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Giovedì, 19 Ottobre 2017

MILANO E IL FASCINO DELL'URTIGA: LA PERIFERIA DIVENTA COOPERATIVA In primo piano

Scritto da  Redazione Ott 02, 2017

Ogni collettività umana ha bisogno del suo habitat, di un luogo in cui interagire e in cui incontrarsi. Un luogo che difficilmente resta un semplice sfondo, ma che pian piano diventa parte integrante delle relazioni tra i suoi abitanti, fino ad assumere un ruolo di co-protagonista.

Il luogo di cui vorremmo parlarvi è l’Ortica, in milanese Urtiga, storico quartiere alla periferia orientale della città. A dire il vero, parlare di periferia è ingeneroso: se da forestieri ci si avventura per la prima volta in Ortica, ecco che si respira dopo pochi passi quell’atmosfera rilassata di altri tempi, che ricorda la Milano delle canzoni di Gaber, Jannacci e Nanni Svampa. Nulla di più lontano dalle immagini che solitamente si associano alla parola periferia.

Il Melograno ci è arrivato da circa un anno, cioè da quando ha immaginato quel laboratorio urbano delle arti poi battezzato “Il Cantiere dell’Ortica”, finanziato in parte con un crowdfunding civico promosso dal Comune e inaugurato nello scorso maggio. L’Ortica è un territorio che stiamo conoscendo grazie a guide d’eccezione: lo storico Circolo cooperativo e la gloriosa Cooperativa edificatrice, che dalla loro base di via S. Faustino numero 5 lavorano instancabilmente per connettere il variegato tessuto sociale del quartiere e renderlo piacevole e vivo.

Per questo la cooperativa non si è stupita quando è stata coinvolta nel progetto del Giardino condiviso dell’Ortica:un grande lotto di terreno ancora verde a ridosso della massicciata della ferrovia, 18 mila metri quadrati che l’amministrazione comunale ha deciso di dare in gestione a realtà del terzo settore e associative del territorio. Varie telefonate, numerosi incontri e alla fine l’idea de “L’angolo della memoria”: un piccolo monumento partecipativo dedicato alla memoria storica e popolare dell’Ortica,quartiere che fu di bande, cascine ed osterie, che può raccontare storie contadine, di lotte operaie, di binari e ferrovieri.

Il Giardino condiviso è stato orgogliosamente inaugurato lo scorso sabato 23 settembre, nella cornice più grande della manifestazione “Green City”, organizzata dal Comune per valorizzare il verde e l’agricoltura in città, che ci sono (sì, anche a Milano!) e contribuiscono a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Un progetto ancora in fieri, ma che prevede nei prossimi mesi la realizzazione di diversi angoli: quello dell’apicultura urbana, quello dell’addestramento cinofilo, quello dedicato al giardino della biodiversità, un labirinto di piante di mais, un pergolato con spazio lettura e appunto il monumento alla memoria storica del quartiere. Un progetto di welfare di comunità reale, che punta a costruire un luogo di incontri e contaminazioni tra persone diverse ma accumunate dalla condivisione del luogo di residenza. Un luogo dove il verde incontra la cultura nella sua accezione più ampia: cultura intesa come memoria, come attività indirizzata alla conoscenza, salvaguardia e diffusione del verde, ma anche in senso più classico (teatro, musica, arti visive). Con ben salda in mente l’idea di valorizzare bellezza e buon vivere.

Tra venerdì 29 settembre e domenica 1 ottobre, invece, nell’ambito dei quattro giorni di festa del quartiere, è stato presentato “Or.me - Ortica memoria”: un ambizioso progetto che vuole rendere il quartiere un vero e proprio museo a cielo aperto, raccontando pezzi di storia del ‘900 attraverso grandi pitture murali.

I primi due capitoli colorano già il grigio del cemento: uno rappresenta i volti di grandi personaggi del mondo della cultura, l’altro delle vittime di mafia. Il primo ottobre è stato inaugurato un terzo murale, questa volta dedicato ai pionieri del movimento cooperativo, posto proprio sulla facciata della già citatasede di via S. Faustino 5. Il tutto opera del collettivo di artisti di strada Orticanoodles e degli allievi delle scuole superiori della zona. Interverranno numerosi ospiti, tra cui il presidente di Legacoop Lombardia Luca Bernareggi.

Insomma, un tessuto sociale e cooperativo sempre attivo, che bada al sodo e non si perde troppo in chiacchiere. A volte un po’ burbero come solo i vecchi milanesi sanno essere, ma sensibile, presente e generoso. Perché in fondo lo sappiamo che Milan g’haelcoeur in man.

 Redazione Lombardia

@nelpaeseit

 

 

 

L'ultima modifica Lunedì, 02 Ottobre 2017 11:02
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