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Lunedì, 11 Dicembre 2017

LA SANITÀ È UN LUSSO: ECCO IL DOSSIER "NONNI IN FUGA"

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 21, 2014

Sono oltre 2 milioni gli anziani che hanno rinunciato alle cure per i costi o per i tempi d'attesa. È quanto denuncia il dossier Fipac di Confesercenti "Nonni in fuga". Pesano i tagli alla sanità.: "Diminuito il diritto alle cure in molte regioni italiane"

La sanità è diventata un lusso nel nostro Paese. Sempre più italiani si rivolgono agli ambulatori sociali pensati quasi esclusivamente per gli stranieri. Sono i segni tangibili di una povertà sanitaria che avanza in Italia, quelli raccontati nel dossier "Nonni in fuga" realizzato dalla Federazione italiana pensionati attività commerciali (Fipac) di Confesercenti. "Da Milano a Roma, passando per Firenze e Padova – spiega il dossier -, gli ambulatori dedicati a chi non può permettersi le cure sono in continuo aumento. Pensati in origine solo per gli stranieri che arrivavano in Italia, oggi forniscono prestazioni anche ai connazionali che chiedono prevalentemente i farmaci da banco e inacquistabili per i livelli pensionistici e la povertà sanitaria cui molti pensionati sono costretti".
Su 9 milioni di italiani che "hanno rinunciato a curarsi", infatti, quasi un quarto sono over 65. Circa 2 milioni di anziani decidono di non curarsi a causa del costo delle cure oppure per i tempi d'attesa troppo lunghi. "L'Italia non sembra essere un paese per over 65 – spiega il rapporto -, eppure, in dieci anni la popolazione anziana è cresciuta del 15,8 per cento, mentre il welfare ha subito numerosi tagli. Non c'è da stupirsi dunque per la crescita esponenziale dei poliambulatori sociali e per l'aumento dei suoi fruitori anche tra gli italiani".

Eppure, nonostante tempi e costi, la sanità pubblica ha un suo peso specifico sul Pil. Secondo il dossier, che riporta dati Istat, infatti, gli ultimi bilanci disponibili parlano di una spesa di 111 miliardi, cioè il 7 per cento del Pil. "Il Servizio sanitario nazionale spende 1.867 euro annui per abitante, che si vanno a sommare alle spese sostenute dalle famiglie, che solo nel 2011 hanno contribuito con il 20 per cento con proprie risorse alle spese sanitarie". Alla riduzione della spesa pubblica per la sanità, spiega il rapporto, "non è corrisposto un aumento di quella privata: nel 2012 gli italiani hanno speso per la propria salute il 2,8 per cento in meno rispetto all'anno precedente. La media italiana è di 463 euro pro capite". Ma la "sistemata ai conti" voluta dai governi ha "diminuito il diritto alle cure di molte regioni italiane". Citando il lavoro svolto dal Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale (Cergas) dell'università Bocconi di Milano, "i numerosi piani di rientro non hanno fatto altro che ridurre notevolmente la spesa sanitaria e creato un sistema di welfare che non riesce a rispondere alle esigenze dei cittadini". Ad aggravare i costi della sanità in Italia, anche alcuni scandali. "L'ultimo è l'affaire Roche-Novartis – spiega il dossier Fipac -. L'Antitrust ha sanzionato le due case farmaceutiche per un cartello che ha condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura della vista, Avastin e Lucentis, a oltre 180 milioni di euro di multa". Uno scandalo, spiega il dossier, che al Servizio sanitario nazionale è "costato oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a 600 milioni di euro l'anno".

A pagare gli effetti dei tagli e dei costi fuori controllo, spiega il dossier, soprattutto chi vive al Sud. "Nelle regioni più ricche, con la migliore sanità – aggiunge il dossier Fipac -, si spende di più anche per quella privata a pagamento. Ciò significa che nelle regioni più povere, che stanno nel Mezzogiorno, si fa concreto il rischio di undertreatment, come già dimostra l'inadempienza di alcune di queste regioni rispetto ai livelli essenziali d'assistenza. Gli esperti sostengono che se si continuerà con la politica dei tagli lineari in sanità si rischia di fare la stessa fine della Grecia, dove l'austerity ha già iniziato a peggiorare la salute dei cittadini in maniera misurabile". Secondo il dossier, inoltre, "l'aspettativa di vita di chi nasce nel Sud è già quattro anni più bassa rispetto alla media. La crisi economica impone dei cambiamenti altrimenti il processo sarà ancora regolato dalla logica dei tagli lineari con una riduzione della qualità del servizio".

Per Massimo Vivoli, presidente di Fipac Confesercenti, occorre un intervento del governo per invertire la rotta. "Ci sono più di 7 milioni di pensionati – spiega Vivoli - che vivono con meno di mille euro al mese, molti dei quali costretti a rinunciare alle cure mediche, alla salvaguardia della propria salute e spesso impossibilitati a fare la spesa. Chiediamo al governo di impegnarsi affinché la condizione dei pensionati italiani possa raggiungere gli stessi standard europei". Per Vivoli è necessario partire "con una riforma in grado di superare la Legge Fornero e con essa i contraccolpi subiti da welfare e mercato del lavoro. Crediamo indispensabile un graduale adeguamento dei trattamenti minimi di pensione e l'innalzamento della no tax area, uno strumento necessario per ridare un po' di ossigeno ai pensionati. Certamente, un buon punto di partenza potrebbe essere quello di garantire un bonus necessario per integrare le pensioni e un sostegno ai lavoratori autonomi".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

L'ultima modifica Mercoledì, 05 Luglio 2017 14:25
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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