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CENTRI ANTIVIOLENZA: "IN CAMPANIA MANCA LA TRASPARENZA"

Può capitare che la “bambinata” sia fatta proprio da un ente regionale come quello della Campania. “Nella ripartizione dei fondi ai centri antiviolenza manca la trasparenza”. A denunciarlo è Lella Palladino, presidente della coop sociale Eva e rappresentante di Dire – Donne in rete contro la violenza.

 

 

 

Ha scatenato polemiche le frase del sindaco di Pimonte: “bambinata” uno stupro di gruppo ai danni di una minorenne. Nel dibattito si accende per due giorni un faro sulla violenza di genere e poi si spegne. Invece ci sono leggi nazionali e regionali che devono prevedere il contrasto e la prevenzione a questa violenza. E può capitare che la “bambinata” sia fatta proprio da un ente regionale come quello della Campania. “Nella ripartizione dei fondi ai centri antiviolenza manca la trasparenza”. A denunciarlo è Lella Palladino, presidente della coop sociale Eva e rappresentante di Dire – Donne in rete contro la violenza. Palladino ha scritto anche una lettera all’assessora regionale competente Chiara Marciani ma non ha ricevuto risposta.

Lella, cosa è accaduto con la nuova ripartizione dei fondi ai centri?

Tramite un comunicato stampa abbiamo saputo la Regione ha proceduto alla liquidazione di una prima quota di finanziamenti a favore dei centri antiviolenza. Nel comunicato stampa, viene fornito un elenco di 10 centri di cui 9 a titolarità pubblica ed uno privato.
Alla richiesta informale sui criteri adottati per l’individuazione dei centri beneficiari si è avuta risposta che i centri finanziati sono esclusivamente quelli che hanno autocertificato il possesso dei requisiti di cui all’Intesa del 27 Novembre 2014. Stesso dicasi per il centro privato. A prescindere da qualsiasi considerazione di tipo politico, si sottolinea che l’elenco dei 10 centri è completamente difforme dal precedente elenco dei 24 centri in possesso dei requisiti trasmesso il 6/10/2016 a cui sono state liquidate con decreto n. 131. Troppe cose non sono chiare, la trasparenza è pari a zero mentre la legge prevede altro.

Cosa prevede la legge nazionale (DPCM 25/11/2016)?

Che ci sia concertazione programmatica sia con l'associazionismo di riferimento che con gli altri attori pubblici e privati rilevanti: dalla pubblicazione della legge c’è stato un solo incontro di questo tipo in cui si è deciso che i nuovi fondi servivano ad aprire centri nei comuni che ne erano sprovvisti. Ho inviato una lettera alla Marciani in cui pongo alcune domande a cui non ho avuto risposta. La regione Campania dispone di € 1.102.315 dei quali, secondo quanto comunicato, sono stati già liquidati per il potenziamento dei CAV già esistenti € 523.501,12 cifra più o meno rispondente già al 45% del totale.

Cosa hai chiesto all’assessore?

Sono esaurite le risorse disponibili per il potenziamento dei centri già esistenti? Per i 37 non finanziati si prospetta la chiusura? Stesso destino per quelli storicamente presenti? Quando e con quali criteri saranno spese le risorse relative al 45% per il potenziamento delle Case Rifugio già esistenti accreditate e presenti nella mappatura? Quando e con chi sarà condivisa la programmazione per gli interventi regionali? Quali provvedimenti saranno adottati per sollecitare gli ambiti territoriali a liquidare le risorse dedicate ai centri antiviolenza e non ancora trasferite?

A queste domande non hai avuto risposta: qual è lo stato di attenzione istituzionale su questo tema?

Ci affezioniamo alle questioni più pittoresche, poi sembra che l’agenda politica dia attenzione alla violenza di genere ma nei fatti non si fa nulla. Anzi vediamo gare in cui vengono affidati i centri a cani e porci che sono fuori norma: ci sono leggi dello Stato che stabilisce i criteri. E di fronte a questo emerge una grande stanchezza. In Campania ci sono stati provvedimenti importanti con i 3 milioni per le donne svantaggiate però si è interrotta l’interlocuzione nonostante una legge che imponga la concertazione. Trasparenza negli atti amministrativi, questo chiediamo.

Giuseppe Manzo

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