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LA POESIA RECITATA DALLE "SBARRE SUL MARE"

Una raccolta di poesie scritte dallo psichiatra Francesco Blasi che è stato presidente dell’associazione nazionale Sergio Piro.

 

 

 

Città lontana/senza risposta/Addormentata/senza una forma/Travolti dalla folla/non ci vive nessuno. Sono i versi di Soli, una delle poesie contenute in “Sbarre sul mare – Una fuga ventuno poesie una luna nuova” (Sensibili alle foglie editore, 12 euro), scritto dallo psichiatra Francesco Blasi che è stato presidente dell’associazione nazionale Sergio Piro.

La raccolta parte da un’esperienza professionale di Blasi “quando lavoravo in un manicomio mascherato da clinica privata in riva al mare color vino” e contemporaneamente imparava dal primario l’esperienza viva di Franco Basaglia. “Ogni notte nella clinica dalle sbarre sul mare, tre infermieri e un medico di guardia sorvegliavano 150 pazienti psichiatrici e neurologici, 50 per piano, nel pieno della retorica antimanicomiale dei professionisti dell’antipsichiatrica, alcuni legati, quasi indementiti”.

Il testo è anche un atto d’accusa contro il ruolo delle multinazionali del farmaco, “alleate con il sistema psicoterapeutico privato” nella promozione del consumo farmacologico di massa. In questo scenario lo psichiatra non cura più i pazienti ridotti a consumatori chimici, ma è ridotto ad applicare protocolli diagnostici e terapeutici elaborati altrove. E il paziente, speculare al terapeuta, è impermeabile a una realtà per lui deleteria, “non delira perché ragiona male, ma perché intuisce che la ragione serve la vita non la morte”.

E la poesia in tutto questo che ruolo ha? “Si eleva quale linguaggio capace di esprimerne il dolore e rintracciarvi frammenti sparsi di verità dimenticate”.

G.M.

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