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Martedì, 14 Agosto 2018

PARTECIPAZIONE E BENI COMUNI: A REGGIO EMILIA I SOCIAL COHESION DAY ENTRANO NEL VIVO In primo piano

Scritto da  Redazione Mag 24, 2018

Otto gli appuntamenti nella seconda giornata di festival, con incontri che approfondiscono i delicati temi del "diritto alla salute", umanizzazione delle cure e fine vita, contrasto alla povertà e valore del lavoro. E poi le storie concrete: sette città italiane presentano la sfida di affidare i beni comuni nelle mani dei cittadini. I Social Cohesion Days, interamente gratuiti, proseguono fino a domani a Reggio Emilia 

La partecipazione dei cittadini è uno dei più forti indicatori democratici. Si apre proprio con una riflessione su questo tema la seconda giornata di Social Cohesion Days, che proseguono fino a domani a Reggio Emilia: il workshop "Partecipazione vuol dire Coesione: i beni comuni nelle mani dei cittadini", promosso dal Comune di Reggio Emilia, affronta le modalità attraverso cui stimolare la partecipazione e come sette città italiane - Reggio Emilia, Bologna, Milano, Mantova, Trento, Pavia e Padova - hanno raccolto la sfida, evidenziando aspetti innovativi, criticità e indagando possibili alternative. Modera la giornalista Elisabetta Soglio, responsabile di Buone Notizie, settimanale del Corriere della Sera, media partner del festival (ore 9.30, piazza Casotti).
Si continua con un tour che accompagna i partecipanti alla scoperta di alcuni tra i più interessanti progetti di innovazione sociale nati dal basso e cresciuti nellambito del progetto "QUA Quartiere Bene Comune Reggio Emilia". Un viaggio tra orti, frutteti ed educazione alimentare, per conoscere differenti modi di pensare la partecipazione dei cittadini, attraversando diversi temi dallagricoltura sociale alla sostenibilità ambientale, dallo sviluppo rurale alleducazione alimentare (ore 11, tour).

Non poteva mancare un incontro su "Il contrasto alla povertà in Italia": nel 2016 erano quasi 4 milioni e 742mila gli italiani che, secondo lIstat, vivevano in condizioni di povertà e in particolare si tratta di minori e bambini. Come si muove il mondo politico per contrastare laumento del numero di persone in difficoltà economica? Quali riforme nazionali sono in programma? E come si muovono le singole Regioni che hanno introdotto misure locali di contrasto alla povertà? Se ne discute a questo evento promosso dall'Osservatorio Internazionale per la Coesione e lInclusione Sociale (OCIS), in collaborazione con AltrEconomia (ore 14.30 Musei Civici).

Lo stato Italiano tutela la salute come "diritto fondamentale". Su questo principio si basa lepocale riforma del 1978, che con la legge 833 ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale: con questa legge lItalia ha abbandonato definitivamente lassistenza di tipo "mutualistico" per scegliere un modello universalistico, pubblico e gratuito. La profonda diversità della struttura demografica Italiana di questo terzo millennio, con il progressivo allungamento della speranza di vita e l'innalzamento delletà media della popolazione, nonché l'aumento della prevalenza delle malattie croniche, pone delle nuove sfide al Sistema Sanitario Italiano. E' ancora un modello sostenibile? Se ne parla nellincontro "La salute diseguale" (ore 16, Musei Civici).
L'umanizzazione delle cure è l'attenzione alla persona nella sua totalità, fatta di bisogni organici, psicologici e relazionali. Le crescenti acquisizioni in campo tecnologico e scientifico, che permettono oggi di trattare anche patologie una volta incurabili, non possono essere disgiunte nella quotidianità della pratica clinica dalla consapevolezza dell'importanza degli aspetti relazionali e psicologici dell'assistenza. Si parla di questo all'interno della tavola rotonda "Siamo tutti uguali, se fragili?", assieme a policy maker e rappresentanti di imprese sociali e della società civile (ore 17, Piazza Casotti).

La seconda giornata di festival si chiude con una riflessione sulla perdita di valore del lavoro, con la lezione "Economie senza lavoro" tenuta dal giornalista Riccardo Staglianò, firma de La Repubblica. Staglianò racconta il progressivo svuotamento del lavoro: a partire dagli anni Ottanta il suo valore ha cominciato a degradare rispetto al capitale e da allora la caduta non si è mai arrestata. Dall'automazione che affida alle macchine ciò che prima facevano gli uomini, fino alla sharing economy che, sotto la maschera della flessibilità, sta istituzionalizzando i "lavoretti", distruggendo nel frattempo la società cosí come la conosciamo. Perché Uber, Airbnb e gli altri pagano tasse risibili nei Paesi dove producono ricchezza, impoverendoli ulteriormente e costringendoli - se non prendiamo radicali contromisure - a un futuro senza welfare. Ciò aumenterà il bisogno di lavoretti per arrotondare, in una spirale senza fine (ore 21, Teatro Cavallerizza).

 

L'ultima modifica Giovedì, 24 Maggio 2018 14:32
Redazione

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