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Giovedì, 19 Luglio 2018

DALLA CORRUZIONE ALLA MAFIA: LE INFILTRAZIONI CRIMINALI COLPISCONO ANCHE IL NORD

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 01, 2015

Si inizia con la corruzione, spinti dall'idea che utilizzare mezzi non propriamente legali per ottenere benefici dalla pubblica amministrazione sia quasi normale per portare avanti la propria attività, e si finisce per stringere legami con la criminalità organizzata. 

 

Questa volta non si parla del Sud, dove è noto, purtroppo, che l'infiltrazione mafiosa nelle imprese sia un fenomeno diffuso. Al contrario, uno studio di Assolombarda rivela come questo meccanismo si stia insinuando sempre più spesso al Nord, all'interno di attività commerciali di vario tipo. Tra queste, non solo l'edilizia, ma anche la produzione, la vendita, i ristoranti e i call center.

La ricerca "Rischi di infiltrazione mafiosa nelle imprese del Nord", svolta dal ramo lombardo di Confindustria insieme con la Fondazione Istud e il centro Federico Stella dell'Università Cattolica di Milano, svela le motivazioni che muovono gli imprenditori a farsi coinvolgere dalle organizzazioni criminali, i conseguenti rischi e la scarsa conoscenza che ne hanno le persone.
Attraverso la distribuzione di 460 questionari e trenta interviste individuali a imprenditori iscritti ad Assolombarda, è emerso che per il 32% del campione il primo passo dell'infiltrazione avviene tramite meccanismi identici a quelli della corruzione. Da qui, però, si ha l'avvicinamento con le mafie, e le imprese finiscono per essere propriamente colonizzate dalla 'ndrangheta e da Cosa Nostra.

Gli imprenditori vengono di fatto estromessi dalla propria azienda, che di lì a poco è costretta a chiudere. Nessuna delle imprese coinvolte nelle quattordici inchieste giudiziarie prese in considerazione da Assolombarda, infatti, si è salvata, ed è fallita per debiti, per incapacità di restare sul mercato o per la fuga dei fornitori.

Dall'analisi emerge che un quarto degli intervistati si lascia avvicinare dalla criminalità organizzata nella speranza di guadagnare di più, ma ben il 53% del campione ritiene di avere una conoscenza del fenomeno mafioso appena sufficiente o addirittura insufficiente.

Un ulteriore dato significativo è che il decreto legislativo 231 del 2001 è considerato dal 54% delle persone intervistate poco o per niente efficace nella prevenzione delle infiltrazioni. Gli attori economici del Nord chiedono infatti alle istituzioni maggiore controllo da parte delle forze di polizia, reti di supporto, una migliore formazione sul tema e un sistema di sanzioni e premi per le imprese che accettano o rifiutano mezzi illegali per aumentare i propri utili.

Secondo Antonio Calabrò, responsabile della legalità di Assolombarda, negli ultimi anni non c'è stato un aumento delle denunce per estorsione o usura, "ma non ci importa neppure", ha detto. "Il nostro vero obiettivo è aumentare la consapevolezza in modo che il contributo degli imprenditori, anche quando chiamati a testimoniare, possa essere più preciso e importante".

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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