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LA "TERRA INGIUSTA" NELLA PIANA DI GIOIA TAURO

Il rapporto di Medici per i diritti umani (Medu) descrive le condizioni inumane di vita e di lavoro dei braccianti stranieri in provincia di Reggio Calabria.

 

 

 

Condizioni inumane, sfruttamento sul lavoro, caporalato, servizi fatiscenti. . È quanto emerge da “Terraingiusta”, il report di Medici per i diritti umani (Medu) sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri a San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria).

Sono 553 pazienti visitati su un totale di 2500, di cui 35 donne, per un totale di 708 visite. Sono giovani, in media hanno 30 anni, nella metà dei casi sono arrivati in Italia da meno di 3 anni, arrivano da Mali, Senegal, Ghana, Gambia, Marocco, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Nigeria. La maggior parte ha un permesso di soggiorno regolare (79,4%), principalmente per richiesta di asilo (39,2%) e motivi umanitari (37,8%). Tra chi è presente in Italia da più di 10 anni (il 7% del totale delle persone visitate) prevalgono i titolari di permessi di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo e di permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo (34,5% in entrambi i casi, nessuno ha la cittadinanza italiana. Sono i risultati del lavoro fatto da Medici per i diritti umani nella Piana di Gioia Tauro per il quarto anno consecutivo.

“Sono due i fenomeni che si evidenziano nelle campagne della Piana di Gioia Tauro – si legge nel rapporto –: da un lato, il ritorno di lavoratori stranieri che, da anni vivevano e lavoravano in Italia, soprattutto al Nord, e che, a causa della crisi, si sono ritrovati senza impiego, dall’altro, il crescente numero di nuovi arrivati, per lo più richiedenti asilo, spesso in fase di ricorso contro il diniego da parte delle Commissioni territoriali. Questi lavoratori si trovano ad affrontare una condizione di estrema precarietà abitativa e lavorativa a cui si aggiunge l’incertezza circa la regolarità del soggiorno”.

Accesso alle cure sanitarie

“Io non sono malato. Io mi ammalo perché sono qui. Non ho una casa, questo posto è sporco e non posso mangiare e dormire bene. E poi penso tutto il giorno al mio permesso di soggiorno. Non so se me lo daranno e quando”. Sono le parole di S. D., 24 anni, maliano, migrante che vive e lavora nelle campagne della Piana di Gioia Tauro, a San Ferdinando,.

Per quanto riguarda l’accesso al Servizio sanitario nazionale su 439 pazienti visitati dal Medu regolarmente soggiornanti solo il 36% era dotato di tessera sanitaria. Tra i richiedenti asilo, la percentuale diminuisce: il 27%. “Le principali difficoltà a ottenere l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale sono legate all’impossibilità di ottenere la residenza/domicilio e alla mancanza di informazioni”. Su 159 pazienti in possesso di tessera sanitaria, solo 1 aveva l’esenzione dal ticket per motivi di reddito. Esenzione a cui non hanno diritto gli inoccupati (cioè coloro che non hanno mai avuto un’occupazione in regola), ma solo i disoccupati. “Di conseguenza, i richiedenti asilo e rifugiati di recente arrivo, che nella maggior parte dei casi non hanno mai avuto un lavoro in regola, si trovano nella condizione di dover pagare l’intero costo del ticket per poter accedere a visite specialistiche e accertamenti diagnostici. Altro limite, tutto locale, è l’impossibilità per i richiedenti asilo che dimorano nella Piana di Gioia Tauro di rinnovare l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale dopo 180 giorni a causa di un problema procedurale nel sistema informatico utilizzato”.

Il Medu ha anche sostenuto la campagna di screening sulla tubercolosi rivolta a soggetti a rischio di infezione (messa in atto dall’Azienda sanitaria provinciale) in seguito ad alcuni casi di tubercolosi riscontrati nella tendopoli di San Ferdinando e nel campo container di Rosarno. In particolare, Medici per i diriti umani hanno fatto azioni di sensibilizzazione della popolazione e orientamento dei migranti a cui era stato somministrato il test. Le principali criticità che hanno compromesso l’efficacia della campagna sono state il ritardo nell’attuazione dell’intervento, a causa del lento recupero dei materiali diagnostici necessari, l’assenza di mediatori culturali e il difficile reperimento di tutti i pazienti per poter effettuare la lettura del test”.

Le proposte del Medu: garantire standard minimi accettabili per l’ambulatorio per stranieri di Rosarno attraverso la ristrutturazione, messa a norma ed equipaggiamento della struttura, il potenziamento del personale sanitario e l’assunzione di mediatori culturali, estendere il bacino di utenza alle persone regolarmente soggiornanti ma residenti in altro Comune o Regione anche negli altri ambulatori della Piana di Gioia Tauro, trasferire l’ambulatorio di Polistena a San Ferdinando per facilitare l’accesso al servizio da parte di chi vive negli insediamenti informali nella zona industriale e nella tendopoli, adeguare la procedura per l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale di richiedenti asilo alla normativa vigente per tutto il periodo di richiesta di asilo.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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