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Lunedì, 11 Dicembre 2017

CAPORALATO, AVANTI CON LA LEGGE. I TIMORI DELLA CGIL

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 07, 2015

Passi avanti del governo sulla legge contro il caporalato, a ottobre il via alla discussione. Ma per Flai Cgil, la Rete del lavoro agricolo di qualità, attivata già dallo scorso 1 settembre, rischia di essere un boomerang: meno controlli per chi aderisce, mentre i requisiti d'accesso non bastano a tenere fuori chi sfrutta i lavoratori. 

 

Secondo il ministro della Giustizia Orlando, ottobre sarà il mese in cui si potrà concretamente lavorare sul testo di legge "Misure per favorire l'emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata", un provvedimento per combattere il caporalato su cui stanno lavorando congiuntamente il Ministero della Giustizia e delle Politiche agricole e che è attualmente all'esame della commissione Giustizia della Camera.

Tre in particolare sono le misure previste dal provvedimento e già anticipate nei giorni scorsi dai ministri. La più importante riguarda sicuramente la confisca dei beni, cioè del prodotto o del profitto del reato e, in alcuni casi, anche la confisca equivalente di beni di chi ha utilizzato il caporalato. Inoltre, sono incluse nella legge misure per le aziende coinvolte indirettamente dal fenomeno, quando sia accertato che il reato sia stato a loro vantaggio.

Sui passi in avanti del governo per combattere lo sfruttamento dei lavoratori si sono espresse positivamente le associazioni Terra!Onlus, daSud e Terrelibere.org, promotrici della campagna Filiera Sporca. "Qualcosa si muove", si legge in una nota congiunta, "dopo le drammatiche morti di sfinimento di tre lavoratori nei campi del Sud, nel contrasto al caporalato e alla schiavitù nelle campagne italiane. Tra le misure annunciate dal ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, e dal ministro Giustizia, Andrea Orlando, siamo contenti di apprendere che è stata accolta una delle proposte contenute nel rapporto Filiera Sporca: la responsabilità in solido dei soggetti che traggono vantaggio dallo sfruttamento del lavoro. Tuttavia è necessario che la responsabilità in solido valga per tutti i soggetti coinvolti nella produzione agroalimentare, altrimenti il piano rischia di fallire".

Il prossimo passo, hanno spiegato le associazioni, è "puntare alla trasparenza della filiera per mettere i cittadini in condizione di essere consapevoli. Ci auguriamo che il Ministro Martina voglia incontrarci al più presto per poter affrontare il tema dell'etichetta trasparente".

Commenti negativi, invece, sono stati generati dall'organismo "Rete del lavoro agricolo di qualità", attivata l'1 settembre dal ministero delle Politiche agricole. La Rete punta a contrastare il caporalato e altre forme di irregolarità nel settore agricolo, e ad essa possono aderire solo quelle imprese agricole che non hanno riportato condanne o non hanno procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale, oltre che in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Le stesse, inoltre, non devono essere state destinatarie, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative definitive per questo tipo di violazioni. Tuttavia, ha commentato la Flai Cgil, tali requisiti non bastano per tenere fuori dalla Rete le aziende che sfruttano o che si rivolgono ai caporali, e il provvedimento rischia quindi di essere un boomerang.

"La convenienza per le imprese è quella di avere un marchio di qualità, un valore aggiunto che le aziende possono spendersi nella commercializzazione, quasi come un bollino etico", ha spiegato Giovanni Mininni, segretario nazionale della Flai Cgil, ma "in realtà, la Rete manca di contenuti nella misura in cui non dice cosa deve fare l'impresa per avere questo bollino".

Non è tutto. Una volta entrati nella Rete, le aziende hanno un ulteriore vantaggio: meno controlli, a discapito di chi non ha aderito. "La legge dice in maniera esplicita che, fatti salvi i controlli ordinari in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, tutti gli altri controlli saranno dirottati sulle imprese che non aderiscono alla rete".

Il rischio è di creare un ombrello protettivo sotto al quale vadano a rifugiarsi anche aziende non in regola è già stato segnalato al ministro. "C'è un pericolo oggettivo", ha continuato il segretario della Flai Cgil, "e l'abbiamo segnalato nel vertice al Ministero. Il problema è che se fai partire questa rete dal primo settembre, tutte le imprese corrono ad iscriversi perché si beccano questo bollino gratis, mentre molte imprese devono pagare per avere la certificazione sugli alimenti, in questo caso ne avrebbero uno dal ministero con la semplice iscrizione alla rete".

 

G.C.

(Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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