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Lunedì, 23 Ottobre 2017

"IL PACCO ALLA CAMORRA" DEI NUOVI PARTIGIANI

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 18, 2013

Quarta edizione dell'iniziativa (a sinistra una foto del pacco alla camorra) delle Nuova cooperazione organizzata. Gli scatoloni ricchi di prodotti campani stanno girando l'Italia e l'Europa. I protagonisti sono 16 cooperative tra la provincia di Napoli e Caserta, che hanno incontrato anche Martin Schulz al Parlamento europeo. Ecco cosa dice Ciro Corona, presidente della coop sociale Resistenza 

 

“Pacco alla camorra”, quarta edizione. Ancora una volta gli scatoloni pieni di prodotti tipici della Campania gira l’Italia e l’Europa con un messaggio semplice: si puo’ fare. Quest’anno anche il vicepresidente del Parlamento europeo Martin Schulz (nella foto a sinistra) ha ricevuto la carovana e il suo scatolone. Beni, terreni e aziende si possono confiscare ai clan e creare lavoro al Sud, ma non solo. Possono essere riferimento con i territori martoriati dalle mafie e dal disastro ambientale, in nome proprio della terra. Ad andare su e giù con i pacchi è la Nco, provocatoria sigla del potente clan di Raffaele Cutolo, che invece vuol dire Nuova cooperazione organizzata: 16 cooperative, tra profi e no profit. Tra loro c’è la coop sociale Resistenza, nata dall’esperienza di un’associazione di Scampìa nel gennaio 2013, che gestisce il primo terreno confiscato nella città di Napoli: il Fondo rustico Amato Lamberti. A parlarne è Ciro Corona (nella foto sotto), giovanissimo presidente della cooperativa che dice: “siamo i nuovi partigiani”. Ciro è pronto per un nuovo tour in Trentino Alto Adige mentre altri pacchi saranno a Napoli venerdì mattina alle ore 10.30 alla Casa del giornalista, il bene confiscato ai Quartieri spagnoli.

Il pacco alla camorra fino in Europa: quale bilancio di questa esperienza?

Quarta edizione del pacco. La prima venduti 600, l’anno scorso 12mila pacchi di cui la metà in Europa. Siamo cresciuti partendo col camper in 5 tappe e abbiamo chiesto ai nostri contatti di organizzare con le realtà territoriali. Non andiamo a raccontare lezioni ma sono incontri sui luoghi. È bellissimo perché siamo partiti per fare poche presentazioni poi sono diventate 13 e non abbiamo trovato solo coloro che lavorano nei beni confiscati ma un esercito di persone che condividevano il progetto.

Quale contributo sta portando l’esperienza di Nco, Nuova cooperazione organizzata, in Campania?

Innanzitutto è una riappropriazione dei termini che rimandano sempre a quelli camorristici. Poi è la concezione del pacco come veicolo di messaggi non solo commerciali ma un riferito ai diritti e al lavoro vero. Dietro al pacco c’è il rispetto dei diritti di chi lavora nei beni confiscati: chi lo compra finanzia soprattutto questi valori. Se pensiamo al Fondo rustico di Chiaiano diamo lavoro a un figlio di camorrista che sta scontando la pena: a gennaio avrà un contratto di socio lavoratore e oggi anche lui fa “il pacco alla camorra”

Sei presidente di una coop sociale nata dall’associazionismo anticamorra a Scampìa: perché la scelta di una cooperativa?

L’associazione funziona laddove ti occupi delle singole persone. Volevamo fare qualcosa in più, avendo cura delle persone attraverso quella del territorio. La cooperativa permette di fare questo e soprattutto permette di dare lavoro alle persone svantaggiate. Le associazioni spesso devono coprire i buchi lasciati dallo Stato, mentre noi lavoriamo accanto e non ci sostituiamo al pubblico. La scommessa è fare impresa sui beni confiscati, pretendendo dalle istituzioni di starci vicino e in questo momento ci stiamo riuscendo.

Resistenza gestisce il primo terreno confiscato alla camorra, nella periferia nord di Napoli: quale rapporto con un territorio che ha visto le mobilitazioni per l’ambiente e contro il Biocidio?

A noi è successo questo: abbiamo avuto l’intelligenza di costruire la cooperativa proprio insieme al territorio, includendo pezzi del quartiere. C’è l’esempio del nostro agricoltore che avuto una beffa quando gli aprirono la discarica di fronte al suo agriturismo perdendo investimenti e futuro. Adesso è un nostro socio-fondatore. Poi abbiamo incluso i comitati anti-discarica che sono stati i veri custodi del territorio portando avanti una grande battaglia anche contro la camorra. E in questo modo il bene confiscato diventa il luogo di riferimento per il riscatto di questi luoghi valorizzando chi vive e partecipa in queste zone.

Tu hai deciso di restare a Napoli, al Sud, in tempi di crisi e con i dati sulla disoccupazione giovanile drammatici e l’aumento dell’emigrazione: cosa dici ai ragazzi che restano nel Mezzogiorno?

Scampìa terra mia, è il mio quartiere. Il Sud è la nostra terra. Se non lo difendiamo noi nessuno lo farà mai. Noi non seguiamo quel vecchio invito di Eduardo: “fujtevenne”. Noi Restiamo qui perché la sfida è resistere e difendere la nostra terra come fecero i partigiani durante la guerra. La nuova liberazione è proprio questa: cambiare le cose partendo dal basso. Sul pacco c’è una scritta: “si puo’ fare”. Ed è proprio il nostro credo perché se si puo’ fare a Scampìa  è possibile ovunque.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

 

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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