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Sabato, 25 Novembre 2017

"WELFARE OGGI": MAMME SENZA LAVORO PER CARENZE ASILI NIDO

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 20, 2013

“Ancora oggi la maternità è la principale motivazione di abbandono temporaneo o definitivo del lavoro per molte mamme”. Parte da questa analisi (tratta dal rapporto di Save the Children) l’approfondimento condotto dalla Rivista “Welfare Oggi”, diretta da Cristiano Gori. Il sesto numero della rivista parte proprio dall’analisi della situazione lavorativa delle madri nel nostro Paese per allargare il discorso ai servizi mancanti e, soprattutto, alla carenza di asili nido. Quegli asili nido e quei servizi le cui carenze incidono pesantemente proprio sulla decisione di abbandonare l’attività lavorativa. 


Il problema viene affrontato in successione. Dapprima uno spaccato della realtà: nel 2010 (dati Eurostat) l’occupazione si attesta al 50,6 per cento per le donne senza figli, ben al di sotto della media europea pari al 62,1 per cento, scende al 45,5 per cento già al primo figlio per perdere quasi 10 punti (35,9 per cento) se i figli sono 2 e toccare quota 31,3 per cento nel caso di 3 o più figli. Tra le cause, il rapporto mette in evidenza i dati relativi ad alcuni meccanismi iniqui del mondo del lavoro. Nel solo periodo tra il 2008-2009 ben 800 mila mamme hanno dichiarato di essere state licenziate o di aver subito pressioni in tal senso in occasione o a seguito di una gravidanza anche grazie all’odioso meccanismo delle “dimissioni in bianco”.
Le interruzioni del lavoro alla nascita di un figlio per costrizione sono quadruplicate dal 2003 al 2009 passando dal 2 per cento all’8,7 per cento del totale delle interruzioni di lavoro. Tra le categorie più vulnerabili ci sono le mamme di origine straniera e le mamme sole.
La disoccupazione dipende anche dal territorio: “Vivere in un’area economicamente arretrata – si legge nell’articolo, che cita a sua volta il Quaderno della Ricerca sociale “Povertà ed esclusione sociale: l’Italia nel contesto comunitario. Anno 2012”, elaborato dalla Direzione generale per l’inclusione e le politiche sociali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. - può ridurre, a parità di capacità professionali o di caratteristiche della famiglia, le chancesoccupazionali degli individui, aumentando il rischio di povertà”.
 
Asili nido, una risorsa ancora troppo scarsa. La rivista “Werlfare Oggi” citail report Istat “La scuola e le attività educative” relativo all’anno 2011, da cui emerge che solo il 18,7 per cento del totale dei bambini di 0-2 anni frequenta un asilo nido. “Di questi soltanto l’11,8 per cento possono frequentare un nido pubblico e dunque una quota rilevante della domanda di assistenza dell’infanzia è soddisfatta dalle strutture private”. Le differenze territoriali inoltre sono molto accentuate: nel 2011 è il 47,4 per cento dei Comuni a garantire la presenza di un servizio di asilo nido pubblico, ma la percentuale varia dal 78,2 per cento del Nord-est al 20,8 per cento del Sud.
Dopo aver ripercorso le strategie regionali e locali per la regolazione dei servizi socio-educativi (evoluzione normativa, standard autorizzativi e accreditamento), e dopo aver ricordato che “esiste una sempre più forte evidenza di una precisa correlazione tra la forte presenza dei servizi educativi per l’infanzia, l’incremento del tasso di natalità e la maggiore presenza delle donne nel mercato del lavoro”, la rivista “Welfare Oggi” punta proprio ad analizzare numeri, tendenze e problemi riguardo ai nidi. Lo fa partendo da una data: il 2 dicembre 1971, quando il Parlamento italiano approvava la legge 1044m che segna la nascita del Nido come servizio sociale di interesse pubblico in Italia.

Al di là dello sviluppo pedagogico e dell’evoluzione del profilo istituzionale, l’analisi della situazione attuale – così come evidenziata dalla rivista – parte dai dati Istat, secondo i quali la copertura media nazionale da parte dei nidi è appena dell’11,3 per cento, con una variabilità da un minimo di 1,7 per cento a un massimo di 24,9 per cento. Se si cambia fonte e si leggono i dati del Cnda, si scopre che il tasso di copertura è del 16 per cento, con una variabilità da un minimo del 4,9 per cento a un massimo del 28,2 per cento. “La comparazione dei due dati – si afferma nella rivista – ci segnala la presenza di una quota significativa, pari a un tasso di copertura del 4,7 per cento, di servizi privati (…): Pubblico e privato non si rappresentano come alternativi ma piuttosto come complementari”.
L’incremento delle iniziative private e la diversificazione delle tipologie non hanno portato a una migliore distribuzione della rete dei servizi sul territorio. “L’effetto perequativo – si legge – l’hanno avuto semmai gli accessi anticipati alle scuole dell’infanzia, a dimostrazione che se i nidi sono significativamente diffusi si utilizza solo marginalmente l’accesso anticipato alla scuola dell’infanzia, che diventa invece opportunità prevalente nei casi di carente sviluppo dell’offerta dei nidi”. Dall’analisi delle macro-aree, “Welfare Oggi” mostra che “mentre il nido costituisce la parte prevalente del sistema delle opportunità nell’Italia del Nord e del Centro, nel Mezzogiorno la situazione si rovescia perché la maggioranza dei bambini 0-2 anni accolti in un servizio educativo frequenta come ‘anticipatario’ una scuola dell’infanzia. Come dire: se i nidi sono significativamente diffusi, non si utilizza altro che marginalmente l’opportunità di accesso anticipato alla scuola dell’infanzia”.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

L'ultima modifica Lunedì, 04 Settembre 2017 15:11
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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