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Lunedì, 23 Aprile 2018

DROGHE, ECCO DECRETO LORENZIN. LE ASSOCIAZIONI: ORA UNA NUOVA LEGGE

Scritto da  Giuseppe Manzo Apr 30, 2014

Il parlamento vota la fiducia sulla conversione del decreto Lorenzin. Torna le tabelle distinte tra sostanze leggere e pesanti (con relative condanne). Più discrezionalità per stabilire lo spaccio di lieve entità, sanzioni amministrative non più progressive. Associazioni: "Ora nuova legge capace di tenere conto delle evidenze scientifiche e delle esperienze degli operatori, lontana da strumentalizzazioni ideologiche e politiche"

Il Governo ha posto la fiducia sul disegno di legge di conversione del decreto legge "Lorenzin" n. 36/2014 sugli stupefacenti. Lo ha fatto dopo che il testo, nel passaggio alle commissioni Giustizia e Affari sociali, era stato corretto in maniera rilevante. Ora, dopo il voto alla Camera fissato tra oggi e domani, toccherà al Senato esprimersi per l'approvazione definitiva. Il tutto entro il 20 maggio.
Il ministro della Salute aveva preso l'iniziativa di emanare d'urgenza il decreto a fine marzo 2014 dopo che la Consulta aveva dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi (49/2006). Con la sentenza della Corte Costituzionale erano infatti venute a cadere le modifiche più importanti della legge quadro sulle droghe (Dpr. 309/90): in particolare quelle riguardanti la classificazione delle sostanze stupefacenti (dall'eroina alla cannabis) in un'unica tabella e il conseguente trattamento penale o amministrativo per spaccio e consumo.

Tabelle
Il lavoro delle commissioni ha inciso sul testo e ha fissato ora in cinque il numero totale delle tabelle in cui includere circa 500 sostanze. Le prime quattro sono quelle rilevanti per le droghe: nella tabella I vanno tutte le droghe "pesanti", comprese eroina, cocaina e sostanze sintetiche (amfetamine ecc.); nella tabella II vanno tutti i tipi di cannabis (elemento che ha suscitato le polemiche di vari esponenti del centro destra, che sostengono che la sostanza può avere oggi un principio attivo talmente alto da farne una droga pesante a tutti gli effetti); nella tabella III restano gli psicofarmaci più pesanti; nella tabella IV va invece un lungo elenco aggiornato di psicofarmaci relativamente "leggeri". L'ultima viene denominata "Tabella dei medicinali", è divisa in 5 sezioni e costituisce di fatto un corposo intervento sulla normativa sui farmaci in generale.
Grande e piccolo spaccio. Il decreto interviene sull'articolo chiave del Dpr 309/90 riguardante lo spaccio, l'art. 73. Per lo spaccio grave di droghe pesanti si torna alla condanna da 8 a 20 anni, per quello di sostanze leggere viene ripristinata la previsione di una condanna tra due e 6 anni. La Fini-Giovanardi aveva invece previsto da 6 a 20 anni per lo spaccio grave di qualsiasi sostanza stupefacente. Novità anche per il cosiddetto piccolo spaccio. Il nuovo 5° comma dell'art. 73 recita: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell'azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329". Le differenze con la Fini-Giovanardi riguardano l'aggiunta delle specifiche "per i mezzi, la modalità o le circostanze dell'azione" (che sembrano aprire la valutazione a una maggiore discrezionalità) e l'abbassamento di due terzi delle multe in denaro.

Lavori di pubblica utilità
Il comma 5-bis dello stesso articolo, poi, ripristina la disposizione della Fini-Giovanardi che consentiva al giudice, in caso di condanna per lo spaccio di lieve entità, di applicare al tossicodipendente il lavoro di pubblica utilità al posto della detenzione. Con la sentenza il giudice incarica l'ufficio locale di esecuzione penale esterna di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. L'ufficio riferisce periodicamente al giudice. Il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata. Ovviamente, nel caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, il giudice dispone la revoca di questa pena e il ripristino di quella sostituita.

Uso personale

E per l'uso personale di sostanze stupefacenti ecco il ripristino delle sanzioni amministrative. In questo caso il periodo della sanzione è leggermente più lungo rispetto a quanto previsto dalla legge del 1990. L'art.75 della legge 309/90, comunque, viene modificato in tal modo. Chiunque, per farne uso personale, "illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope è sottoposto, per un periodo da due mesi a un anno, se si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle tabelle I e III previste dall'articolo 14, e per un periodo da uno a tre mesi, se si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle tabelle II e IV previste dallo stesso articolo", a una o più sanzioni amministrative (si tratta di sospensione della patente, del porto d'armi, ecc.). Spariscono dunque le disposizioni della della Fini-Giovanardi in base alle quali l'accumulo di sanzioni amministrative comportava un progressivo aggravio della posizione personale, fino a sfociare nell'arresto da 3 a 18 mesi.

Nel decreto viene poi precisato che ai fini dell'accertamento della destinazione ad uso esclusivamente personale della sostanza stupefacente o del medicinale, si tiene conto delle seguenti circostanze: che la quantità non sia "superiore ai limiti massimi indicati con decreto del ministro della Salute, di concerto con il ministro della Giustizia, sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche antidroga, nonché della modalità di presentazione delle sostanze stupefacenti o psicotrope, avuto riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato, da cui risulti che le sostanze sono destinate ad un uso esclusivamente personale". Inoltre, si deve tener conto del fatto che i medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella dei medicinali, sezioni A, B, C e D, "non eccedano il quantitativo prescritto"

Associazioni: "ora cabina di regia"

Bene il decreto Lorenzin come "primo passo che modifica una situazione inaccettabile" ma ora è necessaria una svolta per il governo della politica delle droghe, a cominciare da una "nuova legge capace di tenere conto delle evidenze scientifiche e delle esperienze degli operatori, lontana da strumentalizzazioni ideologiche e politiche". A chiederlo, nel giorno della fiducia al decreto che riordina la disciplina delle droghe dopo che la legge Fini-Giovanardi è stata giudicata incostituzionale, è un coordinamento di associazioni formato da Cnca, Gruppo Abele, comunità San Benedetto al porto, Forum droghe, La società della ragione, Antigone e Federserd.
Oltre a nuove misure legislative urgenti, volte a sanare disparità di trattamento per coloro che sono stati condannati sulla base della Fini Giovanardi, si chiede anche un nuovo corso per il Dipartimento delle politiche antidroga dove al posto di un "dirigente zar" ci deve essere una "cabina di regia che veda coinvolti tutti gli enti e tutte le istituzioni, nazionali, regionali e locali, insieme al privato sociale, per una nuova politica sulle droghe". "Quello che chiediamo è un nuovo stile di gestione del dipartimento - spiego don Armando Zappolini, presidente del Cnca - strutturato in modo da tener insieme tutti i soggetti coinvolti, pur in presenza di un dirigente cha fa da coordinatore. La consulta, che già esiste, è stata convocata una sola volta. Invece vogliamo che il dipartimento diventi un luogo di gestione collegiale, che valorizzi tutta la rete".
Le associazioni chiedono poi di valorizzare la rete di intervento e il sistema di cura, con al centro il ruolo dei servizi per le dipendenze. "L'immagine del tunnel della droga esprime bene il modo in cui la politica ha organizzato il rapporto con le droghe in questi anni - continua Zappolini - un tunnel che ha avuto tre elementi di oscurità, che in parte la consulta e il decreto legge, che oggi viene votato, riparano. In primo luogo l'idea di trattare tutte le droghe nello stesso modo, partendo dai preconcetti. In secondo luogo trattare le droghe solo con il carcere. In terzo luogo non valorizzare più il sistema dei servizi. Il Dpa ha bloccato questo sistema di ricchezza e tutto l'approccio complessivo di recupero, vogliamo che questa fase finisca, e che non ci sia più un approccio penale che, non solo ha umiliato il paese, ma ha messo in carcere migliaia di persone".
La legge Fini-Giovanardi, è stata una legge "criminogena che ha contribuito in questi anni al sovraffollamento, con una percentuale di ingressi e presenze in carcere superiore al 30 per cento- aggiunge Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti per la regione Toscana-: "la conseguenza è che l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani". "Oggi sul decreto che riguarda le droghe, come da tradizione, viene posto il voto fiducia, vorremmo un paese normale in cui sulle droghe si possa parlare senza ricatti morali - aggiunge - Ma la cosa importante è che nessuno entrerà più in carcere per fatti di lieve entità. Chi parla, poi, di un aumento di diffusione delle droghe dopo questo decreto fa dichiarazione frutto di una ubriachezza molesta". Corleone chiede, inoltre, che si convochi entro la primavera prossima una conferenza nazionale sulle droghe. "L'ultimo appuntamento è stato 14 anni fa a Genova, poi ci sono stati gli incontri blindati di Palermo e Trieste, in cui le richieste fatte dalle associazioni sono state disconosciute - spiega -. Ora chiediamo una grande conferenza sulla politica delle droghe. Ma il problema è capire chi la convocherà, visto che il capo del dipartimento antidroga (Giovanni Serpelloni, ndr) è stato invitato a tornare alla Asl di Verona, ma sta utilizzando le ferie per non andare al posto di lavoro e continuare, invece, ad entrare al dipartimento con il badge da visitatore. Vogliamo sapere dal governo cosa succederà del Dpa e chi lo dirigerà. Se si torna, cioè, ai tempi di Livia Turco, con una direzione generale all'interno del ministero del Welfare o se ci sarà un nuovo capo dipartimento".
Per Pietro D'Egidio di Federserd, l'Italia dopo questo decreto Renzi-Lorenzin che ha "cancellato tabelle ideologiche e antiscientifiche" ha "bisogno di riscrivere una legge per dare un impianto complessivo diverso che tenga conto delle evidenze scientifiche e dell'esperiezan degli operatori - spiega - Non basta tornare alla Iervolino-Vassalli, ma penasare un nuovo impianto legislativo efficace ed etico. Continueremo poi ad insistere sulla valorizzazione dell'intervento e del sistema di cura, non si può fare a meno di una ricca rete costruita negli anni".

 

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

L'ultima modifica Mercoledì, 05 Luglio 2017 14:07
Giuseppe Manzo

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