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RAGAZZE DELL'EST E TV TRASH: "USCIRE DAGLI STEREOTIPI DI GENERE"

Dopo il caso scoppiato per la puntata de“La vita in diretta” di Rai Uno, durante la rubrica “Parliamone sabato”, intervengono le donne della coop sociale Il Melograno Onlus: “c’è un altro aspetto che ci preme sottolineare, cioè il modello di relazione che emerge da questo tipo di rappresentazioni, peraltro piuttosto comuni sui media di massa”.

 

 

La vicenda è ormai nota, rimbalzata su stampa e piattaforme sociali negli ultimi giorni: nel corso della trasmissione “La vita in diretta” di Rai Uno, durante la rubrica “Parliamone sabato” una serie di ospiti si è interrogata sulle donne provenienti dall’Europa dell’Est: “Gli uomini preferiscono le straniere. Sono rubamariti o mogli perfette?”. Contestualmente, è stata proiettata una lista di sei punti che farebbero delle donne in oggetto delle “fidanzate modello”. Ed è qui che si è toccato il punto più basso della trasmissione, con le aggravanti di essere proposta dal servizio pubblico e condotta da una donna.

Ora, molto è stato detto - giustamente - a proposito degli stereotipi razzisti condensati nella lista, in cui le donne dell’est sono rappresentate come un blocco monolitico di sensualità ed esotismo. Ancora di più si è dibattuto sulla visione sessista e retrograda che ci sta dietro, in cui le donne sono sottomesse agli uomini, esseri docili che sanno stare al loro posto (ovviamente tra le mura domestiche) e che non osano alzare la voce.

Ma c’è un altro aspetto che ci preme sottolineare, cioè il modello di relazione che emerge da questo tipo di rappresentazioni, peraltro piuttosto comuni sui media di massa. Episodi di questo tipo, infatti, ci interrogano tutti da vicino, incalzano la nostra sfera personale. Siamo proprio sicuri che l’uomo italiano medio (ammesso e non concesso che esista davvero) cerchi sempre e comunque una partner esteticamente gradevole, sessualmente disponibile e che si dedichi ai lavori domestici senza protestare? Non è una rappresentazione terribilmente piatta, offensiva anche per i maschi? E poi: è possibile che conti così tanto l’apparenza nella scelta di un partner? La realtà non è più complessa di questo? Non esiste forse un groviglio imprevedibile di fattori che regola i meccanismi dell’attrazione e dell’amore? Allora perché arrendersi di fronte al cattivo gusto e alla bassa qualità dell’offerta culturale nelle trasmissioni del pomeriggio e della prima serata, dei modelli proposti da musica, moda, spettacolo e persone di successo in generale? Un dibattito pubblico sano non dovrebbe veicolare messaggi inclusivi, privi di stereotipi e categorie superficiali, che incoraggi ad essere nient’altro che noi stesse e noi stessi?

Tornando alla polemica di partenza, le reazioni indignate non si sono fatte attendere, il direttore del primo canale si è scusato pubblicamente e la rubrica cancellata dalla trasmissione. Per carità, tutto corretto, a partire dalla scelta esemplare del servizio televisivo pubblico. Ma cosa succederà tra una settimana o un mese, se il panorama della televisione generalista e di intrattenimento continua a usare indisturbato il corpo delle donne come oggetto da mostrare, come strumento per attirare l’attenzione e vendere merci o idee? Non sarebbe ora di avviare un dibattito costruttivo, prendendoci tutto il tempo e lo spazio necessari?

A partire magari dal rivendicare un serio programma statale di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole, dall’aumentare il numero degli asili nido, dal migliorare le scuole esistenti, dallo stimolare gli insegnanti ad appassionarsi alla loro missione lavorativa ed esistenziale? Sarebbe auspicabile che le persone percepiscano il proprio valore come individui, che desiderino fare della propria esistenza un progetto prezioso e ambizioso. E che magari scelgano di non usare il proprio tempo per guardare i programmi televisivi del pomeriggio.

Le donne della coop sociale Il Melograno Onlus

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