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Martedì, 21 Novembre 2017

RAPPORTO CARITAS 2012: ITALIANI SEMPRE PIÙ POVERI

Scritto da  Giuseppe Manzo Ott 17, 2012

Italiani sempre più poveri secondo l’ultimo rapporto Caritas. La richiesta di beni alimentari è diffusa più tra le famiglie italiane che tra gli immigrati.negli ultimi 3 anni si registra un aumento complessivo del 33,3%, con picchi molto più alti tra casalinghe (+177,8%), anziani (+51,3%) e pensionati (+65,6%). Anche se resta confermata la presenza di una quota maggioritaria di stranieri rispetto agli italiani (70,7% contro 28,9% nel 2011), questi ultimi sono aumentati enormemente negli ultimi 2 anni.

 

Sempre più italiani si rivolgono alla Caritas. Secondo il rapporto sulla povertà 2012, negli ultimi 3 anni si registra un aumento complessivo del 33,3%, con picchi molto più alti tra casalinghe (+177,8%), anziani (+51,3%) e pensionati (+65,6%). Anche se resta confermata la presenza di una quota maggioritaria di stranieri rispetto agli italiani (70,7% contro 28,9% nel 2011), questi ultimi sono aumentati in misura esponenziale negli ultimi due anni (nel 2009 erano il 23,1%) e del 15,2% tra il 2011 e i primi sei mesi del 2012, quando hanno raggiunto il 33,3%. La maggiore incidenza degli immigrati raggiunge valori massimi nel Centro e Nord Italia, mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare più bassa nel Mezzogiorno. Povertà economica, lavoro e casa i principali bisogni per i quali si è chiesto aiuto alla Caritas.

Chi si rivolge ai centri Caritas non è necessariamente un emarginato o un barbone. Da due anni e mezzo ormai diminuiscono in modo vistoso coloro che si dichiarano a reddito zero e vivono sulla strada. A chiedere aiuto sono più le donne (53,4%), i coniugati (49,9%), le persone con un domicilio (83,2%). Calano i disoccupati (-16,2%), gli analfabeti (-58,2%) e le persone senza dimora o con gravi problemi abitativi (-10,7% nei primi sei mesi del 2012 rispetto al 2011), a conferma di una progressiva normalizzazione sociale dell'utenza Caritas che sempre meno coincide con la grave marginalità sociale.

 

Gli interventi per fornire beni materiali per la sopravvivenza sono aumentati nei primi sei mesi del 2012, del 44,5% rispetto al 2011. Secondo il rapporto, la richiesta di aiuti economici ai centri diocesani (dati 2011) é molto più diffusa tra gli italiani (20,4%) rispetto a quanto accade fra gli stranieri (7,4%). Questi ultimi, invece, chiedono più lavoro (17% contro 8,9% italiani) e soprattutto più orientamento (13,4% contro il 3,6%). Oltre 6 milioni di pasti erogati in un anno, pari a una media di 16.514 al giorno, nelle 449 mense sparse su tutto il territorio nazionale: numeri allarmanti che danno la cifra delle persone che nel nostro Paese non riescono a soddisfare un bisogno fondamentale come quello alimentare. Tuttavia, ai volontari dei centri non si chiedono più soltanto sussidi economici, beni materiali o protezione per la notte, ma anche orientamento a servizi, riqualificazione professionale, formazione e recupero della scolarità perduta. I dati mettono in evidenza una “evidente incapacità” dell’attuale sistema di welfare di farsi carico delle nuove forme di povertà e delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria.

Redazione

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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