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Venerdì, 24 Novembre 2017

ISTAT, "NOI ITALIA": MENO LAVORO, MENO REDDITO E MENO ISTRUZIONE

Scritto da  Giuseppe Manzo Feb 11, 2014

Il Rapporto si riferisce al 2011. Il segno meno prevale su tutto, ma anche un positivo: scende il numero degli omicidi . A crescere è il numero degli stranieri e quello della popolazione italiana: 60 milioni. Ecco la fotografia dell'Istituto nazionale di statistica che conferma un Paese fermo e in piena crisi 

 

Nel 2011 circa il 58 per cento delle famiglie residenti in Italia ha conseguito un reddito netto inferiore all'importo medio annuo (29.956 euro, circa 2.496 euro al mese). E' quanto emerge dal rapporto Istat ''Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo''. Lapiu' alta diseguaglianza nella distribuzione del reddito e' in Campania mentre in Sicilia si registra il reddito medio annuo piu'' basso (oltre il 28 per cento in meno del valore medio italiano); sempre in quest''ultima regione, in base al reddito mediano, il 50 per cento delle famiglie si colloca al di sotto di 17.804 euro annui (circa 1.484 euro al mese). Nel 2012 il 24,9 per cento delle famiglie residenti in Italia presenta almeno tre delle difficolta'' considerate nel calcolo dell''indice sintetico di deprivazione, una quota in aumento rispetto all''anno precedente.

Il panorama regionale mette in evidenza il forte svantaggio del Mezzogiorno, dove l''indicatore raggiunge il 41,0 per cento. Nei primi mesi del 2013, quattro persone over14 su dieci si dichiarano molto o abbastanza soddisfatte della propria situazione economica. Il livello di soddisfazione per la situazione economica presenta una forte variabilita'' regionale: passa dal 69,2 per cento di Bolzano al 25,3 per cento della Sicilia.

Nel 2011 le famiglie in condizioni di povertà relativa sono l’11,1 per cento; si  tratta di 8,2 milioni di individui poveri, il 13,6 per cento della popolazione residente. La  povertà assoluta coinvolge il 5,2 per cento delle famiglie, per un totale di 3,4 milioni  di individui. Nel meridione e nelle isole la percentuale di famiglie povere è più che doppia rispetto alla media nazionale. Nel Mezzogiorno le famiglie in povertà relativa sono il 23,3 per cento di quelle residenti (contro il 4,9 del Nord e il 6,4 del Centro) e quelle in povertà assoluta l’8  per cento (contro il 3,7 e il 4,1 rispettivamente). Le situazioni più gravi si osservano tra le famiglie residenti in Sicilia (27,3 per cento) e Calabria (26,2 per cento)dove sono povere oltre un quarto delle famiglie.  Nel Mezzogiorno, inoltre, alla più ampia diffusione della povertà si associa anche una maggiore gravità del fenomeno: le famiglie povere sono di più e hanno livelli di spesa mediamente molto più bassi di quelli delle famiglie povere del Centro-Nord. L’intensità della povertà relativa è, infatti, pari al 22,3 per cento (contro il 18,2 del Nord e il 20,0 del Centro) e quella di povertà assoluta al 18,8 per cento (contro rispettivamente il 16,4 e il 18,4).

Occupazione

Nel 2012 risultano occupate sei persone su 10 in eta' 20-64 anni, con un forte squilibrio di genere a sfavore delle donne e un marcato divario territoriale tra il Centro-Nord e Mezzogiorno (20,5 punti percentuali). Il tasso di occupazione nella fascia di eta' 55-64 anni e' pari al 40,4 per cento, in aumento di circa 2,5 punti percentuali rispetto al 2011 ma inferiore alla media Ue27 (48,9 per cento).

Il 13,8 per cento dei dipendenti ha un contratto a termine, valore sostanzialmente analogo alla media europea. La quota di occupati a tempo parziale e' pari al 17,1 per cento. Entrambe le tipologie contrattuali sono piu' diffuse tra le donne. Il tasso di inattivita' e' al 36,3 per cento. Pur segnando una riduzione significativa rispetto al 2011 si conferma tra i piu' elevati d'Europa. L'inattivita' femminile rimane molto ampia (46,5 per cento), nonostante la forte contrazione rispetto al passato.

Il tasso di disoccupazione raggiunge il 10,7 per cento, in confronto all'8,4 per cento di un anno prima, ed e' in linea con quello medio Ue27 (10,5 per cento). L'incremento interessa entrambe le componenti di genere e tutto il territorio; in alcune regioni del Mezzogiorno arriva al 19,3 per cento (Campania e Calabria).

La disoccupazione di lunga durata (che perdura cioe' da oltre 12 mesi) interessa il 52,5 per cento dei disoccupati e supera il 54 per cento per la componente femminile. Nel 2011 la quota di unita' di lavoro irregolari si attesta al 12 per cento, in lieve riduzione rispetto ai due anni precedenti. Il Mezzogiorno registra l'incidenza piu' elevata di lavoro non regolare, oltre il doppio rispetto a quella del Centro-Nord. A livello settoriale, e' non regolare quasi un quarto dell'occupazione nell'agricoltura.

Istruzione

In Italia si spende meno per l'istruzione rispetto all'Europa. Scrive infatti l'istituto di statistica, "l'incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil e' pari al 4,2 per cento, valore ampiamente inferiore a quello dell'Ue27 (5,3 per cento) (2011)". Nel 2012 "il 43,1 per cento della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio piu' elevato; e' un valore molto distante dalla media Ue27 (25,8 per cento) e inferiore solo a quelli di Portogallo, Malta e Spagna. In Italia il 17,6 per cento dei 18-24enni ha abbandonato gli studi prima di conseguire il titolo di scuola media superiore (12,8 per cento in media Ue), quota che sale al 21,1 per cento nel Mezzogiorno".

I dati piu' recenti sul livello delle competenze dei 15enni prossimi alla fine dell'istruzione obbligatoria (indagine Pisa dell'Ocse) evidenziano per i nostri studenti "performance inferiori alla media Ocse e a quella dei paesi Ue che partecipano all'indagine, ma confermano i segnali di miglioramento gia' evidenziati tra il 2006 e il 2009. La permanenza dei giovani all'interno del sistema di formazione, anche dopo il termine dell'istruzione obbligatoria, e' pari all'81,3 per cento tra i 15-19enni e al 21,1 tra i 20-29enni".

La media Ue21 nelle due classi considerate, secondo l'Istat "e' piu' alta (rispettivamente 87,7 e 28,4 per cento), ponendo l'Italia agli ultimi posti nella graduatoria dei paesi europei. Il 21,7 per cento dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente). Nonostante l'incremento che si osserva nel periodo 2004-2012 (+6 punti percentuali), la quota e' ancora molto contenuta rispetto all'obiettivo del 40 per cento fissato da Europa 2020".

Ammontano infine a due milioni "i giovani 15-29enni (il 23,9 per cento del totale) non inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e neppure impegnati in un'attivita' lavorativa. Si tratta di un valore fra i piu' elevati in Europa. La differenza fra i generi mette in luce una incidenza dei Neet piu' elevata fra le ragazze, si amplia inoltre lo svantaggio del Mezzogiorno.

Solo il 6,6 per cento degli adulti e' impegnato in attivita' formative, un valore che evidenzia il ritardo dell'Italia in materia di apprendimento permanente".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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