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Sabato, 25 Novembre 2017

SERVIZIO CIVILE: ANCHE GLI STRANIERI POSSONO SERVIRE LA PATRIA

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 28, 2015

 Il requisito della cittadinanza italiana non è più una condizione necessaria per lo svolgimento del Servizio civile. Con la sentenza 119/15 pubblicata ieri 25 giugno, la Corte costituzionale ha stabilito che anche i cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia possono contribuire a "realizzare progetti di unità sociale".

Giunge così a compimento un lungo percorso avviato dalle associazione Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) e Apn (Avvocati per niente onlus) a favore dell'inclusione degli immigrati. Secondo Alberto Guariso, avvocato e membro di Asgi, quella di ieri è "una decisione importantissima, che incide sulla nozione stessa di cittadinanza e di patria: sono cittadini tutti coloro che condividono le sorti della comunità nella quale vivono, e ad essi spetta uguaglianza di diritti e doveri".

Già in una precedente sentenza (309/2013), la Corte costituzionale aveva avuto modo di esprimere che "il dovere di difesa della patria non si risolve soltanto in attività finalizzate a contrastare o prevenire un'aggressione esterna, ma può comprendere anche attività di impegno sociale non armato".

Con la dichiarazione di incostituzionalità dell'articolo 3 del decreto legislativo 77 del 2002, che nel disciplinare il servizio civile richiedeva il possesso della cittadinanza italiana come requisito di ammissione, l'organo di garanzia costituzionale ha ammesso pertanto gli immigrati regolari a partecipare alle selezioni del bando.

La sentenza chiude finalmente, promuovendo l'inclusione sociale, una questione che si era aperta tre anni fa, quando un giovane pakistano si era visto rifiutare la partecipazione al servizio civile per mancanza del requisito di cittadinanza.

Il Tribunale di Milano aveva dichiarato la natura discriminatoria dell'articolo contenuto nel decreto legislativo 77/2002. Il giudizio era poi proseguito e la Corte di Cassazione, a sezioni unite, aveva sollevato la questione costituzionalità della norma per contrasto con il principio di uguaglianza.

Nella sentenza pronunciata ieri dalla Corte costituzionale, viene ribadito il concetto che la difesa della patria non comporta la riserva in favore dei soli cittadini italiani, perché deve essere intesa nel senso più ampio di cooperazione alla crescita della società .

In particolare, si legge nella sentenza che "l'esclusione degli stranieri, (...) impedendo loro di concorrere a realizzare progetti di utilità sociale e di conseguenza di sviluppare il valore del servizio a favore del bene comune, comporta una ingiustificata limitazione al pieno sviluppo della persona e all'integrazione nella comunità di accoglienza".

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 04 Settembre 2017 14:54
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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