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Lunedì, 23 Ottobre 2017

"BASTA CON MODELLO ZAR DELLA DROGA"

Scritto da  Giuseppe Manzo Apr 17, 2014

Il Cnca attacca Giovanni Serpelloni, ex capo dipartimento delle politiche antidroga, al centro di un aspro scontro politico e in scadenza di mandato. Per il Pd serve una “persona di equilibrio che Serpelloni non ha tenuto in questi anni”. Carlo Giovanardi e la destra lo difendono, mentre esultano operatori sociali e pubblici che hanno dato vita alla Carta di Genova

Sono io che ho trovato qui il malaffare. E non ho mai preso soldi dalle industrie farmaceutiche, come invece fa chi mi attacca". Giovanni Serpelloni risponde così al fuoco delle polemiche e dello scontro politico per la fine del suo mandato e la mancata rinomina. Eppure lo hanno definito lo Zar della droga e sul web operatori sociali e pubblici esultano per la fine del suo mandato a capo del Dipartimento per le politiche antidroga, soprattutto coloro che si sono battuti contro la Fini-Giovanardi e hanno dato vita alla Carta di Genova. E Serpelloni risponde con interviste in cui lancia pesanti accuse contro il Cnr.

Lo scontro Pd-Giovanardi

Sulla mancata riconferma di Giovanni Serpelloni a capo del dipartimento Politiche antidroga è scontro politico. Se per il Partito democratico il giudizio sul suo operato è "negativo", dal Nuovo centro destra, il senatore Carlo Giovanardi lo difende a spada tratta e minaccia conseguenze politiche qualora la sua riconferma dovesse saltare. Intanto, dal Dipartimento continuano ad arrivare notizie in stile Serpelloni. Nel primo pomeriggio di oggi, è stato diramato alla stampa il solito comunicato del Sistema nazionale di allerta precoce del Dpa che ricorda l'impegno del dipartimento contro le nuove droghe, con 360 nuove sostanze monitorate sul territorio italiano e la chiusura di 500 pagine web incriminate di commercializzare tali sostanze. Il comunicato non riporta il nome di Serpelloni.
Per Federico Gelli, responsabile nazionale Sanità del Partito democratico, a capo del dipartimento Politiche antidroga serve "una persona di equilibrio. Lo stesso che Serpelloni non ha tenuto in questi anni". Un giudizio duro, quello di Gelli, che non lascia spazio a interpretazioni sulla volontà del Pd sul futuro del dipartimento. "Ho avuto modo di esprimere al presidente del Consiglio (che si è assunto recentemente la delega alle politiche sulle droghe, ndr) e al sottosegretario Delrio la posizione del nostro Partito rispetto alla guida del dipartimento – ha detto a Redattore sociale, Gelli -, che non può essere positiva. Noi esprimiamo un giudizio negativo sull'operato di Serpelloni. Lo dico con grande chiarezza, ma non so se questo poi porterà ad un cambiamento". Secondo Gelli, infatti, il caso Serpelloni è tutt'altro che scontato. "Il presidente – ha affermato Gelli - dovrà tenere conto di una esigenza di sintesi di tutta la compagine governativa".
E mentre in tanti considerano la non riconferma di Serpelloni come una cacciata ufficiale dal Dpa, all'interno della maggioranza qualcuno promette filo da torcere a Matteo Renzi. Per Carlo Giovanardi, che da sottosegretario con delega alle politiche antidroga durante il governo Berlusconi ha voluto Serpelloni a capo del Dipartimento, "la partita è ancora aperta". Per Giovanardi, infatti, la non riconferma "sarebbe un errore gravissimo da parte del governo Renzi non riconfermarlo, un errore che non sarebbe senza conseguenze". Un sostegno a Serpelloni che arriva quindi da tutto il partito. "Come Ncd sosteniamo Serpelloni – ha detto Giovanardi -. La non conferma risulterebbe assolutamente incomprensibile. Abbiamo detto che al governo ci stiamo assieme per fare la legge elettorale, la riforma del Senato, la riforma del Titolo V, ma non è che mentre facciamo queste cose ci devono essere cambi di politica e svolte rispetto a cose su cui l'elettorato non ha dato la maggioranza".

Cnca: basta con modello zar della droga

"Basta col modello dello zar della droga. La direzione del dipartimento Politiche antidroga va cambiata in una logica di discontinuità col passato. Al governo chiediamo un segnale di modernità, innovazione e cambiamento". È questa la richiesta di Riccardo De Facci, responsabile per le tossicodipendenze del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) in merito alle notizie circolate in questi giorni sulla mancata riconferma del capo del dipartimento Politiche antidroga. L'incarico affidato a Giovanni Serpelloni, infatti, è scaduto l'8 aprile, al termine dei 45 giorni dal giuramento del nuovo presidente del Consiglio. Regola che vale per tutti i capi dipartimento della presidenza del Consiglio. "Questi ultimi anni sono stati un momento nero: il sistema di intervento, tra i migliori in Europa, è stato sacrificato con delle logiche di pseudoscienze e ideologia politica. L'attuale direzione del dipartimento va cambiata in una logica di discontinuità".
Richieste puntuali anche sul futuro della struttura del dipartimento. "Invece di una gestione monocratica – spiega De Facci -, chiediamo un coordinamento di lavoro rappresentativo del sistema di intervento pubblico e privato, in confronto con le regioni e i ministeri". Una nuova "struttura agile" che, per De Facci, deve "rivalutare il sistema di intervento e le varie rappresentanze nazionali e regionali. Chiediamo un modello di gestione diverso, anche più economico. Tra riduzione del danno, contenimento dei rischi, servizi pubblici, comunità, contrasto allo spaccio, ci sono approcci molto diversi che devono trovare una sintesi. Non è più possibile pensare al delegato tecnico sulla droga".
Quello che serve, spiega De Facci, è un "modello che permetta una reale valorizzazione del sistema di intervento e un rilancio delle politiche rispetto a questioni come il consumo, l'abuso e le dipendenze eccessivamente trascurate in questi anni". Secondo De Facci, forse ci si trova di fronte alla possibilità di cambiare pagina. "Ci è sembrato che nel Partito democratico, ma non solo, ci fosse una certa disponibilità a ragionare su questi temi. Quello che proponiamo è un modello gestionale più congruo e mi sembra che la nostra riflessione sia stata colta dalla politica

Il Cnr risponde

Nessun problema di privacy rispetto alle ricerche condotte dal Consiglio nazionale delle ricerche sull'uso di sostanze stupefacenti tra la popolazione italiana. È quanto fa sapere il Cnr dopo le dichiarazioni di Giovanni Serpelloni rilasciate al quotidiano il Manifesto, secondo cui il Consiglio nazionale delle ricerche non sarebbe autorizzato a raccogliere informazioni personali durante le proprie ricerche, quindi "a mandare i questionari e raccogliere dati sensibili - spiega Serpelloni -. Il Cnr non è legittimato e ha anche duplicato volontariamente alcune ricerche, infrangendo a mio avviso la legge sulla privacy". Dal Cnr, però, fanno sapere che non è così e che i questionari, soprattutto quelli rivolti ai giovani, non raccolgono informazioni che permettono di risalire all'identità di chi lo compila.
Consiglio nazionale delle ricerche che replica anche alle dichiarazioni di Serpelloni riguardo ai costi sostenuti dal Cnr. Al centro delle polemiche i 900 mila euro del contratto firmato dal Cnr con l'allora ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, e il confronto fatto da Serpelloni con quanto invece speso dal consorzio Cueim, che avrebbe chiesto poco più di 200 mila euro per svolgere lo stesso incarico. Per Sabrina Molinaro, responsabile della sezione Epidemiologia e Ricerca sui Servizi sanitari dell'Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa, però, quella di Serpelloni è una semplificazione eccessiva. Il contratto era sì di 900 mila euro, ma le ricerche condotte erano più di una, come si evince dallo stesso accordo di programma tra ministero della Solidarietà sociale e l'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa.
"Il contratto prevedeva in primo luogo l'Indagine Espad (costato 300 mila euro), uno studio campionario su circa 550 scuole medie secondarie italiane, per un totale di circa 60.000 studenti campionati ogni anno scolastico. L'indagine, oltre a raccogliere alcune caratteristiche sociali degli studenti, indaga in merito al consumo di sostanze legali ed illegali, alla percezione del rischio per la salute in relazione ai consumi, e ai principali fattori protettivi o di rischio per l'uso". Altri 100 mila euro, invece, sono serviti per l'Indagine Ipsad, ovvero uno "studio su un campione di circa 85.000 cittadini residenti in Italia rappresentativo dell'intera popolazione in merito alle abitudini di consumo delle sostanze legali ed illegali. Il campione è costruito in modo da essere rappresentativo dei residenti in Italia di entrambi i generi tra i 15 e i 64 anni di età. L'indagine ricalca, in modo semplificato, la tipologia di rilevazione dello studio Espad".
Poi ci sono le "ricerche multicentriche, di interesse del ministero della Solidarietà sociale, realizzate in accordo con altre amministrazioni centrali e regionali dello Stato (ministero dell'interno, della Giustizia, della Sanità e delle Amministrazioni regionali) – spiega Molinaro -, volte alla raccolta, gestione ed analisi dei dati sui contatti e sugli interventi generati dai singoli soggetti interessati dal fenomeno della dipendenza da sostanze (legali e/o illegali), ma anche da altre dipendenze, in relazione alla condizione socio-sanitaria, ai reati commessi e alla situazione giuridica. Anche in questo caso i risultati dei questi studi sono volti alla realizzazione della Relazione al Parlamento sulle Tossicodipendenze, alla realizzazione della Relazione del Punto Focale nazionale all'Osservatorio Europeo sulle droghe e le tossicodipendenze e alla costruzione delle tavole standard dei sistemi di rilevazione europei secondo il protocollo Reitox. Anche l'indagine Simi adotta una metodologia standard messa a punto in sede dell'Osservatorio Europeo sulle droghe e le tossicodipendenze e del Gruppo Pompidou del Consiglio d'Europa. Si tratta di uno studio multicentrico volto a valutare la richiesta di cure (sia nelle strutture del privato sociale accreditato, sia nelle strutture pubbliche), da parte della popolazione dipendente da sostanze legali e/o illegali, ma anche da altre tipologie di dipendenza, aggiungendo, al quadro di base, le informazioni provenienti da altre fonti come i ricoveri ospedalieri, la mortalità, le Prefetture, il sistema giudiziario. In questo caso il costo dello studio è di 200 mila euro".
Infine, la relazione al Parlamento il cui costo è di 300 mila euro. "Si tratta di un rapporto che prende in considerazione la situazione di diffusione dell'uso di sostanze illegali nella popolazione italiana – spiega Molinaro -, la descrizione degli interventi di prevenzione e contrasto realizzati dalle Amministrazioni dello Stato e tutta una serie di elementi descrittivi inerenti il fenomeno. Da consegnare ogni anno entro il mese di giugno con riferimento all'anno precedente".

 Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

L'ultima modifica Mercoledì, 05 Luglio 2017 13:56
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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