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Mercoledì, 24 Gennaio 2018

REMS, LETTERA DEI MEDICI CHE CHIEDONO SICUREZZA

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 13, 2015

Ex Opg. A Bologna 41 psichiatri chiedono ulteriori misure di sicurezza nella struttura aperta a marzo. La replica del direttore Bartoletti: "È più sicura di qualsiasi reparto psichiatrico, ma non è un carcere: la legge prevede che le persone scontino la pena in maniera riabilitativa". La difesa dell'ordine dei medici.

Una lettera firmata da 41 psichiatri dell'Ausl per denunciare le insufficienti misure di sicurezza nella Rems della città, considerati "i soggetti ad alta pericolosità" a cui devono garantire l'assistenza. Spedita attraverso un avvocato a Giancarlo Pizza, presidente dell'ordine dei medici (che a sua volta l'ha girata al prefetto), sottolinea, in primo luogo, "l'assoluta inopportunità della struttura (una casa colonica su due piani, ndr) che non consente un controllo del reparto".

I medici denunciano anche l'inadeguatezza della dotazione di 2 operatori durante il turno di notte. Infine, segnalano che "il turno di reperibilità del personale medico, potendo essere temporalmente coincidente con la reperibilità in altre strutture, è potenzialmente foriero di un vuoto di tutela. In particolare in materia di sicurezza occorre, come condizione imprescindibile, che vengano emesse linee guida dettagliate sul comportamento degli operatori in caso di emergenza".

La Rems di Bologna, aperta il 27 marzo come conseguenza dell'obbligo di chiusura degli Opg, oggi ospita 14 pazienti giudiziari (la quota massima) ed è una struttura provvisoria in attesa della realizzazione della Rems di Reggio Emilia. È diretta da Claudio Bartoletti, che respinge le accuse: "Quello della sicurezza è un problema affrontato: c'è un sistema di videosorveglianza, una guardia giurata presente 24 ore su 24, una recinzione. È una struttura naturalmente più sicura di un qualsiasi reparto psichiatrico, ma non è un carcere. Non lo è e non lo sarà: la legge prevede che le persone in Rems scontino la loro pena in maniera riabilitativa. Senza dimenticare che le Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria sono misure, come dice il nome, socio-sanitarie".

Bartoletti si dice sorpreso soprattutto della questione legata alla reperibilità: dei 41 firmatari, spiega, 1 solo è fisso in struttura, gli altri 40 sono tra i reperibili. "Sono già reperibili per l'Arcipelago, struttura a trattamento intensivo che su 18 persone ospita 5 pazienti giudiziari. Perché dovrebbero avere paura della Rems? Loro sono medici, persone che hanno fatto una scelta di vita, che questo lavoro l'hanno deciso". Quanto al rischio che in caso di urgenza possa non esserci un medico reperibile, "se il medico reperibile è impegnato, tutti hanno una reperibilità telefonica. Se tutti sono impegnati? Io ho lavorato per molti anni in Pronto Soccorso: davanti a più urgenze, bisogna decidere, esattamente come un chirurgo in sala operatoria chiamato per un altro paziente urgente. Tutto questo fa parte del nostro lavoro. In ogni caso, lavoriamo a partire da un sistema collaudato, quello che ha sempre funzionato per l'Arcipelago". In 3 mesi e mezzo di Rems, le urgenze sono state 3.

"Non so davvero perché abbiamo scritto quella lettera – spiega Bartoletti –. Forse perché, almeno in parte, contestano lo spirito della legge: mi sembra quasi una decisione spinta da un movimento politico, culturale, d'opinione. Peraltro, anche dopo l'approvazione della legge Basaglia ci furono discussioni anche violente. Quelle parole credo siano il frutto di un timore fantasmatico: quei medici potrebbero avere paura di una situazione nuova". E sottolinea come, a tutte quelle persone definite da un giudice 'non imputabili perché socialmente pericolose' si appiccichi addosso un'etichetta di pericolosità che nella maggior parte dei casi, però, non corrisponde al vero: "Non si può generalizzare: non tutti sono pericolosi a priori e in ogni caso".

"Le preoccupazioni dei 41 psichiatri non sono infondate: sono professionisti seri, se chiedono maggiore sicurezza lo fanno con cognizione di causa – commenta Giancarlo Pizza, presidente dell'ordine dei medici –. Gli sforzi che l'Azienda Usl ha messo in campo sin qui sono meritori, ma non sufficienti. È giusto che tutte le misure siano discusse con il personale sul campo, quello che quotidianamente si interfaccia con i pazienti. Per questo, auspico un incontro tra Prefetto, Azienda Usl e firmatari, per cercare soluzione condivise".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

L'ultima modifica Giovedì, 06 Luglio 2017 14:37
Giuseppe Manzo

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