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Mercoledì, 24 Gennaio 2018

TTIP, NUOVA DENUNCIA: "RISCHIO DI AGGIRARE LA RIFORMA POSITIVA SULL'ARBITRATO"

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 27, 2015

Un trattato commerciale già concluso tra Ue e Canada ma in corso di approvazione a Strasburgo rischia di rendere inutili gli sforzi per migliorare la clausola contenuta nel Ttip che consente ai privati di portare gli Stati davanti ai tribunali internazionali. Continua la denuncia della Campagna Stop Ttip contro il trattato di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti. 

 

Il Ceta, l'accordo economico e commerciale concluso tra Unione europea e Canada nel settembre 2014 e in attesa di approvazione del Parlamento europeo, potrebbe avere dei riflessi importanti sul Ttip, il trattato transatlantico Ue-Usa attualmente in fase di negoziatO e soggetto a pesanti critiche da parte di associazioni e società civile.

La clausola Isds (che permette a un investitore straniero di ricorrere all'arbitrato internazionale per risolvere una controversia contro un governo) contenuta nel Ceta, infatti, potrebbe rendere inutili le modifiche sulle quali il Parlamento europeo sta lavorando al fine di superare le principali opposizioni all'Isds (Investor-State dispute-settlement) contenute nel Ttip.

"L'accordo con il Canada non reintrodurrà un vecchio Isds dalla porta posteriore e un confronto è già in atto tra Canada e Stati membri dell'Unione europea", è stato detto dalla presidenza lussemburghese dell'Unione agli europarlamentari lo scorso 17 luglio, in occasione della presentazione delle sue priorità.

Ma per la campagna Stop Ttip, la possibilità che l'entrata in vigore del Ceta nullifichi gli sforzi compiuti per apportare dei miglioramenti al trattato di libero scambio con gli Stati Uniti non è da sottovalutare. Già lo scorso 14 luglio Stop Ttip aveva presentato al Ministero dello Sviluppo economico un documento in cui denunciava il forte rischio che una riforma dell'arbitrato nel Ttip senza una contestuale revisione nell'accordo con il Canada avrebbe determinato una situazione ancora peggiore di quella ipotizzata. Il sistema così ideato, infatti, "permetterebbe alle imprese statunitensi con sussidiarie in Canada di aggirare la riforma, usando arbitrati privati e affossando una volta per tutte anche la pur timida riforma chiesta dal Parlamento europeo".

Il Viceministro dello Sviluppo economico aveva prontamente risposto che "il Ceta è intoccabile. Riaprirlo sarebbe un disastro e ci priverebbe di ogni credibilità". Una posizione che, d'altra parte, non è in linea né con il Presidente del socialdemocratici europei e suo collega di partito Gianni Pittella, né con la nuova Presidenza dell'Ue.

Ma se da una parte la campagna Stop Ttip ha accolto con favore le modifiche apportate alla clausola Isds nel trattato di libero scambio tra Ue e Usa, dall'altra lancia la richiesta, più radicale, di eliminare l'arbitrato da entrambi gli accordi commerciali.

"La revisione dell'Isds nell'accordo con il Canada eviterebbe lo scenario peggiore" ha detto Monica Di Sisto, portavoce di Stop Ttip Italia, "ma la Campagna italiana ribadisce la necessità di cancellare definitivamente ogni tipo di arbitrato sia dal Ttip che dal Ceta, a maggior ragione adesso che pare ci siano aperture sul capitolo sugli investimenti. Dati recenti mostrano come al contrario della vulgata generale siano gli investitori, e non i governi, i principali vincitori di queste cause e come tra Paesi avanzati sia assolutamente ridondante e rischioso, vista la presenza di corti giuridiche convenzionali e di Corti di giustizia pienamente funzionanti. C'è da aggiungere che non aiuta il silenzio tombale del governo sulla causa presentata contro l'Italia proprio davanti a un Isds nel trattato per l'energia: è già stata definita la corte arbitrale e l'8 maggio scorso sono state consegnate le controdeduzioni, a questo punto vorremmo che il Viceministro chiarisse sui rischi ma anche sui costi legali che il nostro Paese dovrà sostenere".

"Paesi come l'Australia" ha aggiunto Marco Bersani, anch'egli tra i portavoce Stop Ttip Italia, "hanno scelto di escludere l'Isds dai suoi accordi tra Paesi industrializzati, mentre uno dei Paesi trainanti degli investimenti in America Latina, il Brasile, non ha mai previsto alcun Isds nei suoi accordi. L'attrattività di un Paese per gli investimenti esteri dipende da tanti fattori e l'arbitrato internazionale, per molti esperti, non è quello fondamentale. Anzi, potrebbe determinare ricadute negative su altri aspetti sostanziali, come lo spazio di manovra dei governi nel garantire politiche adeguate alle proprie strategie di sviluppo".

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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