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Giovedì, 19 Ottobre 2017

ROM, IN 300 SENZA UN TETTO A ROMA DOPO LA DECISIONE DEL COMUNE

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 17, 2016

La decisione del Comune di Roma lascerebbe senza un tetto oltre centoventi famiglie e interromperebbe il percorso scolastico di cinquantacinque bambini. Per l'Associazione21Luglio "è la scelta peggiore tra le opzioni possibili".

Dal prossimo 28 marzo oltre trecento persone, tra cui 139 minori e decine di anziani gravemente malati si ritroveranno improvvisamente per strada, senza una casa. Si tratta dei 325 rom che oggi abitano il centro di raccolta di Via Salaria, a Roma, e che tra circa dieci giorni, a seguito della decisione del Comune di far loro abbandonare la struttura, non avranno più un posto dove vivere.

Nei fogli di dimissioni del Comune si fa riferimento al superamento del "tempo di permanenza presso la struttura, in considerazione del carattere di temporaneità dell'accoglienza". Ma, stando all'Associazione 21luglio (organizzazione no profit per i diritti di rom e sinti in Italia), "l'entità del periodo di accoglienza nel centro di via Salaria non è presente in alcun regolamento della struttura, né è mai stato comunicato alle famiglie al momento dell'ingresso".

L'altra motivazione riportata dal Comune è l'infrazione, da parte delle famiglie rom, delle regole fondamentali previste dal regolamento della struttura, quali il divieto di "ospitare irregolarmente persone esterne all'interno del centro". Anche in questo caso l'Associazione21luglio ribatte: queste "prescrizioni particolarmente restrittive fanno riferimento a un regolamento non trasparente e non acquisibile per consultazione neanche dagli stessi ospiti".

Per l'organizzazione no profit, la decisione del Comune desta profonda preoccupazione, dato che, se attuata, avrebbe come prima conseguenza quella di rendere ulteriormente vulnerabili i rom e di interrompere il percorso scolastico di cinquantacinque bambini che attualmente frequentano regolarmente la scuola.

Il centro di raccolta rom in via Salaria è stato diverse volte posto sotto i riflettori dall'Associazione21luglio, che ne ha denunciato l'inadeguatezza dei requisiti rispetto alle norme regionali e nazionali. Dal 2009, in questo luogo si concentrano comunità rom "in violazione dei diritti umani".

"Superare questa struttura attraverso dimissioni collettive che non prevedono alternative abitative adeguate è però la scelta peggiore tra le opzioni possibili", ha affermato l'associazione. "Mettere sulla strada 123 nuclei familiari, interrompere la frequenza scolastica dei bambini, negare l'accoglienza a decine di anziani con invalidità anche gravi: è questa l'interpretazione della Strategia Nazionale per l'inclusione dei rom che il Comune di Roma intende declinare sul territorio?".

Ciò che viene chiesto al Comune di Roma è l'immediata sospensione della chiusura del centro di raccolta e, contemporaneamente, l'apertura di un Tavolo di lavoro al quale possano sedere anche i rom, per individuare una strada verso il superamento di questo tipo di soluzione abitativa, nel pieno rispetto dei diritti umani.

 

Redazione

@nelpaeseit

L'ultima modifica Giovedì, 06 Luglio 2017 16:14
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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