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Mercoledì, 18 Luglio 2018

AVVISO PUBBLICO: ECCO COME LE MAFIE HANNO SOTTO TIRO 500 AMMINISTRATORI LOCALI

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 27, 2016

In Calabria per la prima volta hanno marciato gli amministratori locali nel mirino delle organizzazioni mafiose. La manifestazione lanciata da Avviso Pubblico è stata occasione per illustrare il dossier 2015: numeri e modalità con cui vengono minacciati e intimiditi sindaci,assessori e consiglieri comunali.

Hanno marciato lo scorso venerdì a Polistena. Gli amministratori locali sotto tiro delle organizzazioni mafiose sono scesi in piazza per la prima volta, alla manifestazione organizzata da Avviso Pubblico.
Sono 479 gli atti di intimidazione e minaccia rivolti ad amministratori locali e funzionari pubblici censiti da Avviso Pubblico nel 2015; in pratica una media di 40 intimidazioni al mese, una minaccia ogni 18 ore. Rispetto al 2014, quando furono registrati 361 atti intimidatori, si evidenzia un preoccupante incremento del 33 per cento. Sono alcuni dati illustrati a Gioiosa Ionica nel nuovo Rapporto "Amministratori Sotto Tiro".

Nel mirino il periodo elettorale; come la distribuzione territoriale anche quella temporale non si presenta uniforme. Il 56% degli atti intimidatori si è concentrato nel primo semestre del 2015. Il periodo più "caldo" si è registrato nel maggio del 2015, mese in cui oltre mille comuni e ben 6 regioni (Campania, Liguria, Marche, Toscana, Puglia e Veneto) sono stati chiamati al voto. La media di questo periodo – 60 casi complessivi, 2 al giorno – è superiore alla media sull'anno. L'incremento sul 2014, quando vennero chiamati alle urne i cittadini di oltre 4mila Comuni, è pari a quasi il 50%, passando dal 4% al 7% del totale su base annua.

La quasi totalità dei casi di intimidazione "a scopo elettorale" si è verificata nella macro-area Sud-Isole. In un numero limitato di casi la minaccia ha ottenuto lo scopo che si era prefissata: alcuni candidati finiti sotto tiro si sono ritirati dalla competizione elettorale.

Due volte su tre la minaccia all'amministratore è diretta. In relazione alle tipologie di minacce e intimidazioni, come avvenuto per le passate edizioni del Rapporto, si è operato una distinzione tra minacce direttee indirette. Le prime sono da intendersi come rivolte direttamente alle persone che in un determinato periodo storico amministrativo. Le seconde, invece, sono riferite a mezzi e strutture pubbliche ovvero a parenti e collaboratori di persone colpite direttamente. Analizzando gli episodi riportati nella cronologia del Rapporto, risulta che oltre 2 minacce e intimidazioni su 3 (il 70% del totale) sono dirette.

Chi colpiscono? Nel 70% dei casi censiti il destinatario è un amministratore locale, secondo la seguente tipologia: 55% sindaci, 20% assessori, 16% consiglieri comunali, 7% vicesindaci. Quest'ultimo dato, concentrato nel Mezzogiorno, fa segnare un incremento di due punti percentuali. Da segnalare due casi particolari, a Mondragone (Caserta) e Bianco (Reggio Calabria), in cui i vicensindaci sono stati sottoposti a regime di protezione tramite scorta, a seguito delle pesanti e ripetute minacce subite. Nel restante 30% dei casi le minacce sono state indirette. A finire nel mirino sono collaboratori e parenti (figli, mogli, mariti, fratelli e sorelle) dell'amministratore locale, che rappresentano il 25% dei casi censiti in questa categoria. Nel 73% dei casi del totale delle minacce indirette sono stati colpiti municipi, uffici, scuole comunali e danneggiati o distrutti mezzi, soprattutto macchine della polizia municipale e autocompattatori adibiti alla raccolta dei rifiuti.

Le modalità

Incendi, lettere minatorie, aggressioni: così si intimidiscono gli amministratori locali. In relazione alla tipologia di minacce e intimidazioni messe in atto, Avviso Pubblico ha rilevato le seguenti: incendi (23%), lettere minatorie (14%), aggressioni fisiche (13%), minacce verbali (13%), danneggiamenti (13%), lettere con proiettili (7%), ordigni e spari contro auto e abitazioni (7%). L'incendio si conferma, come nei precedenti Rapporti, il principale strumento di intimidazione usato nei confronti degli amministratori locali. In più di un caso su due – il 52% delle situazioni censite – ad essere oggetto di atti incendiari sono state le auto di proprietà personale degli amministratori locali, soprattutto dei sindaci.

L'impiego di ordigni esplosivi (bombe carta, bottiglie molotov, grossi petardi) e gli spari contro auto ed abitazioni sono tipologie di intimidazioni (il 7% del totale) che, insieme agli incendi, hanno destato maggiore allarme sociale. Gli spari contro le case, in particolare, sono avvenuti soprattutto di notte, quando gli amministratori locali erano nelle loro abitazioni con i familiari, generando paura unitamente alla concreta possibilità di uccidere qualcuno. L'utilizzo di ordigni, come nel caso del vicesindaco di Mondragone, hanno prodotto danni fisici permanenti.

L'uso della lettera minatoria, scritta e spesso corredate con proiettili, rappresenta complessivamente un caso su 5. Non sono mancati gli atti intimidatori (7% del totale) in cui si è fatto ricorso anche a espressioni offensive dipinte sui muri delle abitazioni degli amministratori locali, di pubbliche vie, dei palazzi istituzionali o dei cimiteri. Otto casi complessivi hanno fatto registrare l'utilizzo dei social network.

Le minacce verbali sono state accompagnate in diverse situazioni da aggressioni fisiche o da tentativi di aggressione, attraverso pugni, schiaffi, calci e bastonate. In questi casi l'amministratore locale è stato raggiunto da queste azioni intimidatorie e violente mentre si trovava in uno spazio pubblico all'aperto, durante l'orario di ricevimento dei cittadini negli uffici comunali o, in alcuni frangenti, sotto la propria abitazione.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

L'ultima modifica Giovedì, 06 Luglio 2017 16:48
Giuseppe Manzo

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