Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 18 Ottobre 2017

"AUSTERITY COLPISCE POVERI, NEL 2013 ALTRI 2 MILIONI DI DISOCCUPATI"

Scritto da  Giuseppe Manzo Feb 14, 2013

L’allarme arriva da Caritas Europa con il rapporto "L'impatto della crisi europea" che analizza le ricadute economiche e sociali nei cinque “paesi deboli” dell’Ue: Italia, Portogallo, Spagna, Grecia e Irlanda. “La risposta dei governi sta determinando un circolo vizioso”. E nel 2013 saranno 2,1 milioni i nuovi disoccupati. 

“Le misure di austerità – se non accompagnate da adeguate politiche di sostegno e di sviluppo – rischiano di avere un impatto sempre più negativo sulle vite delle persone povere, e di far cadere molte altre persone per la prima volta in una condizione di povertà”. È l’allarme che arriva da Caritas Europa che presenta oggi 14 febbraio presso l’Ufficio di Dublino del parlamento Europeo - durante il semestre di presidenza dell’Unione Europea dell’Irlanda, e in contemporanea negli altri paesi europei, il rapporto “L’impatto della crisi europea”. Tre anni fa in questa stessa data, Caritas Europa lanciava per l’Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale, la sua campagna "Zero Poverty. Agisci Ora" e per l’occasione papa Benedetto XVI visitava l'ostello della Caritas diocesana di Roma "Don Luigi Di Liegro".
 
Realizzato in collaborazione con le Caritas nazionali di Italia, Portogallo, Spagna, Grecia e Irlanda, il Rapporto analizza per la prima volte le ricadute della crisi economica e delle misure di austerità in questi cinque “paesi deboli” dell’Unione Europea. L'analisi prende le mosse dalla situazione che c’era prima della crisi: “Nel 2007 - si legge nel rapporto - accanto a due paesi con budget surpluses (Irlanda e Spagna), altri due (Italia e Portogallo) si distinguevano per deficit di bilancio negativi, di poco inferiori alla soglia del 3 per cento del Pil imposta dal Patto di stabilità, mentre la Grecia si caratterizzava per un deficit di bilancio che superava tale soglia. Soltanto un anno dopo, alla fine del 2008, tutti e cinque i paesi avevano livelli di deficit superiori alla media europea. Tre anni dopo, alla fine del 2011, quattro di questi paesi avevano raggiunto i più elevati livelli di debito pubblico dell’intera Unione Europea: Grecia (pari al 170,6 per cento del Pil), Italia (120,7 per cento, ovvero 1.906.738 milioni di euro), Portogallo (108,1 per cento) e Irlanda (106,4 per cento). L’unica eccezione è costituita dalla Spagna, che con un valore del 69,3 per cento era ancora sotto il valore medio europeo (82,5 per cento)”.
 
“La risposta dei governi a tale situazione - spiega Caritas Europa - sta determinando nei diversi paesi un circolo vizioso: i tagli alle spese operati con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi europei di riduzione del debito pubblico, stanno riducendo il livello dei consumi e determinano costi sociali elevati, legati al mancato accesso ai servizi da parte di una porzione significativa di popolazione, colpita da disoccupazione in aumento. Tale meccanismo, associato alla necessità di continuare a pagare gli interessi sul debito stanno rendendo difficile, se non impossibile, la crescita economica. Tale meccanismo, segnalato anche dal Fmi che inizialmente appariva limitato alle economie più deboli dell’Unione, si sta diffondendo all’intero continente europeo, che evidenzia nel suo complesso deboli segnali di crescita e sviluppo economico”. Dal punto di vista sociale, “la situazione descritta presenta un quadro europeo contrassegnato da rischi sociali in aumento, da sistemi sociali indeboliti e da individui e famiglie sempre più in difficoltà”. 
 
La prima parte del Rapporto si conclude con una riflessione: “Alcune misure di austerità possono essere state necessarie, tuttavia l’attuazione esclusiva di tali misure, di per sé, non sarà sufficiente a risolvere la crisi economico-finanziaria”. Inoltre, “uno dei problemi legati alle politiche di austerità messe in atto dai governi risiede nel fatto che tali misure, che possono avere un qualche effetto positivo nel breve periodo, possono allo stesso tempo produrre delle conseguenze negative a lungo termine, soprattutto nel settore del welfare pubblico, della salute, dell’educazione”.
  

Due milioni di nuovi disoccupati nel 2013

A settembre del 2012, secondo l’Eurostat, la disoccupazione in Europa ha raggiunto il record - 25,7 milioni, 10,2 per cento della forza lavoro – e saranno 2,1 milioni i nuovi disoccupati nei successivi 12 mesi. 

Ecco gli altri dati raccolti per far comprendere l’entità del problema occupazionale in Europa: “Oltre ai disoccupati, vi sono 19,5 milioni di persone di 15-74 anni definite come ‘sottooccupate’ (Commissione Europea); la disoccupazione di lunga durata riguarda 10,7 milioni di persone, il doppio di quelle rilevate nel 2008”. E ancora: “Due disoccupati su cinque in Europa sono condannati a rimanere tali per almeno un anno (Commissione Europea); nel settembre 2012, la disoccupazione giovanile riguardava il 22,8 per cento degli under 25, pari a 5,5milioni di giovani nell’Europa a 27 Stati. Aumentano in tutta Europa i giovani Neet (Not in education, employment or training), che non sono inseriti nel lavoro o nel sistema formativo (Eurostat)”. Preoccupa anche la situazione degli immigrati, “peggiorata a causa della crisi: il tasso di disoccupazione degli stranieri è pari in media al 22,1 per cento, più di due volte quello registrato presso le popolazioni autoctone (Commissione Europea)”. 

 
“La crisi non colpisce in modo uguale tutti i paesi Ue – continua il rapporto - : stanno aumentando le disuguaglianze tra gli stati membri, con un gap di oltre 20 punti percentuali nel tasso di disoccupazione tra il livello più basso (Austria) e quello più elevato (Spagna) (Commissione Europea)”. In particolare, a luglio del 2012, la disoccupazione risultava estremamente grave in Spagna, sia in termini assoluti (quasi 6 milioni di spagnoli sono privi di lavoro), che in termini relativi (il 25,8 per cento della popolazione in età attiva è disoccupata). In termini di peso percentuale dei disoccupati sulla popolazione totale, la Grecia appare al secondo posto (25,1 per cento), seguita dal Portogallo (15,7 per cento). In questa classifica, l’Italia si colloca al quinto posto in termini relativi (10,8 per cento di disoccupati), ma al secondo in posto in termini di valori assoluti (2,7 milioni di persone disoccupate). La Grecia si caratterizza inoltre come il paese dove colpiscono con maggiore forza sia la disoccupazione giovanile (55,4 per cento) che la disoccupazione di lunga durata (12,3 per cento). In Italia, la disoccupazione di lungo periodo appare sotto i valori medi europei, mentre quella giovanile è piuttosto rilevante (35,3 per cento). 

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

Lascia un commento

Assicurarsi di inserire tutte le informazioni necessarie, indicate da un asterisco (*). Il codice HTML non è consentito.

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Ottobre 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31