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Sabato, 25 Novembre 2017

CARCERE: "SE DETENUTO INCONTRA REALTÀ SOCIALI RECIDIVA A -90%" In primo piano

Scritto da  Cronaca Ott 31, 2017

"Quando un detenuto nelle carceri incontra associazioni e realtà che fanno iniziative, quando un detenuto, dopo aver scontato la sua pena, sta in una comunità di accoglienza o incontra la Pastorale carceraria di Napoli, non torna in carcere. Il 90% di loro, coinvolti in iniziative, non e' recidivo". Ad affermarlo, nel corso di un'intervista alla Dire, è Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania. "Coinvolgerli è positivo, per loro e per la società. Aiutarli è anche un risparmio economico oltre che un dovere costituzionale: per l'articolo 27 della Costituzione - ricorda Ciambriello - il carcere è un luogo di rieducazione".

Per promuovere attività alternative in carcere, il garante dei detenuti annuncia anche l'avvio di un nuovo percorso realizzato in collaborazione con l'assessore regionale all'Istruzione, Lucia Fortini. "Abbiamo avuto un incontro molto costruttivo - dice - e presto partiranno corsi di formazione e di avviamento al lavoro. Sara' un percorso strutturato sulla base delle singole competenze dei detenuti. Fare attivita' in carcere semplicemente per 'intrattenere' i detenuti non basta: dobbiamo creare delle zattere tra loro e la societa', tra i detenuti e il mondo del lavoro". 

"La mia struttura è composta soprattutto da volontari e 2 soli dipendenti. Mi auguro che il nostro gruppo di lavoro possa arrivare a 5 dipendenti".  A lavoro da circa un mese nella struttura del Consiglio regionale, Ciambriello racconta di aver firmato due protocolli d'intesa "per il rimpatri forzati degli immigrati e sul tema della tortura" e ora la sua azione si concentrerà soprattutto per garantire ai detenuti una permanenza più dignitosa negli istituti della Campania.

"Occorre favorire relazioni umani e rapporti sociali. Nei penitenziari - afferma il garante - mancano figure che si occupano di sociale, che facciano da ponte tra chi e' in cella e chi fuori. Alle persone che sbagliano va tolta la libertà ma non la dignità: i colloqui durano un'ora, una volta a settimana. Cosi' non alleviamo le loro sofferenze".

 

L'ultima modifica Martedì, 31 Ottobre 2017 16:28
Cronaca

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