvolgere il territorio.

Sabato prossimo, dalle 8 alle 17, l’impegno dei ragazzi e delle ragazze degli istituti Calabrese Levi, Copernico Pasoli, Seghetti, Stimate, Marco Polo, Galilei e Maffei sarà teorico e pratico. Dopo un avvio a cura della commissione Nuovi stili di vita della Diocesi scaligera, insieme a Luca Zarri, docente di Economia del settore non-profit, e ad Emanuela Gamberoni, docente di Geografia sociale, entrambi dell’Università di Verona, è prevista la tavola rotonda “#Humansfirst: la sostenibilità integrata per il bene comune.

Rimettere al centro l’essere umano farà bene a tutti e a tutte”. Ne discutono Giorgio Mion, del dipartimento di Economia aziendale dell’Università di Verona, Laura Cremonesi, consigliera del Gruppo giovani Confindustria, Riccardo Sartori, del dipartimento Scienze umane, Federica Pascolutti di Studio AP2T, Andrea Salvetti, presidente dell’Osservatorio permanente adolescenti e studenti Opados, Dario Beghini di Ecologica Tredi, Loretta Castagna, responsabile dell’Ecosportello del Comune di Verona, don Martino Signoretto, vicario per la cultura della Diocesi di Verona. Seguirà quindi l’incontro tra imprese e studenti/esse, suddivisi in 20 laboratori paralleli coordinati da vari/e counselor, che favoriranno successivamente l’elaborazione dell’esperienza attraverso attività interattive.

Si presenteranno ai ragazzi alcune imprese attive in ambiti diversi, quali Coldiretti, Fairphone, Associazione Il Giracose, Ecozema, Perpetua (Alisea), FabLab Verona, Cooperativa sociale I Piosi, Associazione Giardinieri Sociali, Associazione D-Hub, Crowdfunding, 311-Coworking, Re-generation, Banca Etica, Planet viaggi, Omnia impresa sociale, Rotte locali, e Cooperativa sociale Riscatto. Anche per i/le docenti è previsto un laboratorio di approfondimento sul ruolo della scuola nel favorire la nascita di nuove forme imprenditive, responsabili e sostenibili.

Dopo la pausa pranzo, alle 14 durante la tavola rotonda “#Studentsfirst: gli/le studenti/esse attori/trici disostenibilità a scuola”, si confronteranno le esperienze di alcune realtà italiane e veronesi che già promuovono percorsi di imprenditività giovanile nelle scuole. Ne parleranno Stefano Furlan di Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile ASviS, Laura Zoccatelli dell’Istituto Carlo Anti, che aderisce al SimuCenter Veneto, la centrale regionale per le Imprese formative simulate, Simone Perina della cooperativa sociale Hermete e Marta Avesani del movimento Economia del Bene Comune. Seguiranno poi i laboratori paralleli in cui gli studenti e le studentesse elaboreranno delle idee di impresa, che poi saranno condivise in sessione plenaria a conclusione della giornata.

«È fondamentale mettere in relazione chi pratica l’economia del buon vivere con le nuove generazioni - spiega Paolo Dagazzini, coordinatore del progetto per Mag Verona. - Partendo da queste, infatti, è possibile cominciare a diffondere la consapevolezza che un’economia buona e sostenibile si può realizzare».

Si moltiplicano in queste ore le adesioni alla manifestazione nazionale contro il razzismo indetta da decine e decine di associazioni, ong, forze sociali e politiche, che si ritroveranno a Roma, sabato 21 ottobre in Piazza della Repubblica, a partire dalle 14.30 per un corteo che giungerà fino a Piazza Vittorio Emanuele,  Un mondo laico e religioso vasto e che da sempre è schierato in difesa del diritto di migrare e che agisce in prima persona, anche disobbedendo a decisioni italiane e europee che sono in aperto contrasto tanto con la nostra Costituzione che con in fondamentali principi internazionali.

Tra gli aderenti ci Medici Senza Frontiere, Amnesty International, Emergency, CNCA, Gruppo Abele, Libera, Arci, Lunaria, Legacoopsociali e organizzazioni note di una società impegnata che invita a scendere in piazza per ribadire che migrare, accogliere, essere solidali o poveri, dissentire #non è reato, come ribadisce il nostro slogan di convocazione.

Sono giunte inoltre lettere di sostegno alla manifestazione, una di queste vede come primo firmatario Monsignor Nogaro, insieme a intellettuali laici e cattolici, una seconda è giunta dalla Rete delle Città in comune: “Non accettiamo di sottostare a norme che impongono forme di violenza contro chi è povero, marginalizzato, recluso, tenuto in condizioni che è indegno definire di accoglienza. Vogliamo vivere e far crescere le nuove generazioni in un Paese e in un continente diversi: che non sia fortezza, in cui essere solidali non costituisca di fatto un reato, in cui prevalgano l'incontro e la convivenza, perché siamo certi che questo sia il solo futuro possibile e auspicabile”.

La piazza vuole ribadire la volontà di vivere in un paese diverso, inclusivo e in un continente che non resti fortezza inespugnabile per chi aspira ad una vita migliore. Per seguire tutte le adesioni e gli aggiornamenti sulla manifestazione è stata realizzata una pagina evento su facebook

Da Toni Servillo a Don Ciotti: chi prende posizione

“Quando criminalizziamo i migranti definendoli clandestini, neghiamo l'umanità delle persone. Calpestiamo quei diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, per cui si ha diritto ad una vita sicura, alla libertà di movimento e ad una esistenza dignitosa. Svalutiamo quanto abbiamo raggiunto, dopo il buio delle guerre mondiali che hanno devastato l'Europa, mentre invece la Convenzione di Ginevra vieta il respingimento se vita e libertà sono minacciate”. È scritto nella lettera a sostegno della mobilitazione di sabato che vede tra i primi firmatari Monsignor Raffaele Nogaro, don Luigi Ciotti, Andrea Camilleri, Moni Ovadia,  Toni Servillo, Giuseppe Massafra, Luciana Castellina e Carlo Petrini

“Ma non sono queste le prospettive peggiori – continua la lettera - negando l'uguaglianza e la libertà delle persone, diventando discriminanti di fronte alla diversità e alla povertà, rischiamo di distruggere quei valori che i nostri padri hanno difeso creando l'Europa patria dei diritti. Il danno potrebbe essere enorme ed imprevedibile, e potrebbe ricadere anche su di noi. Non siamo di fronte a nessuna invasione, invenzione mediatica, e di altro invece ci si dovrebbe preoccupare. Non solo le nascite sono scarse, ma l'Italia è tornata ad essere un paese di emigranti: giovani soprattutto che espatriano deprivando il paese di energie vitali. Per il momento, ancora nessuno osa dirgli che vanno a rubare il lavoro all'estero”.

“Abbiamo bisogno di giovani, ragazze e ragazzi italiani e nuovi cittadini – concludono - per costruire il futuro di questo paese; abbiamo bisogno di accoglienza, solidarietà e speranza. Di responsabilità e lealtà nel servizio della politica, dell'informazione e della creazione di coscienza pubblica contro chi semina odio, paure e violenza. Per questo ci appelliamo alle persone di buona volontà. Senza timore di testimoniare, manifestiamo l'umanità che ci unisce”.

 

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